LA BIBBIA:
Riveduta Luzzi:
Giobbe
Capitolo 1
1 C'era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest'uomo
era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male.
2 Gli
erano nati sette figliuoli e tre figliuole;
3
possedeva settemila pecore, tremila cammelli, cinquecento paia di bovi,
cinquecento asine e una servitù molto numerosa. E quest'uomo era il più grande
di tutti gli Orientali.
4 I
suoi figliuoli solevano andare gli uni dagli altri e darsi un convito, ciascuno
nel suo giorno: e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a
mangiare e a bere con loro.
5 E
quando la serie dei giorni di convito era finita, Giobbe li faceva venire per
purificarli; si levava di buon mattino, e offriva un olocausto per ciascun d'essi,
perché diceva: `Può darsi che i miei figliuoli abbian peccato ed abbiano
rinnegato Iddio in cuor loro'. E Giobbe faceva sempre così.
6 Or
accadde un giorno, che i figliuoli di Dio vennero a presentarsi davanti
all'Eterno, e Satana venne anch'egli in mezzo a loro.
7 E
l'Eterno disse a Satana: `Donde vieni?' E Satana rispose all'Eterno: `Dal
percorrere la terra e dal passeggiare per essa'.
8 E
l'Eterno disse a Satana: `Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n'è un
altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male'.
9 E
Satana rispose all'Eterno: `È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio?
10 Non l'hai
tu circondato d'un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai
benedetto l'opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese.
11 Ma stendi
un po' la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in
faccia'.
12 E l'Eterno
disse a Satana: `Ebbene! tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto,
non stender la mano sulla sua persona'. - E Satana si ritirò dalla presenza
dell'Eterno.
13 Or accadde
che un giorno, mentre i suoi figliuoli e le sue figliuole mangiavano e bevevano
del vino in casa del loro fratello maggiore, giunse a Giobbe un messaggero a
dirgli:
14 `I buoi
stavano arando e le asine pascevano lì appresso,
15 quand'ecco
i Sabei son piombati loro addosso e li hanno portati via; hanno passato a fil
di spada i servitori, e io solo son potuto scampare per venire a dirtelo'.
16 Quello
parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: `Il fuoco di Dio è caduto dal
cielo, ha colpito le pecore e i servitori, e li ha divorati; e io solo son
potuto scampare per venire a dirtelo'.
17 Quello
parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: `I Caldei hanno formato tre
bande, si son gettati sui cammelli e li han portati via; hanno passato a fil di
spada i servitori, e io solo son potuto scampare per venire a dirtelo'.
18 Quello
parlava ancora quando ne giunse un altro a dire: `I tuoi figliuoli e le tue
figliuole mangiavano e bevevano del vino in casa del loro fratello maggiore;
19 ed ecco
che un gran vento, venuto dall'altra parte del deserto, ha investito i quattro
canti della casa, ch'è caduta sui giovani; ed essi sono morti; e io solo son
potuto scampare per venire a dirtelo'.
20 Allora
Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra
e adorò e disse:
21 `Nudo sono
uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; l'Eterno ha
dato, l'Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell'Eterno'.
22 In tutto
questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di mal fatto.
Capitolo 2
1 Or accadde un giorno, che i figliuoli di Dio vennero a presentarsi
davanti all'Eterno, e Satana venne anch'egli in mezzo a loro a presentarsi davanti
all'Eterno.
2 E
l'Eterno disse a Satana: `Donde vieni?' E Satana rispose all'Eterno: `Dal
percorrere la terra e dal passeggiare per essa'. E l'Eterno disse a Satana:
3 `Hai
tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n'è un altro sulla terra che come lui sia
integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua
integrità benché tu m'abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun
motivo'.
4 E
Satana rispose all'Eterno: `Pelle per pelle! L'uomo dà tutto quel che possiede per
la sua vita;
5 ma
stendi un po' la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti
rinnega in faccia'.
6 E
l'Eterno disse a Satana: `Ebbene esso è in tuo potere; soltanto rispetta la sua
vita'.
7 E
Satana si ritirò dalla presenza dell'Eterno e colpì Giobbe d'un'ulcera maligna
dalla pianta de' piedi al sommo del capo; e Giobbe prese un còccio per
grattarsi, e stava seduto nella cenere.
8 E sua
moglie gli disse: `Ancora stai saldo nella tua integrità?
9 Ma
lascia stare Iddio, e muori!'
10 E Giobbe a
lei: `Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio,
e rifiuteremmo d'accettare il male?' - In tutto questo Giobbe non peccò con le
sue labbra.
11 Or tre
amici di Giobbe, Elifaz di Teman, Bildad di Suach e Tsofar di Naama, avendo
udito tutti questi mali che gli eran piombati addosso, partirono, ciascuno dal
suo paese e si misero d'accordo per venire a condolersi con lui e a consolarlo.
12 E, levati
gli occhi da lontano, essi non lo riconobbero, e alzarono la voce e piansero;
si stracciarono i mantelli e si cosparsero il capo di polvere gittandola verso
il cielo.
13 E rimasero
seduti per terra, presso a lui, sette giorni e sette notti; e nessuno di loro
gli disse verbo, perché vedevano che il suo dolore era molto grande.
Capitolo 3
1 Allora Giobbe aprì la bocca e maledisse il giorno della sua
nascita.
2 E
prese a dire così:
3
Perisca il giorno ch'io nacqui e la notte che disse: `È concepito un maschio!'
4 Quel
giorno si converta in tenebre, non se ne curi Iddio dall'alto, né splenda
sovr'esso raggio di luce!
5 Se lo
riprendano le tenebre e l'ombra di morte, resti sovr'esso una fitta nuvola, le
ecclissi lo riempian di paura!
6
Quella notte diventi preda d'un buio cupo, non abbia la gioia di contar tra i
giorni dell'anno, non entri nel novero de' mesi!
7
Quella notte sia notte sterile, e non vi s'oda grido di gioia.
8 La
maledicano quei che maledicono i giorni e sono esperti nell'evocare il drago.
9 Si
oscurino le stelle del suo crepuscolo, aspetti la luce e la luce non venga, e
non miri le palpebre dell'alba,
10 poiché non
chiuse la porta del seno che mi portava, e non celò l'affanno agli occhi miei.
11 Perché non
morii nel seno di mia madre? Perché non spirai appena uscito dalle sue viscere?
12 Perché
trovai delle ginocchia per ricevermi e delle mammelle da poppare?
13 Ora mi
giacerei tranquillo, dormirei, ed avrei così riposo
14 coi re e
coi consiglieri della terra che si edificaron mausolei,
15 coi
principi che possedean dell'oro e che empiron d'argento le lor case;
16 o, come
l'aborto nascosto, non esisterei, sarei come i feti che non videro la luce.
17 Là cessano
gli empi di tormentare gli altri. Là riposano gli stanchi,
18 là i
prigioni han requie tutti insieme, senz'udir voce d'aguzzino.
