Buddha

Buddha è il titolo principale dato al fondatore storico del BUDDHISMO.

Dobbiamo sottolineare il fatto che non si tratta di un nome proprio: il personaggio in questione si chiamava Gotamo. Ma egli fece un’esperienza spirituale eccezionale che lo risvegliò alla conoscenza perfetta ed è per avere conosciuto questo RISVEGLIO, in sanscrito «Bodhi», che è stato chiamato il «Risvegliato», cioè Buddha.


1 - Il Buddha storico

Oggi nessuno nega più l’esistenza storica del Buddba. Rimane tuttavia difficile discernere nei testi ciò che costituisce la trama storica della su vita dallo sviluppo leggendario che è andato ampliandosi nel corso dei secoli: cercare di ricostruire La biografia del Buddha è dunque un’impresa rischiosa.

Ricordiamo i fatti principali.

Siddhartha Gotamo nacque verso la metà del VI secolo a.C. vicino a Kapilavastu, villaggio aggregato al regno di Kosala, e che si può situare al confine meridionale del Nepal attuale, ai piedi dell’Himalaya.

La sua famiglia apparteneva alla casta dei KSATRIYA e al dan dei Sàkya; da qui il soprannome che verrà dato più tardi a Gotamo: «Sakyamuni», l’asceta dei Sakya.

In seguito a una prova, di cui non possiamo dire in che cosa sia esattamente consistita, ma che gli fece prendere viva coscienza del carattere doloroso e non permanente della condizione umana, Gotamo, ancora giovane, lasciò la sua famiglia, per abbracciare la vita di asceta errante (sràmana).

Deluso dall’insegnamento dei diversi maestri ai quali si era successivamente affidato, tentò di raggiungere con i suoi sforzi la liberazione totale e definitiva, facendo ricorso a macerazioni estreme; questa era effettivamente una delle vie seguite da certi asceti del suo tempo. Ma finì con il constatare il suo insuccesso e rinunciò a questo ascetismo rigoroso. Infine, a forza di concentrarsi, e grazie a una meditazione prolungata, scoprì la soluzione del problema posto dal carattere doloroso dell’esistenza; aveva raggiunto il Risveglio, si era svegliato alla realtà essenziale, fondamentale, ed era entrato nella pace dell’estinzione (NIRVÀNA) delle passioni; così liberato da ogni passione, si rese conto che in questo modo si era liberato da ogni esistenza, e dunque da ogni dolore, e che non sarebbe mai più rinato.

Poco dopo, si recò nel Parco delle Gazzelle, non lontano da Benares, dove pronunciò, davanti a cinque dei suoi antichi compagni di austerità il suo primo sermone, sulle Quattro Nobili Verità, «mettendo in movimento la Ruota della Legge»; è il famoso sermone di Benares. Inaugurava così l’opera di predicazione che doveva continuare per circa quarantacinque anni percorrendo l’«Impero di Mezzo», moltiplicando le conversioni e gettando le basi della comunità monastica buddhista, il SANGHA.

Verso il 480 a.C., il Buddha morì in età avanzata presso Kusinàgara (Kusinàrà), dopo una breve malattia: entrava infine nella pace dell’estinzione completa (parinirvana).

 

2 - Lo sviluppo leggendario

I racconti leggendari, che cominciarono a formarsi molto presto nei luoghi di pellegrinaggio, contribuirono a fare di quest’uomo notevole e di questo grande maestro spirituale un personaggio mitico. Così lo fanno apparire nella linea di discendenza dei sei Buddha che lo hanno preceduto, e che avevano ugualmente scoperto da soli la stessa dottrina (DHARMA) e l’avevano predicata.

Il Buddha Sakyamuni deve ancora essere seguito da altri Buddha; il prossimo che verrà sarà MAITREYA. Inoltre, si raccontano le sue esistenze precedenti, vissute al tempo in cui era ancora soltanto Bodhisattva (JATAKA).

I testi ci riferiscono anche i miracoli che segnarono il suo concepimento, la sua nascita e le grandi tappe della sua vita, e anche le tentazioni che dovette subire da parte di Màra, che voleva impedirgli di accedere al Risveglio.


3 - La divinizzazione e la moltiplicazione del Buddha

Il MAHÀYÀNA continuerà questo processo di glorificazione del Buddha che diventa progressivamente un essere interamente soprannaturale.

La dottrina dei tre corpi del Buddha, Nirmàiakàya, Sambhogakàya e Dharmakaya, verrà elaborata per spiegare il rapporto fra il Buddha storico e il Buddha glorificato.

 

1.    Nirmanakàya, o «corpo di metamorfosi», il corpo del Buddha storico, ma considerato come fittizio, se ci si pone dal punto di vista della realtà che sta al di là dei fenomeni; è soltanto un’ombra o un riflesso del corpo reale (Dharmakàya).

 

2.    Sambhogakàya, o «corpo di godimento», nel senso che appare come raggiante di luce, perch6 in esso si manifesta il frutto degli atti meritori compiuti da un Buddha nel corso delle sue esistenze precedenti. Solo i Bodhisattva possono contemplare i Buddha sotto questa forma trasfigurata.

 

3.    Dharmakàya, o «corpo della Legge», è la natura perfetta del Buddha. I Buddha possono possedere diversi Nirmanakàya e diversi Sambhogakàya, ma hanno un solo Dharmakàya, che è la loro vera realtà spirituale, illimitata e coestensiva all’universo. Questo corpo non è altro che la natura definitiva e unica di tutti gli esseri, immanente agli esseri molteplici del mondo dei fenomeni; la differenza fra i Buddha e gli altri esseri consiste nel fatto che i Buddha sono coscienti della loro vera natura, mentre gli altri esseri vivono ancora nell’ignoranza.


Risulta da questa dottrina che il Buddha storico scompare sempre di più davanti a una moltitudine di Buddha che sono altrettante manifestazioni del Dharmakàya.

Si pensa anche che ci sia un gran numero di universi, e che ogni universo abbia il suo Buddha.

L’Adibuddha, il «Buddha primordiale» è considerato là prima manifestazione della buddhità, così vicina all’Assoluto, che qualche volta sembra confondersi con esso.

 

Pierre Masseln

Tratto da «RICERCHE» Luglio-Agosto 1994