CHI SONO

GLI “HARE KRISHNA”?

La Coscienza internazionale di Krishna


Vestiti con un dhoti, una sorta di saio di colore zafferano, la testa rasata, ad eccezione di un’unica ciocca di capelli dietro alla testa, dei piccoli sacchi di tela al collo, tracce di cenere sul viso, dei giovani danzano e si dondolano al suono di un tamburino.


L’apparizione in pubblico, in questi ultimi anni, dei membri dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (AICK) ha due ragioni.

In primo luogo essi pensano di poter liberare la loro anima dall’influenza malvagia dei loro corpi salmeggiando le lodi di Hare Krishna (“Hare” vuoi dire “signore”, e “Krishna” il nome del loro dio).

In secondo luogo, sempre salmeggiando la loro litania, essi tentano di diffondere il loro insegnamento. Vanno in gruppo, per le strade delle città, diffondendo antica letteratura indiana, commentata dai loro maestri e da riviste.

Adoperano anche il metodo del porta-a-porta.


Hanno più di 70 centri e circa 15.000 adepti, dispersi nel mondo intero. 10.000 in America, meno in Europa, con rappresentanze in ogni paese, 14 in Italia, uno nella Svizzera italiana, come pure una radio (Radio Krishna Centrale) a Milano, ed una casa editrice.


E’ interessante rilevare che in India, culla del movimento, vi sono solo 4 o 5 centri.


L’ex-Beatles George Harrison era uno dei sostenitori più celebri del movimento. Fu lui ad offrire loro il suo quartiere generale vicino a Londra ed a celebrare Hare Krishna con la sua celebre canzone «My Sweet Lord».


Oltre ai doni, la maggior parte delle entrate della setta sono costituiti dagli introiti di una importante fabbrica di incenso a Los Angeles.


Molti dei suoi adepti sono ex-drogati, e il successo di questo movimento nella liberazione dalla tossicodipendenza, ha fatto guadagnare al movimento gli elogi di diverse autorità.


Più recentemente le divisioni e gli scismi all’interno e le denunce nei tribunali contro i suoi abusi, hanno messo in difficoltà il movimento, benché esso tenti di acquistare rispettabilità all’interno della società.


Il fondatore

Bhaktivedanta Swami Prabhupada (Abhay Charan De), che si fa chiamare “Sua Divina
Grazia” inizia la sua missione in Occidente nel 1965 all’età di 70 anni.

Vestito con un saio di color zafferano, si presenta la prima volta in pubblico seduto sotto un albero al Greenwich Village di New York, salmodiando il mantra Hare Krishna.

 

Più di trent’anni prima, il suo guru, in India, gli aveva ordinato di diffondere il culto di Krishna in America, secondo gli insegnamenti di Sri Chaitanya (1486 - 1533), che avrebbe interpretato l’autentica tradizione indù da diffondere al mondo.


Prabhupada, nacque a Calcutta nel 1896. il padre era devoto di Krishna, ma il figlio aveva ricevuto un’educazione occidentale. Successivamente il giovane De si impegnò nella vita politica come nazionalista e seguace di Gandhi, dedicando poco tempo alle preoccupazioni religiose, ma rimanendo, in cuor suo, un devoto di Krishna.


Nel 1932 viene convinto ad entrare attivamente nel «Gaudiva Math», un movimento religioso dedito a diffondere il culto di Krishna e gli insegnamenti di Chaitanya.


Poco prima di morire, il suo maestro lo raccomanda di dedicarsi a diffondere la devozione a Krishna in Occidente. Fedele a questo mandato, pur continuando a lavorare come dirigente industriale, tradusse in inglese e commentò innumerevoli scritture sacre indiane.


Abhay Charan De divenne monaco indù nel tempio di Vrindavana, e, in pensione, lasciò l’India. Trova una protettrice nella persona di Sumati Moraji, proprietaria della più importante compagnia marittima dell’India, che gli offre un posto su un cargo in partenza per l’America e gli dona un po’ di denaro per lanciare l’iniziativa.


