I libri apocrifi
cosa
sono - storia - autenticità - dottrine – errori
STORIA DEI LIBRI APOCRIFI
I libri apocrifi (da apokryphos,
termine greco che significa "nascosto")
detti deuterocanonici furono scritti durante i 400 anni di silenzio tra
il libro di Malachia e l'annuncio della nascita di Giovanni il Battista
(notizie su altri libri apocrifi, come i vangeli gnostici, sono
disponibili qui).
Il canone ebraico, o palestinese, fu fissato verso la fine del V secolo a.C., ai tempi di Esdra e Nehemia.
Dal tempo della chiusura del canone fino a Cristo non ci
furono profeti, quindi nemmeno scritti ispirati da Dio. A questo si riferisce
Gesù in Matteo 23:35, alludendo all'uccisione di tutti gli uomini retti, che
furono perseguitati, da Abele a Zaccaria, il cui libro era l'ultimo del canone
ebraico da Lui utilizzato.
Per quanto riguarda il canone dell'Antico Testamento,
dobbiamo attenerci senz'altro a quello stabilito dagli Israeliti, poiché è a
loro che Dio rivelò
Gesù stesso citò la triplice divisione del canone
palestinese, che non comprende alcun libro apocrifo: "Queste sono le
cose che io vi dicevo quand'ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose
scritte di me nella LEGGE DI MOSÈ, nei PROFETI e nei SALMI,
fossero adempiute" (Luca 24:44).
Oltre agli apocrifi dell'Antico Testamento, esistono numerosi apocrifi del
Nuovo Testamento. Ne sono un esempio i vangeli della natività e dell'infanzia,
le cui pagine sono cariche di scenette in cui Gesù ancora bambino compie pittoreschi
miracoli per divertimento; o l'apocrifo di Giovanni, in cui si legge
addirittura che Gesù incita i nostri progenitori a peccare e a disubbidire a
Dio; e molti altri ancora.
È
dimostrato (si veda anche questo
studio) che si tratta di falsi storici, che spesso hanno attinto proprio ai
Vangeli canonici. Molte persone, purtroppo, amano sentir parlare di testi
segreti, messaggi nascosti, presunte cospirazioni, e accettano acriticamente
gli apocrifi solo perché diversi e "intriganti".
"Infatti
verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di
udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e
distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole". (2 Timoteo 4:3-4)
IL CANONE: QUELLO
CRISTIANO O QUELLO CATTOLICO?
Nonostante
questo, la chiesa cattolica romana si rifà al cosiddetto canone "alessandrino" o "cattolico", il quale aggiunge alla
Bibbia i seguenti 12 libri apocrifi:
·
Tobia;
·
Giuditta;
·
Sapienza di Salomone;
·
Ecclesiastico o Siracide (o Sapienza di Gesù
figlio di Sirac);
·
Baruc;
·
Epistola di Geremia (inclusa sovente alla fine di Baruc);
·
aggiunte al libro
di Ester (il "sogno di Mardocheo");
·
tre aggiunte al
libro di Daniele ("il cantico dei tre giovani", "Susanna e i
vecchi", "Bel e il dragone");
·
i libri 1 Maccabei e 2 Maccabei.
La
chiesa cattolica li definisce libri deuterocanonici, ossia aggiunti al
canone della Bibbia (il canone
è l'insieme dei libri riconosciuti sacri e autentici dalle prime Chiese
Cristiane).
Questi scritti sono chiaramente non ispirati: in essi, come vedremo tra poco,
vi sono racconti leggendari, palesi imprecisioni storiche (mentre tutta la
parte storica dell'Antico Testamento è stata sempre puntualmente confermata
dalle ricerche
archeologiche), e gravi contraddizioni con l'insegnamento dei libri ispirati.
A
titolo d'esempio citiamo la conclusione del secondo libro dei Maccabei: "Era mia intenzione offrire
un'esposizione ordinata e ben fatta degli avvenimenti. Se è rimasta imperfetta
e soltanto mediocre, vuol dire che non ero in grado di fare meglio"
(15:38).
Così
non si sarebbe mai espresso un uomo consapevole d'aver scritto guidato dallo
Spirito Santo di Dio.
