I 144.000
E LA GRANDE FOLLA
INTRODUZIONE
Uno
degli aspetti caratterizzanti la teologia geovista è
la suddivisione dei credenti in due classi distinte con destini separati: da
una parte vi sono i 244.000 o piccolo gregge destinati alla vita eterna
in cielo, dall’altra vi è la grande folla, formata dalle altre
pecore, con la sola prospettiva di una vita eterna sulla terra. La stessa
letteratura geovista afferma: Quanti vanno in cielo?
[...] Anni dopo il suo ritorno in cielo, in una visione Gesù fece conoscere il
numero esatto all’apostolo Giovanni, che scrisse: “Vidi, ed ecco l’Agnello
stava sul monte Sion, e con lui centoquarantaquattromila che sono stati
comprati dalla terra [...] Comunque, il “piccolo gregge” che va in cielo non è
il solo a ricevere la salvezza. Come abbiamo visto, avranno felici sudditi
terreni. Gesù si riferì a questi come alle sue “altre pecore”, di cui una
grande folla anche ora presta fedelmente servizio a Dio”.
Dov’è che normalmente gli uomini vorrebbero vivere per sempre? Dove sono
abituati a vivere, qui sulla terra. L’uomo fu fatto per la terra e la terra per
l’uomo (Genesi 2:8,9,15). La Bibbia dice: “[Dio] ha fondato la terra sui suoi
luoghi stabiliti; non sarà fatta vacillare a tempo indefinito, o per sempre”
(Salmo 104:5). Poiché la terra è stata fatta per durare per sempre, anche
l’uomo dovrebbe vivere per sempre. Un Dio di amore non avrebbe certo creato gli
uomini col desiderio di vivere per sempre senza dar loro la possibilità di
soddisfare questo desiderio! - 1 Giovanni 4:8; Salmo 133:3, Gli editori di
questo libro sperano che anche voi possiate essere fra coloro dei
quali
la Bibbia dice: “I giusti stessi possederanno la terra, e risiederanno su di
essa per sempre”. Salmo 37:29 (1).
I
TdG insegnano, quindi, che Dio offre all’uomo due diverse speranze di
salvezza: la prima riguarda una classe limitata di persone definita piccolo
gregge o classe celeste che vivrà eternamente in cielo, il cui numero è stato
fissato da Dio e si tratta dei 144.000 eletti di cui parlano i capitoli 7
e 14 di Apocalisse (2); il resto dei salvati
forma la grande folla o le altre pecore, felici sudditi terreni a
cui è offerta la sola prospettiva di una vita eterna sulla terra (3).
ORIGINI E STORIA DELLA DOTTRINA GEOVISTA
La
dottrina delle due classi fu promossa da un certo Alexander Freytag
nel 1929 il quale espose con relativa chiarezza alcuni aspetti dell’attuale
dottrina dei TdG, quella di una vita eterna su una terra paradisiaca (4) anche se fu accusato di apostasia dai
capi dell’organizzazione di quel periodo e per tale motivo espulso d all’
organizzazione (5).
La
novità di una prospettiva terrena per la grande folla (avente con
Russell una prospettiva celeste) si deve ad una rivelazione di verità che
Rutherford ricevette. Infatti, è scritto che vi fu il 31 maggio 1935, una
rivelazione di verità. Essa indicò che la “grande folla”, vista nella visione
dall’apostolo Giovanni diciannove secoli fa e descritta in Rivelazione 7:9-17,
doveva essere formata delle “altre pecore” la cui chiamata è alla vita eterna
in un paradiso globale qui sulla nostra terra
(6).
