IL BUDDISMO
Il buddismo, insieme con l’induismo,
recentemente sembra esercitare un grande fascino anche verso gli occidentali
nominalmente cristiani. Non è raro, neanche qui in Italia, sentire parlare di
buddismo, soprattutto quando personaggi famosi del mondo dello spettacolo e
dello sport, dichiarano apertamente di simpatizzare per tale disciplina. Ma poi
vi sono anche dei films, come «Il piccolo Buddha», che contribuiscono alla sua
notorietà. Oggi, c’è nel buddhismo una notevole carica missionaria, rivolta in
particolare ai Paesi dell’Occidente, compresa l’Italia dove oggi esistono
alcuni centri buddisti molto attivi. Ma cos’è questo buddismo? Quali sono le
dottrine essenziali? Quali sono i valori che propone?
Cenni Storici
Il termine «buddismo» deriva
dal titolo onorifico di «Buddha» (dal
sanscrito «risvegliato» o «illuminato»). Il buddismo nasce
nell’ambiente culturale indiano, e poi, sotto l’influsso di monaci buddisti, si
espande a macchia d’olio, prima a Sud e poi a Nord (Tibet, Cina, Corea e Giappone).
In breve, è un movimento filosofico-religioso separatosi dall’induismo
tradizionale.
Origini
Tutto cominciò in India nel
Suo padre Suddhodana cercò di tenerlo lontano dalle difficoltà della
vita, circondandolo di ogni possibile agio. Tuttavia, la natura meditativa del
giovane diede ben presto una svolta decisiva alla sua vita.
In varie occasioni, passeggiando nei dintorni della reggia, Gautama
vide un vecchio, un malato ed un morto.
Pieno di compassione per l’umanità, cercò di scoprire il modo per
superare il dolore e la morte stessa.
Fu così che all’età di ventinove anni il giovane principe abbandonò la
moglie e la famiglia per divenire un asceta itinerante. Si accorse, però, che
neanche quella era la via per risolvere il problema.
Un giorno, mentre era sotto un albero in “meditazione”, sarebbe stato “illuminato”,
e divenne, appunto, il Buddha, che, come abbiamo detto, vuol dire proprio «illuminato».
Non fu, però, illuminato da qualche divinità, ma da lui medesimo,
poiché da sé stesso comprese quella che sarebbe stata chiamata la via
di mezzo, cioè il giusto
equilibrio tra gli estremi, tra una vita dedita alle gioie ed ai piaceri
terreni, e l’umiliazione fisica di un’ascesi troppo severa.
Questa era basata sulle quattro verità fondamentali, che dopo vedremo di cosa si tratta.
Dopo essere stato “illuminato”,
Gautama si rivolse ai cinque asceti che si erano uniti a lui nella ricerca
della liberazione dalla sofferenza e dalla morte, in un discorso definito il «Manifesto del Buddismo», che costituì,
senz’altro, il punto di rottura con la religione tradizionale, anche se alcuni
suoi concetti furono mantenuti, come, ad esempio la reincarnazione e
l’esistenza degli dèi, o esseri superiori.
Tuttavia, nel buddismo delle origini non c’è posto per Dio, o divinità
varie, che possano aiutare l’uomo a raggiungere la felicità (Nirvana), cioè
l’assenza completa di desiderio.
Il Buddha stesso non pretese mai di essere divino.
Nella sua fase originaria il buddismo si presenta solo come una
filosofia atea ed agnostica.
Scuole e
correnti
Dopo questa esperienza, il Buddha iniziò la sua predicazione che doveva
durare circa 45 anni, facendo molti adepti e creando la «Comunità di monaci buddisti» (Sangha).
Comunque, ormai vecchio, dopo una breve malattia causatagli da
un’intossicazione intestinale, Buddha muore probabilmente attorno al
Subito dopo la sua morte si formarono sulla sua persona molte leggende
che ne fecero un personaggio mitico: egli sarebbe stato preceduto da sei Buddha
e seguito da altri; la sua vita sarebbe stata un susseguirsi di miracoli, uno
più strepitoso dell’altro. Ebbe così inizio un processo di glorificazione che
portò a fare del Buddha storico un essere divino, che avrebbe addirittura
posseduto tre corpi:
1. quello fittizio del Buddha storico, ombra o
riflesso del vero corpo;
2. quello raggiante di luce, in cui si
manifesta il frutto delle azioni meritorie compiute da un Buddha nel corso
delle sue esistenze precedenti;
3. quello vero, detto «corpo della legge» (dharmakaya), che esprimeva la natura perfetta
del Buddha, come realtà coestensiva all’universo, e costituente il fondo di
tutti gli esseri.
Il Buddha non nominò mai un successore, limitandosi a dire ai discepoli
di fare della dottrina stessa la loro unica e vera guida.
