Invito i lettori a far lavorare un po' la loro fantasia.
Immaginatevi Piazza San Pietro, a Roma, piena di pellegrini venuti da
ogni parte del mondo.
Il Papa sta parlando da una lontana finestra del suo palazzo. Non ha
Tutta la gente lo guarda fisso e pende dalle sue labbra.
Di solito parla in italiano, ma a volte saluta i vari gruppi presenti
nella piazza nelle loro lingue.
Ogni tanto la gente sovreccitata batte le mani.
In certe occasioni particolari si stabilisce una specie di atmosfera magica, che può coinvolgere perfino i non
cattolici che si trovano là per pura curiosità.
So di fatto che vi sono evangelici, specialmente stranieri, che vanno a
San Pietro "per vedere il Papa".
E infatti tutto questo costituisce una grande
attrazione per i turisti che visitano Roma.
Il
colonnato di San Pietro sembra fatto poi di due braccia che accolgono
calorosamente i pellegrini - è una scena davvero impressionante, non c'è che
dire!
Sono
come le simboliche braccia della "Madre
Chiesa", che è sempre pronta ad accogliere anche tutti i suoi "figliuoli prodighi", tra cui spera che vi
siano perfino alcuni evangelici.
Roma,
e specialmente
Leggiamo
a tal proposito nel nuovo Codice di Diritto Canonico, edito
dal Vaticano nel 1983 e, com'è scritto sul frontespizio, "promulgato
con l'autorità di Giovanni Paolo II" - in questo Codice, dico, nel
canone 331 leggiamo: "Il Vescovo
della Chiesa di Roma, che esercita
l'ufficio dato dal Signore nostro a Pietro, il primo degli Apostoli, e che
viene trasmesso ai suoi successori, è il Capo del Collegio dei Vescovi, il
Vicario di Cristo e il Pastore della Chiesa Universale sulla terra. Grazie a
tale ufficio, egli esercita un'autorità suprema, completa, diretta ed
universale sulla Chiesa, e può esercitare tale autorità liberamente in ogni
tempo".
Questa
è una mia traduzione letterale dall'originale latino, che, del resto, può
essere consultato facilmente da chiunque, dato che il Codice di Diritto
Canonico è in vendita nelle librerie cattoliche.
Nel
canone 333, paragrafo 3, è poi affermato: "Contra sententiam vel decretum Romani Pontificis non datur appellatio neque recursus", cioè "Non è
possibile alcun appello o ricorso contro una sentenza del Pontefice Romano".
Com'è
scritto poi nel canone 338, soltanto il Papa può
convocare i Concili Ecumenici a cui tutti i vescovi cattolici sono invitati a
partecipare. Il Papa, inoltre, può interrompere o revocare del tutto un
Concilio Ecumenico, e spetta solo a lui approvare tutte le decisioni o decreti
dei Concili . In altre parole, i Concili Ecumenici o
Universali e tutti i sinodi dei vescovi cattolici in tutto il mondo, sono
soltanto degli organi consultivi, mentre il Papa mantiene sempre la sua
personale autorità suprema per quanto riguarda tutte le questioni che hanno a
che fare con la dottrina e la morale.
I
sinodi locali hanno per lo più poteri in questioni
puramente amministrative. Ne segue che l'autorità dei vescovi dipende
completamente da quello del Vescovo di Roma o Papa.
Il
Codice di Diritto Canonico qui non fa altro che riassumere le decisioni del
Concilio Vaticano I, convocato da Pio IX e tenutosi
dall'8 dicembre del 1869 al 20 ottobre del 1870, e specialmente i decreti della
IV sessione tenutasi il 18 luglio 1870 e che hanno a che fare, appunto, con
l'autorità del Papa. In questa famosa sessione fu solennemente definita
l'infallibilità personale del Papa.
Ecco
il testo di questa definizione, sempre in una mia traduzione dal latino: "Noi definiamo che il Pontefice Romano,
quando parla 'ex cathedra',
cioè quando, come Pastore e Dottore di tutti i Cristiani, definisce una dottrina
concernente la fede e la morale e che deve essere creduta da tutta
Ciò significa
che se uno non crede nell'infallibilità del Papa, è fuori della Chiesa
Cattolica, e se non si pente, corre il rischio di andare all'inferno.
Fino a
che non fu definita l'infallibilità papale, i Cattolici potevano non credervi,
ma una volta che tale dottrina è stata solennemente definita dal Concilio
Vaticano I, tutti i Cattolici devono accettarla.
Bisogna
però precisare che prima di questa definizione, nella Chiesa Cattolica si
riteneva che solo i Concili Ecumenici fossero infallibili, quando definivano
dottrine riguardanti la fede e la morale.