19 Piccoli e
grandi sono là del pari, e lo schiavo è libero del suo padrone.
20 Perché dar
la luce all'infelice e la vita a chi ha l'anima nell'amarezza,
21 i quali
aspettano la morte che non viene, e la ricercano più che i tesori nascosti,
22 e si rallegrerebbero
fino a giubilarne, esulterebbero se trovassero una tomba?
23 Perché dar
vita a un uomo la cui via è oscura, e che Dio ha stretto in un cerchio?
24 Io sospiro
anche quando prendo il mio cibo, e i miei gemiti si spandono com'acqua.
25 Non appena
temo un male, ch'esso mi colpisce; e quel che pavento, mi piomba addosso.
26 Non trovo
posa, né requie, né pace, il tormento è continuo!
Capitolo 4
1 Allora Elifaz di Teman rispose e disse:
2 Se
provassimo a dirti una parola ti darebbe fastidio? Ma chi potrebbe trattener le
parole?
3 Ecco
tu n'hai ammaestrati molti, hai fortificato le mani stanche;
4 le
tue parole hanno rialzato chi stava cadendo, hai raffermato le ginocchia
vacillanti;
5 e ora
che il male piomba su te, tu ti lasci abbattere; ora ch'è giunto fino a te, sei
tutto smarrito.
6 La
tua pietà non è forse la tua fiducia, e l'integrità della tua vita la speranza
tua?
7
Ricorda: quale innocente perì mai? e dove furono gli uomini retti mai
distrutti?
8 Io
per me ho visto che coloro che arano iniquità e seminano tormenti, ne mietono i
frutti.
9 Al
soffio di Dio essi periscono, dal vento del suo corruccio son consumati.
10 Spenta è
la voce del ruggente, sono spezzati i denti dei leoncelli.
11 Perisce
per mancanza di preda il forte leone, e restan dispersi i piccini della
leonessa.
12 Una parola
m'è furtivamente giunta, e il mio orecchio ne ha còlto il lieve sussurro.
13 Fra i
pensieri delle visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali,
14 uno
spavento mi prese, un tremore, che mi fece fremer tutte l'ossa.
15 Uno
spirito mi passò dinanzi, e i peli mi si rizzarono addosso.
16 Si fermò,
ma non riconobbi il suo sembiante; una figura mi stava davanti agli occhi e
udii una voce sommessa che diceva:
17 `Può il
mortale esser giusto dinanzi a Dio? Può l'uomo esser puro dinanzi al suo
Fattore?
18 Ecco,
Iddio non si fida de' suoi propri servi, e trova difetti nei suoi angeli;
19 quanto più
in quelli che stanno in case d'argilla, che han per fondamento la polvere e son
schiacciati al par delle tignuole!
20 Tra la
mattina e la sera sono infranti; periscono per sempre, senza che alcuno se ne
accorga.
21 La corda
della lor tenda, ecco, è strappata, e muoion senza posseder la sapienza'.
Capitolo 5
1 Chiama pure! C'è forse chi ti risponda? E a qual dei santi vorrai
tu rivolgerti?
2 No,
il cruccio non uccide che l'insensato e l'irritazione non fa morir che lo
stolto.
3 Io ho
veduto l'insensato prender radice, ma ben tosto ho dovuto maledirne la dimora.
4 I
suoi figli van privi di soccorso, sono oppressi alla porta, e non c'è chi li
difenda.
5
L'affamato gli divora la raccolta, gliela rapisce perfino di tra le spine; e
l'assetato gli trangugia i beni.
6 Ché
la sventura non spunta dalla terra né il dolore germina dal suolo;
7 ma
l'uomo nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto.
8 Io
però vorrei cercar di Dio, e a Dio vorrei esporre la mia causa:
9 a
lui, che fa cose grandi, imperscrutabili, maraviglie senza numero;
10 che spande
la pioggia sopra la terra e manda le acque sui campi;
11 che
innalza quelli ch'erano abbassati e pone in salvo gli afflitti in luogo
elevato;
12 che sventa
i disegni degli astuti sicché le loro mani non giungono ad eseguirli;
13 che prende
gli abili nella loro astuzia, sì che il consiglio degli scaltri va in rovina.
14 Di giorno
essi incorron nelle tenebre, in pien mezzodì brancolan come di notte;
15 ma Iddio
salva il meschino dalla spada della lor bocca, e il povero di man del potente.
16 E così pel
misero v'è speranza, mentre l'iniquità ha la bocca chiusa.
17 Beato
l'uomo che Dio castiga! E tu non isdegnar la correzione dell'Onnipotente;
18 giacché
egli fa la piaga, ma poi la fascia; egli ferisce, ma le sue mani guariscono.
19 In sei
distrette egli sarà il tuo liberatore e in sette il male non ti toccherà.
20 In tempo
di carestia ti scamperà dalla morte, in tempo di guerra dai colpi della spada.
21 Sarai
sottratto al flagello della lingua, non temerai quando verrà il disastro.
22 In mezzo
al disastro e alla fame riderai, non paventerai le belve della terra;
23 perché
avrai per alleate le pietre del suolo, e gli animali de' campi saran teco in
pace.
24 Saprai
sicura la tua tenda; e, visitando i tuoi pascoli, vedrai che non ti manca
nulla.
25 Saprai che
la tua progenie moltiplica, che i tuoi rampolli crescono come l'erba de' campi.
26 Scenderai
maturo nella tomba, come la bica di mannelle che si ripone a suo tempo.
27 Ecco quel
che abbiam trovato, riflettendo. Così è. Tu ascolta, e fanne tuo pro.
Capitolo 6
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 Ah,
se il mio travaglio si pesasse, se le mie calamità si mettessero tutte insieme
sulla bilancia!
3
Sarebbero trovati più pesanti che la sabbia del mare. Ecco perché le mie parole
sono temerarie.
4 Ché
le saette dell'Onnipotente mi trafiggono, lo spirito mio ne sugge il veleno; i
terrori di Dio si schierano in battaglia contro me.
5
L'asino salvatico raglia forse quand'ha l'erba davanti? mugghia forse il bue
davanti alla pastura?
6 Si
può egli mangiar ciò ch'è scipito e senza sale? c'è qualche gusto in un chiaro
d'uovo?
7
L'anima mia rifiuta di toccare una simil cosa, essa è per me come un cibo
ripugnante.
8 Oh,
m'avvenisse pur quello che chiedo, e mi desse Iddio quello che spero!
9
Volesse pure Iddio schiacciarmi, stender la mano e tagliare il filo de' miei
giorni!
10 Sarebbe
questo un conforto per me, esulterei nei dolori ch'egli non mi risparmia;
giacché non ho rinnegato le parole del Santo.
11 Che è mai
la mia forza perch'io speri ancora? Che fine m'aspetta perch'io sia paziente?