Dapprima dorme in un centro di Yoga, poi stabilisce un suo quartiere generale fondando ufficialmente il movimento AICK. Inizia a svolgere dei corsi, e molti si uniscono a lui.


Troviamo nei suoi adepti soprattutto degli anticonformisti, hippies, esponenti della contro-cultura affascinati dall’oriente e giovani intellettuali delusi dal materialismo. Ne divengono i primi missionari che diffondono il suo messaggio nel mondo intero.


Muore nel 1977 dopo aver affidato la direzione del movimento ad una commissione internazionale di dodici membri.


Credenze chiave

Gli studiosi concordano nell’affermare che non si tratta di spiritualità indù genuina, ma una sua deviazione periferica e spuria. Al centro troviamo la credenza nella divinità Brahman, neutrale ed impersonale, origine, causa e base dell’esistenza.


Brahman è il puro essere, la pura intelligenza e la pura delizia. Brahman sarebbe inconoscibile, ma si manifesterebbe in innumerevoli divinità.

Si nega che questo sia politeismo, ma manifestazioni dell’unico essere. Da qui pure la tendenza sincretista di considerare tutte le religioni allo stesso livello, come diversa via di accesso alla realtà ultima.


Secondo gli Hare Krishna:

 

1)  Krishna il più elevato degli dei indù, il Signore, la Verità Assoluta. Egli si incarnato a più riprese.

2)  Gesù non è Dio, ma è stato un devoto di Krishna, in visita da un altro pianeta (o una manifestazione di Krishna.)

3)  Le scritture indù sono l’unica autorità. La Bibbia ed il Corano sono scritture autentiche, ma il loro senso sarebbe stato deformato da traduzioni ed interpretazioni errate fatte durante i secoli, per cui si criticano duramente le chiese cristiane che avrebbero alterato l’insegnamento della Bibbia per sopprimere la dottrina della reincarnazione.

4)  L’anima dopo la morte si re-incarna. Il modo in cui si vive determina la forma che si avrà nella vita futura.

5)  La salvezza consiste nella purificazione, il dono totale di sé stessi e la devozione a Krishna.

6)  L’uomo superiore alla donna.

7)  Un’azione fatta per Krishna non può essere malvagia. Krishna sta al di là del bene. e del male.

8)  La pratica lo yoga tende al raggiungimento dell’autocontrollo, della meditazione (controllo dei processi del pensiero e contemplazione), della concentrazione profonda, e della mortificazione dei sensi.


Molti occidentali vedono nello yoga semplicemente una disciplina fisica, esso però è inteso come il mezzo mediante il quale si raggiunge la comunione con le divinità indù e quindi la salvezza.


Il giovane che diventa un devoto di Krishna compie, nel modo più traumatico, il «salto» dal modo di vivere occidentale a una cultura estranea, austera e gerarchica. A differenza di quanto avvenuto per i movimenti di Aurobindo e Yogananda, non si sono fatte concessioni alla cultura occidentale né sul piano delle pratiche (ai giovani viene chiesto di trasformarsi puramente e semplicemente in monaci indù, sottomessi totalmente alla disciplina tradizionale), né della dottrina.


I devoti di Hare Krishna devono sottomettersi completamente ai loro capi. Questi, a loro volta devono rendere conto alla Commissione dei Dodici ed eseguire i loro ordini. Egli deve dare direttive spirituali, vigilare affinché rimangano a disposizione fondi sufficienti, assicurarsi che le regole siano osservate, risolvere questioni d’ordine scritturale o cerimoniale.


I bambini dei fedeli di Hare Krishna vanno ad una scuola speciale dove si insegna l’avanzamento della loro vita spirituale allo stesso livello della lettura, della scrittura e del calcolo.

 

Come si aderisce al movimento:

 

1)  Prima dell’iniziazione.


Colui che vuole aderire al movimento deve sottomettersi a molte prove. Partecipa per sei mesi alla vita del tempio e gli si insegna la filosofia del movimento.

