Il movimento
carismatico cattolico
Nella parte dedicata alla Chiesa ho
accennato al movimento carismatico presente nella chiesa cattolica romana; e
dato che di esso si sente molto parlare anche in
alcuni ambienti evangelici, ritengo opportuno esporvi brevemente la storia di
questo movimento (chiamato anche in ambito cattolico il Rinnovamento
carismatico cattolico) ed alcune sue dottrine e caratteristiche, al fine di
farvi comprendere cosa sia e cosa divulghi.
Trarrò le notizie riguardanti la storia
e la dottrina di questo movimento da due riviste; quella dal titolo Alleluja del Rinnovamento carismatico cattolico, e quella dal
titolo Tempi di Restaurazione del movimento
Comunione e Restaurazione (movimento evangelico pentecostale con sede a Caserta
che si è messo a collaborare con i carismatici cattolici).
«Il Rinnovamento carismatico
cattolico (denominazione oggi corrente per designare il neo-pentecostalismo
in ambito cattolico) ha avuto inizio nel
1967. Due studenti cattolici dell’Università Duquesne
a Pittsburg, partecipando a
un’assemblea di preghiera organizzata da Pentecostali protestanti, fecero
l’esperienza tipica di cui abbiamo parlato [l’autore si riferisce al
battesimo con lo Spirito Santo], mentre
il gruppo pregava e imponeva loro le mani. Poco dopo, durante un ritiro di fine
settimana per studenti all’Università Duquesne,
questi due ‘battezzati nello Spirito» condivisero la loro esperienza con
altri: si formava il primo gruppo neo-pentecostale cattolico per il fatto che
numerosi studenti cominciarono ugualmente a parlare in lingue. Da questa università, il movimento raggiunse quella di Notre
Dame e altre; altrettanto rapidamente si aggiunsero adepti nelle parrocchie,
conventi e monasteri, un pò dovunque negli Stati Uniti.
Il “Pentecostalismo cattolico”,
come fu chiamato, passò sollecitamente in Canada, nell’America Latina e in
Europa; prese piede anche in alcuni paesi dell’Asia e dell’Africa, grazie a
missionari reduci da una vacanza nel Nord-America o in Europa.
Per la maggiore parte dei cattolici in questione, la partecipazione al
Rinnovamento carismatico suppone che siano membri di un gruppo di preghiera che
si riuniscono ordinariamente per un’ora e mezzo o due una volta alla settimana.
In molti gruppi l’assemblea di preghiera settimanale è preceduta o
seguita da una celebrazione eucaristica che non sostituisce la celebrazione parrocchiale della domenica.
Ciò che distingue l’uno dall’altro i gruppi di preghiera del
Rinnovamento carismatico cattolico sono elementi
quali: la proporzione dei non cattolici che vi prendono parte; il grado di
partecipazione del clero cattolico locale; la loro direzione da parte del
laicato o del clero; il loro rapporto con la parrocchia locale (vale a dire
l’appartenenza dei loro membri a una o più parrocchie); il luogo scelto per la
riunione (eventualmente collegato con una chiesa parrocchiale, una casa
religiosa, una università ecc.).
Benché numerosi preti abbiano parte attiva in questi gruppi di
preghiera, tuttavia il ruolo prevalente nella diffusione del Rinnovamento nella
Chiesa viene svolto dal laicato. In molti casi, dei
gruppi di preghiera sono stati avviati da laici e soltanto in seguito hanno
trovato un prete desideroso di farne parte (Francis
A. Sullivan S. J (2), “Pentecostalismo”
in Alleluja N°1, Gennaio - Febbraio 1985, pag. 4).
Per quanto riguarda la sua diffusione nel mondo ed in particolare in Italia si legge in Tempi di Restaurazione: “Fino
al 1990 il Rinnovamento carismatico si è diffuso in 240 paesi dei cinque
continenti fra 82 milioni di cattolici romani (...) Il Rinnovamento Carismatico cattolico ha un Consiglio Internazionale
denominato ICCRS (International Catholic Charismatic Renewal Services), riconosciuto dalla Santa Sede, sul piano giuridico-canonico, come Associazione privata di fedeli
della Chiesa Cattolica di Diritto Pontificio con un suo ufficio ospitato presso
Il papa e il movimento carismatico
Il movimento carismatico cattolico è sotto il comando e la guida del
papa.
Paolo VI durante il suo pontificato incaricò il cardinale Suenens di vigilare sul rinnovamento carismatico in tutto
il mondo; questo mandato fu confermato a Suenens (questo cardinale è morto nel 1996 ed è stato quindi
sostituito) anche da Wojtyla.
Il bisogno di vigilare su questo movimento è dovuto
al fatto che questo movimento per molti Cattolici tradizionali rappresenta un
pericolo.
Perché un pericolo?
Perché temono che gli adepti di questo movimento diventino dei fondamentalisti, ossia che si mettano a
interpretare certi testi della Scrittura in modo troppo letterale o arbitrario
(secondo loro naturalmente). Detto in altre parole temono che essi studiando le
Scritture si mettano ad interpretare
Per farvi comprendere come i carismatici cattolici romani siano sotto
il pieno controllo del papa il quale con le sue lusinghe fa di tutto per farli
rimanere attaccati alla tradizione cattolica romana senza distaccarsene in
niente, perché si rende conto quale innovazioni ha apportato in certi ambienti
della chiesa cattolica romana questo movimento, e che di questo passo, se non fossero frenati, potrebbero pure intendere le Scritture come
i Cristiani evangelici, propongo alla vostra attenzione delle affermazioni
fatte da Giovanni Paolo II, dal cardinale Suenens, e
da altri.
Per innovazioni mi riferisco al fatto che gli adepti a questo movimento
cantano molti dei nostri cantici, pregano in maniera spontanea, battono le
mani, taluni leggono maggiormente le Scritture, altri ricercano l’effusione
dello Spirito Santo e il parlare in altre lingue, tanti cosiddetti laici si
mettono a pregare per gli ammalati nel Nome di Gesù con l’imposizione delle
mani, e diverse altre cose che erano impensabili nella chiesa cattolica romana
fino ad alcuni decenni fa.
