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LA BIBBIA:
STORIA DI UN LIBRO
I testi originali dell’Antico Testamento (in ebraico e parti in
aramaico) e del Nuovo Testamento (in greco) furono ricopiati a mano
migliaia di volte sia su pergamene, che su pelli lavorate di
animali, e venivano arrotolate, sia su fogli di papiro che, in buona
parte, il clima secco del deserto ha conservato fino ad oggi sotto
forma di brandelli o frammenti (dal 2° secolo).
Dal IV secolo in poi si cominciò a scrivere con caratteri maiuscoli
su veri e propri libri di pergamena detti «codici».
I codici più antichi e importanti del Nuovo Testamento sono il
codice Sinaitico, scoperto nel XIX secolo e conservato a Londra, e
il codice Vaticano, conservato nella Biblioteca Vaticana a Roma.
Nel Medioevo cambiò la situazione culturale dell’Europa
mediterranea, aumentò notevolmente l’analfabetismo e la gente comune
si allontanò dalla lettura e dalla scrittura, che rimasero
appannaggio dei dotti e soprattutto del clero.
I testi biblici tradotti in latino da Girolamo (390-405) con la
versione Vulgata, prima molto diffusi, scomparvero dalla
circolazione.
I monaci, chiusi nei monasteri, allora cominciarono a copiare i
testi antichi per evitare che andassero dispersi. Curarono così dei
codici molto preziosi, il cui uso era riservato alla gerarchia
ecclesiastica o ai ricchi.
Questi codici, scritti su pergamene di lusso, venivano di sovente
impreziositi da caratteri d’oro e d’argento, da rilegature ornate di
incisioni, perle e pietre preziose, e soprattutto da meravigliose
miniature che ornavano e illustravano il testo. Ma in questo modo
anche la Bibbia si allontanò sempre di più dal popolo sia a causa
della lingua (il latino che rapidamente scompariva dall’uso), sia a
causa dei costi elevatissimi che solo i ricchi potevano sostenere.
Verso la fine del Medioevo sorsero dei movimenti, considerati
ereticali dalla chiesa ufficiale, che predicarono anche un ritorno
alla lettura dei testi biblici e cominciarono a farli tradurre
nella, lingua parlata dal popolo.
Con l’invenzione della stampa (1454), il fervore culturale
dell’Umanesimo e la Riforma protestante (dal 1517), nuove traduzioni
della Bibbia si affermano e si diffondono in tutta Europa. I vecchi
codici latini su pergamena vengono sostituiti e sorpassati da
traduzioni nelle lingue nazionali stampate a centinaia di copie su
libri di carta e la Bibbia ritorna nelle mani dei laici ed entra
nelle case della gente comune.
Solo la Bibbia (Sola Scriptura), affermò Lutero, è il
mezzo per conoscere la Parola di Dio. Da allora traduzione e
diffusione della Bibbia divennero caratteristiche tipiche del
protestantesimo.
La Chiesa Cattolica continuò ad usare ufficialmente la Vulgata
latina e limitò fortemente l’uso e il possesso della Bibbia nelle
lingue moderne: di fatto la lettura della Bibbia da parte dei laici
cessò del tutto per secoli.
Dall’Ottocento in poi, con l’affermarsi di missioni cristiane nelle
zone meno accessibili del globo, si sentì la necessità di avere
delle Società apposite che si occupassero della traduzione, della
stampa e della diffusione dei testi biblici: le Società Bibliche.
Bisognava anche revisionare le vecchie traduzioni per aggiornarle
alle nuove scoperte e adeguarle all’evoluzione della lingua.
Al giorno d’oggi almeno un libro della Bibbia è tradotto e stampato
in oltre duemila lingue, e altre centinaia di progetti di traduzione
sono in corso.
La Bibbia in Italia
L‘Italia, come si può comprendere facilmente, ha un’antichissima
tradizione biblica, e alcuni dei più pregevoli e autorevoli
codici greci e latini sono conservati nel nostro paese. Tuttavia la
repressione delle istanze promosse dalla Riforma protestante dal XVI
secolo in poi ha provocato un costante allontanamento della Bibbia
dalle case degli italiani.