12 La mia
forza è essa forza di pietra? e la mia carne, carne di rame?
13 Non son io
ridotto senza energia, e non m'è forse tolta ogni speranza di guarire?
14 Pietà deve
l'amico a colui che soccombe, quand'anche abbandoni il timor dell'Onnipotente.
15 Ma i
fratelli miei si son mostrati infidi come un torrente, come l'acqua di torrenti
che passano.
16 Il
ghiaccio li rende torbidi, e la neve vi si scioglie;
17 ma passato
il tempo delle piene, svaniscono; quando sentono il caldo, scompariscono dal
loro luogo.
18 Le
carovane che si dirigon là mutano strada, s'inoltran nel deserto, e vi
periscono.
19 Le
carovane di Tema li cercavan collo sguardo, i viandanti di Sceba ci contavan
su,
20 ma furon
delusi nella loro fiducia; giunti sul luogo, rimasero confusi.
21 Tali siete
divenuti voi per me: vedete uno che fa orrore, e vi prende la paura.
22 V'ho forse
detto: `Datemi qualcosa' o `co' vostri beni fate un donativo a favor mio',
23 o
`liberatemi dalla stretta del nemico', o `scampatemi di man dei prepotenti'?
24
Ammaestratemi, e mi starò in silenzio; fatemi capire in che cosa ho errato.
25 Quanto
sono efficaci le parole rette! Ma la vostra riprensione che vale?
26 Volete
dunque biasimar delle parole? Ma le parole d'un disperato se le porta il vento!
27 Voi
sareste capaci di trar la sorte sull'orfano, e di contrattare il vostro amico!
28 Ma pure vi
piaccia di rivolgervi a guardarmi, e vedete s'io vi menta in faccia.
29 Mutate
consiglio! Non vi sia in voi iniquità! Mutate consiglio, la mia giustizia
sussiste.
30 V'è
qualche iniquità sulla mia lingua? Il mio palato non distingue più quel ch'è
male?
Capitolo 7
1 La vita dell'uomo sulla terra è una milizia; i giorni suoi son
simili ai giorni d'un operaio.
2 Come
lo schiavo anela l'ombra e come l'operaio aspetta il suo salario,
3 così
a me toccan mesi di sciagura, e mi sono assegnate notti di dolore.
4 Non
appena mi corico, dico: `Quando mi leverò?' Ma la notte si prolunga, e mi sazio
d'agitazioni infino all'alba.
5 La
mia carne è coperta di vermi e di croste terrose, la mia pelle si richiude, poi
riprende a suppurare.
6 I
miei giorni sen vanno più veloci della spola, si consumano senza speranza.
7
Ricordati, che la mia vita è un soffio! L'occhio mio non vedrà più il bene.
8 Lo
sguardo di chi ora mi vede non mi potrà più scorgere; gli occhi tuoi mi
cercheranno, ma io non sarò più.
9 La
nuvola svanisce e si dilegua; così chi scende nel soggiorno de' morti non ne
risalirà;
10 non
tornerà più nella sua casa, e il luogo ove stava non lo riconoscerà più.
11 Io,
perciò, non terrò chiusa la bocca; nell'angoscia del mio spirito io parlerò, mi
lamenterò nell'amarezza dell'anima mia.
12 Son io
forse il mare o un mostro marino che tu ponga intorno a me una guardia?
13 Quando
dico: `Il mio letto mi darà sollievo, il mio giaciglio allevierà la mia pena',
14 tu mi
sgomenti con sogni, e mi spaventi con visioni;
15 sicché
l'anima mia preferisce soffocare, preferisce a queste ossa la morte.
16 Io mi vo
struggendo; non vivrò sempre; deh, lasciami stare; i giorni miei non son che un
soffio.
17 Che cosa è
l'uomo che tu ne faccia tanto caso, che tu ponga mente ad esso,
18 e lo
visiti ogni mattina e lo metta alla prova ad ogni istante?
19 Quando
cesserai di tener lo sguardo fisso su me? Quando mi darai tempo d'inghiottir la
mia saliva?
20 Se ho
peccato, che ho fatto a te, o guardiano degli uomini? Perché hai fatto di me il
tuo bersaglio? A tal punto che son divenuto un peso a me stesso?
21 E perché
non perdoni le mie trasgressioni e non cancelli la mia iniquità? Poiché presto
giacerò nella polvere; e tu mi cercherai, ma io non sarò più.
Capitolo 8
1 Allora Bildad di Suach rispose e disse:
2 Fino
a quando terrai tu questi discorsi e saran le parole della tua bocca come un
vento impetuoso?
3 Iddio
perverte egli il giudizio? L'Onnipotente perverte egli la giustizia?
4 Se i
tuoi figliuoli han peccato contro lui, egli li ha dati in balìa del loro
misfatto;
5 ma
tu, se ricorri a Dio e implori grazia dall'Onnipotente,
6 se
proprio sei puro e integro, certo egli sorgerà in tuo favore, e restaurerà la
dimora della tua giustizia.
7 Così
sarà stato piccolo il tuo principio, ma la tua fine sarà grande oltre modo.
8
Interroga le passate generazioni, rifletti sull'esperienza de' padri;
9
giacché noi siam d'ieri e non sappiamo nulla; i nostri giorni sulla terra non
son che un'ombra;
10 ma quelli
certo t'insegneranno, ti parleranno, e dal loro cuore trarranno discorsi.
11 Può il
papiro crescere ove non c'è limo? Il giunco viene egli su senz'acqua?
12 Mentre son
verdi ancora, e senza che li si tagli, prima di tutte l'erbe, seccano.
13 Tale la
sorte di tutti quei che dimenticano Dio, e la speranza dell'empio perirà.
14 La sua
baldanza è troncata, la sua fiducia è come una tela di ragno.
15 Egli
s'appoggia alla sua casa, ma essa non regge; vi s'aggrappa, ma quella non sta
salda.
16 Egli
verdeggia al sole, e i suoi rami si protendono sul suo giardino;
17 le sue
radici s'intrecciano sul mucchio delle macerie, penetra fra le pietre della casa.
18 Ma divelto
che sia dal suo luogo, questo lo rinnega e gli dice: `Non ti ho mai veduto!'
19 Ecco il
gaudio che gli procura la sua condotta! E dalla polvere altri dopo lui
germoglieranno.
20 No, Iddio
non rigetta l'uomo integro, né porge aiuto a quelli che fanno il male.
21 Egli
renderà ancora il sorriso alla tua bocca, e sulle tue labbra metterà canti
d'esultanza.
22 Quelli che
t'odiano saran coperti di vergogna, e la tenda degli empi sparirà.
Capitolo 9
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 Sì, certo,
io so ch'egli è così; e come sarebbe il mortale giusto davanti a Dio?
3 Se
all'uomo piacesse di piatir con Dio, non potrebbe rispondergli sovra un punto
fra mille.