 

2)  L’iniziazione.


Quanto si pensa che il candidato possa esservi ammesso, il capo del tempio presiede una cerimonia chiamata Heremama, la cerimonia del fuoco. L’iniziato riceve il suo nuovo nome spirituale in sanscrito, e tre serie di piccole perle che dovrà portare al collo fino alla morte.

 

3)  Bramino.


Sei mesi più tardi, se egli si dimostra fedele e progredisce spiritualmente, l’adepto può accedere ad un secondo grado di iniziazione, quello dei bramini. Riceve un mantra segreto che dovrà recitare tre volte al giorno. Agli uomini si dà, in oltre, un filo sacro che viene portato sulla spalla destra.

 

4)  Sannyasa.


Pochi adepti raggiungono lo stato finale, riservato agli uomini particolarmente devoti. Si chiede loro di fare dei voti permanenti e definitivi di castità, di povertà e opere di bene.


Stile di vita.

 

1)  Pulizia.


Le abluzioni regolari sono uno stile di vita caratteristico del movimento. Un adepto deve farsi diverse docce al giorno, ogni volta che ritorna al tempio.

 

2)  Sesso.


Fuori dal matrimonio i rapporti sessuali sono strettamente vietati. La coppia sposata è autorizzata ad avere rapporti sessuali una volta al mese, in vista della procreazione e non del piacere. Prima del rapporto, egli dovrà salmodiare cinquanta volte un rosario per purificarsi.

 

3)  Cibo.


L’alcool, il tabacco, il caffé, il te, le uova, la carne, ed il pesce sono vietati.

 

4)  Medicinali.


Non si prendono se non in caso di assoluta necessità.

 

5)  Giochi.


Non sono permessi né giochi, né sport, né lotterie. Colui che non è dedito all’approfondimento della sua devozione verso Krishna deve essere utilizzato per portare ad altri il messaggio.

 

Cosa rispondere?

Oltre ad ogni riconoscimento all’esemplarità del loro stile di vita, rispetto all’infedeltà e all’aridità di tanto cristianesimo, per un cristiano che intenda essere fedele, senza compromessi e comodi aggiustamenti all’insegnamento della Bibbia, tutto questo non può che essere considerato come un’altra manifestazione di «neopaganesimo» idolatrico totalmente incompatibile con il messaggio biblico, anzi, duramente condannato.


Basta rileggere il Decalogo: «Non avere altri dèi nel Mio cospetto... Non ti fare scultura né immagine alcuna...» (Esodo 20). Dio è uno, ed è una Persona spirituale nettamente distinta dalla creazione. E’ infinito, eterno, ed immutabile nel Suo essere, nella Sua sapienza, potenza, santità, giustizia, bontà, e verità. Non vi è che un solo Dio, il Dio vivente e vero. E nell’essere divino non vi sono che tre persone: il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo; queste tre costituiscono un unico Dio nella sostanza, uguali sia in potere che in gloria.


La rivelazione biblica afferma chiaramente: «Questo è buono ed accettevole nel cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini vengano salvati e vengano alla conoscenza della verità. Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede sé stesso qual prezzo di riscatto per tutti» (1 Timoteo 2:3-6).


Dire questo non è «popolare», molti, nel nome del pluralismo e della tolleranza religiosa diranno che bisogna essere «tolleranti ed aperti».


Ma davanti a mille sètte, filosofie e mode di pensiero, è necessario avere il coraggio di essere stabili ed inamovibili nella verità biblica, «affinché non siamo più dei bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore, ma seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa, verso Colui che è il capo, cioè Cristo» (Efesini 4:14,15).


In fondo, tutto questo ronzare di sètte non sorprende.

Nella seconda epistola di Paolo ai Tessalonicesi leggiamo: «(la venuta dell’Anticristo) avrà luogo per l’azione efficace di satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo d’inganno e dì iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati», (2 Tessalonicesi 2:9-10).

 


Paolo Castellina

 

Tratto da «Ricerche» Anno III -2 - Febbraio 1994