· Giovanni Paolo II nel 1981 disse: “Il prete ha un ruolo unico e indispensabile
da esercitare nel e per il rinnovamento carismatico così come per l’insieme
della comunità cristiana…”; e in un discorso pronunciato il 15 Novembre
1986 nella basilica di S. Pietro a circa quindicimila partecipanti al convegno
del Rinnovamento dello Spirito egli disse tra le altre cose: “Aderire alla Chiesa, rimanere a lei uniti,
condividere la sua fede, obbedire alle sue leggi, collaborare alla sua missione
- anche nell’ambito delle diocesi e delle parrocchie in cui si distribuisce la
famiglia dei credenti in Cristo - è la via sicura per giungere al cuore della economia della grazia e attingere alla fonte dello
Spirito Santo le energie capaci di operare il rinnovamento delle persone e
delle comunità. La vostra presenza, carissimi fratelli e sorelle, accanto al
Successore di Pietro, capo visibile della Chiesa universale, e le ripetute
attestazioni di comunione sincera e operosa con lui e con i Vescovi delle
vostre chiese locali, significano che voi avete ben compreso ciò che il Vangelo
insegna, ciò che lo Spirito Santo presente nei cuori ispira come principio
centrale della «Legge Nuova», come regola fondamentale dell’azione e della
preghiera ecclesiale, come segreto sicuro di ogni
rinnovamento e di ogni progresso; essere al servizio del regno di Cristo
secondo le indicazioni dello Spirito in comunione di fede, di pensiero e di
disciplina con i Pastori della Chiesa. Su questa strada vi auguro di
perseverare e di progredire, mentre sulle vostre persone, sulle vostre
aspirazioni al bene, sui vostri propositi e il vostro lavoro invoco
la benedizione divina, di cui sia pegno la mia benedizione!” (Alleluja, N° 6, Novembre-Dicembre 1986, pag. 3).
· Il cardinale Suenens
all’incontro del 24 Giugno 1979 al santuario della Madonna di
Oropa ha detto: “Ora vorrei dire perché
Come potete vedere da voi stessi questi discorsi parlano molto chiaro;
i carismatici cattolici secondo la curia romana devono rimanere nella chiesa
cattolica, stare attaccati alla sua tradizione, e stare
attenti a non lasciarsi “traviare”
dai libri pentecostali perché si fondano su una teologia che i Cattolici non
possono accettare in nessuna maniera.
Ogni commento è superfluo!.
Maria nel movimento carismatico
Sembrerà strano; eppure coloro che tra i Cattolici dicono di avere
ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo e di parlare in lingue, di pregare
per i malati, di avere cominciato a vivere in maniera diversa dal loro incontro
con il Signore, dico costoro pregano ed adorano Maria.
Citerò a tale riguardo prima alcune affermazioni del cardinale Suenens su Maria e poi altre di alcuni
membri di questo movimento.
Suenens ad Oropa disse: “Come Maria è beata per avere creduto, così vorrei dire a ciascun
cristiano: beati quelli che credono nello Spirito Santo operante in Maria:
beati quelli che credono nella mediazione di Maria come strumento dello Spirito
Santo (...) Ma
nell’ordine spirituale il Signore ci invita ad entrare nel mistero della
dipendenza spirituale. Ha detto Gesù a Nicodemo: «Non si entra nel Regno dei
cieli se non si nasce di nuovo» e Nicodemo non capiva. E’ il segreto, direi
mistico, di entrare in questa dipendenza, di pregare con la preghiera di Maria,
di avere sempre Maria come mediatrice di tutti i nostri moti spirituali, di
vedere con i suoi occhi, di pregare con le sue labbra, di procedere con il suo
cuore (...) beato il rinnovamento se
oggi e nei tempi futuri rimane fedele a Maria per essere fedele allo Spirito
Santo operante (...) La presenza di
Maria è indispensabile, come lo era nel Cenacolo nel
giorno in cui fu impresso l’impulso apostolico alla Chiesa (...) Che ciascun di voi torni da questo
pellegrinaggio con l’anima piena di Spirito Santo, con la forza della
Pentecoste; e che Maria sia il sorriso, la dolcezza della vostra vita” (ibid.,
pag. 5).
Maria Cristina di Milano ha scritto su Alleluja un articolo sul pellegrinaggio del Rinnovamento
carismatico svoltosi a Lourdes dal 29 giugno al 3
luglio; a riguardo delle parole degli oratori che maggiormente toccarono il
cuore dei presenti cita pure queste su Maria: “Ella c’invita a celebrare ecumenicamente
Uno scrittore anonimo membro del Rinnovamento dello Spirito Santo ha
scritto su Alleluja: “Come
1. Il
battesimo con lo Spirito Santo.
“Possiamo
descriverlo come un’esperienza religiosa che dà una coscienza indubbiamente
nuova della presenza e dell’azione di Dio nella vita di chi lo riceve: questa azione è in genere accompagnata da uno o più doni
carismatici (...)“.
“I
battezzati” prendono coscienza di avere una forza nuova per vivere cristianamente
e per testimoniare il Vangelo; inoltre, di possedere un dono che consente loro di pregare Dio e di
servire il prossimo in maniera più agevole ed efficace.
Questi due ordini di cambiamenti
corrispondono esattamente alle due caratteristiche del rinnovamento: “pentecostale” e “carismatico”.
Se è vero che Luca ha distinto il rito
battesimale e la discesa dello Spirito come due atti o momenti distinti
nell’iniziazione cristiana, nondimeno tutto quanto ha detto porta a
congiungerli strettamente l’uno all’altro; manca un sostegno reale per
affermare che il modo normale per i cristiani del Nuovo Testamento fosse di essere stati battezzati
in acqua, rimanendo poi in attesa e in preghiera in
vista d’una second blessing che
avrebbe finalmente fatto di loro dei “cristiani
pieni di Spirito”.
La testimonianza di Paolo è ancora più
radicale: egli non riconosce nessuno come cristiano se non ha ricevuto lo
Spirito Santo e non ammette alcuna iniziazione
cristiana indipendentemente dal dono dello Spirito.
Quando i Cattolici cominciarono a condividere l’esperienza
pentecostale, compresero di dovere spiegare chiaramente come tale
esperienza non fosse affatto in contrasto con la dottrina cattolica, secondo la
quale lo Spirito Santo è già dato nell’iniziazione cristiana. Dovevano evitare
soprattutto di dare l’impressione di considerare il sacramento del battesimo
come semplice “battesimo in acqua” e che soltanto attraverso
un’esperienza pentecostale si riceveva effettivamente lo Spirito.
La soluzione più comunemente proposta nella
letteratura del rinnovamento carismatico cattolico è stata di considerare i sacramenti unico “luogo”
del “dono” o dell’effusione dello
Spirito.
In effetti, parlare d’una
nuova effusione dello Spirito prescindendo dalla ricezione di un sacramento non
sarebbe conforme alla teologia cattolica. Questa soluzione spiega il “battesimo nello Spirito” pentecostale
non già come un dono nuovo dello Spirito, bensì come una presa di coscienza
vissuta della sua presenza preliminare o come una liberazione della sua forza,
accordata di fatto nei sacramenti, ma non ancora
sperimentata. Donde la distinzione tra “battesimo
nello Spirito” in senso teologico (dove lo Spirito è effettivamente donato,
cioè nei sacramenti) ed esperienza vissuta (presa di
coscienza della potenza dello Spirito già ricevuto) (Francis
A. Sullivan S. J in op. cit., pag. 4,5,6). Lo stesso Sullivan
ha detto pure: “Quello che è chiamato «battesimo
nello Spirito» non è in alcun modo necessariamente legato alla glossolalia
· E’ chiaro che questo non è un rifiuto del
dono delle lingue come una manifestazione dello Spirito, bensì un rifiuto di
quello che è stato, e con ragione, chiamato ‘la legge
delle lingue
· Non è nemmeno un rifiuto dell’idea che ci
dovrebbe essere qualche evidenza concreta per dimostrare che una persona è
stata realmente «battezzata nello Spirito». D’altronde i cattolici, a
differenza dei pentecostali, accettano una varietà considerevole di segni, e
non necessariamente le lingue, come evidenza che lo Spirito santo
ha cominciato ad essere presente e a lavorare in una maniera nuova nella vita
di una persona” (F. A. Sullivan, “L’esperienza pentecostale nel Rinnovamento
carismatico cattolico” in Alleluja N° 2, 1977, pag.