Dalla metà del XX secolo si può constatare una rinnovata attenzione
al testo biblico, ma c’è ancora molta strada da fare,
Dopo alcuni importanti precedenti (Malermi 1471, Brucioli 1532),
presto scomparsi dalla circolazione, la Bibbia fu tradotta in
italiano dai testi originali dal protestante Giovanni Diodati (1607
e 1641). Questa traduzione, rivista da Luzzi nel 1924, è
quella ancora oggi usata dalle chiese evangeliche.
La prima versione italiana cattolica di rilievo fu quella del
Martini (1768-81), tradotta dal latino.
Le versioni dai testi originali cominciarono a susseguirsi dal 1958
in poi.
Il testo usato nella liturgia ufficiale è quello della
Conferenza Episcopale Italiana (CEI 1972), spesso accompagnato da
commenti diversi (Gerusalemme, TOB).
Cattolici e protestanti hanno compiuto insieme una Traduzione
Interconfessionale in Lingua Corrente (TILC, 1976-85).
La versione
Diodati, la Riveduta Luzzi, la Nuova Riveduta
La traduzione di Giovanni Diodati (1607) è la
più antica traduzione della Bibbia in italiano che, accompagnata
dalle varie revisioni, abbia avuto una continuità di lettura fino ai
nostri giorni.
Per serietà filologica e per la lingua usata si pone tra le
principali traduzioni bibliche di tutti i tempi. Rappresenta un
legame significativo e importante in Italia tra la Riforma del XVI
secolo, l’evangelismo ottocentesco e il variegato panorama del
protestantesimo odierno.
In una società dove la Bibbia ufficiale era la Vulgata, accessibile
solo a coloro che conoscevano il latino, la Diodati divenne segno di
un’affermazione di fede evangelica.
Durante il Risorgimento assunse addirittura un valore simbolico
eversivo nei confronti della religione di stato (e come tale fu
considerata dalle autorità governative) tanto da essere pubblicata
durante la Repubblica Romana (1849) e subito dopo la battaglia di
Porta Pia (1870), come segno di libertà religiosa e civile.
Una commissione coordinata da Giovanni Luzzi, professore alla
Facoltà Valdese di teologia di Roma, revisionò profondamente la
traduzione del Diodati adeguandola all’evoluzione della lingua
italiana e riconfrontandola con i testi originali ebraici e greci.
Questa revisione è conosciuta come la versione Riveduta
(1924).
La versione Riveduta è stata ulteriormente revisionata dalla Società
Biblica di Ginevra.
CAPITOLI E VERSETTI
Il testo biblico è suddiviso, mediante numeri, in capitoli e
versetti.
Questi numeri non appartengono al testo biblico; sono stati
introdotti a poco a poco durante i secoli per facilitare la ricerca
di un passo. Ecco alcuni esempi:
·
Genesi (o Gn) 6:8 il rimando è al
capitolo 6, versetto 8, del libro della Genesi
·
Apocalisse (o Ap) 20:12, 15 il rimando
è al capitolo 20, versetti 12 e 15, del libro dell’Apocalisse
·
Romani (o Rm) 9:15-18 il rimando è al
capitolo 9 versetti da 15 a 18 (la lineetta indica che il rimando è
a tutto il brano dal versetto 15 al 18), della lettera ai Romani
·
Matteo (o Mt) 5-7 il rimando comprende
i capitoli 5, 6 e 7 di Matteo
·
Marco (o Mc) 15:21-16:8 il rimando
comprende tutto il brano che va dal versetto 21 del capitolo 15 di
Marco fino, al versetto 8 del capitolo 16
·
Sal 110:4; Eb 5:6-7 quando si citano
di seguito vari passi biblici, vengono separati da un punto e
virgola.