Si
riteneva certamente che il Papa fosse il Capo Supremo della Chiesa, ma non che
fosse personalmente infallibile - almeno tale dottrina non era ufficiale. Ma proprio a causa della definizione dell'infallibilità
papale, le cose cambiarono radicalmente per quanto riguardava la costituzione
della Chiesa Cattolica. In pratica, il Concilio Ecumenico rinunciò all'autorità
fino ad allora riconosciutagli. E' vero che nel
Concilio Vaticano II il ruolo dei Vescovi della Chiesa Cattolica è stato messo particolarmente in rilievo, ma sostanzialmente nulla è
cambiato rispetto al Concilio Vaticano I, come si deduce specialmente dalla
cosiddetta Costituzione Dogmatica "Lumen
Gentium" ( Luce delle Genti ) sulla Chiesa,
promulgata il 21 novembre 1964. Difatti al paragrafo 25 leggiamo: "Di questa infallibilità
il Romano Pontefice, Capo del Collegio dei Vescovi, gode in virtù del suo ufficio quando, quale supremo Pastore e
Dottore di tutti i fedeli, che conferma nella fede i suoi fratelli, sancisce
con atto definitivo una dottrina riguardante la fede e la morale. Perciò le sue definizioni giustamente sono dette irreformabili per se stesse e non in virtù del consenso
della Chiesa... Né ammettono appello alcuno ad altro giudizio".
Il
Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1992 dal Vaticano, ribadisce questo concetto citando sia il Concilio Vaticano I
sia il Concilio Vaticano II. Sarà stato quindi disilluso chi pensava che vi
fossero grandi cambiamenti nelle dottrine ufficiali della Chiesa Cattolica, e
particolarmente per quanto riguarda la figura e la funzione del Papa.
Ora,
se ad un teologo cattolico dite che dagli scritti del
Nuovo Testamento non risulta affatto che Pietro, presunto primo Papa, abbia mai
esercitato un'autorità suprema nella Chiesa, e che il famoso passo del Vangelo
di Matteo nel capitolo 16 - "Tu sei
Pietro e su questa pietra edificherò
Oltre
a ciò, il teologo cattolico vi dirà che
Ecco
come si esprime a tal riguardo il Catechismo della
Chiesa Cattolica, al paragrafo 81, citando
Una
tale affermazione riflette ciò che era stato già dichiarato
dal Concilio di Trento l'8 aprile del 1546, e cioè che
Si
ritiene che tali tradizioni contengano gli insegnamenti orali di Cristo
trasmessi agli Apostoli e non riportati nel Nuovo Testamento. Tali insegnamenti
orali, sempre secondo la dottrina cattolica, furono poi in vario modo messi per
iscritto e si trovano nei cosiddetti "Padri
della Chiesa", cioè gli scrittori cristiani
dei primi quattro secoli - di particolare importanza sono considerati gli
scritti dei "Padri Apostolici",
cioè degli scrittori della prima metà del secondo secolo.
Ma il fatto è che su vari punti le dottrine
della Chiesa Cattolica, a cominciare proprio dal Papato, sono molto diverse sia
da quanto deduciamo dalla Sacra Scrittura, sia da quanto deduciamo proprio dai
"Padri della Chiesa".
Inoltre, si notano alcune divergenze dottrinali tra la testimonianza del Nuovo
Testamento e le affermazioni degli stessi "Padri della Chiesa", quanto più ci allontaniamo
dall'epoca apostolica, cioè dal primo secolo.
Ora,
se, come dicono i documenti cattolici, le due fonti della Rivelazione divina -
Ho già
accennato al fatto che, tra l'altro, il Papa è ufficialmente chiamato Vicarius Christi, cioè Vicario di Cristo, nei documenti ufficiali.
Ma qual è il significato di Vicarius?
In
latino indica chi sostituisce un altro, prende il
posto di un altro, rappresenta un altro. In questo caso significa che il Papa
rappresenta Cristo sulla terra.
Si ha
quindi la netta impressione che il Papa potrebbe dire a tutti ciò che Cristo disse a Filippo a proposito del Suo rapporto con Dio Padre,
ma cambiando naturalmente i termini del paragone. Il Papa potrebbe dunque dire
così: "Chiunque ha visto me, ha visto Gesù Cristo" (Giovanni 14:9).
Certo,
i Cattolici negherebbero tutto ciò, dandosi a sottili distinzioni, ma è proprio questo che deduciamo dai loro documenti ufficiali,
se l'espressione "Vicario di Cristo"
ha un senso.
E' comunque un fatto che i Papi hanno sempre cercato di
prendere il posto di Cristo, proprio in forza dell'ufficio che hanno
esercitato, o meglio usurpato - sia che il Papa si chiami Giovanni XXIII o
Giovanni Paolo II.
Storicamente
parlando, non abbiamo notizie di alcun Papa, come lo
si intende oggi, per almeno cinque secoli. C'erano vescovi nella Chiesa di
Roma, ma non avevano nessuna autorità assoluta, né
dottrinale né amministrativa, su tutta
Dobbiamo
però ammettere che
Questo
lo deduciamo anche da un importante documento che
riguarda la posizione della Chiesa Cristiana nell'Impero Romano, cioè l'Editto
di Tessalonica, emesso da Teodosio I, imperatore di Oriente e da Graziano,
imperatore d'Occidente, nel 380.
Nell'ottobre
del 382 Teodosio concluse uno storico trattato con i
Visigoti ammettendoli come truppe alleate nell'ambito dell'impero. Teodosio,
inoltre, dovette anche proteggere il suo collega
occidentale da vari rivali.
Egli
però è passato alla storia specialmente per la sua presunta vittoria sul
paganesimo. Infatti col famoso editto si dichiarò,
almeno implicitamente, ma chiaramente, che il Cristianesimo era ora religione
di Stato.