7).
2. Il
pregare e cantare in altra lingua.
“Ci
sono senza dubbio molti pentecostali che
spiegherebbero le «lingue» come un’attitudine soprannaturale di parlare in
qualche idioma reale ma sconosciuto. Nondimeno, oggi si ammette sempre più che
si tratta piuttosto di una messa in moto di un’attitudine latente naturale a emettere spontaneamente dei suoni simili a un linguaggio e
ciò non necessariamente ad opera dello Spirito Santo. Né
è limitata all’esperienza cristiana: il medesimo fenomeno è attestato in altre
religioni. Lo si considera tuttavia un carisma, quando
si manifesta come un dono ordinato alla preghiera, particolarmente di lode. Il
suo valore sembra consistere nel fatto che un tale dono libera le profondità
dello spirito umano per esternare mediante la voce, in maniera udibile (cioè con il corpo come parte integrante del “io”) ciò
che non può essere espresso in un linguaggio concettuale (...) Possiamo accostare il dono delle lingue a
quello delle lacrime (...) In
entrambi i casi non si tratta di un dono che conferisca un’attitudine fisica
dapprima inesistente; e come non tutti i modi di piangere possono assimilarsi
al dono delle lacrime, così non si può rapportare al dono delle lingue ogni
forma di glossolalia. Piangere è «dono delle lacrime’ quando significa e,
insieme, intensifica l’atteggiamento interiore di contrizione, di compassione o
di gioia» (e quindi con una sorta di efficacia quasi sacramentale)...” (Francis A. Sullivan in Alleluja N° 2, Marzo-Aprile 1985, pag. 2,3).
3. L’interpretazione
delle lingue.
“Coloro che parlano in lingue
per lo più fanno uso di questo dono nella preghiera di lode sia privata sia
comunitaria. Ma a volte in un’assemblea, capita che, mentre gli altri tacciono,
qualcuno parli per esprimere quello che sembra non tanto una
preghiera in lingue quanto la trasmissione d’un messaggio. In genere, a questo segue un tempo di silenzio, dopo di che
qualcuno nel gruppo può formulare ciò che in altre circostanze si definirebbe
una «profezia», ma che in questo caso è
l’interpretazione del messaggio trasmesso in lingue. Qui non si può
parlare di traduzione, come se il primo avesse usato una lingua straniera
tradotta dal secondo in linguaggio corrente; la migliore spiegazione sembra che
il parlare in lingue è stato una specie di segnale dato al gruppo per
richiamarne l’attenzione in attesa di una profezia
imminente; in altri termini, che il «parlare in lingue» e la successiva «interpretazione»
costituiscono due momenti di una medesima «profezia»” (ibid., pag. 3).
Sullivan conferma questo concetto anche in un altro
suo scritto dicendo: “Il parlare in
lingue è un segnale che il Signore ha una parola da dire al gruppo, e
l’interpretazione è la parola che il Signore desidera che il gruppo senta. Essa
è ricevuta e pronunciata nella stessa maniera che una profezia è ricevuta e
pronunciata. Uno domanderà: se «l’interpretazione» è realmente uguale alla
profezia, per quale ragione ha bisogno di essere preceduta dal parlare in
lingue? Secondo me, la ragione è che l’anteriore parlare in lingue crea
un’atmosfera di intenso ascolto interno, di
aspettativa per una parola dal Signore. Esso avverte quelli del gruppo che
profetizzano ad essere pronti a ricevere un
ispirazione per quello che il Signore vuole che il gruppo senta, ed avverte
tutto il gruppo ad essere pronto ad ascoltarlo. Naturalmente, questa spiegazione
delle lingue con l’interpretazione dà per scontato che non c’è fra il messaggio
in lingue e il messaggio che segue il tipo di
corrispondenza che ci sarebbe nel caso l’interpretazione delle lingue fosse
veramente una traduzione” (Francis A. Sullivan, Charisms
and charismatic renewal [I carismi e il rinnovamento carismatico),
Michigan 1982. pag. 149].
4. La
profezia.
“La profezia è intesa nel Rinnovamento come un messaggio del Signore al gruppo e
non già come una comunicazione ritenuta buona da chi la trasmette; dunque come
un messaggio scaturente da una sorta di ispirazione
divina. Ciò implica prima di tutto che chi parla presenti al gruppo il suo dire
come profezia solamente se è convinto che il messaggio viene realmente dal
Signore e non dalle sue riflessioni personali, inoltre, implica che la sua
convinzione soggettiva sia controllata dal discernimento del gruppo” (Francis A. Sullivan S. J in Alleluja N° 2, pag. 3).
5. La
preghiera di guarigione.
“La
preghiera di guarigione è praticata da tutte le assemblee di
preghiera neo-pentecostali. Quel che è notevole in una preghiera di questo genere è la fede viva nella potenza che Dio ha di guarire
tutti i nostri mali, sia fisici sia spirituali, ritenuti curabili normalmente o
incurabili (...) La reiterata
esperienza di guarigioni straordinarie di persone per le quali hanno pregato,
ha indotto alcuni a considerarsi come dei chiamati da Dio in modo speciale a un
ministero di preghiera per la guarigione. In certi casi, l’esercizio di questo
ministero è contrassegnato dal fenomeno definito come «riposo nello Spirito»:
la persona per la quale si prega cade a terra e vi resta per un pò in una
specie di letargo” (F. Sullivan,
Alleluja, N° 2, pag. 3).
A proposito del ricorrere al Signore per
ottenere la guarigione dalla malattia il Sullivan
però, che pure afferma di credere che il Signore guarisce tuttora, afferma
quanto segue: “E’ ovvio, quindi, che Dio
vuole che noi ricorriamo a qualsiasi aiuto medico è disponibile
quando noi siamo malati, e che sarebbe presuntuoso rifiutare tale aiuto
sul fondamento che questo mostrerebbe una mancanza di fede nella potenza di Dio
affinché ci guarisca. Noi non abbiamo alcuna maniera, in nessun particolare
caso, di sapere se Dio intende operare un segno della sua potenza sopra la
morte guarendoci senza l’aiuto medico. Il rifiuto dell’aiuto medico è veramente
una maniera per cercare di forzare Dio a venire con un miracolo - e questa non
è un’attitudine di una fede religiosa genuina, ma un tentativo di manipolare
Dio” (F. Sullivan, Charisms and charismatic renewal, pag. 166-167).