Ben presto, però, i suoi seguaci si scontrarono sull’interpretazione di
essa, e sorsero così le diverse scuole buddiste. Attualmente si distinguono tre
grandi correnti principali:
1. Il piccolo Veicolo (Hinayana), nota anche come «Scuola del Sud» poiché è diffusa
soprattutto nell’Asia meridionale (Birmania, Sri Lanka, Cambogia e Thailandia).
Coloro che aderiscono a questa corrente sono dei conservatori, in quanto si
considerano i depositari dell’ortodossia buddista. Essa è d’impronta atea ed
individualista. L’uomo si salva da solo, praticando la vita monastica, l’ascesi
e la meditazione.
2. Il grande Veicolo (Mahayana), nota anche come «Scuola del Nord» poiché, al contrario
della precedente, questa si è diffusa soprattutto nell’Asia settentrionale
(Cina, Giappone, Corea, Mongolia, Nepal, India del Nord e Tibet). Attualmente è
la forma di buddismo più diffusa nel mondo. Diciamo che, rispetto al
precedente, è più religioso, avendo introdotto elementi dedotti probabilmente
dall’induismo e, in generale, scaturiti dal desiderio, tutto umano, di avere
qualche salvatore che aiuti in questa vita e nell’altra. In contrapposizione
con «Il piccolo Veicolo» sostiene:
· che esiste una sola realtà assoluta;
· che l’esistenza dell’IO individuale è
illusoria;
· che la salvezza si raggiunge solo con
l’aiuto degli altri;
· che la massima perfezione consiste
nell’avere così tanta compassione verso gli altri da rinunciare al nirvana per salvarli.
3. Il Veicolo delle formule magiche (Mantrayana), nota anche come «Veicolo di diamante», si sviluppò a
partire dal VI-VII sec. d.C.. Si è diffusa particolarmente in Tibet e, in minor
entità, anche in Nepal, Cina e Giappone. Propone la salvezza attraverso
pratiche magiche e rituali erotici.
Il buddismo moderno, ha preso le caratteristiche proprie delle
religioni di questo mondo: templi, considerati luoghi sacri, in cui domina la
statua del Buddha, oggetto di venerazione da parte dei fedeli; recitazione
(simile al rosario del cattolicesimo) dei discorsi del Buddha da parte dei
monaci nelle case dei fedeli, che così pensano di guadagnare meriti (simile
alle opere meritorie del cattolicesimo) migliorando la loro situazione quanto
ad energia karmica; gli
stessi monaci costituiscono una specie di casta sacerdotale.
Il buddhismo
in Italia
Dal 1900 (e specialmente dal 1950) ebbero ampia espansione anche in
Italia alcuni movimenti che si ispirano al buddismo. In Italia il buddismo è
presente sotto due forme: il buddismo tibetano, appartenente alla corrente «Il grande veicolo», ed il buddhismo
giapponese, Zen.
Il Buddhismo
tibetano
Esso è presente in Italia ad opera di monaci tibetani, che hanno dovuto
abbandonare il loro paese in seguito all’invasione cinese.
Al centro «Rabten Ghe-pel-Ling»
sito in Milano, si svolgono gli insegnamenti teorici e pratici.
Comunque, il centro più organizzato ed efficiente si trova fra le
colline della campagna toscana, nei pressi di Pomaia. In questo complesso
monastico vivono una trentina di persone che organizzano corsi, a cui
partecipano ogni anno circa 800 persone.
Un altro gruppo di buddisti tibetani fa capo ad un periodico che si
chiama «Ascesi».
I seguaci dividono il tempo tra studio del buddismo, meditazione e
lavoro manuale.
Il Buddhismo
giapponese: lo Zen
Le pratiche insegnate da questa corrente del buddismo hanno trovato
buona accoglienza in Italia.
Il centro italiano più importante è il monastero di Milano diretto da
un veneziano.
Non si hanno notizie attendibili sul numero esatto di coloro che
possono definirsi adepti del soto zen. Nel nostro Paese sarebbero alcune decine, mentre più vasta sarebbe la
cerchia dei simpatizzanti, stimabile attorno alle 500 unità.
Il buddhismo Zen insegna che il soggetto, o «Io individuale», è soltanto illusorio: il vero Sé dell’uomo è la
coscienza di Buddha.
Anche l’universo non è che una manifestazione del Sé, della Mente,
della Coscienza del Buddha.
Per giungere all’illuminazione si deve praticare la meditazione che
consiste nello stare seduti a gambe incrociate, col busto eretto, respirando
regolarmente, tenendo gli occhi leggermente aperti, spingendo la lingua contro
il palato.
Durante la meditazione occorre abbandonare la propria individualità per
riconoscersi come “Sé universale”,
come Buddha stesso.