Tale
annuncio fu fatto dallo stesso Rutherford sia durante un incontro a Washington
che nel suo libro Ricchezze, in cui insegnò che i 144.000 sono membri
spirituali dell’organizzazione divina che vivranno eternamente in cielo, mentre
la grande moltitudine comprende le altre pecore, gli uomini di buona
volontà che otterranno le ricchezze terrestri e vivranno per sempre sulla terra
in una pace e in una gioia senza fine. Quest’ultima non [è] una classe
spirituale o generata dallo Spirito: non avrebbe conseguito in cielo la natura
angelica per assistere i 144.000 coeredi di Cristo... [è] una classe terrena,
con la speranza della vita umana perfetta, senza fine, nel paradiso terrestre
sotto il Regno di Cristo (7).
Inoltre,
questa classe terrena o grande folla non subirà un cambiamento di
natura da umana a spirituale e non ha dunque bisogno della giustificazione per
fede e della giustizia di cui hanno avuto bisogno i 144.000 eletti. Non
l’imputata perfezione umana nella carne per l’elevatore, purificatore aiuto del
messianico regno di Dio, questo è quello che occorrerà alla grande folla e ciò
che conseguirà mediante il regno di mille anni di Cristo (8).
Quale
conseguenza di questa divisione dei credenti in due classi, i TdG sono
costretti a riconoscere anche una differenziazione nel legame tra Cristo e i
suoi seguaci: ci sarebbe un vincolo di fratellanza con i 144.000 unti che regneranno
con Gesù Cristo, e un solo legame di paternità con la grande folla (9).
L’anno
1935 cambiò improvvisamente la prospettiva di vita futura dei TdG: da una
parte, i 144.000 in cielo (tale schiera includerebbe oltre agli apostoli del I
secolo d.C. un’alta percentuale di TdG) e dall’altra, tutti gli altri testimoni
definiti «le altre pecore» sulla terra (inclusi i patriarchi e i profeti
dell’AT prima dell’era della Chiesa).
Attualmente fra i TdG rimane ancora in vita sulla terra solo un piccolo numero
dei 144.000 (il residuo), con un’anima immortale che vivrà dopo la morte
fisica; tali persone andranno in cielo mediante una risurrezione spirituale al
suono dell’ultima tromba per regnare con Cristo (10).
La maggior parte dei 144.000 (formata dai discepoli di Cristo e dagli apostoli
morti dopo la Pentecoste) è andata in cielo a partire dal 1918, data in cui
Cristo (secondo i TdG) assunse il Regno e ci fu la prima risurrezione
spirituale (11).
Ma
come fa una persona a sapere se è uno dei 144.000 oppure se appartiene al piccolo
gregge? Secondo i TdG una persona appartiene a quest’ultimo per mezzo
dell’opera dello spirito di Dio, che pone in loro e coltiva la speranza della
vita celeste. [...] l’opera dello spirito di Dio cambia l’intera prospettiva di
tale persona così che i suoi pensieri e le sue preghiere si volgono al servizio
di Dio in vista della speranza celeste (12).
CONSIDERAZIONI BIBLICHE
Prima
di analizzare i testi biblici che i TdG citano a sostegno delle due classi di
salvati è opportuno fare qualche considerazione sulla rivelazione di Rutherford
del 1935, che non ha alcuna base scritturale ed è da considerarsi priva di ogni
fondamento di verità, essendo la rivelazione di Dio già completa mentre chi vi
aggiunge o toglie qualcosa è reputato degno di giudizio.
Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro:
se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli
descritti in questo libro (Apocalisse 22:18).
È
evidente qui un bordeggiamento dottrinale visto che,
prima della rivelazione di Rutherford, i TdG credevano in una sola classe di
redenti in cielo (13).
Un
altro motivo per cui i TdG credono in due diverse classi di persone salvate
deriva da una errata interpretazione di alcuni brani scritturali estrapolati
dal loro contesto, messi al servizio delle dottrine e delle teorie dell’organizzazione.
Per una corretta comprensione e interpretazione della Bibbia non si deve
assoggettarla ad alcun filtro (ad esempio i libri e le riviste edite dal CD che rappresentano per il TdG l’unico metro di misura
della verità) ma occorre chiedere la guida all’unico interprete vero ed
infallibile, a Colui che l’ha ispirata: lo Spirito Santo.