Questa trascrizione particolareggiata di quello che insegnano quelli
del Rinnovamento carismatico cattolico, forse ad alcuni è parsa troppo lunga o
inutile ma noi abbiamo ritenuto necessario farla perché oggi molti, in seno
alle Chiese, non sanno cosa in effetti insegnano
quelli del movimento carismatico cattolico sul battesimo con lo Spirito Santo e
su alcuni doni collegati al battesimo con lo Spirito Santo. Stanno al sentito
dire; e così si fanno l’idea che insegnano in tutto e per tutto quello che viene insegnato nel nostro mezzo.
Ma come voi stessi avete potuto constatare nel leggere le dichiarazioni
di Sullivan, che è un’importante esponente del
Rinnovamento carismatico, essi non insegnano affatto
dirittamente attorno a diverse cose concernenti il battesimo con lo Spirito
Santo e la manifestazione dello Spirito Santo.
Passiamo quindi a dimostrare mediante le Scritture la falsità di certi
insegnamenti trasmessi in seno a questo movimento cattolico.
CONFUTAZIONE
Il battesimo con lo Spirito Santo si
riceve non quando si nasce di nuovo ma dopo essere
nati di nuovo; quindi è una esperienza distinta dalla nuova nascita
Il battesimo con lo Spirito Santo è un esperienza
che si fa dopo avere creduto; quando diciamo dopo avere creduto però non
intendiamo dire per forza di cose dopo essere stati battezzati in acqua perché
il caso di Cornelio sta a dimostrare che taluni possono essere battezzati con
lo Spirito Santo anche prima di essere battezzati in acqua.
Qualcuno dirà: “Dopo avere
creduto che cosa?”
Dopo avere creduto che Gesù è il Cristo, il
Figlio di Dio, e che Egli è morto sulla croce per i nostri peccati, che fu
seppellito, e che dopo tre giorni fu risuscitato mediante la gloria del Padre,
ed apparve a coloro che Egli aveva scelto come Suoi testimoni.
Ora, siccome che quando si crede con il proprio cuore in ciò che ho qui
sopra detto avviene che si riceve la remissione di tutti i peccati secondo che è scritto: "Chiunque
crede in Lui riceve la remissione dei peccati mediante il Suo Nome"
(Atti 10:43); si viene giustificati cioè resi giusti da Dio perché è scritto:
"Col cuore si crede per ottener la
giustizia" (Romani 10:10) ed anche: "Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio" (Romani
5:1); si viene vivificati dallo Spirito di Dio perché lo Spirito Santo entra in
noi portando la vita in luogo della morte perché Giovanni dice: "Affinché, credendo, abbiate vita nel Suo Nome"
(Giovanni 20:31); si riceve la vita eterna perché Gesù ha detto che "chi crede ha vita eterna" (Giovanni
6:48); e si diventa figliuoli di Dio secondo che è scritto: "Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto Egli
ha dato il diritto di diventare figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono
nel Suo Nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da
volontà d’uomo, ma son nati da Dio" (Giovanni
1:12,13); dico, in virtù di tutte queste cose affermiamo che quando si crede si
nasce da Dio.
D’altronde non ha forse detto Giovanni: "Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio?" (1 Giovanni
5:1); quindi perché meravigliarsi nel sentire dire che
si nasce di nuovo quando si crede nel Nome del Figliuolo di Dio?
Va poi detto che quando si diventa figliuoli
di Dio, mediante appunto la nuova nascita, si è certi di essere tali per questa
ragione scritta da Paolo ai Romani: "Avete
ricevuto lo spirito d’adozione, per il quale gridiamo: Abba!
Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio" (Romani 8:15,16): perciò in
coloro che credono c’è lo Spirito di Dio altrimenti non potrebbero essere
sicuri di essere figli di Dio e di appartenere a Cristo.
In altri termini una persona che ha creduto da pochi attimi
ha lo Spirito di Cristo in lui e mediante di Esso sa di appartenergli.
Di certo se non avesse lo Spirito di Cristo
non potrebbe affermare di essere un figlio di Dio lavato nel prezioso Sangue
dell’Agnello e di essere un membro del corpo di Cristo, e di certo Dio stesso
non potrebbe chiamarlo Suo figliuolo; e neppure noi potremmo chiamarlo nostro
fratello perché Paolo dice che "se
uno non ha lo Spirito di Cristo, Egli non è di lui" (Romani 8:9).
Dicendo ciò escludiamo che lo Spirito Santo si
riceva quando si viene battezzati in acqua perché Esso si riceve quando ci si
ravvede e si crede nel Signore, ovvero quando si nasce di nuovo (prima di
essere battezzati in acqua). Ma dicendo ciò escludiamo
anche che lo Spirito Santo venga a dimorare nel bambino quando il prete versa
la cosiddetta acqua santa sul capo del bambino, e questo perché il neonato non
ha per nulla la fede nel Signore, non avendo ancora la capacità di credere;
l’acqua del prete non ha il potere di nettarlo dal peccato perché è solo
mediante la fede che i peccati vengono cancellati dalla coscienza umana.
Noi sappiamo anche che lo Spirito Santo i
fanciulli non lo ricevono neppure con la cresima. Quindi Sullivan
erra quando afferma che lo Spirito Santo si riceve
nell’iniziazione cristiana, cioè quando si ricevono il battesimo e la cresima.
Questa è la ragione per cui i carismatici cattolici parlano di nuova
effusione dello Spirito Santo in relazione al
battesimo con lo Spirito Santo, perché sostengono che lo Spirito Santo è già in
coloro che sono stati battezzati da fanciulli e poi cresimati (nella cresima
secondo la teologia romana si riceve la pienezza dello Spirito), ma col
battesimo con lo Spirito Santo si prende coscienza della potenza dello Spirito
già ricevuto.
Tutto questo lo dicono per cercare di
conciliare il battesimo con lo Spirito Santo con la teologia cattolica romana;
conciliazione che non può esserci.
Come potete vedere dalle parole di Sullivan
si evince chiaramente che il Rinnovamento carismatico cattolico rimane pur
sempre attaccato alla teologia cattolica e non se ne distacca nei suoi punti
cardini. Quanto poi alla sua affermazione secondo la quale manca un sostegno
reale per affermare che il modo normale per i Cristiani del Nuovo Testamento
fosse di essere stati battezzati in acqua, rimanendo poi in
attesa e in preghiera per essere riempiti di Spirito Santo, essa non è da accettare
perché il sostegno c’è: è quello dei discepoli in Gerusalemme. Che fecero infatti essi dopo che Gesù fu assunto in cielo, loro che
erano stati battezzati in acqua?
Non pregavano forse assieme e aspettavano di ricevere lo Spirito Santo?
Non aspettarono forse di essere battezzati con lo Spirito Santo?
Certo, infatti Gesù aveva detto loro di non
dipartirsi da Gerusalemme "ma di
aspettarvi il compimento della promessa del Padre" (Atti 1:4).