PER COMINCIARE A LEGGERE
La Bibbia (dal greco «tà Biblia», i libri) è una
raccolta di libri scritti separatamente nel corso di molti secoli da
persone appartenenti, per lo più, al popolo ebraico, che hanno
voluto lasciare traccia scritta del loro rapporto con Dio e del «patto»
(testamento) tra Dio e l’uomo. Questi libri, che si
sono imposti fra molti altri per la loro intrinseca autorità, sono
stati riconosciuti dalla Chiesa antica come ispirati e «canonici»:
il messaggio in essi contenuto è considerato quindi normativo per la
fede e la vita dei credenti.
La Bibbia è costituita da due parti: l’Antico Testamento (scritto in
ebraico e parti in aramaico), che contiene gli scritti sacri del
popolo di Israele, e il Nuovo Testamento (scritto in greco), dove
sono riportati gli eventi importanti che riguardano Gesù e la vita
delle prime comunità cristiane.
La Bibbia quindi non può essere letta dall’inizio alla fine come se
si trattasse di un testo scritto da un unico autore: ogni libro ha
un inizio e una fine, uno scopo, una forma letteraria (racconto,
poesia, cronaca, codice dileggi, lettere, ecc.), dei destinatari
precisi, un autore diverso con le sue caratteristiche sociali,
culturali e teologiche, un luogo e una situazione in cui fu
composto. Senza tenere presente questo fatto è facile fermarsi dopo
le prime pagine nella lettura della Bibbia, non trovare più il filo
conduttore, non cogliere il messaggio centrale o cadere in un
eccessivo letteralismo.
La Bibbia è il libro per eccellenza; in tutto il mondo nessun altro
libro è stato letto, tradotto, trasmesso, commentato tanto quanto
questo.
Il messaggio che in esso è espresso vuole essere un messaggio
universale.
L’uomo contemporaneo, credente o meno, come il suo antenato dell’età
antica, medievale o moderna, ha l’impegno morale di conoscere questo
libro, che è patrimonio dell’umanità intera e uno dei pilastri
culturali a prescindere dal quale tanta parte del passato e del
presente della nostra civiltà può divenire incomprensibile.
La Bibbia è stata scritta come documento e riflessione di fede e in
vista della fede dei lettori. Si consiglia, in questo senso, di
cominciare la lettura dai Vangeli (uno dei primi tre e il quarto),
continuare con la riflessione teologica delle prime comunità
cristiane (Atti e Lettere) e proseguire poi con l’Antico Testamento.
I Vangeli sono i libri che testimoniano la predicazione, la morte e
la resurrezione di Gesù.
La Sua parola e la Sua vita sono state tali da indurre i Suoi
discepoli a confessare che Egli era (e rimane) il Figlio unico di
Dio: la Sua Persona perciò è al centro del messaggio biblico e della
fede dei cristiani.
Per agevolarne la lettura si propongono qui di seguito una trentina
di brani classici che, oltre ad essere fondamentali punti di
riferimento, possono essere considerati propedeutici a una lettura
più articolata dell’intero volume.
Antico Testamento
·
La creazione (Genesi dal capitolo 1 al capitolo
4).
·
La chiamata di Abramo (Genesi 12:1-9).
·
L’uscita dall’Egitto e il passaggio del Mar Rosso
(Esodo dal capitolo 14:1al capitolo 15:21).
·
Il Decalogo (Esodo 20:1-17).
·
Amare il Signore (Deuteronomio 6).
·
Davide e Golia (1 Samuele 17).
·
Salomone e il tempio (1 Re 8:12- 66).
·
Salmi: 1, 23, 51, 130.
·
La Sapienza divina (Giobbe 28).
·
Il Messia (Isaia 11:1-10; 53).
·
Il Nuovo Patto (Geremia 31:27-37).
·
La visione delle ossa secche (Ezechiele 37:1-14).
·
Il racconto di Giona (Giona dal capitolo 1 al
capitolo 4).
Nuovo Testamento
VANGELI
·
Riassunto del messaggio evangelico:
«Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito
Figlio affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita
eterna» (Giovanni 3:16).