Ma
ecco l'editto come ci è stato conservato nel Codice di
Giustiniano, l'imperatore che promosse la sistemazione del diritto romano nel VI
secolo - la versione dal latino è mia: "Gli imperatori Graziano Valentiniano e
Teodosio al popolo della città di Costantinopoli. Tutte le nazioni governate dalla nostra Clemenza rimarranno in quella
religione che fu tramandata dall'Apostolo Pietro ai Romani e che ora è seguita
dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo
d'Alessandria ed uomo dalla santità apostolica, in modo che crediamo che,
secondo l'insegnamento apostolico e la dottrina evangelica, v'è un solo Dio,
che sussiste in tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, che godono della stessa dignità e quindi costituiscono la santa
Trinità. Ordiniamo dunque a quelli che osservano questa legge di prendere il
nome di Cristiani Cattolici, mentre tutti gli altri, che noi riteniamo stupidi
e pazzi, devono essere dichiarati eretici. Essi saranno puniti dall'ira di Dio,
ma anche dalla Nostra Autorità, guidati come siamo dalla sapienza divina".
Da questo editto deduciamo che
Tale
fede era quella di Damaso, vescovo di Roma, ed anche
del vescovo d'Alessandria, un'altra importante chiesa
dell'epoca.
Ma anche se nell'editto è menzionato anche il vescovo
della chiesa d'Alessandria, è un fatto che la chiesa di Roma acquistò sempre
più importanza e la fede ivi professata era l'unica fede ammessa nell'Impero. Perciò gli eretici Ariani, che negavano la divinità di
Cristo, furono considerati fuorilegge e quindi passibili anche di pene giudiziarie.
Anche i pagani cominciarono ad
essere perseguitati e tra il 391 ed il 392 i sacrifici pagani furono proibiti e
molti templi furono chiusi.
Possiamo
dunque dire che per l'anno 394 il Cristianesimo era
diventato una vera e propria religione di Stato e che l'Impero era stato "cristianizzato", nel senso che
essere cristiani non era più soltanto una questione di fede personale in
Cristo, ma anche una questione politica.
Ed in tutto questo
Ma per quale ragione specifica il Vescovo di
Roma divenne sempre più importante?
Prima
di tutto, secondo una tradizione che ritengo
attendibile, Pietro fu a Roma e dovette esercitarvi il suo ministero
apostolico. Ora, Pietro era considerato un grande
leader ed il suo insegnamento non si discuteva, essendo stato uno dei discepoli
prediletti da Gesù. Ne seguiva che nella Chiesa di Roma, dove Pietro aveva
insegnato, certamente si professava la verità. Da ciò seguì anche che tutto ciò
che veniva insegnato nelle altre chiese doveva essere
in accordo con quanto veniva insegnato nella Chiesa di Roma.
Non dico che questa era una regola generale ed ufficiale, ma
questa era certamente la tendenza della Chiesa Cristiana nel suo insieme.
Leopoldo
Ranke, famoso storico tedesco del secolo scorso, ha comunque ragione quando afferma nel primo capitolo della sua
"Storia dei Papi" che
"è una pretesa vana asserire che la
supremazia dei vescovi di Roma era universalmente riconosciuta in Oriente ed in
Occidente già dal primo secolo in poi"; ma egli aggiunge subito:
"è però ugualmente certo che i
vescovi di Roma ottennero ben presto la preminenza, elevandosi al di sopra di
tutti gli altri dignitari ecclesiastici".
A tal
proposito, c'è un importantissimo documento - una vera pietra miliare nella
storia del Papato - tradizionalmente noto come "Decreto Gelasiano", perché
attribuito a Gelasio I, vescovo di Roma dal 492 al
496.
Questo
documento si presenta come il risultato di un sinodo romano tenuto nel 494.
Sembra
però che soltanto una parte possa essere attribuita a Gelasio senza alcun dubbio. Ciò che comunque
qui ci interessa è che in tale decreto è chiaramente affermata la presunta
origine apostolica del Papato e si insiste sulla supremazia del Vescovo di Roma
su tutta
Quindi
nel documento si cita Matteo 16:18-19, dove Gesù dice
a Pietro: "Tu sei Pietro e su questa
pietra edificherò
Secondo
la tradizionale interpretazione cattolica di questo famoso passo, Pietro fu
costituito da Gesù quale primo Papa o Capo della Chiesa Universale, ed il suo
ufficio fu trasmesso anche ai suoi successori
nell'episcopato romano.
Vi
sono anche altre chiese importanti, ma
Questa
dottrina sul Papato è stata poi sviluppata attraverso i secoli fino a prendere
la sua forma attuale nei documenti ufficiali degli ultimi Concili Ecumenici.
Ora,
c'era una qualche verità nell'affermazione che la vera fede era conservata
nella Chiesa di Roma. Difatti, come ho già accennato,
personalmente credo che Pietro sia stato a Roma, considerando la costante
tradizione a riguardo. Tuttavia in nessuno dei
documenti più antichi a nostra disposizione è scritto che Pietro era
considerato il Capo della Chiesa Universale e che da Roma governava tutta
Ma
ecco le sue parole tratte dalla "Storia
Ecclesiastica": "Sembra che
Pietro abbia predicato ai Giudei della diaspora nel Ponto,
nella Galazia nella Bitinia,
nella Cappadocia, nell'Asia, e, da ultimo, venuto a
Roma vi fu crocifisso con la testa all'ingiù, poiché
egli espressamente aveva chiesto di soffrire quel genere di morte". Poi
Eusebio aggiunge: "Che dire poi di Paolo? Da Gerusalemme fino all'Illirico compì la predicazione del Vangelo di Cristo e,
compiuta la sua missione, più tardi subì il martirio a Roma, sotto Nerone...