Anche il caso dei credenti di Samaria conferma che il battesimo con lo Spirito
Santo lo si riceve normalmente (le eccezioni ci sono)
dopo avere creduto ed essere stati battezzati in acqua infatti prima è scritto:
"Ma quand’ebbero creduto a Filippo
che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù
Cristo, furon battezzati, uomini e donne"
(Atti 8:12), e poi che gli apostoli Pietro e Giovanni "essendo discesi là, pregarono per loro
affinché ricevessero lo Spirito Santo; poiché non era ancora disceso sopra
alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel Nome del Signor Gesù.
Allora imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo"
(Atti 8:15-17).
Anche nel caso dei circa dodici discepoli di Efeso
essi furono battezzati con lo Spirito Santo dopo essere stati battezzati in
acqua infatti è scritto: "Udito
questo, furon battezzati nel Nome del Signor Gesù; e
dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e
parlavano in altre lingue, e profetizzavano" (Atti 19:5,6).
Ed infine citiamo le parole che Pietro il giorno della Pentecoste
rivolse a quei Giudei che furono compunti nel cuore: "Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel Nome di Gesù Cristo, per la
remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo"
(Atti 2:38).
Quindi, da tutte queste Scritture si comprende che il battesimo con lo
Spirito Santo è una esperienza contraddistinta dalla
nuova nascita perché si riceve dopo avere creduto, e che solitamente, tranne
che in alcuni casi, esso si riceve dopo essere stati battezzati in acqua.
Dopo avere ciò detto è inevitabile che qualcuno domandi: “Ma se quando le persone nascono di nuovo lo
Spirito Santo viene a dimorare in loro, perché è necessario che preghino e
aspettino di essere battezzati con lo Spirito Santo?”
La ragione è per essere rivestiti di potenza,
infatti bisogna sempre ricordare che quando Gesù Cristo battezza con lo Spirito
Santo chi ha creduto in Lui, costui viene rivestito di potenza perché Gesù
disse: "Voi riceverete potenza
quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e
in tutta
Sia ben chiaro: i discepoli prima di essere battezzati con lo Spirito
Santo il giorno della Pentecoste avevano una misura di Spirito Santo infatti quando Gesù gli apparve disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo" (Giovanni
20:22), però non erano ancora rivestiti di potenza altrimenti Gesù non avrebbe
detto loro di aspettare di essere rivestiti di potenza e che avrebbero ricevuto
potenza quando lo Spirito Santo sarebbe venuto sopra di loro.
Quindi il battesimo con lo Spirito Santo corrisponde al rivestimento di
potenza.
Ma vi è un’altra questione a cui rispondere ed è questa: “Se i discepoli prima del giorno della
Pentecoste avevano lo Spirito Santo, perché si dice
che essi furono battezzati con lo Spirito Santo il giorno della Pentecoste? Non
è questa una contraddizione?”
Ora, per comprendere la differenza che ci fu tra la ricezione dello
Spirito che sperimentarono quando Gesù apparve loro e
la ricezione del battesimo con lo Spirito Santo che sperimentarono il giorno
della Pentecoste bisogna tenere presente che il battesimo con lo Spirito Santo
è il riempimento di Spirito Santo del credente.
In altri termini i discepoli quando Gesù disse
loro: "Ricevete lo Spirito Santo"
(Giovanni 20:22), ricevettero una certa misura di Spirito Santo senza esserne
riempiti, ma quando essi furono battezzati con lo Spirito Santo il giorno della
Pentecoste essi ne furono ripieni secondo che è scritto: "E tutti furono ripieni dello Spirito Santo..."
(Atti 2:4).
Come potete vedere non c’è nessuna contraddizione tra i due eventi,
perché il battesimo con lo Spirito Santo non è altro che la ricezione di una
misura maggiore di Spirito Santo da parte del credente.
Il parlare in altra lingua è
strettamente collegato al battesimo con lo Spirito Santo perché è il segno
esteriore che ne attesta l’avvenuta ricezione
Veniamo ora alla così tanto dibattuta
questione sul segno delle lingue.
Sullivan afferma che quello che è chiamato battesimo
con lo Spirito Santo non è necessariamente legato alla glossolalia,
cioè al parlare in altre lingue.
Questo è falso perché
Lo Spirito Santo quando scende su un credente e lo riempie, si impossessa della bocca del credente e della sua lingua; e
lo sospinge dal di dentro in maniera potente, ma nello stesso tempo
incomprensibile, a proferire frasi incomprensibili con un suono e una sintassi
tutta diversa da quella della sua lingua.
Lo Spirito Santo lo fa parlare in una lingua straniera, senza che il
credente l’abbia mai studiata: la lingua che gli fa parlare è perfetta, quindi
sia il suono delle parole, la loro sintassi che la grammatica sono perfette e non difettano in nulla.
Tutto ciò lo opera lo Spirito Santo, per questo non
vi è difetto alcuno.
Le Scritture che attestano che quando i credenti vengono
battezzati con lo Spirito Santo (tenete presente che si può dire anche “quando ricevono lo Spirito Santo”, “quando ricevono il dono dello Spirito Santo”,
“quando lo Spirito Santo scende su loro”)
si mettono subito a parlare in altra lingua per lo Spirito Santo sono queste:
· "E
tutti furono ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre
lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi" (Atti 2:4);
· "Mentre
Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro
che udivano
· "Udito
questo, furono battezzati nel Nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro
imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e
profetizzavano" (Atti 19:5-6).
Come potete vedere in tutti questi tre casi in cui lo Spirito Santo
scese su quei credenti essi si misero a parlare in altre lingue.
Nel caso di Efeso si misero pure a
profetizzare, il che conferma che quando si viene battezzati con lo Spirito
Santo si possono ricevere anche dei doni di parola (questi doni dello Spirito
Santo sono la diversità delle lingue, la interpretazione delle lingue, e il
dono di profezia) oltre che anche altri doni dello Spirito Santo.
…ma è bene a questo punto fare una distinzione
nel campo delle lingue tra le lingue come segno e le lingue come dono.
Il segno delle lingue comincia ad essere presente nel credente nel
momento in cui viene battezzato con lo Spirito Santo,
il dono delle lingue invece può riceverlo sia quando viene battezzato con lo
Spirito Santo sia tempo dopo avere ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo,
ma può anche non riceverlo.
Il dono della diversità delle lingue è un dono dello Spirito Santo
mediante il quale lo Spirito Santo dà al credente di parlare in più lingue
straniere, e non è presente in tutti coloro che sono
stati battezzati con lo Spirito Santo perché Paolo dice: "Parlan tutti in altre lingue?" (1 Corinzi
12:30) (ossia “hanno tutti il dono della
diversità delle lingue?”).
Ricapitolando; tutti coloro che sono
battezzati con lo Spirito Santo parlano in altra lingua (almeno una), ma non
tutti sono in grado di parlare in più lingue straniere.