A
sostegno della dottrina delle due classi, i TdG citano i seguenti brani:
Giovanni 10:16, in cui si parla delle altre pecore, Apocalisse capitoli 7
e 14 in cui si parla sia dei 144.000 che della grande folla, e
Matteo 24:45-51 che parla dello schiavo fedele e discreto (TNM). Questi
testi, esaminati nel loro contesto, hanno un significato diametralmente opposto
a quanto i TdG affermano e non parlano affatto di due classi di salvati, una
celeste e l’altra terrena.
Le altre pecore
Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo
raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo
pastore (Giovanni 10:16 Versione Nuova Riveduta).
(TNM) E ho altre pecore, che non sono di questo ovile; anche quelle devo
condurre, ed esse ascolteranno la mia voce, e diverranno un solo gregge, un
solo pastore (Giovanni 10:16).
L’insegnamento di questo brano è chiaro: quante sono le speranze di cui Cristo
sta parlando? Certamente una sola! In questo testo troviamo un Unico Pastore
(Cristo), un solo gregge e due popoli. A quali altre pecore faceva
riferimento Gesù? Stava forse pensando a quel gruppo di seguaci di Rutherford
che a partire dal 1935 avrebbe espresso il proprio compiacimento per il fatto
che il Giudice offriva loro la prospettiva di una vita eterna paradisiaca sulla
terra? Certamente no! Le altre pecore del brano citato rappresentano i Gentili,
tutti quelli non ebrei che avrebbero creduto in Cristo, poiché la morte del
Signore Gesù sulla croce ha portato anche loro al Padre e non solo coloro che
hanno creduto della nazione d’Israele (cfr. Giovanni 12:31-32).
Nel brano è chiaro che le altre pecore dovranno essere raccolte insieme
alle prime per formare l’unico gregge di Gesù, unico Pastore. Le pecore,
quindi, non si ritroveranno divise in due gruppi. La separazione delle genti (Matteo
25:31-46) in pecore, ossia giusti (v. 37) e capri, ossia
maledetti (v. 41), avverrà nel momento del giudizio finale contro le nazioni.
E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni
dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore
alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli della sua
destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è
stato preparato fin dalla fondazione del mondo”. Allora ... dirà anche a
quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno,
preparato per il diavolo e per i suoi angeli!” (vv.
32-34, 41).
Secondo
questo brano i giusti (le pecore) godranno la vita eterna e i maledetti (i
capri) subiranno la perdizione eterna («Questi [maledetti] se ne
andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna» (v. 46).
Da
una lettura completa dei Vangeli sinottici si evince che all’inizio del suo
ministero Gesù aveva indirizzato il suo messaggio prima al popolo ebraico (cfr.
Matteo 1:21), raccomandando ai suoi discepoli di non entrare in nessuna
casa dei Gentili (Matteo 10:5-7), ma di predicare il vangelo del Regno alle
«pecore perdute della casa d’Israele»; questo perché l’evangelo della grazia
doveva essere prima di tutto predicato al popolo ebraico che a sua volta lo
avrebbe predicato al mondo intero (14).
Nella sua strategia evangelistica l’apostolo Paolo
usa lo stesso principio. Infatti, la sua predicazione, nonostante egli fosse
l’apostolo dei Gentili, era indirizzata in primo luogo ai Giudei (Atti
13:45-46).
Ma
Gesù continua a salvare tutti coloro che ascoltano la sua voce (Atti 18:9),
affinché tutti formino un unico gregge con un unico Pastore. Nella lettera agli
Efesini Paolo parla della chiesa composta da Ebrei e Gentili, uniti in un corpo
unico di cui Cristo è il Capo (Efesini 2:11-22;3:6).