4 Dio è
savio di cuore, è grande in potenza; chi gli ha tenuto fronte e se n'è trovato
bene?
5 Egli
trasporta le montagne senza che se ne avvedano, nel suo furore le sconvolge.
6 Egli
scuote la terra dalle sue basi, e le sue colonne tremano.
7
Comanda al sole, ed esso non si leva; mette un sigillo sulle stelle.
8 Da
solo spiega i cieli, e cammina sulle più alte onde del mare.
9 È il
creatore dell'Orsa, d'Orione, delle Pleiadi, e delle misteriose regioni del
cielo australe.
10 Egli fa
cose grandi e imperscrutabili, maraviglie senza numero.
11 Ecco, ei
mi passa vicino, ed io nol veggo; mi scivola daccanto e non me n'accorgo.
12 Ecco
afferra la preda, e chi si opporrà? Chi oserà dirgli: `Che fai?'
13 Iddio non
ritira la sua collera; sotto di lui si curvano i campioni della superbia.
14 E io, come
farei a rispondergli, a sceglier le mie parole per discuter con lui?
15 Avessi
anche ragione, non gli replicherei, ma chiederei mercé al mio giudice.
16 S'io lo
invocassi ed egli mi rispondesse, non però crederei che avesse dato ascolto
alla mia voce;
17 egli che
mi piomba addosso dal seno della tempesta, che moltiplica senza motivo le mie
piaghe,
18 che non mi
lascia riprender fiato, e mi sazia d'amarezza.
19 Se si
tratta di forza, ecco, egli è potente; se di diritto, ei dice: `Chi mi fisserà
un giorno per comparire'?
20 Fossi pur
giusto, la mia bocca stessa mi condannerebbe; fossi pure integro, essa mi
farebbe dichiarar perverso.
21 Integro!
Sì, lo sono! di me non mi preme, io disprezzo la vita!
22 Per me è
tutt'uno! perciò dico: `Egli distrugge ugualmente l'integro ed il malvagio.
23 Se un
flagello, a un tratto, semina la morte, egli ride dello sgomento degli
innocenti.
24 La terra è
data in balìa dei malvagi; ei vela gli occhi ai giudici di essa; se non è lui,
chi è dunque'?
25 E i miei
giorni se ne vanno più veloci d'un corriere; fuggono via senz'aver visto il
bene;
26 passan
rapidi come navicelle di giunchi, come l'aquila che piomba sulla preda.
27 Se dico:
`Voglio dimenticare il mio lamento, deporre quest'aria triste e rasserenarmi';
28 sono
spaventato di tutti i miei dolori, so che non mi terrai per innocente.
29 Io sarò
condannato; perché dunque affaticarmi invano?
30
Quand'anche mi lavassi con la neve e mi nettassi le mani col sapone,
31 tu mi
tufferesti nel fango d'una fossa, le mie vesti stesse m'avrebbero in orrore.
32 Dio non è
un uomo come me, perch'io gli risponda e che possiam comparire in giudizio
assieme.
33 Non c'è
fra noi un arbitro, che posi la mano su tutti e due!
34 Ritiri
Iddio d'addosso a me la sua verga; cessi dallo spaventarmi il suo terrore;
35 allora io
parlerò senza temerlo, giacché sento di non essere quel colpevole che sembro.
Capitolo 10
1 L'anima mia prova disgusto della vita; vo' dar libero corso al mio
lamento, vo' parlar nell'amarezza dell'anima mia!
2 Io
dirò a Dio: `Non mi condannare! Fammi sapere perché contendi meco!'
3 Ti
par egli ben fatto d'opprimere, di sprezzare l'opera delle tue mani e di
favorire i disegni de' malvagi?
4 Hai
tu occhi di carne? Vedi tu come vede l'uomo?
5 I
tuoi giorni son essi come i giorni del mortale, i tuoi anni son essi come gli
anni degli umani,
6 che
tu investighi tanto la mia iniquità, che t'informi così del mio peccato,
7 pur
sapendo ch'io non son colpevole, e che non v'è chi mi liberi dalla tua mano?
8 Le
tue mani m'hanno formato, m'hanno fatto tutto quanto... e tu mi distruggi!
9 Deh,
ricordati che m'hai plasmato come argilla... e tu mi fai ritornare in polvere!
10 Non m'hai
tu colato come il latte e fatto rapprender come il cacio?
11 Tu m'hai
rivestito di pelle e di carne, e m'hai intessuto d'ossa e di nervi.
12 Mi sei
stato largo di vita e di grazia, la tua provvidenza ha vegliato sul mio
spirito,
13 ed ecco
quello che nascondevi in cuore! Sì, lo so, questo meditavi:
14 se avessi
peccato, l'avresti ben tenuto a mente, e non m'avresti assolto dalla mia
iniquità.
15 Se fossi
stato malvagio, guai a me! Se giusto, non avrei osato alzar la fronte, sazio
d'ignominia, spettatore della mia miseria.
16 Se
l'avessi alzata, m'avresti dato la caccia come ad un leone e contro di me
avresti rinnovato le tue meraviglie;
17 m'avresti
messo a fronte nuovi testimoni, e avresti raddoppiato il tuo sdegno contro di
me; legioni su legioni m'avrebbero assalito.
18 E allora,
perché m'hai tratto dal seno di mia madre? Sarei spirato senza che occhio mi
vedesse!
19 Sarei
stato come se non fossi mai esistito, m'avrebbero portato dal seno materno alla
tomba!
20 Non son
forse pochi i giorni che mi restano? Cessi egli dunque, mi lasci stare, ond'io
mi rassereni un poco,
21 prima
ch'io me ne vada, per non più tornare, nella terra delle tenebre e dell'ombra
di morte:
22 terra
oscura come notte profonda, ove regnano l'ombra di morte ed il caos, il cui
chiarore è come notte oscura.
Capitolo 11
1 Allora Tsofar di Naama rispose e disse:
2
`Cotesta abbondanza di parole rimarrà ella senza risposta? Basterà egli esser
loquace per aver ragione?
3
Varranno le tue ciance a far tacere la gente? Farai tu il beffardo, senza che
alcuno ti confonda?
4 Tu
dici a Dio: `Quel che sostengo è giusto, e io sono puro nel tuo cospetto'.
5 Ma,
oh se Iddio volesse parlare e aprir la bocca per risponderti
6 e
rivelarti i segreti della sua sapienza - poiché infinita è la sua intelligenza
- vedresti allora come Iddio dimentichi parte della colpa tua.
7 Puoi
tu scandagliare le profondità di Dio? arrivare a conoscere appieno
l'Onnipotente?
8 Si
tratta di cose più alte del cielo... e tu che faresti? di cose più profonde del
soggiorno de' morti... come le conosceresti?
9 La
lor misura è più lunga della terra, più larga del mare.
10 Se Dio
passa, se incarcera, se chiama in giudizio, chi s'opporrà?
