Certi
cristiani pensano che, secondo la volontà di Dio, i credenti dovrebbero stare
bene spiritualmente,
fisicamente e
finanziariamente.
Questo
è un aspetto molto allettante e certamente può esercitare una forte attrazione
su molte persone anche se la storia del popolo d'Israele ci dimostra che
ciononostante il popolo avesse proprio quelle promesse cadde nell'apostasia.
PRESUNTE BASI BIBLICHE PER LA SUDDETTA
CONVINZIONE
- Dio aveva dato ad Abramo una triplice
promessa: paese, discendenza e benedizione. Noi siamo figli di Abraamo ed
eredi della sua promessa (Ga. 3:7, 9).
- Gesù ha promesso "in questo
tempo" cento volte tanto a chi lascia qualcosa per Lui (Mc. 10:29-30). Se tu darai al Signore 1.000 riceverai
100.000. Se tu darai 10.000 riceverai 1.000.000. Ognuno di noi può
continuare a fare i suoi calcoli.
- Giovanni scrisse a Gaio: "Carissimo, io mi
auguro che in ogni cosa tu prosperi e goda buona salute, come prospera
l'anima tua" (III Gv. 2).
- Paolo scrisse ai Corinzi: "Voi conoscete la grazia
del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero
per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare
ricchi" (II Co. 8:9; 9:11).
- Ai Filippesi Paolo scrisse: "sono
nell'abbondanza. Sono ricolmo di beni .." (4:18).
Si
potrebbero aggiungere altri passi biblici per sostenere l'affermazione che i
Cristiani dovrebbero stare bene.
RISPOSTE ALLE SUDDETTE INTERPRETAZIONI
- In merito alla benedizione d'Abraamo,
Paolo specifica che tale benedizione consiste nella giustificazione e
nella ricezione dello Spirito Santo per fede (leggere Ga.
3:1-14).
- La promessa di Gesù di una
retribuzione centupla per le perdite che potremmo avere per la sua causa
include anche persecuzioni, il che non sembra parlare di una vita
tranquilla e benestante.
- III Gv 2 è
un augurio e non una promessa. - A volte la prosperità materiale non è un
beneficio, ma una perdita. Ci sono dei credenti che perdono il loro vigore
spirituale quando diventano ricchi. Così questo augurio potrebbe non
essere sempre indicato. I nemici della croce di Cristo hanno "l'animo alle cose
della terra" (Fi. 3:18-19).
I credenti sono chiamati ad aspirare "alle cose di lassù e non a quelle che
sono sulla terra" (Cl. 3:2).
- Cristo non si è fatto povero affinché
diventassimo materialmente ricchi. Questa affermazione è stata fatta per
stimolare i Corinzi ad aiutare i santi poveri della Giudea. Come esempio
precedente Paolo ha usato i Macedoni, che nonostante la loro estrema
povertà, hanno fatto una colletta generosa (II Co. 8:1-5).
- Quando Paolo scrisse ai Filippesi che
era nell'abbondanza non dobbiamo dimenticare che scrisse da una prigione e
non da una villa lussuosa. Lui non affermava di vivere sempre
nell'abbondanza. Lui aveva imparato ad accontentarsi dello stato in cui si
trovava. Sapeva vivere in povertà e anche nell'abbondanza (vv 11-14). La vita degli apostoli era contrassegnata
da debolezza, afflizioni, angustie, necessità, fame, sete, nudità,
percosse, prigionie, fatiche ( I Co. 4:9-13; II Co. 6:4-10; 11:23-27, 30).
Anche Gesù era senza soldi, non aveva posto dove appoggiare la sua testa,
tutto ciò che aveva erano i vestiti che indossava ( Lc.
9:58) e noi siamo chiamati a seguire il suo esempio (I Gv.
2:6; I Pi. 2:21;
Fi. 2:5-8). Siamo esortati ad accontentarci
quando abbiamo di che nutrirci e di che vestirci (I Ti. 6:6-10).
LA BIBBIA INSEGNA CHE
Dio
aveva promesso ad Israele
- benessere materiale, salute, una vita
lunga etc. se avesse osservato le parole del patto (De. 28:1-14; 29:9; il
Salmo 1:1-3 si basa su queste promesse);
- malattie, calamità, guerre dispersione
fra tutte le nazioni etc. in caso di disubbidienza (De. 28:15-67);
- che l'avrebbe ricondotto alla fine dei
tempi nel suo paese, concedendogli più benedizioni di quelle concesse ai
padri (De. 30:4-10).
Israele
nonostante queste promesse non seguì il Signore e dovette sperimentare più
d'una volta la realtà delle maledizioni preannunciate. Il libro dei Giudici ne
è una eloquente dimostrazione.
È
opportuno ricordare che il singolo Israelita, sebbene fedele al Signore,
dovette soffrire le conseguenze negative insieme al popolo ribelle (vedi il
profeta Geremia). È vero che Dio si manifestò in modo potente in favore di
alcuni uomini di fede, però e pur vero che altri subirono le più atroci
persecuzioni e vissero in miseria, bisognosi e afflitti pur avendo avuto una
buona testimonianza (Eb. 11:32-39).
Degno
della nostra considerazione è l'affermazione del versetto 35: "non accettarono la loro
liberazione, per ottenere una risurrezione migliore".
Gli
amici di Giobbe erano dello stesso parere di alcuni cristiani di oggi. Loro
credevano che Giobbe doveva aver peccato gravemente altrimenti non gli
sarebbero successe tutte quelle disgrazie (4:7-11; 8:1-6).
Anche
nel caso di Giobbe bisogna rilevare che "L'Eterno benedì gli ultimi anni di Giobbe più dei
primi" (42:12). Questo corrisponde al principio di Mc. 10:29-30: "cento volte tanto". Dio non rimane
mai debitore di nessuno.
Spero
che da queste considerazioni abbiamo compreso che
per non far dire a
Dio quello che Lui non ha mai inteso dire, dobbiamo leggere un passo biblico
nel suo contesto letterale, storico e dispensazionale!
Siccome
Israele per quasi 19 secoli non è esistito, alcuni credenti hanno pensato che
la Chiesa abbia sostituito Israele e sia entrata nella eredità di questo
popolo. Però dal 1948 la nazione d'Israele esiste di nuovo, il che dovrebbe
fare riflettere queste persone. Noi non siamo certamente "dubbiosi,
increduli e ladri di gioia" come qualcuno sostiene, ma contempliamo la
Scrittura nella sua totalità.
Domande di verifica
- Quali passi biblici usano i
sostenitori del pieno Vangelo per dimostrare che tutti i credenti
dovrebbero fisicamente e finanziariamente stare bene?
- Quale risposte dobbiamo dare a queste
affermazioni?