·
Scopo dei vangeli: «Sono
stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di
Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel Suo Nome» (Giovanni
20:31).
·
Introduzione: il prologo
(Giovanni 1:1-18),
·
Predicazione e vita di Gesù. Il
Sermone sul Monte (Matteo 5-7; Luca 6:17-41); Gesù e i Giudei
(Giovanni 8:12-59; Matteo 23); la vite e i tralci (Giovanni
15:1-17); il Seminatore (Marco 4:1-20); il Buon Samaritano (Luca
10:25-37); il Padre Misericordioso (Luca 15:11-32).
·
Passione, morte e resurrezione di
Gesù: Matteo 26:14; 28:20; Marco 14:10; 16:20; Luca 22:1; 24:53;
Giovanni 18:1; 20:31.
ATTI, LETTERE E APOCALISSE
·
Pentecoste (Atti 2).
·
Il peccato, la grazia, la speranza
(Romani 8).
·
La croce e l’amore (1 Corinzi 1:17;
2:5; 13).
·
La salvezza (Efesini 2:1-9).
·
La fede e il credo (Filippesi 2:1-11).
·
Il mondo nuovo (Apocalisse 21:1-7).
LA BIBBIA:
STORIA DELL’AMORE DI DIO
PER NOI
L’Antico Testamento
La Bibbia comincia affermando, con un racconto ricco di
immagini, che il mondo è stato creato da Dio.
In principio questo mondo è buono, e l’uomo, per la sua
intelligenza, la sua libertà e la sua responsabilità su tutte le
altre creature, gode di un rapporto privilegiato con il Creatore, Ma
l’uomo si è ribellato alla volontà di Dio, introducendo nel rapporto
una rottura e un disordine dalle molteplici conseguenze: il male (il
peccato) ha fatto irruzione nel mondo e con esso l’egoismo,
l’ingiustizia, l’odio, la violenza, la sofferenza e la morte.
Si racconta, con la storia del primo uomo, della prima donna e dei
primi fratelli, quella che è la storia dell’umanità intera di ogni
tempo e di ogni luogo.
Dio decide di distruggere questa umanità corrotta (diluvio), ma
nella Sua generosità anche la salva da una condanna definitiva e
totale (Noè) - [Genesi dal capitolo 1 al capitolo 11].
Poi, un giorno, Dio si rivolge all’umanità per chiamarla a tornare
verso di Lui.
Dio parla ad Abramo, lo chiama personalmente perché divenga il padre
dei credenti di tutto il mondo («la tua progenie sarà numerosa
come le stelle del cielo e la rena del mare»; «attraverso
dite saranno benedette tutte le famiglie della terra»). Abramo
crede alla Parola di Dio e ubbidisce alla Sua chiamata, e nonostante
la sua fede sia messa duramente alla prova segue la volontà divina e
si mette in cammino per stabilirsi in Palestina.
In principio la promessa divina è vissuta all’interno della sua
famiglia (i patriarchi). Con i figli di suo nipote, Giacobbe detto
Israele, in seguito ad una carestia, la famiglia emigra in Egitto.
Qui col tempo il popolo di Israele viene oppresso e ridotto in stato
di schiavitù da un mondo che non conosce Dio (Genesi, dal capitolo
12 al capitolo 50).
Allora Dio interviene e chiama Mosè.
È la grande epopea dell’Esodo: l’uscita dall’Egitto, il passaggio
del mar Rosso, la traversata del deserto verso la Palestina.
Conseguenza di questa grandiosa liberazione, con la quale Dio
conferma la Sua promessa, sarà una vita vissuta nella riconoscenza e
nel servizio secondo le indicazioni contenute nella legge (il
decalogo) che Dio dà a Mosè sul monte Sinai. (Esodo cap. 1 e 2 ;
Deuteronomio)
Sotto la guida di Giosuè, con una serie di combattimenti, il popolo
di Israele conquista la Palestina. Le varie tribù si organizzano in
una federazione comandata da capi ispirati detti Giudici (libri di
Giosuè e dei Giudici).