11 Poich'egli
conosce gli uomini perversi, scopre senza sforzo l'iniquità.
12 Ma
l'insensato diventerà savio, quando un puledro d'onàgro diventerà uomo.
13 Tu, però,
se ben disponi il cuore, e protendi verso Dio le palme,
14 se
allontani il male ch'è nelle tue mani, e non alberghi l'iniquità nelle tue
tende,
15 allora
alzerai la fronte senza macchia, sarai incrollabile, e non avrai paura di
nulla;
16
dimenticherai i tuoi affanni; te ne ricorderai come d'acqua passata;
17 la tua
vita sorgerà più fulgida del meriggio, l'oscurità sarà come la luce del
mattino.
18 Sarai
fiducioso perché avrai speranza; ti guarderai bene attorno e ti coricherai
sicuro.
19 Ti
metterai a giacere e niuno ti spaventerà; e molti cercheranno il tuo favore.
20 Ma gli
occhi degli empi verranno meno; non vi sarà più rifugio per loro, e non avranno
altra speranza che di esalar l'anima.
Capitolo 12
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 Voi,
certo, valete quanto un popolo, e con voi morrà la sapienza.
3 Ma
del senno ne ho anch'io al par di voi, non vi son punto inferiore; e cose come
codeste chi non le sa?
4 Io
dunque dovrei essere il ludibrio degli amici! Io che invocavo Iddio, ed ei mi
rispondeva; il ludibrio io, l'uomo giusto, integro!
5 Lo
sprezzo alla sventura è nel pensiero di chi vive contento; esso è sempre pronto
per coloro a cui vacilla il piede.
6 Sono
invece tranquille le tende de' ladroni e chi provoca Iddio, chi si fa un dio
della propria forza, se ne sta al sicuro.
7 Ma
interroga un po' gli animali, e te lo insegneranno; gli uccelli del cielo, e te
lo mostreranno;
8 o
parla alla terra ed essa te lo insegnerà, e i pesci del mare te lo
racconteranno.
9 Chi
non sa, fra tutte queste creature, che la mano dell'Eterno ha fatto ogni cosa,
10 ch'egli
tiene in mano l'anima di tutto quel che vive, e lo spirito di ogni essere
umano?
11 L'orecchio
non discerne esso le parole, come il palato assaggia le vivande?
12 Nei vecchi
si trova la sapienza e lunghezza di giorni dà intelligenza.
13 Ma in Dio
stanno la saviezza e la potenza, a lui appartengono il consiglio e
l'intelligenza.
14 Ecco, egli
abbatte, e niuno può ricostruire; Chiude un uomo in prigione, e non v'è chi gli
apra.
15 Ecco, egli
trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono
la terra.
16 Egli
possiede la forza e l'abilità; da lui dipendono chi erra e chi fa errare.
17 Egli manda
scalzi i consiglieri, colpisce di demenza i giudici.
18 Scioglie i
legami dell'autorità dei re e cinge i loro fianchi di catene.
19 Manda
scalzi i sacerdoti, e rovescia i potenti.
20 Priva
della parola i più eloquenti, e toglie il discernimento ai vecchi.
21 Sparge lo
sprezzo sui nobili, e rallenta la cintura ai forti.
22 Rivela le
cose recondite, facendole uscir dalle tenebre, e trae alla luce ciò ch'è
avvolto in ombra di morte.
23
Aggrandisce i popoli e li annienta, amplia le nazioni e le riconduce nei loro
confini;
24 Toglie il
senno ai capi della terra, e li fa errare in solitudini senza sentiero.
25 Van
brancolando nelle tenebre, senza alcuna luce, e li fa barcollare come ubriachi.
Capitolo 13
1 Ecco, l'occhio mio tutto questo l'ha veduto; l'orecchio mio l'ha
udito e l'ha inteso.
2 Quel
che sapete voi lo so pur io, non vi sono punto inferiore.
3 Ma io
vorrei parlare con l'Onnipotente, avrei caro di ragionar con Dio;
4
giacché voi siete de' fabbri di menzogne, siete tutti quanti de' medici da
nulla.
5 Oh se
serbaste il silenzio! esso vi conterebbe come sapienza.
6
Ascoltate, vi prego, quel che ho da rimproverarvi; state attenti alle ragioni
delle mie labbra!
7
Volete dunque difendere Iddio parlando iniquamente? sostener la sua causa con
parole di frode?
8
Volete aver riguardo alla sua persona? e costituirvi gli avvocati di Dio?
9 Sarà
egli un bene per voi quando vi scruterà a fondo? credete ingannarlo come
s'inganna un uomo?
10 Certo egli
vi riprenderà severamente se nel vostro segreto avete dei riguardi personali.
11 La maestà
sua non vi farà sgomenti? Il suo terrore non piomberà su di voi?
12 I vostri
detti memorandi son massime di cenere; i vostri baluardi son baluardi
d'argilla.
13 Tacete!
lasciatemi stare! voglio parlare io, e m'avvenga quello che può!
14 Perché
prenderei la mia carne coi denti? Metterò piuttosto la mia vita nelle mie mani.
15 Ecco, egli
m'ucciderà; non spero più nulla; ma io difenderò in faccia a lui la mia
condotta!
16 Anche
questo servirà alla mia salvezza; poiché un empio non ardirebbe presentarsi a
lui.
17 Ascoltate
attentamente il mio discorso, porgete orecchio a quanto sto per dichiararvi.
18 Ecco, io
ho disposto ogni cosa per la causa, so che sarò riconosciuto giusto.
19 V'è
qualcuno che voglia farmi opposizione? Se v'è io mi taccio e vo' morire.
20 Ma, o Dio,
concedimi solo due cose, e non mi nasconderò dal tuo cospetto:
21 ritirami
d'addosso la tua mano, e fa' che i tuoi terrori non mi spaventin più.
22 Poi
interpellami, ed io risponderò; o parlerò io, e tu replicherai.
23 Quante
sono le mie iniquità, quanti i miei peccati? Fammi conoscere la mia
trasgressione, il mio peccato!
24 Perché
nascondi il tuo volto, e mi tieni in conto di nemico?
25 Vuoi tu
atterrire una foglia portata via dal vento? Vuoi tu perseguitare una pagliuzza
inaridita?
26 tu che mi
condanni a pene così amare, e mi fai espiare i falli della mia giovinezza,
27 tu che
metti i miei piedi nei ceppi, che spii tutti i miei movimenti, e tracci una
linea intorno alla pianta de' miei piedi?
28 Intanto
questo mio corpo si disfa come legno tarlato, come un abito ròso dalle
tignuole.
Capitolo 14
1 L'uomo, nato di donna, vive pochi giorni, e sazio d'affanni.
2
Spunta come un fiore, poi è reciso; fugge come un'ombra, e non dura.
3 E
sopra un essere così tu tieni gli occhi aperti! e mi fai comparir teco in
giudizio!