Dopo il martirio di Paolo e Pietro, il primo che ottenne l'episcopato della
chiesa romana fu Lino" ( III,1,2-3 ; III,2,1
ed. Desclée 1964, p.150 ).
Notate
che, nell'ultima frase citata Paolo è menzionato prima di Pietro.
E'
certo quindi che un tale eminente scrittore e vescovo
non credeva che Pietro fosse il primo Papa o Capo della Chiesa Universale.
In un
altro passo della sua opera Eusebio cita, a sua volta, Ireneo, vescovo di
Lione, che fa un elenco dei vescovi di Roma - ecco il testo: "I beati Apostoli, che hanno fondato ed edificato
E così
via - l'elenco arriva fino al vescovo di Roma contemporaneo di
Ireneo. E la conclusione di Ireneo, citato da
Eusebio, è questa: "Attraverso
questa serie di Pastori ed il loro insegnamento, sono pervenute a noi la
tradizione degli Apostoli e la predicazione della verità".
Anche
qui Pietro non è elencato come il primo vescovo di Roma, dal
momento che è menzionato assieme a Paolo.
Questo
poi non è l'elenco dei primi Papi, ma soltanto di quei vescovi che si supponeva
avessero ben custodito e trasmesso ad altri la
dottrina insegnata dagli Apostoli.
In
fondo qui si applica il principio stabilito dall'Apostolo Paolo nella 2 Lettera
a Timoteo 2:1-2: " Tu dunque, figliuolo mio,
fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù, e le cose che hai udito da me in
presenza di molti testimoni, affidale ad uomini fedeli, i quali siano capaci di
insegnarle anche ad altri ".
Ma - possiamo chiederci - come si può esser
certi che ciò che è stato tramandato alle nuove generazioni di cristiani è
sempre costituito dagli stessi autentici insegnamenti di Gesù Cristo e degli
Apostoli?
Ireneo
di Lione, che ho citato, e che è stato citato anche dallo storico Eusebio di
Cesarea, lui stesso ci dice, all'inizio del III Libro della sua opera "Contro le Eresie", che gli Apostoli
nel loro insieme, "e ciascuno di
loro avevano lo stesso Vangelo di Dio. Matteo che
stava tra gli Ebrei pubblicò il Vangelo in ebraico, mentre Pietro e Paolo
evangelizzavano Roma e vi fondavano la chiesa. Dopo la loro
scomparsa, Marco, discepolo ed interprete di Pietro, pose per iscritto ciò che
Pietro aveva insegnato. Luca, compagno di Paolo, redasse a sua volta il
Vangelo da questi predicato. Più
tardi Giovanni, discepolo del Signore, che posò il capo sul petto di
Lui, pubblicò il suo Vangelo al tempo che dimorava ad Efeso, in Asia"
( ed. Cantagalli, Siena 1968, vol. I, p.231 ).
Tutto
questo significa che, secondo Ireneo, l'insegnamento di Gesù e degli Apostoli è stato fedelmente riportato prima di tutto nei Vangeli e
nel resto del Nuovo Testamento, tanto che Ireneo lo cita spesso nella sua
opera, perché considerava le Scritture come il punto assoluto di riferimento in
questioni riguardanti la fede cristiana. La tradizione orale, diceva Ireneo, è
utile per quelli che non sanno leggere; deve essere inoltre usata
quando si ha a che fare con gli eretici che non accettano tutte le Scritture:
a costoro bisogna indicare ciò che si insegna nelle chiese dove gli Apostoli
hanno insegnato. Dopo tutto, scriveva Ireneo, "se gli Apostoli non ci avessero lasciato le
Scritture, non si sarebbe forse dovuto seguire l'ordine della tradizione da essa
trasmessa a quelli ai quali affidavano le chiese? " ( op.cit. III, 4, 1 ; ed.cit.vol. I, p. 237 ).
Ma, grazie a Dio, aggiungo qui io, gli
Apostoli ci hanno lasciato le Scritture, e noi consideriamo le Scritture come
unica fonte autentica delle dottrine che stanno alla base della fede cristiana.
In
ogni caso, se vi fosse un'autentica tradizione al di fuori delle Scritture,
tale tradizione non potrebbe mai essere in contrasto con le Scritture, dato che
Come
ho già accennato, a parte l'interpretazione del famoso passo di Matteo 16:18-19, si deduce dai Vangeli, dagli Atti degli Apostoli e
dal resto del Nuovo Testamento che Pietro non esercitò mai una tale autorità
suprema su tutta
E se vogliamo parlare di tradizione a tutti
i costi, è un fatto che per almeno cinque secoli non c'è stato nessun Papato
nella Chiesa.