In seguito, per rinforzare la coesione interna e resistere meglio
alle forze avversarie, viene instaurata la monarchia.
Dopo la sconfitta del re Saul, Davide è proclamato re da tutte le
tribù (ca. 1000 a.C.). Egli riconosce i suoi limiti umani, si
pente del proprio peccato, ama Dio sinceramente e scrive preghiere e
canzoni che conforteranno per millenni generazioni di credenti.
Suo figlio Salomone darà maggiore compattezza allo stato e costruirà
a Gerusalemme un tempio per Dio: «i cieli interi non Ti possono
contenere o Dio, nondimeno poni la Tua benedizione su questa casa,
ascolta la preghiera che da qui ti verrà rivolta e perdona» (1 e
2 Samuele, 1 Re).
Eppure tutto ciò non è che una realizzazione fragile, effimera,
parziale, molto limitata.
Alla morte di Salomone il regno si spacca in due: Israele a Nord e
Giuda a Sud.
In realtà il disegno di Dio non concerne solo un piccolo popolo ma
tutta l’umanità. Non si limita a una razza o a una nazione: è di
un’altra dimensione. Concerne l’intera vicenda umana e la vita di
ogni persona. Sarà questo il messaggio incessante dei profeti. Essi
porteranno un giudizio di valore sugli avvenimenti e indicheranno
Dio sovrano negli eventi gloriosi e in quelli tragici. Animati dallo
spirito di Dio e sorretti da una coscienza che non cedeva al
compromesso, non si stancheranno di riprendere severamente il
popolo, la monarchia e la gerarchia religiosa, di denunciare tutte
le falsificazioni della volontà divina, l’orgoglio delle
istituzioni, la superficialità dei singoli, l’incoerenza tra riti
formali e ingiustizie sociali, la collusione con gli idoli di questo
mondo.
I profeti esortano, avvertono e minacciano, ma non vengono
ascoltati. Allora sopravviene un avvenimento drammatico: i re di
Assiria e di Babilonia distruggono Israele (722 a.C.) e Giuda (587
a.C.). Segue la grande deportazione interpretata come un castigo
divino (2 Re; Amos; Osea; Isaia dal capitolo 1 al 39).
Ma ecco che in esilio, lontano da Gerusalemme, ci si ricorda del
passato, ci si pente, si torna verso Dio, Lo si chiama in aiuto, si
spera. E Dio manda alcuni profeti ad annunciare il Suo perdonò, la
Sua grazia, un meraviglioso ritorno verso Gerusalemme e la venuta
del Messia (Isaia capitoli da 40 a 55; Geremia; Ezechiele).
Il ritorno a Gerusalemme si compie (539 a.C.). Il culto è
restaurato. Esdra legge solennemente, davanti a tutto il popolo, la
legge di Mosè (Esdra; Neemia; Isaia capitoli da 56 a 66; Aggeo).
A quest’epoca molti dei libri biblici prendono la loro forma
definitiva, si rileggono le predicazioni dei profeti e le cronache
di quel che era successo, ci si interroga sul senso della vita,
sulla vanità delle cose, sul problema del dolore; si raccolgono
sistematicamente le poesie e le preghiere che molti credenti avevano
scritto nei secoli passati (1 e 2 Cronache; Giobbe; Salmi; Proverbi;
Ecclesiaste).
Ma soprattutto si spera, si attende un nuovo intervento di Dio, e
questa speranza diviene più interiore, più spirituale, più pura, più
urgente.
Il Nuovo Testamento
Compare Giovanni Battista. Predica una giustizia morale e sociale: è
venuto il momento di cambiare veramente vita perché un nuovo e
definitivo intervento di Dio è imminente: «Il tempo è compiuto,
il Regno di Dio è vicino! Convertitevi, cambiate mentalità!».
Chi ubbidisce alla sua predicazione viene battezzato con l’acqua,
come segno esteriore di un ravvedimento interno.
