Zoroastrismo -
Mazdeismo
Secondo la tradizione lo Zoroastrismo, anche detto
Mazdeismo, nasce con la parola di Zarathustra (Zoroastro),
nella Persia di circa 8000 anni fa: l'attuale Iran. In realtà, anche se alcuni zoroastristi lo fanno risalire
solo al 600 a.C.,
analisi storiche sullo stile della sua scrittura situano la vita di Zarathustra fra il 1500 e il 1000 a.C.
Il Mazdeismo adora Ahura Mazda, il "Saggio Signore", creatore del mondo
e dell'uomo, che sarà giudice alla fine dei tempi. Egli agisce tramite Spenta Mainyu (in avestico "santo spirito") di cui è padre, i sei amesha spenta, "santi immortali", sorta di arcangeli, e gli yavata ("venerabili"),
analoghi agli angeli minori, fra cui Mitra è il più importante.
Il nemico di Ahura Mazda è Angra Mainyu, ("spirito malvagio"), dio del male,
della menzogna, delle tenebre e dell'impurità e origine delle malattie, che
agisce circondato dai sei daeva,
i demoni, e che si è ribellato a Mazda 3000 anni dopo la creazione del Mondo.
Nello Zoroastrismo i due Mainyu, Spenta e Angra, che si rivolgono rispettivamente al bene (asha) e al male (drug), così come
gli amesha spenta, gli yavata e i daeva, sono spiriti
nati nel mondo creato da Mazda, e acquisiscono spesso carattere di principi
astratti, concetti etici, il cui confronto avviene a livello di coscienza
individuale, tanto che si può parlare del primo vero monoteismo della storia
della religione.
Il libro sacro dello Zoroastrismo è l'Avesta, che
include le parole originarie di Zarathustra, raccolte
nei cinque inni detti Gatha. Il Mondo secondo lo
Zoroastrismo deve attraversare tre ere: la creazione, il mondo presente, in cui
il Bene e il Male si mescolano e si fronteggiano,
l'era finale, in cui il Bene e il Male saranno separati e il Bene vincerà sul
Male, grazie all'intervento di un Saoshyant ("Salvatore"), nato da una vergine
della genia del profeta Zoroastro, che risorgerà
dalla morte per essere giudice nel Giudizio Finale.
Zoroastro per primo predicò la
resurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale in cui l'uomo, al
cospetto di Dio, deve rispondere delle sue buone e cattive azioni.