Cenni Dottrinali
Il Buddha può essere considerato un “protestante” rispetto all’induismo tradizionale. Infatti, fu un
agnostico e, come tale, non si occupò di questioni metafisiche, anzi vide un
pericolo in esse, in quanto potevano distrarre gli uomini dal vero problema:
slegarsi dall’eterno ciclo di nascita e rinascita.
La liberazione non può avvenire seguendo una religione.
Nel buddismo originario ognuno è solo, nel senso che solo da lui, o
lei, dipende la propria liberazione anche se altri – a partire dallo stesso
Buddha – possono indicare la via della salvezza.
Ora, gli insegnamenti del buddismo si incentrano, sinteticamente, su tre
punti.
Il Karma
Il Karma può essere descritto come la somma dei pensieri e delle azioni
di un individuo nell’insieme delle sue incarnazioni.
In ogni incarnazione l’uomo modifica il suo karma o in bene o in male.
Come modificarlo in bene?
Semplice!
Per mezzo di atti moralmente buoni, di riti e di un’autodisciplina
ascetica.
È così che migliorando il proprio karma, si sfugge alla terribile successione
eterna di nascite e di rinascite.
Ciò costituirebbe la salvezza.
Le quattro
verità fondamentali
La serie delle reincarnazioni può essere spezzata coltivando certe
virtù e compiendo certi atti.
Ecco le quattro verità fondamentali propugnate dal Buddha Gautama:
1. l’esistenza umana comporta automaticamente
la sofferenza;
2. la sofferenza è causata dal desiderio del
piacere;
3. il sollievo è raggiunto solo mediante
l’estinzione del desiderio del piacere;
4. una «strada ad otto corsie» deve essere
seguita per eliminare il piacere.
La «strada ad otto corsie»
costituisce, in pratica, la via della salvezza.
Essa consiste nelle seguenti attività:
· concezioni
esatte: sono quelle elencate
sopra;
· giuste
aspirazioni: rinunziare al piacere
e desiderare il bene;
· giusto
parlare: non mentire, non usare
parole oziose;
· retta
condotta: comportarsi bene;
· retto
agire: non vendere persone come
schiavi, né macellare animali;
· retto
sforzo: coltivare stati mentali
positivi;
· retta
diligenza: cercare il dominio di
sé in ogni cosa;
· retta
concentrazione: darsi alla
meditazione finché giunga la pace.
Il Nirvana
Esso è la meta verso la quale tendono i buddisti. Più esattamente è il
luogo dove il desiderio del piacere, che è la causa della sofferenza, è
assente. Diciamo una specie di “Paradiso”.
La via più rapida e sicura per raggiungere il nirvana, è entrare nell’ordine monastico fondato
dallo stesso Buddha: lì si possono trovare tutti gli aiuti e le circostanze
favorevoli per un’ascesi perfetta.
Brevi Considerazioni Conclusive
Si noti come il buddismo offra una salvezza fittizia poggiata su un
ragionamento tedioso. Infatti, domandiamo: cos’è il bene? Cos’è il male? Cos’è
il piacere? Cos’è la sofferenza? Quali sono le azioni giuste? E quali quelle
ingiuste?
È evidente quanto il buddismo sia diametralmente opposto
all’insegnamento della Bibbia,
Si tratta in fondo di una filosofia pessimistica che non può venire
incontro alle più intime esigenze spirituali degli esseri umani, presentando
una salvezza fittizia più che reale, astratta più che concreta. In tutto questo
non si può non vedere la ricerca del «Dio
ignoto», onorato ad Atene, e che costituì lo spunto per il famoso discorso
dell’apostolo Paolo nell’Aeropago, dinanzi ai filosofi stoici ed epicurei (Atti
17:16-34).
In realtà nel buddismo ci si muove in una vaga atmosfera fumosa, piena
di leggende e di miti, tra l’altro spesso in contrasto tra loro.
Buddha con i suoi seguaci si sono concentrati sulle supposte
possibilità umane di superare il contingente per attingere l’assoluto e,
quindi, esaltando oltre misura l’uomo, sono rimasti incastrati, chiusi,
nell’angusto orizzonte umano, piuttosto che rivolgersi all’unico vero Dio,
Yahwéh, il Dio della Bibbia, che ha mandato il Suo Unico Figlio nel mondo per
salvare l’umanità (Giovanni 3:16).
Studiando un po’ del buddismo ci si rende conto, qualora ce ne fosse
bisogno, che l’apostolo Paolo guidato dallo Spirito Santo aveva ragione quando
diceva: «Essi sono inescusabili perché, pur avendo conosciuto Dio,
non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si son dati a vani
ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. Benché si
dichiarino sapienti, son diventati stolti» (Romani 1:21-22).
Soltanto nella Bibbia, si possono trovare le risposte a tutti quegli
interrogativi dell’uomo pensante, muovendosi così su un terreno molto, ma molto
più solido di quello dei vani ragionamenti del buddismo, di qualunque specie
esso sia.
F. C.