Esaminiamo ora la descrizione del pregare in altre lingue fatta dal Sullivan: “Una messa
in moto di un’attitudine latente naturale a emettere
spontaneamente dei suoni simili a un linguaggio e ciò non necessariamente ad
opera dello Spirito Santo”.
E’ conforme all’insegnamento della Scrittura questa definizione?
No, perché nel parlare in altre lingue, sia che
esso sia segno che dono, non c’è nulla di naturale perché esso è
soprannaturale; questa è la ragione per cui non si può comprendere appieno e
perché l’uomo naturale lo considera una pazzia.
Le cose che il credente dice in altra lingua, quantunque lui non le
comprende, sono cose vere, cose giuste dette in una
lingua straniera sconosciuta.
Non si tratta di frasi senza senso, dette e fabbricate dall’uomo a suo
piacimento appunto perché è lo Spirito che parla per bocca del credente.
C’è una evidente prova di questo nel parlare
in lingue dei discepoli il giorno della Pentecoste infatti
Notate che quegli uomini Ebrei sentirono parlare i discepoli del
Signore, anch’essi Ebrei ma provenienti dalla Galilea,
nelle loro lingue delle cose grandi di Dio.
Altro dunque che suoni simili ad un linguaggio; si trattava di vere e
proprie lingue straniere ben parlate da quegli uomini Galilei che non le
avevano studiate e ben comprese da coloro che venivano
dal posto dove esse erano parlate.
Noi comprendiamo bene cosa voglia dire Sullivan quando dice suoni
simili a un linguaggio; lui vuole dire in definitiva parole inventate dall’uomo
che non hanno nessun significato, ma che appaiono lingue straniere.
Queste sono cose che non hanno nulla a che fare con la manifestazione
dello Spirito e perciò le rigettiamo.
Noi sappiamo che quando lo Spirito prega per i santi lo fa con sospiri
ineffabili, che non sono affatto “una messa in moto di un’attitudine latente naturale”; ma un
imperscrutabile opera dello Spirito Santo.
Al bando quindi tutti quei discorsi che
tendono a fare apparire il parlare in altre lingue come un qualcosa di naturale
e non di soprannaturale.
Naturalmente questo tipo di insegnamento errato
ha prodotto i suoi effetti nell’ambito del movimento carismatico cattolico;
tanti e tanti Cattolici romani dicono di avere ricevuto lo Spirito Santo ma non
hanno ricevuto proprio niente; sì, proferiscono sillabe e parole che
apparentemente danno l’impressione che essi sono stati battezzati con lo
Spirito Santo, ma in effetti non è la manifestazione dello Spirito perché lo
Spirito è assente, e perciò sono assenti anche la potenza, la santità, la
verità, il frutto dello Spirito.
Che c’è dunque da meravigliarsi se tanti Cattolici di questo movimento
dicono di avere ricevuto lo Spirito Santo, dicono di avere ricevuto “
Dicono che lo Spirito Santo da quando è venuto in loro in questa “maniera nuova” li ha convinti
maggiormente dell’infallibilità del papa, dell’efficacia dell’intercessione di
Maria, e di tante altre menzogne; non è affatto così, perché se avessero
ricevuto lo Spirito Santo da tempo non sguazzerebbero più nell’idolatria e
nelle menzogne dei loro papi e dei loro concili, ma se ne sarebbero usciti da
esse, mentre il fatto che loro ci stanno bene in mezzo al fango della chiesa cattolica
romana vuole dire che ancora non sono nati di nuovo.
L’interpretazione delle lingue non è
una profezia perché chi parla in altra lingua parla a Dio e non agli uomini
Per quanto riguarda poi l’interpretazione delle lingue
occorre dire che siccome Paolo dice che "chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio" (1
Corinzi 14:2), di conseguenza anche l’interpretazione deve corrispondere ad un
parlare a Dio e non può essere una profezia perché la profezia è un parlare
agli uomini.
Vediamo altre Scritture che confermano che chi parla in altra lingua
parla a Dio e non sta profetizzando in altra lingua per cui
l’interpretazione non è una profezia.
· Paolo dice ai Romani: "Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla
nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo
Spirito intercede Egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento
dello Spirito, perché Esso intercede per i santi secondo Iddio" (Romani
8:26,27);
· Paolo dice ai Corinzi: "Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane
infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito,
ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con
lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza. Altrimenti, se tu benedici
Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che
occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie,
poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel
ringraziamento; ma l’altro non è edificato" (1 Corinzi 14:14-17);
· Paolo dice agli Efesini: "Orando in ogni tempo, per lo Spirito, con
ogni sorta di preghiere e di supplicazioni" (Efesini 6:18);
· Giuda dice: "Ma voi, diletti, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede,
pregando mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amor di Dio"
(Giuda 20,21).
Ricapitolando; chi parla in altra lingua prega Dio, canta a Dio, rende grazie a Dio, e perciò l’interpretazione
corrisponde allo specifico parlare a Dio da lui proferito per lo Spirito in quel
momento.
L’interpretazione non può consistere in una profezia perché altrimenti
Qualcuno allora dirà: che dire allora delle seguenti parole di Paolo:
"Chi profetizza è superiore a chi
parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti,
affinché la chiesa ne riceva edificazione" (1 Corinzi 14:5)?
Diremo che con queste parole Paolo non ha per nulla detto che il parlare in
lingue interpretato corrisponde ad una profezia.
Perché?
Perché Paolo precedentemente ha spiegato che
chi parla in altra lingua parla non agli uomini ma a Dio, mentre chi profetizza
parla agli uomini, per cui, spiega sempre Paolo, "chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica
la chiesa" (1 Corinzi 14:4). Ecco perché Paolo
all’inizio del suo discorso dice di desiderare principalmente il dono di
profezia. Ma pure, anche se chi parla in altra
lingua parla a Dio e non agli uomini, ed edifica se stesso,
Perché
Perché mediante l’interpretazione intenderà
quanto lo Spirito ha proferito in altra lingua per bocca del credente.
Se per esempio il parlare in altra lingua consisteva in una intercessione a favore di determinati fratelli che si
trovavano in pericolo di morte in quel momento, o nella necessità di qualche
cosa di materiale o di spirituale,
Quello che purtroppo molti non hanno ancora capito è che
Ma c’è da dire qualcosa d’altro nella nostra confutazione, e cioè che da come parla Sullivan il
parlare in altre lingue che precede “l’interpretazione”
non sarebbe altro che un segnale che avverte l’uditorio che una profezia è
imminente. In sostanza non un vero parlare in altra lingua che ha bisogno di
essere seguito dalla relativa interpretazione per essere reso intelligibile, ma
una sorta di avvertimento sonoro che non ha in sé
nessun significato non essendo una vera e propria lingua. E questo si collega
alla sua affermazione secondo cui il parlare in lingue consiste in “una messa in moto di un’attitudine latente
naturale a emettere spontaneamente dei suoni simili a
un linguaggio e ciò non necessariamente ad opera dello Spirito Santo”.