Quanto al passo di Matteo a cui ho fatto riferimento più
di una volta, credo che effettivamente Gesù abbia voluto fondare
Si
tratta, insomma, della roccia della sua fede posta sulla Roccia per eccellenza,
cioè su Gesù stesso. E la
fede di Pietro era come una roccia, perché il suo oggetto era lo stesso Gesù. A
tal proposito, dobbiamo tener presente ciò che lo stesso Pietro ha scritto
nella sua prima Lettera : "Accostandovi a Lui ( cioè
a Gesù ), pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini, ma innanzi a Dio eletta e
preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati quale casa spirituale,
per essere un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo".
Ora,
né in questo passo né nel resto del Nuovo Testamento troviamo un versetto in
cui si dice che Pietro è la pietra più importante
basata sulla Pietra angolare che è Cristo. Infatti
tutti i Cristiani indistintamente sono "pietre viventi" basate sulla Pietra vivente, che è il Signore
Gesù Cristo.
Sono
inoltre interessanti le parole rivolte da Gesù a Pietro, secondo Luca 22:31-32, " Simone,
Simone, ecco, satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma Io ho
pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai
convertito, conferma i tuoi fratelli ".
Indubbiamente
all'inizio e per alcuni anni l'Apostolo Pietro fu un esponente di primo piano
del gruppo apostolico, un leader riconosciuto tra
loro, ma mai un "Papa" con
poteri assoluti sulla Chiesa, seppur in Nome del Signore.
Lo stesso dicasi di Giovanni 21:15-19, "Quand'ebbero fatto colazione, Gesù
disse a Simon Pietro: 'Simone di Giovanni, mi ami più di questi?' Egli rispose:
'Sì, Signore, Tu sai che ti voglio bene'. Gesù gli
disse: 'Pasci i miei agnelli'.
Gli disse di nuovo, una seconda volta: 'Simone di
Giovanni, mi ami?' ' Egli rispose: 'Sì, Signore; Tu sai che ti voglio bene'. Gesù gli disse: ' Pastura
le mie pecore'. Gli disse la terza volta: 'Simone di Giovanni, mi vuoi bene?' Pietro fu rattristato
che Egli avesse detto la terza volta: 'Mi vuoi bene?' Egli rispose: 'Signore, Tu
sai ogni cosa; Tu conosci che ti voglio bene'. Gesù
gli disse: 'Pasci le mie pecore. In verità, in verità
ti dico che quand'eri più giovane, ti cingevi da solo
e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro
ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti '. Disse questo per indicare con
quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver
parlato così, gli disse: "Seguimi".
Il
riferimento al fatto che Pietro aveva rinnegato Gesù è
evidente: qui si tratta della riabilitazione ufficiale dell'Apostolo, che
certamente non fu il solo a "pascere
il gregge" del Signore. Pietro aveva bisogno di quelle parole di
conforto, che confermavano la sua chiamata
all'apostolato.
Quanto poi alla posizione di Pietro
nella Chiesa del primo secolo, sono degni di considerazione i suoi rapporti con
l'Apostolo Paolo.
Molto
illuminante è a tal riguardo il capitolo 2 della
Lettera ai Galati. Paolo, per ispirazione divina, andò a Gerusalemme per
esporre ai leaders della Chiesa, gli Apostoli, i
contenuti della sua predicazione. Si trattò di un'opportuna verifica,
considerando anche che egli non apparteneva al gruppo
dei Dodici ed era quindi nel numero degli Apostoli che, come Barnaba ed altri,
nel primo secolo ed in seguito sarebbero stati le guide della Chiesa, pur non
possedendo tutte le caratteristiche dei Dodici, come quella di essere stati
discepoli di Gesù mentre Egli era sulla terra, e testimoni oculari della Sua
risurrezione ( Atti 1:21-22 ).
Paolo
è messo qui sullo stesso piano di Pietro - "...perché Colui che aveva operato in Pietro per
farlo Apostolo dei circoncisi aveva anche operato in me per farmi Apostolo dei
Gentili", cioè dei non-Ebrei (Galati 2:8). Anzi nel versetto 9 Pietro
o Cefa è menzionato tra Giacomo e Giovanni, "che sono reputati colonne", e con Paolo viene
menzionato Barnaba - Paolo e Barnaba avrebbero evangelizzato prevalentemente i
non ebrei, mentre gli altri avrebbero evangelizzato prevalentemente gli Ebrei.
Dal
versetto 11 fino alla fine del capitolo ci troviamo poi dinanzi ad un Paolo che riprende in pubblico il presunto "primo Papa". Infatti
Pietro che ormai non osservava più tante norme tradizionali giudaiche, tra cui
quella di non mangiare assieme a non giudei, quando si accorse della presenza
di giudei cristiani, ma ancora incoerentemente osservanti di tali norme,
anch'gli si separò dai non giudei, ma cristiani, non mangiando più con loro, ed
inducendo così anche altri, tra cui lo stesso Barnaba, a fare lo stesso. C'era
quindi bisogno di un chiarimento di idee sia di ordine
dottrinale che di ordine morale, e questo fu proprio quello che Paolo fece,
sottolineando il fatto che ormai le "opere
della Legge" non avevano più il valore di un tempo, perché ora si era
giustificati dinanzi a Dio esclusivamente "mediante la fede in Cristo" ( v.16
).