L. .1 vale a dire che gli stranieri sono eredi con noi, membra con noi di
un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù
mediante il vangelo (Efesini 3:6).
I 144.000
In
tutta la Scrittura i 144.000 sono menzionati solo due volte e
precisamente nel libro dell’Apocalisse (7:3-8; 14:1-5). Dobbiamo subito
premettere che, per una corretta interpretazione dei brani citati, è utile
tener conto del fatto che il libro dell’Apocalisse dal capitolo 4 al capitolo
22 parla delle cose che dovranno avvenire («Sali quassù, e ti mostrerò le cose
che debbono avvenire in seguito»
Apocalisse 4:1). Quindi dal capitolo 4 in poi vengono descritti gli avvenimenti
futuri e pertanto possiamo affermare che i 144.000 non esistono ancora!
Esaminiamo i due testi succitati.
Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché non abbiamo
segnato sulla fronte, con il sigillo, i servi del nostro Dio. E udii il numero
di
coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati di
tutte le tribù dei figli d’Israele (Apocalisse 7:3-5).
Nel
capitolo 6 dell’Apocalisse Giovanni parla dei castighi che avverranno dopo
l’apertura del sesto sigillo (Apocalisse 6:12-17), mentre nel capitolo 7
descrive ciò che avverrà fra l’apertura del sesto sigillo (Apocalisse 6:12) e
prima dell’apertura del settimo sigillo (Apocalisse 8:1). Perciò in questo
periodo futuro, che culminerà nell’instaurazione del Regno Millenniale di
Cristo (cfr. Apocalisse 20:4-6) la pazienza di Dio (Romani 15:5; 2 Pietro
3:15) e la sua grazia continueranno ad essere grandi. Si avrà l’adempimento
letterale di quanto detto dal profeta Gioele (15)
(«Chiunque avrà invocato il Nome del Signore sarà salvato» 2:32) e Dio salverà,
allora come oggi, tutti coloro che avranno lo spirito contrito e un cuore rotto
(Salmo 34:18; 51:17; Isaia 57:15; 66:2).
In
questo capitolo Dio ci presenta una duplice scena: una visione terrestre (Apocalisse
7:1-8) in cui ci viene mostrato in che modo il Signore userà gli Ebrei durante
il periodo del giudizio per adempiere la profezia di Gesù (Matteo 24:14) e una visione
celeste (Apocalisse 7:9-17) che ci informa sul destino degli appartenenti
alle nazioni, che crederanno in Cristo, durante la Tribolazione.
Chi sono i servitori di Dio segnati con il sigillo (Apocalisse 7:3) che saranno allontanati dalla terra e dovranno passare attraverso il giudizio? Secondo il brano in esame sono Ebrei che si accorgeranno degli inganni dell’Anticristo (cfr. 2 Tessalonicesi 2:3-4) e crederanno al Messia. Dall’analisi di questo brano rileviamo che:
- gli eventi narrati accadranno sulla terra durante la Tribolazione, dopo il Rapimento della Chiesa;
- i 144.000 (16) sono persone di sesso maschile con connotati nazionali ebraici, parte del popolo di Israele salvato, servitori di Dio che Lui stesso userà nella seconda parte dei sette anni della Tribolazione per portare il vangelo al mondo (Apocalisse 7:13-15); essi non conosceranno donna e nella loro bocca non si troverà menzogna.
Poi guardai e
vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte Sion e con lui erano
centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre
scritto sulla fronte. Udii una voce dal cielo simile a un fragore di grandi
acque e al rumore di un forte tuono; e la voce che udii era come il suono
prodotto da arpisti che suonano le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo
davanti al trono, davanti alle quattro creature viventi e agli anziani. Nessuno
poteva imparare il cantico se non i cento quaranta quattromila, che sono stati
riscattati dalla terra. Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne,
poiché son vergini. Essi son quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi
sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello (Apocalisse 14:1-4).