Anche Gesù va da Giovanni Battista per essere battezzato. Allora
Giovanni lo indica a tutti: «È Lui! E’ l’uomo su cui scende lo
Spirito di Dio, Egli vi battezzerà col fuoco!».
Gesù annuncia l’Amore di Dio ai poveri e agli emarginati, guarisce i
malati, libera gli oppressi, moltiplica il pane per gli affamati,
combatte l’ingiustizia, dona a tutti una speranza nuova. Riprende la
legge antica portando alle estreme conseguenze ciò che essa
conteneva in maniera implicita: le beatitudini, il comandamento
dell’amore, il culto in spirito e verità... Afferma che bisogna
amare Dio nostro Padre e bisogna amare l’umanità che è composta da
nostri fratelli e nostre sorelle: l’amore riassume tutta la
conoscenza di Dio.
Egli critica duramente gli uomini che vivono una religiosità
ipocrita, che riducono il rapporto con Dio ad una serie di pratiche
e di precetti, che danno grande importanza a particolari
insignificanti, ma deliberatamente non considerano le cose
essenziali e calpestano l’altro.
Molti seguono Gesù, ma molti anche Lo temono per le Sue denunce, per
il Suo comportamento anticonformista e soprattutto perché afferma
che questo suo modo di vivere e di agire è voluto da Dio stesso.
Quando parla di Dio dice: «Mio Padre... Colui che mi ha
mandato... Colui dal quale vengo e al quale torno...». Allora le
autorità religiose e quelle civili, individuando in Gesù un pericolo
per il proprio potere, si accordano per eliminarlo. E Gesú, tradito
da Giuda e abbandonato dai Suoi, viene condannato a morto dal
governatore romano Ponzio Pilato e crocifisso.
La Sua morte violenta provoca nei seguaci una crisi terribile, ma
dopo tre giorni risuscita, come aveva annunciato, e si mostra ai
Suoi discepoli vivente, trasformato eppure sempre lo stesso,
Le prime apparizioni di Gesù risuscitato lasciano perplessi. Ma a
Pentecoste, per opera dello Spirito di Dio, la fede dei discepoli
prende tutta la forza necessaria. Essi capiscono che quella morte è
il prezzo di un amore giunto al dono totale di se stesso, è il segno
per eccellenza della grazia di Dio. E in quella risurrezione, segno
della vittoria operata da Dio, è anticipata la risurrezione e la
vita eterna di ogni credente.
Gesù è il Signore dei vivi e dei morti, è Colui che ha salvato
l’umanità liberandola dal potere del male.
I discepoli divengono apostoli (inviati). La loro vita consisterà
ormai nel testimoniare e comunicare a tutti ciò che hanno vissuto,
visto e creduto di Gesù.
Marco, Giovanni, Pietro, Paolo e tanti altri, predicano, scrivono la
storia di Gesù e inviano lettere nella convinzione e nella fede che
Egli è stato unico nel suo rapporto con Dio (Cristo/Messia, Figlio,
Salvatore, Signore) e che quel che è avvenuto nella sua persona ha
una portata universale.
Uomini e donne di ogni tempo, di ogni luogo e di ogni condizione,
sono chiamati a conoscere Gesù, la Sua predicazione e la Sua
persona, e a trasformare il loro modo di vivere secondo la Sua
Parola.
Là, dove Cristo è predicato, la fede è operante e l’amore verso Dio
e verso i fratelli è vissuto, lì c’è la chiesa cristiana: un nucleo
che testimonia e anticipa il mondo nuovo di Dio (Vangeli; Atti;
Lettere).
Giovanni ci fa intravvedere, con una serie di immagini, la
realtà futura di questo mondo di muore voluto da Dio: «Vidi un
nuovo cielo e una nuova terra... Dio abiterà con gli uomini…
asciugherà ogni lacrima dagli occhi loro, la morte non ci sarà più,
nè vi sarà più cordoglio, nè grido, né dolore... Ecco Io faccio ogni
cosa nuova...»
(Apocalisse).
E con questa visione si conclude la Bibbia.
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