Paolo
non ci dice quale sia stata la reazione di Pietro,
che, comunque, certamente non fece leva su un suo presunto "primato" per giustificarsi: se lo
avesse fatto, sarebbe stato un evento troppo importante da non trascurare in
quella lettera. Ma non troviamo qui il minimo accenno
ad una simile reazione.
Tutto
questo dunque ridimensiona di molto il ruolo avuto da Pietro nella Chiesa del
primo secolo: tra la posizione dell'Apostolo e quella di un Giovanni Paolo II
nella Chiesa Cattolica di oggi c'è un abisso che
neanche le più sofisticate argomentazioni della teologia cattolica possono e
potranno mai colmare.
È comunque un fatto che il celebre passo di Matteo 16:18 ss.
non fu interpretato da Pietro stesso e dagli altri Apostoli come l'interpreta
oggi
Non
c'è dubbio che Pietro svolse un ruolo importante nella
Chiesa del primo secolo, ma solo per qualche tempo, considerando che gli Atti
degli Apostoli si occupano per lo più di ciò che fece Paolo, e nelle Scritture
non si fa alcuna differenza tra ciò che fece Pietro e ciò che fece Paolo.
Certo, Pietro fu adoperato dal Signore per aprire la porta
del Regno di Dio ai non-ebrei, come deduciamo dall'episodio della conversione
di Cornelio e della sua famiglia, narrato nei capitoli 10 e 11 degli Atti degli
Apostoli; ma dopo di ciò Dio usò Paolo e molti altri, tutti forniti delle
"chiavi" dell'Evangelo per
far sì che molti potessero entrare nel Regno di Dio.
Sebbene
Pietro sia stato una figura eminente tra gli Apostoli,
non ne fu mai il capo riconosciuto - tra l'altro, fa fede di questo
specialmente un passo degli Atti degli Apostoli 8:14, dove leggiamo:"Ora gli Apostoli che erano a Gerusalemme,
avendo inteso che
Si
noti qui che il testo non dice che Pietro, quale capo
degli Apostoli e della Chiesa, mandò Giovanni, ma che gli Apostoli, nel loro
insieme, decisero di mandare in Samaria Pietro e Giovanni.
Inoltre,
sempre negli Atti degli Apostoli, capitolo 11, Pietro fu chiamato dagli altri
Apostoli a rendere ragione del fatto che aveva mangiato assieme ad un incirconciso. Pietro, allora, non si appellò ad una sua
presunta autorità personale su tutta
Quanto
al senso di Matteo 16:19, "Io ti darò le chiavi del Regno dei Cieli; e tutto ciò che avrai legato
sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra
sarà sciolto nei cieli", bisogna tener conto soprattutto della
terminologia rabbinica qui usata. Difatti i termini greci deô
(legare ) e luô ( sciogliere ) corrispondono
rispettivamente ai termini aramaici asàr e shera', che si riferiscono
alla facoltà che avevano le autorità religiose
giudaiche di dichiarare proibite o lecite determinate cose. Inoltre tale
facoltà comprendeva la "scomunica",
cioè il potere di allontanare dalla sinagoga chi era
ritenuto indegno ( come, ad esempio, in Giovanni 9:22) e riammetterlo, se si
pentiva sinceramente ( si veda Strack-Billerbeck , Kommentar zum neuen
Testament aus Talmud und Midrasch, Munchen, ed. 1982, vol.
I, pp.738 ss. ).
In
Matteo 16:19 la facoltà di "legare e sciogliere" sembra dunque essere una precisazione del
potere delle "chiavi del regno dei
cieli": chi possiede queste "chiavi",
può anche "legare e sciogliere".
C'è
inoltre da considerare che il potere dato a Pietro secondo questo passo, è dato
da Gesù anche agli altri discepoli secondo Matteo 18:18.
Da ciò
si può dedurre che la detenzione della "chiavi" non comporta uno speciale potere concesso soltanto a
Pietro, in quanto tale potere si identifica con quello
di "legare e sciogliere",
concesso anche agli altri discepoli –
"Io vi dico in
verità che tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo; e
tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo".
Queste
parole seguono immediatamente le disposizioni del Signore concernenti la
disciplina da praticare nella Chiesa: "Se
tuo fratello ha peccato contro di te, va e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; ma se non ti
ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia
confermata per bocca di due o tre testimoni. Se
rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta d'ascoltare anche la
chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. Io vi dico
in verità che tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel
cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo"
(Matteo 18:15-18).
Queste
ultime parole non possono logicamente essere legate a quelle che seguono nei
versetti 19 e 20 e che riguardano la preghiera comunitaria - esse seguono logicamente ciò che è stato affermato dal versetto
15 al versetto 17.
