Una nuova setta del Paraguay
sbarca in Italia e una madre li denuncia pubblicamente
“... il Pueblo de Dios”
Sono una mamma
disperata che ha una figlia che è stata persuasa a fare parte di una setta
chiamata “Il Popolo di Dio”, e presento, anche per tentare di salvare
altri giovani oltre mia figlia, questo esposto
affinché, presa conoscenza dei fatti,
Da qualche anno molti
giovani, per lo più laureati,
vengono irretiti da questa setta religiosa originaria
del Paraguay.
I danni fisici e
psichici conseguenti sono
terribili.
Perdita del senso critico, distacco dalle vecchie amicizie, isolamento
dalla vita sociale, demolizione psicologica dei principi morali insegnati dalla famiglia; tutto in questo mondo è giudicato negativo, si mira solo a conquistare l’eternità (istigazione al suicidio?).
Caratterizza
l’ideologia della setta anche l’aspirazione ad una vita povera, la polemica con la società industriale capitalistica, che pone in concorrenza gli uomini, polemica estremamente
pericolosa perché fa sì che gli adepti assumano un atteggiamento di estraneità e di
distacco nei confronti della società in
cui vivono.
I ragazzi vengono
avvicinati all’Università o vicino a luoghi di ritrovo da conoscenti già
affiliati, che non si qualificano o
mantengono segrete le loro
intenzioni.
Cercano giovani che stanno attraversando momentanee crisi, non importa
di quale tipo, l’importante è
che si credano, o siano, soli e delusi e/o spaventati dai futuro.
Una
volta individuati, con atteggiamento di confidenziale amicizia, riescono a carpirne la fiducia.
Da questo alla
frequentazione delle riunioni il passo è molto breve.
Questi affiliati si
professano tutti amici, disposti a fare vita di gruppo per aiutarli a superare
i momenti difficili ed ad risolvere i loro problemi.
Nella realtà invece lo scopo è di isolarli dal resto della gente e dalla
realtà.
Allo scopo di
polarizzare il loro interesse, di costituire l’unico punto di riferimento,
queste riunioni diventano sempre più frequenti e più lunghe.
Non hanno fretta:
lavorano lentamente ma senza tregua per il giovane malcapitato.
Per impedire ritorni
alla realtà, affiancano ad ogni nuovo cooptato un cosi detto
“consigliere”, che altro non è che
una guardia del corpo, che non lo lascia mai durante il giorno, se non per quei
brevi momenti in cui rientra in famiglia per le necessità quotidiane.
Anche
durante questi brevi distacchi il “consigliere”
fa sentire la sua presenza ed il suo zelo con brevi ed amichevoli telefonate.
Normalmente, alla sera,
dopo cena escono, per riunirsi sempre con il gruppo, e
rientrano abbastanza tardi.
Anche questo fa parte
della tecnica di approccio che tende ad escludere le
famiglie dalla loro sfera affettiva e di interesse.
Le tecniche di assoggettamento ai capi sono diaboliche:
obbligo di ampie e lunghe
confessioni; trascrizione dei sogni, interpretati poi a loro piacimento, per
cercare di convincere l’adepto della sua capacità profetica e del dono delle
visioni; cassette audio ascoltate di notte con l’auricolare anche durante le
poche ore di sonno: frequenti digiuni e qualche volta anche di lunga durata; veglie
notturne di preghiera, auto punizioni per avere manifestati eventuali dubbi,
profezie deliranti che riguardano la salute dell’adepto e la sua possessione da
parte del demonio.
I capi tengono in
custodia i loro passaporti ed i loro libretti di risparmio; si ha anche il
sospetto che i guadagni di alcuni ragazzi finiscano
nelle loro mani.
Ci si è più volte
chiesto il perché di tale asservimento; è indubbio che i ragazzi costituiscano
per i capi una massa sotto controllo pronta ad eseguire qualsiasi ordine venga loro impartito; il nuovo terrorismo?
Riescono ad isolarli dalla comunità sociale: mirano scientificamente a separare
l’adepto dai rapporti di società, dai riferimenti critici che si traggono da
libri e spettacoli per far perdere il senso della realtà.
Riescono a far si che ripudino la cultura e la loro preparazione
professionale, anche a livello universitario.
Ricorrono alla bomba di affettuosità, il senso di appartenenza è imposto
attraverso carezze e attenzioni di ogni genere.
Rimuovono il senso di
privacy; a questo scopo impongono che sia fatto tutto in comune per ridurre la
capacità di ponderata valutazione; la mancanza di sonno agevola il tutto
inducendo nel soggetto un costante senso di affaticamento.
L’attività fisica
prolungata, i frequenti digiuni e la mancanza sono
inducono nell’adepto uno stato di debolezza psichica; anche i giochi sono
orientati a questo tipo di dominio dell’individuo, si tratta sempre di giochi
nei quali è necessaria una direzione, un controllo.
Con l’isolamento dalla sfera affettiva della famiglia, degli amici e dalla
realtà sociale riescono ad indurre in essi la de
responsabilizzazione; l’adepto ha la sensazione che la responsabilità
dell’adulto sia un peso finalmente gettato via.
