La messa
e la transustanziazione
QUALCHE COMMENTO SULLA MESSA
La
dottrina cattolica della messa, stabilita dal Concilio di Trento, afferma che
essa è un sacrificio propiziatorio che viene offerto per espiare i
peccati dei viventi e dei morti in Cristo.
Quindi
non è possibile rinnovare il Suo sacrificio per aiutare le anime del purgatorio
(da notare che
Dio
afferma, al contrario, che il sacrificio di Cristo non può essere ripetuto
perché è sufficiente per tutti i tempi per la remissione dei nostri peccati: "Non
mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità. Ora, dov'è remissione
di queste cose, non c'è più luogo a offerta per il peccato" (Ebrei
10:17-18).
"Il
Sangue di Gesù .. ci purifica da ogni peccato" (1 Giovanni 1:7).
Accanto alla dottrina cattolica del sacrificio giornaliero, c'è la tradizione
cattolica secondo la quale la sostanza del pane e del vino viene cambiata
effettivamente nel corpo e nel sangue di Cristo; ciò è chiamato transustanziazione.
Questa
tradizione si introdusse nella chiesa cattolica verso il 380 d.C., divenne dogma nel 1215 e si cominciò a inginocchiarsi
davanti all'ostia nel 1226.
La
chiesa cattolica, accettando questa tradizione, cerca di sostenerla con le
parole di Gesù: "Questo è il mio
corpo", ma queste parole non insegnano che il pane subisce un
cambiamento diventando letteralmente carne di Cristo. Gesù, dopo aver detto
"questo è il mio corpo",
chiama il pane nello stesso brano per ben tre volte "pane" (1
Corinzi 11:24-28).
Lo
stesso pensiero troviamo riguardo al vino, il quale viene chiamato "frutto
della vigna" (Marco 14:25), quando invece avrebbe dovuto già essere
stato cambiato in sangue.
Così
per poter interpretare letteralmente le tre volte che viene chiamato pane, è
necessario interpretare figurativamente le parole "questo è il corpo" nello stesso modo in cui interpretiamo le
parole di Cristo: "io sono la porta".
Nella
messa non avviene alcun cambiamento (1), mentre nei
miracoli di Cristo ciò era evidente. Quando per esempio Cristo cambiò l'acqua
in vino, fu chiaro a tutti che non si trattava più d'acqua, ma di vino
(Giovanni 2:9-10).
Questo
cosiddetto cambiamento è impossibile anche perché Cristo si trova corporalmente
in cielo nell'età presente.
Ciò
viene spiegato da Pietro in Atti 3:21 e riaffermato in Ebrei 10:12: "Questi, dopo aver offerto un unico
sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio".
Cristo
insegnava ai Suoi discepoli di fare la santa cena in ricordo di Lui e di ciò
che ha fatto per noi: "Fate questo in memoria di Me" (1
Corinzi 11:24).
1)
Nell'epistola agli Ebrei, l'apostolo Paolo ci ricorda che le cose visibili sono
solo immagine (ombra) delle cose invisibili, spirituali; esse hanno il solo
compito di far giungere al nostro spirito delle realtà altrimenti
incomprensibili alla ragione. La strada per arrivare a Dio infatti non parte
dalla ragione, ma dalla rivelazione data liberamente da Dio ai credenti.
Quando
dunque Gesù dice: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue", di
fatto il senso è: Come io ho fatto la volontà del Padre mio e ho messo la mia
vita sull'altare del sacrifico, così conviene che anche voi facciate la stessa
cosa.
Dicendo
così, Gesù mette se stesso come esempio di vita da seguire. Non sarà certo il
nostro sangue purificatore di nessuno, perché nessuno può mettere il suo sangue
davanti alla giustizia di Dio, e alla pari di Gesù, reclamare la salvezza di
chicchessia; di certo, Iddio gradisce il nostro sacrificio spirituale offerto
sul suo altare interamente, e non accetta sacrifici parziali.
Se
vogliamo presentarci davanti ai simboli del pane e del vino, ricordiamoci che
il sacrificio di Cristo non è razionale, e nemmeno l'interpretazione può
esserlo.
Si vedano anche:
Tratto dal sito: http://camcris.altervista.org/