4 Chi
può trarre una cosa pura da una impura? Nessuno.
5
Giacché i suoi giorni son fissati, e il numero de' suoi mesi, dipende da te, e
tu gli hai posto un termine ch'egli non può varcare,
6
storna da lui lo sguardo, sì ch'egli abbia un po' di requie, e possa godere
come un operaio la fine della sua giornata.
7 Per
l'albero, almeno c'è speranza; se è tagliato, rigermoglia e continua a mettere
rampolli.
8
Quando la sua radice è invecchiata sotto terra, e il suo tronco muore nel suolo,
9 a
sentir l'acqua, rinverdisce e mette rami come una pianta nuova.
10 Ma l'uomo
muore e perde ogni forza; il mortale spira e... dov'è egli?
11 Le acque
del lago se ne vanno, il fiume vien meno e si prosciuga;
12 così
l'uomo giace, e non risorge più; finché non vi sian più cieli, ei non si
risveglierà né sarà più destato dal suo sonno.
13 Oh,
volessi tu nascondermi nel soggiorno de' morti, tenermi occulto finché l'ira
tua sia passata, fissarmi un termine, e poi ricordarti di me!...
14 Se l'uomo,
dopo morto, potesse ritornare in vita, aspetterei tutti i giorni della mia
fazione, finché giungesse l'ora del mio cambio;
15 tu mi
chiameresti e io risponderei, tu brameresti rivedere l'opera delle tue mani.
16 Ma ora tu
conti i miei passi, tu osservi i miei peccati;
17 le mie
trasgressioni sono sigillate in un sacco, e alle mie iniquità, altre ne
aggiungi.
18 La
montagna frana e scompare, la rupe è divelta dal suo luogo,
19 le acque
rodono la pietra, le loro inondazioni trascinan via la terra: così tu distruggi
la speranza dell'uomo.
20 Tu lo
sopraffai una volta per sempre, ed egli se ne va; gli muti il sembiante, e lo
mandi via.
21 Se i suoi
figliuoli salgono in onore, egli lo ignora; se vengono in dispregio, ei non lo
vede;
22 questo
solo sente: che il suo corpo soffre, che l'anima sua è in lutto'.
Capitolo 15
1 Allora Elifaz di Teman rispose e disse:
2 Il
savio risponde egli con vana scienza? si gonfia egli il petto di vento?
3 Si
difende egli con ciarle inutili e con parole che non giovan nulla?
4 Tu,
poi, distruggi il timor di Dio, menomi il rispetto religioso che gli è dovuto.
5 La
tua iniquità ti detta le parole, e adoperi il linguaggio degli astuti.
6 Non
io, la tua bocca stessa ti condanna; le tue labbra stesse depongono contro a
te.
7 Sei
tu il primo uomo che nacque? Fosti tu formato prima de' monti?
8 Hai
tu sentito quel che s'è detto nel Consiglio di Dio? Hai tu fatto incetta della
sapienza per te solo?
9 Che
sai tu che noi non sappiamo? Che conoscenza hai tu che non sia pur nostra?
10 Ci son fra
noi degli uomini canuti ed anche de' vecchi più attempati di tuo padre.
11 Fai tu sì
poco caso delle consolazioni di Dio e delle dolci parole che t'abbiam rivolte?
12 Dove ti
trascina il cuore, e che voglion dire codeste torve occhiate?
13 Come! tu
volgi la tua collera contro Dio, e ti lasci uscir di bocca tali parole?
14 Che è mai
l'uomo per esser puro, il nato di donna per esser giusto?
15 Ecco,
Iddio non si fida nemmeno de' suoi santi, i cieli non son puri agli occhi suoi;
16 quanto
meno quest'essere abominevole e corrotto, l'uomo, che tracanna l'iniquità come
l'acqua!
17 Io voglio
ammaestrarti; porgimi ascolto, e ti racconterò quello che ho visto,
18 quello che
i Savi hanno riferito senza nulla celare di quel che sapean dai padri,
19 ai quali
soli è stato dato il paese; e in mezzo ai quali non è passato lo straniero.
20 L'empio è
tormentato tutti i suoi giorni, e pochi son gli anni riservati al prepotente.
21 Sempre ha
negli orecchi rumori spaventosi, e in piena pace gli piomba addosso il
distruttore.
22 Non ha
speranza d'uscir dalle tenebre, e si sente destinato alla spada.
23 Va errando
in cerca di pane; dove trovarne? ei sa che a lui dappresso è pronto il giorno
tenebroso.
24 La
distretta e l'angoscia lo riempion di paura, l'assalgono a guisa di re pronto
alla pugna,
25 perché ha
steso la mano contro Dio, ha sfidato l'Onnipotente,
26 gli s'è
slanciato audacemente contro, sotto il folto de' suoi scudi convessi.
27 Avea la
faccia coperta di grasso, i fianchi carichi di pinguedine;
28 s'era
stabilito in città distrutte, in case disabitate, destinate a diventar mucchi
di sassi.
29 Ei non
s'arricchirà, la sua fortuna non sarà stabile; né le sue possessioni si
stenderanno sulla terra.
30 Non potrà
liberarsi dalle tenebre, il vento infocato farà seccare i suoi rampolli, e sarà
portato via dal soffio della bocca di Dio.
31 Non
confidi nella vanità; è un'illusione; poiché avrà la vanità per ricompensa.
32 La sua
fine verrà prima del tempo, e i suoi rami non rinverdiranno più.
33 Sarà come
vigna da cui si strappi l'uva ancor acerba, come l'ulivo da cui si scuota il
fiore;
34 poiché
sterile è la famiglia del profano, e il fuoco divora le tende ov'entrano
presenti.
35 L'empio
concepisce malizia, e partorisce rovina; ei si prepara in seno il disinganno.
Capitolo 16
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 Di
cose come codeste, ne ho udite tante! Siete tutti de' consolatori molesti!
3 Non
ci sarà egli una fine alle parole vane? Che cosa ti provoca a rispondere?
4
Anch'io potrei parlare come voi, se voi foste al posto mio; potrei mettere
assieme delle parole contro a voi e su di voi scrollare il capo;
5
potrei farvi coraggio con la bocca; e il conforto delle mie labbra vi
calmerebbe.
6 Se
parlo, il mio dolore non ne sarà lenito; e se cesso di parlare, che sollievo ne
avrò?
7 Ora,
purtroppo, Dio m'ha ridotto senza forze, ha desolato tutta la mia casa;
8 m'ha
coperto di grinze e questo testimonia contro a me, la mia magrezza si leva ad
accusarmi in faccia.
9 La
sua ira mi lacera, mi perseguita, digrigna i denti contro di me. Il mio nemico
aguzza gli occhi su di me.
10 Apron
larga contro a me la bocca, mi percuoton per obbrobrio le guance, si metton
tutt'insieme a darmi addosso.