Quindi occorre dire che nell’ambiente
carismatico cattolico quella che viene chiamata interpretazione delle lingue
per loro non è l’interpretazione del messaggio dato in un altra lingua ma una
profezia che viene data dopo il “segnale
di avvertimento”.
Tutto ciò è inaccettabile alla luce delle sacre Scritture perché come
abbiamo visto il parlare in altre lingue è un vero parlare in una o più lingue
straniere compiuto per opera dello Spirito Santo per bocca del credente; il
parlare è rivolto a Dio e quindi, se c’è chi interpreta, l’interpretazione
corrisponderà non in un messaggio diretto agli uomini ma in una preghiera o in
un ringraziamento.
E poi perché chi profetizza non ha bisogno di dare un segnale o che
altri diano un segnale che avverta l’imminente profezia, perché il dono di
profezia si manifesta indipendentemente dal parlare in lingue, e perciò
quand’anche non ci fosse chi parla in altra lingua in una riunione, chi ha il
dono di profezia quando lo Spirito Santo lo sospinge a
profetizzare lo fa senza nessun problema e si mette a profetizzare anche se
prima non c’è stato nessun parlare in lingue.
Quindi, per parlare alla maniera di Sullivan,
diciamo che il parlare in lingue e la successiva
interpretazione non costituiscono affatto due momenti di una medesima profezia.
Un ultima cosa infine; se il parlare in lingue non
consiste in un parlare in un idioma reale ma sconosciuto ma solo in un
emissione di suoni simili ad un linguaggio e ciò non necessariamente ad opera
dello Spirito Santo, non solo non si può definire parlare in altre lingue, ma
neppure l’interpretazione delle lingue si può chiamare così, perché non sarebbe
per nulla l’interpretazione di un reale parlare in lingue. Se
infatti esso consiste nell’emissione di suoni simili ad un linguaggio
come si può parlare di interpretazione di una o più lingue?
Quindi, quando si sente dire ai Cattolici carismatici che parlano in
altre lingue e che interpretano, occorre tener presente qual’è il reale insegnamento che viene loro dato a
proposito del parlare in lingue e dell’interpretazione; insegnamento che si
distacca profondamente da quello dato dall’apostolo Paolo.
Certo, forse non tutti i carismatici
cattolici accettano gli
insegnamenti di Sullivan, ma rimane il fatto che
molti li accettano e perciò non si attengono alla verità neppure in questo.
State molto attenti fratelli, perché nell’ambiente
carismatico cattolico c’è parecchia confusione, e molti termini biblici che
usano non hanno per nulla il significato che gli è proprio.
La profezia è un parlare agli uomini
da parte di Dio e quindi non un parlare lusinghevole che incoraggia le persone
a rimanere attaccati all’idolatria e alla menzogna
Per quanto riguarda l’insegnamento sulla profezia esistente in seno al
movimento carismatico cattolico, occorre dire che,
prescindendo dal fatto che dicono che prima di essere pronunciata ha bisogno
dell’avvertimento sonoro che è costituito dal (loro) “parlare in lingue” (il che abbiamo visto non è qualcosa che
corrisponde al vero), e quantunque esso abbia delle parti integre e delle parti
confuse (per esempio talvolta la parola di sapienza e la parola di conoscenza
vengono definite profezia), bisogna dire che se veramente quel parlare
profetico presente nell’ambiente carismatico cattolico procedesse dallo Spirito
Santo, certamente sarebbe pieno di esortazioni a fuggire l’idolatria presente
nella chiesa cattolica, le superstizioni, e molte altre cose in abominio a Dio.
Questo perché sappiamo che quando si manifesta il dono di profezia il
popolo, se è dato al peccato e alla menzogna, verrà
esortato dal Signore a tornare a Lui e a fare frutti degni del ravvedimento.
Per rendersi conto di ciò basta leggere i libri dell’Antico Testamento dove viene detto qual’era il messaggio
dei profeti al popolo d’Israele quando questo correva dietro gli idoli muti.
Alcuni esempi di profezie di questo genere
chiariranno questo concetto: Isaia disse: "Costoro profondono l’oro dalla loro borsa, pesano l’argento nella
bilancia; pagano un orefice perché ne faccia un dio per prostrarglisi
dinanzi, per adorarlo.
Se lo caricano sulle spalle, lo portano, lo mettono al suo posto, ed esso sta
in piè, e non si muove dal suo posto; e benché uno gridi
a lui, esso non risponde, né lo salva dalla sua distretta. Ricordatevi di
questo, e mostratevi uomini! O trasgressori, rientrate in voi stessi!" (Isaia 46:6-8).
Geremia disse: "Come il
ladro è confuso quand’è colto sul fatto, così son
confusi quelli della casa d’Israele: essi, i loro re, i loro
capi, i loro sacerdoti e i loro profeti, i quali dicono al legno: «Tu sei mio
padre», e alla pietra: «Tu ci hai dato la vita!». Poich’essi m’han
voltato le spalle e non la faccia; ma nel tempo della loro sventura dicono: «Lèvati
e salvaci!». E dove sono i tuoi dèi che ti sei fatti?
Si lèvino, se ti posson salvare nel tempo della tua
sventura? Perché, o Giuda, tu hai tanti dèi quante città"
(Geremia 2:26-28).
Non si possono dunque accettare come vere profezie quelle che inducono
i carismatici cattolici a rimanere attaccati all’idolatria ed alla
superstizione ed alle altre menzogne papiste?
Non si può, perché in questo caso si dovrebbe arrivare alla conclusione
che lo Spirito Santo non brama più alla gelosia i figliuoli
di Dio, che rimane indifferente davanti all’idolatria a cui si dà il popolo di
Dio, per cui essi possono continuare benissimo a fare ciò che è in abominio a
Dio. Ecco perché noi definiamo quelle loro profezie delle
false profezie in cui usano il Nome del Signore per incoraggiare le persone a
mantenersi attaccati all’idolatria e alla menzogna. In questo si può dire che coloro che tra loro profetizzano al popolo fanno
quello che facevano i falsi profeti ai giorni antichi: "Dicono del continuo a quei che mi sprezzano:
«L’Eterno ha detto: Avrete pace»; e a tutti quelli che camminano seguendo la
caparbietà del proprio cuore: «Nessun male v’incoglierà»" (Geremia 23:17).
Possiamo anche dire che costoro se fossero
veramente ispirati da Dio farebbero udire le parole di Dio ai carismatici
cattolici, "e li avrebbero stornati
dalla loro cattiva via e dalla malvagità delle loro azioni" (Geremia
23:22).
Nessuno s’inganni fratelli, perché lo Spirito di Dio quando ancora oggi
sospinge qualcuno a profetizzare gli fa proclamare la verità che si può
chiaramente leggere nella Scrittura; Egli non può quindi incoraggiare le
persone a continuare a credere nel purgatorio, o nel potere di cancellare i
peccati che avrebbe la cosiddetta acqua benedetta del
prete, o nella transustanziazione, o nella messa come ripetizione del
sacrificio di Cristo, o nell’intercessione di Maria e dei santi in cielo, o nel
primato del cosiddetto papa sulla Chiesa universale, o nell’utilità delle
cosiddette immagini e statue sacre che i Cattolici hanno un po’ da per tutto e
a cui rendono il culto, ed in tutte le altre menzogne ed imposture papiste.