IL CANONE ALESSANDRINO È
AUTENTICO?
Ma è
davvero mai esistito un canone Alessandrino?
La
scienza biblica, oggi finalmente anche da parte cattolica, ha abbandonato
l'idea che tra gli ebrei vi fossero in vigore due canoni, uno "palestinese" e uno "alessandrino" distinti e in qualche
modo in antagonismo, in quanto mancano evidenze tali da poterlo affermare.
Questo antagonismo, per diverso tempo è stato asserito in particolare dai
fautori del "canone lungo"
per giustificare l'inclusione dei deuterocanonici all'interno del canone
cattolico, ma oggi è un ipotesi del tutto abbandonata.
In ogni
caso, era convinzione quasi unanime presso gli scrittori cristiani dei primi
secoli, che i testi non inclusi nel canone palestinese non dovessero essere
utilizzati per la lettura pubblica o per le controversie dottrinali (la
pensavano così Girolamo, Melitone da Sardi,
Tertulliano, Ilario, Rufino, Atanasio, e Origene, le cui opere coprono il
periodo che va dal II al VI secolo d.C.).
Non va,
inoltre, dimenticato che citare un brano non ha il significato di attribuire
canonicità al testo da cui si è citato. Gli stessi scrittori neotestamentari, a
scopo di edificazione, facevano largo uso di citazioni tratte anche da testi
pagani: Paolo cita dai "Fenomeni"
del poeta-filosofo Arato (Atti 17:28), dal "Thais" del poeta Menandro (1 Corinzi
15:33) e forse dal filosofo Epimenide (Tito 1:12);
nessuno affermerebbe che questi scrittori pagani fossero "ispirati" da Dio e la loro
produzione meritevole di essere introdotta nel canone neotestamentario!
Che
dire poi di brani di testi apocrifi non "deuterocanonici", citati da scrittori neotestamentari, come è
il caso del Libro di Enoc e dell'Assunzione di Mosè, citati nell'Epistola di
Giuda?
Secondo
i teologi cattolici, il cosiddetto canone Alessandrino sarebbe documentato
dalla traduzione greca dell'Antico Testamento detta dei Settanta (LXX, o Septuaginta), ma i manoscritti che contengono tale versione
documentano una notevole incertezza a proposito di quanto fosse da accettare
come canonico.
Il
codice chiamato Vaticano (catalogato con la lettera B), manca di 1 e 2 Maccabei, e include 1 Esdra (che neppure i cattolici
ritengono canonico); il codice detto Sinaitico
(catalogato con la lettera ebraica "aleph")
include solo Giuditta, Tobia, 1 Maccabei e 4 Maccabei (non considerato canonico dai cattolici). Il
codice detto Alessandrino (catalogato con la lettera A) include 1 Esdra, 3 e 4 Maccabei (che i cattolici ritengono non canonici).
Non
esistono testi della Settanta anteriori al IV secolo d.C.,
cioè le testimonianze in nostro possesso di questa versione sono posteriori
alla loro compilazione di ben 600 anni! Può ben essere che i testi apocrifi
dell'Antico Testamento fossero aggiunti a tale versione in epoca cristiana.
Appare
molto probabile che non è mai esistito un canone Alessandrino, e gli stessi
ebrei alessandrini non ne fanno menzione; basti pensare che il filosofo ebreo
Filone di Alessandria vissuto a cavallo tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., non utilizza mai nei propri scritti gli apocrifi.
L'unico
canone legittimo è quello contenente i 39 libri dell'attuale Antico Testamento,
ossia quello Palestinese.
BREVE ANALISI DEI MAGGIORI LIBRI APOCRIFI
Sia i
libri apocrifi che le aggiunte furono considerati ufficialmente dalla chiesa
cattolica romana "scrittura ispirata da Dio" solo nel 1546, col
concilio di Trento.
Questo
concilio riaffermò, in sostanza, ciò che il Concilio di Cartagine
aveva dichiarato ben 4 secoli dopo Cristo, ossia che gli apocrifi erano da
considerarsi parte della Scrittura; eppure il canone era stato stabilito già
dal primo secolo, e non includeva gli apocrifi (per approfondimenti, vedere la
pagina sul canone).