In
questo brano i 144.000 si trovano in cielo dove l’Agnello è in piedi sul
monte Sion. Il cantico che essi intonano sale davanti al trono (gr. tou thrònou), alle
quattro creature viventi e agli anziani (v. 3). La frase davanti al trono conferma
che questo evento avverrà in cielo (Apocalisse 1:4; 4:5-6; 4:10; 7:9-15; 8:3;
14:3). Inoltre i 144.000 seguono l’Agnello dovunque vada (v. 4) e sono stati
riscattati dalla terra; questo indica che sono stati portati via dal luogo in
cui erano stati riscattati (durante la Tribolazione sulla terra).
Sulla base di queste evidenze testuali possiamo affermare che:
-
la visione dei 144.000 in questo brano è nel cielo sul monte Sion davanti al
trono e all’Agnello;
- i 144.000 sono gli stessi menzionati in Apocalisse capitolo 7, con l’unica
differenza che ci troviamo in un periodo successivo alla Tribolazione (nel
cielo e non sulla terra); sono uomini che non hanno conosciuto donna; sono
irreprensibili; seguono l’Agnello dovunque e sono sue primizie.
La grande folla
Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva
contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in
piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con
delle palme in mano. E gridavano a gran voce, dicendo: “La salvezza appartiene
al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello. E tutti gli angeli erano in
piedi intorno al trono, agli anziani e alle quattro creature viventi; essi si
prostrarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio, dicendo:
Amen! Al nostro Dio la lode, la gloria, la sapienza, il ringraziamento,
l’onore, la potenza e la forza, nei secoli dei secoli! Amen”. Poi uno degli
anziani mi rivolse la parola, dicendomi: “Chi sono queste persone vestite di
bianco e da dove sono venute?” Io gli risposi: “Signor mio, tu lo sai”. Ed egli mi disse: “Sono
quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti,
e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello. Perciò sono davanti al trono di
Dio e lo servono giorno e notte, nel suo tempio; e colui che siede sul trono
stenderà la sua tenda su di loro. Non avranno più fame e non avranno più sete,
non li colpirà più il sole né alcuna arsura; perché l’Agnello che è in mezzo al
trono li pascerà e li guiderà alle sorgenti delle acque della vita; e Dio
asciugherà ogni lacrima dai loro occhi” (Apocalisse 7:9-17).
Durante
la Tribolazione, dopo la visione della gioiosa schiera dei 144.000
sigillati delle dodici tribù di Israele, Giovanni vede una folla immensa proveniente
da tutte le nazioni e comprendente persone di ogni lingua, tribù e popolo che
sarà preservata in vista del Regno di Cristo (17).
Questa folla immensa indossa delle vesti bianche, simbolo della giustizia, e
porta delle palme nelle mani, figura della vittoria e della pace, glorifica
l’Agnello che siede sul trono e proclama di dovere a Dio e all’Agnello la sua
salvezza. Da un’accurata lettura del brano notiamo che questa folla immensa è
formata da Gentili provenienti da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue; si
trova in cielo davanti al trono di Dio (18)
(Isaia 66:1; Matteo 5:34, 35; Apocalisse 4:2); proviene dalla Tribolazione ed
è stata giustificata in virtù del Sangue espiatorio di Cristo. La dottrina geovista sostiene che la grande folla non ha bisogno
della giustificazione per fede, (19)
mentre Apocalisse 7:14 afferma che queste persone «hanno lavato le loro
vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello». La Bibbia afferma che la
liberazione per l’uomo dalla schiavitù del peccato avviene esclusivamente per
la grazia di Dio (Efesini 2:8-10), in virtù del sacrificio di Cristo sulla
croce, «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Giovanni 1:29)
«senza difetto né macchia» (1 Pietro 1:19). Tutti hanno bisogno del Sangue di
Cristo per essere purificati perché sono peccatori e privi della gloria di Dio
(Romani 3:23) (20).