Quel loro “così parla il Signore”
è dunque falso.
Lo ripeto, nessuno di voi si lasci ingannare
dall’apparenza.
Il ricorrere nella malattia
esclusivamente al Signore per essere guariti è una semplice manifestazione
della propria fiducia nella Parola di Dio
Come abbiamo visto, Sullivan
ritiene che quando si è malati è una presunzione non ricorrere ad alcun aiuto
medicinale per aspettarsi di essere guariti dal Signore; e si tenga presente
che la presunzione secondo il dizionario della lingua italiana è ‘ogni giudizio
dedotto da indizi incerti e non da prove sicure; esagerata opinione di sé;
arroganza; tracotanza.
Ma è proprio come dice Sullivan? Ossia è veramente una presunzione nella malattia aspettare
che il Signore ci guarisca senza ricorrere a nessuna medicina?
No, non è affatto presunzione.
Perché?
Perché il credente che rifiuta l’aiuto medico perché ha riposto tutta
la sua fiducia nella potenza di Dio e vuole che sia Dio a guarirlo non fa altro
che mettere in pratica
Ma quale parola divina mette in pratica il credente non
ricorrendo affatto a medici e medicine nella sua malattia, ma solo al
Signore? Quella che dice: "Confidate
in perpetuo nell’Eterno..." (Isaia 26:4) e quella che dice: "Confidati in Lui, ed Egli opererà" (Salmo 37:5).
Che farà quindi nella pratica il credente malato che aspetta che sia il
Signore a ristabilirlo?
Farà quello che dice di fare Giacomo nella sua epistola, chiamerà gli
anziani della Chiesa, i quali pregheranno su di lui ungendolo d’olio nel Nome
del Signore, e la preghiera della fede lo salverà e il Signore lo ristabilirà
(Giacomo 5:14-15).
Egli non chiamerà i medici, ma gli anziani della Chiesa; si appoggerà
anziché sulle medicine sul suo Dio; e non saranno le medicine a ristabilirlo ma sarà la sua fede nel Signore, e quindi una
volta guarito non raccomanderà agli altri questa o quell’altra
medicina, questo o quell’altro medico, ma indirizzerà
i malati al Signore.
Termino questa parte ricordando una Scrittura dell’Antico Patto che ci
mostra come Dio non si compiace di coloro che nella
loro malattia ricorrono ai medici anziché a Lui.
"Il trentanovesimo anno del
suo regno, Asa ebbe una
malattia ai piedi; la sua malattia fu gravissima; e, nondimeno, nella sua
malattia non ricorse all’Eterno, ma ai medici" (2 Cronache 16:12).
Beati coloro che nella malattia, come in qualsiasi altro bisogno,
ricorrono al Signore, avendo fiducia che Lui li libererà dalla loro distretta.
Il cadere nello Spirito non è
scritturale
Per quanto riguarda il pregare per gli
ammalati occorre precisare che il cosiddetto “riposo nello Spirito” di cui parla Sullivan,
detto anche “il cadere nello Spirito”,
non fa parte della manifestazione dello Spirito Santo, perché in effetti non è
altro che una caduta prodotta dalla suggestione che taluni predicatori sanno
esercitare sull’uditorio, e in molti casi da vere e proprie spinte di chi prega
per gli ammalati (che solitamente è assistito da alcune persone addestrate a
prendere dal di dietro chi viene spinto affinché cadendo non si faccia male).
A sostegno del “cadere nello
Spirito” come essi lo chiamano, non ci sono
conferme nella Scrittura perciò lo rigettiamo.
Riteniamo comunque che in taluni casi gli
uomini possano cadere a terra sotto la potenza di Dio perché questo è
confermato dalla Parola di Dio.
CONCLUSIONE
Abbiamo visto che il movimento carismatico cattolico, quantunque parli
del battesimo con lo Spirito, del parlare in lingue, della preghiera della
guarigione ecc., continua ad essere un movimento
ancorato alla tradizione cattolica romana. Quindi quando si incontrano
gli aderenti a questo movimento bisogna annunciargli il ravvedimento dalle
opere morte e la remissione dei peccati nel Nome di Gesù Cristo.
Nessuna alleanza è possibile con loro, nessuna
comunione perché essi giacciono ancora nelle tenebre.
Non illudetevi fratelli; non fatevi ingannare dall’apparenza o da quei
pastori corrotti che collaborano con loro.
NOTE
1.
Adesso il suo nome è Chiesa Evangelica della Riconciliazione.
2.
Il Sullivan è professore emerito della
facoltà di teologia all’Università Gregoriana di Roma, e attualmente
insegna ecclesiologia al Boston College.
3.
Il termine tecnico glossolalia deriva da glossais lalein, una frase greca usata nel
Nuovo Testamento che significa letteralmente ‘parlare in lingue’
(1 Cor. 12:30). Il termine glossa significa ‘lingua’ e laleo è il verbo ‘parlare’.
4.
Questa parola deriva dal greco charisma che significa ‘dono’ che viene
usato nel Nuovo Testamento per indicare i doni dello Spirito Santo. "Poiché desidero vivamente di vedervi per comunicarvi qualche
dono spirituale (charisma)" (Rom. 1:11); "...in guisa che non difettate d’alcun dono (charisma)" (1 Cor. 1:7).
5.
A conferma che per i carismatici cattolici (in virtù della loro
dottrina sul battesimo e sulla cresima), il battesimo con lo Spirito Santo non
ha lo stesso significato che gli diamo noi, voglio citare alcune parole di
Serafino Falvo: ‘L’espressione
‘battesimo nello Spirito’ l’abbiamo mutuata dai
Pentecostali fondamentalisti, i quali, non avendo una
teologia sacramentaria, danno ad essa il significato
di una vera e propria effusione dello Spirito Santo, successiva e distinta
dalla rigenerazione. Per noi invece ha un significato
differente, che, se non ben capito, potrebbe prestarsi ad essere equivocato.
Comunque fino a quando non si troverà una frase
teologicamente più precisa, anche noi cattolici continueremo a parlare di
‘battesimo nello Spirito’ (Serafino Falvo, L’ora dello
Spirito Santo,
Bari 1974, pag. 115). Attenzione dunque quando si sente parlare di battesimo
con lo Spirito Santo ai carismatici, perché per loro questo battesimo lo hanno
ricevuto col battesimo e con la cresima (nella cresima avverrebbe una nuova
infusione di Spirito Santo più perfetta e più abbondante); quando invece essi
si mettono ‘a parlare in lingue’ prendono
semplicemente coscienza di qualcosa che essi avevano già
ricevuto con quei loro sacramenti; in altre parole, prendono coscienza
della potenza dello Spirito che già avevano ricevuto.