Vennero dichiarati canonici soprattutto per avvalorare la falsa dottrina del
purgatorio.
Prima
di questa data, anche diversi papi li avevano dichiarati non canonici (Gregorio
Magno e Leone X), senza contare che i primi Cristiani (e i "padri" Gregorio Nazianzeno,
Atanasio, Ilario di Poitiers, Cirillo di Gerusalemme) non li riconobbero mai
come Parola di Dio.
Noi
Cristiani evangelici non riconosciamo i libri apocrifi come Parola di Dio per
le seguenti ragioni:
1)
In essi vi sono innumerevoli
contraddizioni (reali e non apparenti), falsi insegnamenti ed errori storici.
Queste
sono alcune delle numerose falsità ed errori che esistono in questi libri, e
che ci fanno comprendere che gli scrittori che scrissero quelle cose non furono
sospinti dallo Spirito Santo.
Nei
libri apocrifi ci sono anche delle storie che servono di base ad alcune false
dottrine presenti nella chiesa cattolica romana, come il purgatorio e le
preghiere per i defunti.
Per esempio, nei Maccabei ci sono dei passi che
parlano di preghiere per i morti e di un sacrificio espiatorio offerto per dei
morti (cfr. 2 Maccabei
12:38-46) e di preghiere fatte da un sacerdote morto e dal profeta Geremia
(morto anch'egli) per i vivi sulla terra (cfr. 2 Maccabei 15:11-16).
Altre
simili falsità sono presenti in Baruc 3:4, dove si
afferma che Dio ascolta le preghiere dei morti. In Tobia (versi 12:9 e 14:11),
dove viene insegnata la salvezza mediante le opere, in contrasto con gli insegnamenti
della Parola di Dio (cfr. Efesini 2:8,9).
In
Sapienza viene poi insegnata l'esistenza dell'anima delle persone prima della
creazione del corpo (verso 8:19) e la creazione del mondo partendo da materia
preesistente (11:17).
2) Né
Gesù Cristo e neppure gli apostoli fecero mai riferimento a questi libri
apocrifi.
Gesù e
i Suoi discepoli citano per circa 300 volte l'Antico Testamento dalla versione
greca, ma non citano mai neppure un passo dai libri apocrifi.
Ciò sta
a dimostrare che essi non erano considerati da loro Parola di Dio.
Sebbene
esistano un paio di allusioni a opere di poeti dell'epoca e a un libro
apocrifo, ciò non serve certamente a confermarli come Parola di Dio (si veda ad
esempio questo breve
studio sulla tradizione). Né si possono accettare come ispirati solo
perché in essi sono contenute anche alcune verità. Satana sa mescolare
astutamente la menzogna con la verità per rendere accettevole
il falso e per trasformare in menzogna il vero.
3)
Gli Ebrei prima e poi anche i Cristiani
dei primi secoli dopo Cristo non li riconobbero mai come canonici.
Gli
Ebrei, a cui (non lo dimentichiamo questo) "furono affidati gli oracoli
di Dio" (Romani 3:2) non riconobbero mai come canonici quei libri e
quelle aggiunte ad Ester e a Daniele; è per questo infatti che nella Bibbia
ebraica (che contiene solo i libri dell'Antico Patto) essi sono assenti.
Il
fatto che la traduzione dei Settanta (LXX) fu rifiutata dagli ebrei perché contentente gli apocrifi, e il fatto stesso che il
magistero cattolico li considera deuterocanonici (aggiunti al canone ma
inferiori) è molto significativo. Ciò non è accettabile perché l'autore dei
libri ispirati è Dio, e dunque un libro o è ispirato o non lo è affatto.
Giuseppe Flavio, storico giudeo-romano del I secolo d.C.,
considerava chiuso il canone dell'Antico Testamento ai giorni di Artaserse,
ossia al tempo di Esdra. Ecco le sue parole: "Abbiamo soltanto 22 libri
illustranti la storia dell'intero periodo, libri ritenuti di origine divina.