In sintesi chi sono i 144.000 e la grande folla?
Nei
due brani presi in esame Giovanni vede in anticipo, nel contesto de «l’ora
della tentazione che sta per venire sul mondo» (Apocalisse 3:10), due gruppi di
persone che entreranno viventi nel Regno Millenniale di Cristo sulla terra: i 144.000
saranno Ebrei che si convertiranno al Signore durante la Tribolazione,
testimonieranno e rappresenteranno il residuo d’Israele. La grande folla sarà
un insieme di persone con connotati gentili, che si convertirà al Signore
durante la Tribolazione, che Giovanni vede in cielo davanti al trono.
CONSIDERAZIONI FINALI
Gli
eventi narrati negli ultimi tre brani citati non riguardano il periodo attuale.
Giovanni nella sua visione descrive due gruppi di persone: i 144.000 segnati
appartenenti al popolo d’Israele e una gran folla vestita di bianco proveniente
da tutte le nazioni. Entrambi i gruppi di persone provengono dalla
Tribolazione.
Tutti i brani esaminati nei loro rispettivi contesti esprimono verità
importantissime: in primo luogo, il cristianesimo si sarebbe esteso da
un piccolo nucleo ebraico originario fino a comprendere un vasto seguito di
Gentili; in secondo luogo, tali brani non riguardano coloro che vivono
nel periodo della grazia ma coloro che vivranno durante il periodo della
Tribolazione.
L’interpretazione
dei TdG non è coerente né con il contesto dei brani né con il periodo in cui
tali fatti accadranno. Coloro che saranno salvati durante la Tribolazione
saranno felici e non saranno più nel bisogno perché l’Agnello li pascerà e
li guiderà alle sorgenti della vita e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro
occhi.
Come può la Torre di Guardia applicare il numero dei 144.000 alla
cosiddetta «classe celeste» se, secondo quanto ammesso da essa stessa, la
maggior parte di queste persone fra i TdG è già morta, (21) visto che il capitolo 7 di Apocalisse presenta una scena
che deve ancora verificarsi, con persone che in quella fase storica della
Tribolazione saranno tutte in vita sulla terra e sigillate da Dio per scampare
ai giudizi descritti nel capitolo 8 di Apocalisse?
La
dottrina dei TdG che divide i redenti in due classi non ha alcun fondamento
scritturale. Gli apostoli Pietro e Paolo nelle loro Epistole non hanno mai
parlato di due classi di redenti. Cristo non ha mai fatto una distinzione tra i
credenti, destinando gli uni a regnare nel cielo con Lui e tutti gli altri a
regnare sulla terra sotto la sua direzione e quella dei 144.000 destinati al
cielo. Tale distinzione è una semplice invenzione dei TdG.
La
Bibbia insegna chiaramente che tutti possono essere salvati ma solo credendo
nel Signore Gesù Cristo (Atti 2:21; 10:43). Il risultato finale è quello della
trasformazione del proprio corpo (1 Corinzi 15:52) per vivere la vita eterna in
cielo con Cristo (Giovanni 3:36; 5:24; 14:1-6; 1 Tessalonicesi 4:13-17).
NOTE:
1.
Potete vivere per sempre
su una terra paradisiaca, Brooklyn, NY, ed. Watchtower Society, 1990, pp. 1-9.
2.
La verità che conduce
alla vita eterna, Brooklyn, NY, ed. Watchtower
Society, 1968, pp. 77-78.
3.
Generalmente definita classe
terrestre.
4.
A. Aveta,
W. Palmieri, op. cit., p. 119.
5.
Alexmder Freytag fu uno dei quattro dirigenti nominati da Russell e
destituito dal giudice Rutherford dopo la morte dello stesso Russell a causa di
uno scisma interno. Per un maggiore approfondimento ditale personaggio si
rimanda il lettore al I capitolo del libro.
6.