11 Iddio mi
dà in balìa degli empi, mi getta in mano dei malvagi.
12 Vivevo in
pace, ed egli m'ha scosso con violenza, m'ha preso per la nuca, m'ha
frantumato, m'ha posto per suo bersaglio.
13 I suoi
arcieri mi circondano, egli mi trafigge i reni senza pietà, sparge a terra il
mio fiele.
14 Apre sopra
di me breccia su breccia, mi corre addosso come un guerriero.
15 Mi son
cucito un cilicio sulla pelle, ho prostrato la mia fronte nella polvere.
16 Il mio
viso è rosso di pianto, e sulle mie palpebre si stende l'ombra di morte.
17 Eppure, le
mie mani non commisero mai violenza, e la mia preghiera fu sempre pura.
18 O terra,
non coprire il mio sangue, e non vi sia luogo ove si fermi il mio grido!
19 Già fin
d'ora, ecco, il mio Testimonio è in cielo, il mio Garante è nei luoghi
altissimi.
20 Gli amici
mi deridono, ma a Dio si volgon piangenti gli occhi miei;
21 sostenga
egli le ragioni dell'uomo presso Dio, le ragioni del figliuol d'uomo contro i
suoi compagni!
22 Poiché,
pochi anni ancora, e me ne andrò per una via senza ritorno.
Capitolo 17
1 Il mio soffio vitale si spenge, i miei giorni si estinguono, il
sepolcro m'aspetta!
2 Sono
attorniato di schernitori e non posso chiuder occhio per via delle lor parole
amare.
3 O
Dio, da' un pegno, sii tu il mio mallevadore presso di te; se no, chi metterà
la sua nella mia mano?
4
Poiché tu hai chiuso il cuor di costoro alla ragione, e però non li farai
trionfare.
5 Chi
denunzia un amico sì che diventi preda altrui, vedrà venir meno gli occhi de'
suoi figli.
6 Egli
m'ha reso la favola dei popoli, e son divenuto un essere a cui si sputa in
faccia.
7
L'occhio mio si oscura pel dolore, tutte le mie membra non son più che
un'ombra.
8 Gli
uomini retti ne son colpiti di stupore, e l'innocente insorge contro l'empio;
9 ma il
giusto si attiene saldo alla sua via, e chi ha le mani pure viepiù si
fortifica.
10 Quanto a
voi tutti, tornate pure, fatevi avanti, ma fra voi non troverò alcun savio.
11 I miei
giorni passano, i miei disegni, i disegni cari al mio cuore, sono distrutti,
12 e costoro
pretendon che la notte sia giorno, che la luce sia vicina, quando tutto è buio!
13 Se aspetto
come casa mia il soggiorno de' morti, se già mi son fatto il letto nelle
tenebre,
14 se ormai
dico al sepolcro `tu sei mio padre' e ai vermi: `siete mia madre e mia
sorella',
15 dov'è
dunque la mia speranza? questa speranza mia chi la può scorgere?
16 Essa
scenderà alle porte del soggiorno de' morti, quando nella polvere troverem
riposo assieme.
Capitolo 18
1 Allora Bildad di Suach rispose e disse:
2
Quando porrete fine alle parole? Fate senno, e poi parleremo.
3
Perché siamo considerati come bruti e perché siamo agli occhi vostri degli
esseri impuri?
4 O tu,
che nel tuo cruccio laceri te stesso, dovrà la terra, per cagion tua, essere
abbandonata e la roccia esser rimossa dal suo luogo?
5 Sì,
la luce dell'empio si spegne, e la fiamma del suo fuoco non brilla.
6 La
luce si oscura nella sua tenda, e la lampada che gli sta sopra si spegne.
7 I
passi che facea nella sua forza si raccorciano, e i suoi propri disegni lo
menano a ruina.
8
Poiché i suoi piedi lo traggon nel tranello, e va camminando sulle reti.
9 Il
laccio l'afferra pel tallone, e la trappola lo ghermisce.
10 Sta
nascosta in terra per lui un'insidia, e sul sentiero lo aspetta un agguato.
11 Paure lo
atterriscono d'ogn'intorno, lo inseguono, gli stanno alle calcagna.
12 La sua
forza vien meno dalla fame, la calamità gli sta pronta al fianco.
13 Gli divora
a pezzo a pezzo la pelle, gli divora le membra il primogenito della morte.
14 Egli è
strappato dalla sua tenda che credea sicura, e fatto scendere verso il re degli
spaventi.
15 Nella sua
tenda dimora chi non è de' suoi, e la sua casa è cosparsa di zolfo.
16 In basso
s'inaridiscono le sue radici, in alto son tagliati i suoi rami.
17 La sua
memoria scompare dal paese, più non s'ode il suo nome per le campagne.
18 È cacciato
dalla luce nelle tenebre, ed è bandito dal mondo.
19 Non lascia
tra il suo popolo né figli, né nipoti, nessun superstite dov'egli soggiornava.
20 Quei
d'occidente son stupiti della sua sorte, e quei d'oriente ne son presi
d'orrore.
21 Certo son
tali le dimore dei perversi e tale è il luogo di chi non conosce Iddio.
Capitolo 19
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 Fino
a quando affliggerete l'anima mia e mi tormenterete coi vostri discorsi?
3 Son
già dieci volte che m'insultate, e non vi vergognate di malmenarmi.
4 Dato
pure ch'io abbia errato, il mio errore concerne me solo.
5 Ma se
proprio volete insuperbire contro di me e rimproverarmi la vergogna in cui mi
trovo,
6
allora sappiatelo: chi m'ha fatto torto e m'ha avvolto nelle sue reti è Dio.
7 Ecco,
io grido: `Violenza!' e nessuno risponde; imploro aiuto, ma non c'è giustizia!
8 Dio
m'ha sbarrato la via e non posso passare, ha coperto di tenebre il mio cammino.
9 M'ha
spogliato della mia gloria, m'ha tolto dal capo la corona.
10 M'ha
demolito a brano a brano, e io me ne vo! ha sradicata come un albero la mia
speranza.
11 Ha acceso
l'ira sua contro di me, e m'ha considerato come suo nemico.
12 Le sue
schiere son venute tutte insieme, si sono spianata la via fino a me, han posto
il campo intorno alla mia tenda.
13 Egli ha
allontanato da me i miei fratelli, i miei conoscenti si son del tutto alienati
da me.
14 M'hanno
abbandonato i miei parenti gl'intimi miei m'hanno dimenticato.
15 I miei
domestici e le mie serve mi trattan da straniero; agli occhi loro io sono un
estraneo.
16 Chiamo il
mio servo, e non risponde, devo supplicarlo con la mia bocca.
17 Il mio
fiato ripugna alla mia moglie, faccio pietà a chi nacque dal seno di mia madre.
18 Perfino i
bimbi mi sprezzano; se cerco d'alzarmi, mi scherniscono.