Tenendo
quindi conto di tutto il contesto del Nuovo
Testamento, possiamo dire che i discepoli del Signore, per quanto riguarda
l'evangelizzazione, con l'annunzio dell'Evangelo "legano" cioè dichiarano che una determinata persona è ancora
legata dal peccato e dall'ignoranza, se non ha accettato l'Evangelo, credendo
in Gesù quale Signore e Salvatore, e quindi "chiudono" il Regno di Dio ad una tale persona; oppure "sciolgono", cioè dichiarano che una
persona è libera dal peccato ed è figlio o figlia di Dio, perché ha creduto in
Gesù quale Signore e Salvatore, dopo essersi sinceramente pentito dei propri
peccati - in tal caso, i Cristiani che evangelizzano, "aprono" il Regno di Dio. Inoltre, come già ho affermato, il potere di "legare e sciogliere" comporta anche
la facoltà di una chiesa locale di esercitare la disciplina nei confronti dei
suoi membri indegni e che hanno commesso un peccato pubblico. La chiesa,
mediante il presbiterio o insieme degli Anziani , può
mettere un suo membro "fuori
comunione", non ammettendolo alla Cena del Signore finché non si sia
sinceramente pentito del mal fatto, e quindi può essere riammesso (1 Corinzi
5:1-5; 2 Corinzi 2:5-11). Quando i Cristiani esercitano tali
funzioni secondo la volontà di Dio, ogni loro decisione o dichiarazione è
avallata da Lui stesso.
Pietro
quindi, strettamente parlando, non ebbe nessun potere particolare, ma in base
alla sua dichiarazione di fede che per primo formulò chiaramente sotto
l'ispirazione dello Spirito Santo, ebbe solo il privilegio di essere il primo
ad esercitare tale potere in varie occasioni come, ad esempio, con il suo
discorso nel giorno di Pentecoste, quando si convertirono migliaia di persone,
e con la sua missione presso il centurione Cornelio, fatto questo che costituì
il primo passo verso l'ammissione di non-ebrei nella Chiesa.
Questi
testi, infine devono essere considerati alla luce di Giovanni 20:21-23: "Allora
Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre Mi ha mandato, anch'Io mando voi. Detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete
lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; e chi li riterrete, saranno ritenuti". Questo non può
significare altro - lo ripeto - che i Cristiani possono dichiarare che una
persona è stata liberata dai propri peccati, se crede in Gesù Signore e
Salvatore e si è pentito sinceramente di tali peccati, o che rimane in stato di
peccato se rifiuta di credere. Gesù infatti si
riferisce all'evangelizzazione che Egli affida ai Suoi discepoli.
Da
tutto ciò segue che la tradizionale interpretazione cattolica del passo in
questione è errata, perché è condizionata dalla dottrina cattolica sul Papato,
affermatasi non per obbedienza alla Parola di Dio, ma per un lungo e complesso
processo storico, che qui sarebbe difficile anche riassumere, considerando i
limiti di questa monografia.
Tuttavia
è molto interessante, a questo punto, conoscere il pensiero di
alcuni scrittori cristiani dei primi cinque secoli su tale questione: ci
troviamo di fronte ad una "tradizione",
che di solito è in contrasto con l'attuale dottrina cattolica sul Papato.
Facciamo
qui solo qualche esempio. Ho già fatto riferimento allo storico Eusebio di
Cesarea, contemporaneo dell'imperatore Costantino: Eusebio, a metà del IV secolo non sa nulla di un primato del vescovo di Roma
o Papa, e tanto meno di una sua infallibilità personale. Ma andiamo a qualche secolo prima, ad Origene, famoso e controverso
dottore e scrittore, che visse tra il II e il III secolo. Ecco che cosa
scriveva sul celebre passo di Matteo 16:18 ss. :
"Se anche noi abbiamo detto come
Pietro, Tu sei il Cristo, il Figlio dell'Iddio vivente, senza che questo ci sia
stato rivelato dalla carne e dal sangue, ma dalla luce proveniente dal Padre
Celeste e che è brillata nel nostro cuore, noi diveniamo Pietro, e quindi anche
a noi potrebbe essere detto dalla Parola, 'Tu sei Pietro, ecc.'. Infatti è una
pietra o roccia ogni discepolo di Cristo, dal quale bevvero quelli che bevvero dalla
roccia spirituale che li seguiva, e su ognuna di tali rocce è fondata ogni
parola della Chiesa... Ma se supponi che soltanto su Pietro sia costruita tutta
Anche
secondo Tertulliano, vissuto anche lui tra il II e il
III secolo, "Pietro" è un
nome simbolico dato a Simone, in quanto l'Apostolo doveva rappresentare il
credente in Cristo, che basa la sua vita esclusivamente su Cristo,
Il
celebre scrittore poi precisa il suo pensiero così, commentando proprio Matteo
16:18 ss. : " 'Su
di te - Egli dice - edificherò la mia chiesa' , e 'ti
darò le chiavi', e 'tutto ciò che scioglierai o
legherai '...
Tertulliano,
dunque, pur ritenendo che Cristo abbia costruito
Tutta
particolare, sempre a tal riguardo, è la posizione di
Cipriano, vescovo di Cartagine - siamo così in pieno III secolo. Egli si inserisce nella schiera degli scrittori cristiani dei
primi secoli, occupando un posto di notevole rilievo. E' noto soprattutto per
la sua opera "Sull'unità della
Chiesa". Abbiamo in questo trattato la prima "teologia della Chiesa", formulata
evidentemente sotto l'incalzare delle eresie che tendevano a minare l'unione
dei Cristiani. Si spiegano quindi le espressioni drastiche
di Cipriano come quella rimasta famosa: "Habere non potest Deum patrem qui Ecclesiam non habet matrem", cioè
"Non può avere Dio per Padre chi non
ha
Ma che cosa Cipriano intendeva per Chiesa?