Cinque di questi appartengono a Mosè e contengono le sue leggi e le tradizioni
delle origini del genere umano fino al tempo della morte di Mosè. Dopo di essa,
fino al regno di Artaserse, i profeti che successero a Mosè scrissero la storia
degli avventi che si verificarono nel loro tempo in 13 libri. I rimanenti 4
libri comprendono inni a Dio e precetti per la condotta nella vita dell'uomo.
Dai tempi di Artaserse fino ai nostri giorni, ogni avvenimento è stato
riportato, ma questi recenti documenti non sono stati reputati degni di credito
uguale a quelli che li hanno preceduti, in quanto manca l'esatta successione dei
profeti. La prova pratica dello spirito con il quale trattiamo le nostre
Scritture sta nel fatto che benché sia ora trascorso un così grande lasso di
tempo, non un'anima si è avventurata ad aggiungere o togliere o alterare una
sillaba, ed è nella natura di ogni Ebreo, dal giorno della sua nascita, di
considerare queste Scritture come insegnamento di Dio e di osservarle e, se ne
sorgesse la necessità, dare con gioia la sua vita per esse" (Commentario abbreviato di Hallet, pag.
335).
Giovanni
Diodati (1607) scrisse in proposito: "Questi
libri sono stati dai Greci nominati, Apocrifi; cioè, occulti, e nascosti:
parte, perché di molti era occulto chi ne fosse l'autore: parte anche, perché
non avevano pubblica autorità nella Chiesa, come procedenti immediatamente
dall'ispiratone dello Spirito santo... In questi Apocrifi appare chiaramente lo
stile non esser quello dello Spirito Santo, che ha parlato per li profeti, e
per gli Apostoli; e vi si contengono molte cose false, contrarie alla verità
autentica della pura parola di Dio: e degli Scrittori ancora non s'ha alcuna
testimonianza, che siano stati inspirati da Dio, in quella maniera che quegli
altri: e perciò
E dato
che la curia romana si appoggia così tanto ai cosiddetti "antichi
padri" facciamo presente che ci sono molte testimonianze di alcuni dei
cosiddetti "padri" vissuti
nei primi secoli dopo Cristo che dicono che quei libri non vanno considerati
canonici.
Uno di questi, Girolamo, tenuto in grandissima stima dai Cattolici, affermò: "
Il concilio di Trento dunque, riconoscendo per canonici gli apocrifi ha
contrastato anche Girolamo che è l'autore della traduzione latina detta Vulgata
che il concilio di Trento ha dichiarato dovere essere accettata come la sola
autentica tra tutte le versioni.
4) Infine,
ciò che più importa è che lo Spirito Santo, che Gesù definì lo Spirito della
verità, non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che gli apocrifi sono
Parola di Dio perché ci fa sentire in maniera inequivocabile che essi non
devono essere accettati.
Le
pecore del Signore conoscono
Il
Signore stesso rende i Suoi servi capaci di discernere se un libro viene da Lui
o meno, o se contiene realmente il suo messaggio.
A
questo riguardo leggiamo le parole di Gesù in Giovanni 10:3-4: "A lui
apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie
pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore,
va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce".
Coloro
che appartengono a Dio, riconoscono e capiscono se è Lui a parlare, sia dal
"suono" della voce, sia dal contenuto delle parole.
CONCLUSIONE
Concludiamo
citando le seguenti Scritture che attestano che è vietato sia aggiungere che
togliere alcunché alla Parola di Dio: "Ogni
parola di Dio è affinata col fuoco... Non aggiungere nulla alle sue parole,
ch'egli non t'abbia a riprendere, e tu non sia trovato bugiardo" (Proverbi 30:5,6)
"Non
aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla.." (Deuteronomio 4:2).
"Io
lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se
alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in
questo libro; e se alcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa
profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell'albero
della vita e della città santa, delle cose scritte in questo libro" (Apocalisse 22:18,19).
Si vedano anche:
· Apocrifi: i vangeli Gnostici
· La Sacra Bibbia: origini, attendibilità e
affidabilità storica
· Esistono contraddizioni nella Bibbia o nei vangeli?
·
Qual è il messaggio del Vangelo di Cristo?
Tratto dal sito: http://camcris.altervista.org/