In questo modo riescono
a distruggere la capacità di pensare del malcapitato, se non secondo la loro
programmazione: perché in definitiva il risultato finale è una vera e propria
programmazione della mente e l’annullamento della volontà per ottenere un
totale asservimento.
Riescono, con mezzi di
coercizione psicologica, a produrre nella mente della vittima
sintomi di una felicità meramente artificiale e sovrapposta alla realtà
completamente diversa.
Con l’assunto che le sofferenze fisiche servono al bene dell’anima e che tutto
dipende da Gesù Cristo e dallo Spirito Santo, si vietano le visite mediche e
l’uso di medicinali.
A questo proposito ho
saputo che in Paraguay sono morte tre persone affiliate alla setta:
· Lucia Gallina di Preganziol (TV), vicolo Franchetti,
4, morta il 13 luglio 1988;
· Vania Beretta di Vedano Al Lambro (MI),
Via Cesare Battisti, 23, morta il 7 giugno 1989;
· Paola
Tredici di Velletri, morta il 19 settembre 1991.
Abbiamo appreso
dall’ascolto di una audio-cassetta che il progetto
della sètta è di entrare nelle scuole operare, con ogni mezzo, più proseliti
possibile.
A suffragio di questa
scoperta siamo stati informati che a
Velletri il medico Giorgio Stefani, capo della
setta “Il Popolo di Dio” di Velletri
aveva ottenuto un incarico nel
mondo della scuola come psicologo: a Padova tre ragazze laureate. affiliate
alla stessa setta, pur avendo già un lavoro remunerativo, hanno fatto
domanda per ottenere un incarico
per l’insegnamento.
Un gruppo
di madri, informando della cosa alcune
persone dell’ambiente scolastico, hanno ottenuto di
far esonerare il Dott. Stefani
dall’incarico e speriamo di ottenere gli stessi risultati con le affiliate di Padova.
Qui a Padova abbiamo messo allo scoperto la sètta sollecitando la pubblicazione sul Gazzettino di un
articolo che parlava di loro il 19 dicembre
1991; ho partecipato alla
trasmissione “I FATTI VOSTRI” del 10 gennaio 1992 denunciando la pericolosità di questa setta; è stata
pubblicata una lettera di una madre nel
Gazzettino del 12 gennaio
1992; è stato pubblicato un
altro articolo, sempre sul Gazzettino,
il 22 gennaio 1992; un altro sul giornale “La difesa del popolo” il 26 gennaio 1992, un altro lungo servizio è stato
pubblicato sul Mattino di Padova.
Abbiamo informato il Questore, il
Procuratore della Repubblica ed il Prefetto di Padova che hanno svolto delle
indagini, provocando una notevole riduzione dell’attività della setta nel territorio:
·
ad Olmo di Tribano (PD) presso la casa di Sartori Annunziata, contadina, e le figlie Cristina, Letizia e Margherita, si riunivano più volte alla settimana, ora
solo il sabato pomeriggio e la domenica,
·
a Mestrino (PD), presso la casa
di Patrizia Molinari, dove si ritrovavano sempre quando non erano ad Olmo, non si incontrano più;
·
nel quartiere
della Sacra Famiglia di Padova, in Via
Palermo, presso la casa di Ines Danieli in Minozzi, non si
incontrano più.
Mi rivolto a Lei, piena di
speranza, perché possa fare delle indagini approfondite
per scoprire veramente quello
che c’è sotto.
Angelo Biadene
“Santone”, proprietario della casa di preghiere di Preganziol, che si fa passare per uno che pratica guarigioni.
Angelo Orlando, coltivatore diretto di Treviso; di questi due signori
sentiamo parlare sempre più spesso come dei fondatori della Nuova Congregazione
della Sètta di Treviso.
Se riusciranno a costituirla sarà la
fine per molti giovani.
Lasceranno le famiglie per venire qui a lavorare tutto il giorno per una piatto di minestra.
Disperata mi domando perché le autorità
lasciano libere queste persone di costituire
Avranno pure bisogno di
una casa dove stare, far
eseguire dei lavori, installare dei servizi, una mensa, ecc..
L’Ispettorato del lavoro provi pure mettere il naso nella faccenda per constatare
se tutte queste persone che lavorano sono in regola con i contributi
previdenziali ed assicurativi.
Ritengo che i modi per fermarli volendo si
possano trovare.
Sospettiamo che esercitino il traffico di droga, perché non riusciamo a spiegarci
questi frequenti viaggi dei Santoni in Paraguay, con tutta la loro famiglia, anche due o tre volte all’anno con un
costo di circa due milioni al
viaggio per persona, non avendo altra
attività che l’appartenenza come
capi a questa Sètta.
Le chiedo di
intervenire per questi ragazzi.
Mia figlia,
con altri ragazzi, è stata mandata in Paraguay,
nella cosiddetta “Città Santa”, per completare l’indottrinamento; è via da casa dal 16 luglio 1991 e non so esattamente
se ritornerà e quando.
Le lettere
che ogni tanto mi manda le trovo
nella cassetta senza francobolli e senza annullo postale.
Vengono recapitate a mano dal Paraguay.
Sono sicura
che i capi qui a Padova ed in Paraguay leggono le lettere dei ragazzi prima di consegnarle ai
corrieri.
Rosa Mancin
Tratto da «RICERCHE» febbraio 1993