Vita eterna, nella
libertà deifigli di Dio, Brooklyn,
NY, ed. Watchtower Society 1967, p. 149.
7.
Lo Spirito Santo — la
forza del nuovo ordine avvenire, Brooklyn, New York, Watchtower
Bible & Tract Society,
1965, pp. 154-155.
8.
Vita eterna nella
libertà dei figli di Dio, Brooklyn, New York, Watchtower Bible & Tract Society 1967, p. 389.
9.
Uniti nell’adorazione
del Vero Dio, Roma, ed. Società della Torre di Guardia, 1983, p. 111.
10.
Tra qualche anno assisteremo
alla risoluzione di un piccolo problema dottrinale perché la maggior parte dei
restanti 144.000 attualmente in vita moriranno (avendo al momento più di
ottant’anni; per tale motivo verrà a mancare all’interno della Società lo
schiavo fedele e discreto che nutre spiritualmente i TdG nel mondo.
Sicuramente assisteremo ad una nuova «arguzia interpretativa» per giustificare
tale situazione. Del resto, nel corso di più di un secolo, la Società ha
abbondantemente dimostrato un’ottima abilità nell’affrontare e ridefinire
eresie dottrinali. Ci dispiace per coloro che, all’oscuro di gran parte ditali
situazioni, si batteranno per dimostrare e portare al mondo le eresie del CD della Società.
11.
Sia Dio riconosciuto
verace, op., cit., p. 112.
12.
La verità che conduce
alla vita eterna, op. cit., p. 78.
13.
W. Kneedler,
I Testimoni di Geova, Napoli, Centro Biblico, 1973, pp. 17-20.
14.
I TdG non vedono nessun futuro
per Israele e quindi spritualizzano i
brani riferiti a Israele applicandoli ai 144.000 e concludono dicendo che il
brano di Ap 7:1-4 non si riferisce agli Ebrei ma ad
una classe celeste. Al contrario vi sono numerosi brani profetici della
Bibbia che documentano un futuro per Israele.
15.
I capitoli 6, 7 e 8 di
Apocalisse descrivono Io sconvolgimento cosmico previsto dal profeta Gioele
(2:28-32).
16.
Il numero 144.000 è inteso da
parte dei commentatori evangelici sia in senso simbolico che letterale, ma
dobbiamo far rilevare che non vi è nessuna controindicazione ad una
interpretazione letterale di tale numero in questo brano. È altresì evidente
che è da intendersi in senso letterale anche la nazionalità (ebrea) di queste
persone poiché se prendiamo alla lettera la prima parte del versetto 4 in cui
il numero dei suggellati è 144.000, non può essere considerata figurata la
seconda parte del versetto («di tutte le tribù di Israele»). Nella Bibbia si
parla spesso di cifre che vanno intese in senso letterale (Battaglia contro Madian ai Tempi del sacerdote Eliezer
in cui Dio manda 12.000 Israeliti [Nu 31:3-6, 48-49];
7.000 uomini ai tempi di Elia che non avevano piegato le ginocchia davanti a
Baal [1 Re 19:18] e i 3.000 convertiti il giorno della Pentecoste [At 2:411 e
il numero (144.000 = 12 x 12) indica perfezione e completezza per mostrare che
questi sigillati (cfr. Mt 24:22) sono incaricati da Dio a svolgere un
compito di testimonianza e predicazione importante sulla terra (Mt 24:14). C’è
da notare, inoltre, che nella lista delle dodici tribù d’Israele mancano le
tribù di Dan ed Efraim, e alloro posto vengono citate le tribù di Levi e di
Giuseppe. I commenti su quest’ultima affermazione riguardante l’omissione delle
tribù di Dan ed Efraim sono diversi: alcuni pensano che l’Anticristo sarà un
Israelita (Da 11:37) della tribù di Dan (Ge 49:17; De 33:22); altri ritengono
che Dan sia stato distrutto durante la cattività a Babilonia (1 Cr 4:7; cfr.