E'
senz'altro il "Corpo di Cristo",
l'insieme di tutti i credenti in Gesù Signore e Salvatore. Secondo lui, non vi
possono essere più "Chiese cristiane",
nel senso di chiese separate l'una dall'altra, con
dottrine proprie e con una propria organizzazione indipendente, per non parlare
ovviamente di "chiese eretiche".
"Una è
Garanti
e pilastri di questa unità sono, a suo avviso, i
Vescovi o capi delle comunità locali: "E'
proprio questa unità che dobbiamo conservare fermamente e difendere soprattutto
noi vescovi, che stiamo a capo della Chiesa, e ciò affinché possiamo provare
che anche l'episcopato è uno e indiviso "( ibidem ).
Cipriano
prova che "l'episcopato è uno ed
indiviso" appoggiandosi su una sua interpretazione, estremamente
interessante, del famoso testo di Matteo 16:18-19.
La
difficoltà fondamentale dell'interpretazione del famoso passo da parte di
Cipriano è che essa ci è pervenuta in due differenti
edizioni che, a detta di alcuni esperti, potrebbero benissimo essere dovute
entrambe all'autore di tutta l'opera. Eccole: Prima
edizione : "Sopra
uno solo ha edificato
Seconda
edizione : "E
dopo la risurrezione gli dice: 'Pasci le Mie pecore'.
Sopra uno solo edifica
Come è chiaro, la prima edizione è
poco "pietrina", mentre
l'altra sembra addirittura affermare un primato universale di Pietro e dei suoi
successori. Resta però il fatto che pure nel testo "pietrino" non è evidente che
Cipriano avesse già delineato una chiara dottrina sul
Papato. Nella sua interpretazione, infatti, la ragione per cui fu dato a Pietro il primato è che l'Apostolo doveva essere
simbolo dell'unità che doveva regnare nella Chiesa cristiana. Particolarmente non risulta affatto che Cipriano ammettesse l'esistenza di
"successori di Pietro", in
questa sua particolare funzione simbolica.
Significativa è, in questo caso, la famosa
controversia sul battesimo degli eretici.
Attorno
alla metà del III secolo si pose il problema della validità del battesimo
conferito da eretici: coloro che provenivano da un'eresia e si convertivano,
dovevano essere ribattezzati ?
Cipriano,
vescovo di Cartagine, assieme ai vescovi africani, non ha alcun dubbio in
merito: "Se
Un
consiglio di vescovi riunitosi a Cartagine nel 255 confermò la posizione di
Cipriano.
Tuttavia Stefano, vescovo di Roma,
pensava il contrario e non intendeva cambiare idea: " Ci si attenga alla tradizione! Se degli eretici vengono a voi, si impongano loro le mani per accoglierli in penitenza"
( parole di Stefano riportate da Cipriano nell'Epistola 74, 1,2 ; ed. cit. p. 479 ). Egli minacciò perfino di considerare fuori della
comunione fraterna chi avesse agito diversamente.
Cipriano però fu anch'egli irremovibile,
non riconoscendo a Stefano l'autorità di imporre le sue idee ad altri.
Riferendosi
quindi all'atteggiamento del vescovo di Roma, egli domanda a se stesso: "Se è così che a Dio si rende onore; se così sono rispettate il timor di Dio e la disciplina dai suoi
adoratori e dai vescovi, abbassiamo le armi, porgiamo le mani alle catene,
cediamo al Diavolo la legge dell'Evangelo, l'ordinamento tracciato dal Cristo,
la maestà stessa di Dio. Sciogliamo il giuramento della
divina milizia, ammainiamo le bandiere dell'accampamento celeste. Si
pieghi
Certo,
queste non sono parole da rivolgersi, seppur indirettamente, al vescovo di
Roma, ad uno dei primi "Papi"...
Cipriano
in realtà non riconosceva al vescovo di Roma un'autorità suprema su tutta
Ecco
dunque che il vescovo di Cartagine proclama la netta superiorità della
Scrittura al di sopra della tradizione - anzi
Ancor
più complessa è la posizione di Agostino, vescovo di Ippona ( 354-430 d.C. ) e considerato "santo" dai Cattolici. In un primo
tempo egli aveva ritenuto che
Altrove
così il vescovo di Ippona
precisa ancor più il suo pensiero: Il nome di Pietro gli fu dato dal Signore,
perché doveva simboleggiare
"Pietro dunque è così chiamato dalla Roccia,
non
Indubbiamente
Agostino esaltò, forse fin troppo, il ruolo di Pietro nella Chiesa del primo
secolo, ma nelle sue opere non c'è traccia del Papato, nel senso che mai
l'illustre teologo sostenne che il vescovo di Roma fosse l'infallibile capo
della Chiesa universale.
Tratta
da "I quaderni" (Novembre
1997) di Edoardo Labanchi
(Nota: quando non è indicato
altrimenti, le citazioni "patristiche" sono tratte da William Webster, Peter the Rock, ed. Christian Resources Inc., Battle Ground,
Wa, U.S.A. 1996 - è un'importante antologia di testi
riguardanti l'esegesi di Matteo 16:18 ss.).