Ez 48:1); altri affermano che Dan ed Efraim siano
state le prime tribù ad introdurre l’idolatria al tempo di Geroboamo
(Gc 18-19; 1 Re 12:29-30). La cosa più saggia in
questi casi è quella di non insistere su dettagli secondari ricordando
che «le cose occulte appartengono al Signore» (De 29:28).
17.
A questo brano sono state
attribuite diverse interpretazioni riguardanti l’identità di coloro che formano
la grande folla tra cui quella di martiri della storia, una classe di
riscattati che verrà ricompensata prima degli altri credenti, Ebrei convertiti
nel corso dei secoli, credenti che avranno incontrato il Signore nel giorno
della sua venuta o le anime in attesa della risurrezione. Nessuna di queste
ipotesi trova conferma nella Scrittura.
18.
Secondo i TdG in Apocalisse
7:9 «Giovanni nella visione non vide che questa grande folla era in cielo. Il
fatto che stavano in piedi davanti al trono (greco: enòpion
tou thrònou, alla vista
del trono) non richiede che stiano in cielo. La loro posizione è semplicemente
alla vista di Dio, il quale ci dice che dal cielo guarda i figli degli uomini» (Uniti
nell’adorazione, Roma, ed. Watchtower, 1983, p.
104). Inoltre «con gli occhi della fede questa grande folla ha visto Dio sul
trono universale e pure il suo celeste Agnello» (Quindi è finito il mistero
di Dio, Brooklyn, NY, ed. Watchtower, 1971, p.
195). Ma la Bibbia afferma che la folla è «in piedi davanti al trono e
all’Agnello» (v. 9) e grida a gran voce; insieme alla folla vi sono gli angeli
«in piedi intorno al trono, agli anziani e alle quattro creature viventi» (v.
11); questi si «prostrarono con la faccia a terra davanti al trono» (v. 11) per
adorare Dio. In seguito uno degli anziani (in cielo) rivolge la parola a
Giovanni chiedendo da dove proviene tutta quella folla. L’anziano risponde a
Giovanni che queste persone erano «davanti al trono» di Dio e lo servivano giorno
e notte nel suo tempio (v. 15). In sintesi gli anziani e le creature viventi
sono in cielo intorno al trono (Ap 4:4); proprio
l’anziano che si trova in cielo dice che la folla è formata da coloro «che
vengono dalla grande tribolazione» (v. 14). È certo che gli anziani e la grande
folla si trovano insieme nel cielo e che quindi «la vista del trono» indichi
davanti al trono di Dio in cielo.
19.
Si veda nota 7.
20.
Fino a qualche anno fa i TdG
intendevano in senso figurato il lavaggio delle vesti nel sangue dell’Agnello
della grande folla (come riportato nel libro: Quindi è finito il
Mistero di Dio, p. 203). Nel 1983 hanno però cambiato parere affermando che
«l’aver lavato le loro lunghe vesti e rese bianche nel sangue dell’Agnello
indica che [queste persone] hanno riconosciuto di avere bisogno del valore
espiatorio del sacrificio di Gesù quale Agnello di Dio (Gv
1:29; 1 Gv 2:2). Con fede si sono dedicati a Dio
sulla base di quel sacrificio, lo hanno simboleggiato con l’immersione in acqua
e ora hanno una buona reputazione davanti a Dio, come raffigurano le loro vesti
bianche» (Uniti nell’adorazione del solo vero Dio, 1983, p. 106). Un
ulteriore esempio di bordeggiamento
dottrinale!
21.
P. Hedley,
Perché hanno lasciato i testimoni di Geova, Roma, CLC, 1980, pp. 248-249.
Graziano Riccioni
Tratto da: «LUX BIBLICA numero 36 - i testimoni di Geova» ed. IBEI 2° sem. 2007 (pag. da 159 a 176)