19 Tutti gli
amici più stretti m'hanno in orrore, e quelli che amavo mi si son vòlti contro.
20 Le mie
ossa stanno attaccate alla mia pelle, alla mia carne, non m'è rimasto che la
pelle de' denti.
21 Pietà,
pietà di me, voi, miei amici! ché la man di Dio m'ha colpito.
22 Perché
perseguitarmi come fa Dio? Perché non siete mai sazi della mia carne?
23 Oh se le
mie parole fossero scritte! se fossero consegnate in un libro!
24 se con lo
scarpello di ferro e col piombo fossero incise nella roccia per sempre!...
25 Ma io so
che il mio Vindice vive, e che alla fine si leverà sulla polvere.
26 E quando,
dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne, vedrò
Iddio.
27 Io lo
vedrò a me favorevole; lo contempleranno gli occhi miei, non quelli d'un
altro... il cuore, dalla brama, mi si strugge in seno!
28 Se voi
dite: Come lo perseguiteremo, come troveremo in lui la causa prima dei suoi
mali?
29 Temete per
voi stessi la spada, ché furiosi sono i castighi della spada affinché sappiate
che v'è una giustizia.
Capitolo 20
1 Allora Tsofar di Naama rispose e disse:
2 Quel
che tu dici mi spinge a risponderti e ne suscita in me il fervido impulso.
3 Ho
udito rimproveri che mi fanno oltraggio; ma lo spirito mio mi darà una risposta
assennata.
4 Non
lo sai tu che in ogni tempo, da che l'uomo è stato posto sulla terra,
5 il
trionfo de' malvagi è breve, e la gioia degli empi non dura che un istante?
6
Quando la sua altezza giungesse fino al cielo ed il suo capo toccasse le nubi,
7
l'empio perirà per sempre come lo sterco suo; quelli che lo vedevano diranno:
`Dov'è?'
8 Se ne
volerà via come un sogno, e non si troverà più; dileguerà come una visione
notturna.
9
L'occhio che lo guardava, cesserà di vederlo, e la sua dimora più non lo
scorgerà.
10 I suoi
figli si raccomanderanno ai poveri, e le sue mani restituiranno la sua
ricchezza.
11 Il vigor
giovanile che gli riempiva l'ossa giacerà nella polvere con lui.
12 Il male è
dolce alla sua bocca, se lo nasconde sotto la lingua,
13 lo
risparmia, non lo lascia andar giù, lo trattiene sotto al suo palato:
14 ma il cibo
gli si trasforma nelle viscere, e gli diventa in corpo veleno d'aspide.
15 Ha
trangugiato ricchezze e le vomiterà; Iddio stesso gliele ricaccerà dal ventre.
16 Ha
succhiato veleno d'aspide, la lingua della vipera l'ucciderà.
17 Non godrà
più la vista d'acque perenni, né di rivi fluenti di miele e di latte.
18 Renderà il
frutto delle sue fatiche, senza poterlo ingoiare. Pari alla sua ricchezza sarà
la restituzione che ne dovrà fare, e così non godrà dei suoi beni.
19 Perché ha
oppresso e abbandonato il povero, s'è impadronito di case che non avea
costruite;
20 perché la
sua ingordigia non conobbe requie, egli non salverà nulla di ciò che ha tanto
bramato.
21 La sua
voracità non risparmiava nulla, perciò il suo benessere non durerà.
22 Nel colmo
dell'abbondanza, si troverà in penuria; la mano di chiunque ebbe a soffrir
tormenti si leverà contro lui.
23 Quando
starà per riempirsi il ventre, ecco Iddio manderà contro a lui l'ardor della
sua ira; gliela farà piovere addosso per servirgli di cibo.
24 Se scampa
alle armi di ferro, lo trafigge l'arco di rame.
25 Si strappa
il dardo, esso gli esce dal corpo, la punta sfolgorante gli vien fuori dal
fiele, lo assalgono i terrori della morte.
26 Buio
profondo è riservato a' suoi tesori; lo consumerà un fuoco non attizzato
dall'uomo, che divorerà quel che resta nella sua tenda.
27 Il cielo
rivelerà la sua iniquità, e la terra insorgerà contro di lui.
28 Le rendite
della sua casa se n'andranno, portate via nel giorno dell'ira di Dio.
29 Tale la
parte che Dio riserba all'empio, tale il retaggio che Dio gli destina.
Capitolo 21
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2
Porgete bene ascolto alle mie parole, e sia questa la consolazione che mi date.
3
Sopportatemi, lasciate ch'io parli, e quando avrò parlato tu mi potrai
deridere.
4 Mi
lagno io forse d'un uomo? E come farei a non perder la pazienza?
5
Guardatemi, stupite, e mettetevi la mano sulla bocca.
6
Quando ci penso, ne sono smarrito, e la mia carne è presa da raccapriccio.
7
Perché mai vivono gli empi? Perché arrivano alla vecchiaia ed anche crescon di
forze?
8 La
loro progenie prospera, sotto ai loro sguardi, intorno ad essi, e i lor
rampolli fioriscon sotto gli occhi loro.
9 La
loro casa è in pace, al sicuro da spaventi, e la verga di Dio non li colpisce.
10 Il loro
toro monta e non falla, la loro vacca figlia senz'abortire.
11 Mandan
fuori come un gregge i loro piccini, e i loro figliuoli saltano e ballano.
12 Cantano a
suon di timpano e di cetra, e si rallegrano al suon della zampogna.
13 Passano
felici i loro giorni poi scendono in un attimo nel soggiorno dei morti.
14 Eppure,
diceano a Dio: `Ritirati da noi! Noi non ci curiamo di conoscer le tue vie!
15 Che è
l'Onnipotente perché lo serviamo? che guadagneremo a pregarlo?'
16 Ecco, non
hanno essi in mano la loro felicità? (lungi da me il consiglio degli empi!)
17 Quando
avvien mai che la lucerna degli empi si spenga, che piombi loro addosso la
ruina, e che Dio, nella sua ira, li retribuisca di pene?
18 Quando son
essi mai come paglia al vento, come pula portata via dall'uragano?
19 `Iddio',
mi dite, `serba castigo pei figli dell'empio'. Ma punisca lui stesso! che lo
senta lui,
20 che vegga
con gli occhi propri la sua ruina, e beva egli stesso l'ira dell'Onnipotente!
21 E che
importa all'empio della sua famiglia dopo di lui, quando il numero de' suoi mesi
è ormai compiuto?
22
S'insegnerà forse a Dio la scienza? a lui che giudica quelli di lassù?
23 L'uno
muore in mezzo al suo benessere, quand'è pienamente tranquillo e felice,
24 ha i
secchi pieni di latte, e fresco il midollo dell'ossa.
25 L'altro muore
con l'amarezza nell'anima, senz'aver mai gustato il bene.
26 Ambedue
giacciono ugualmente nella polvere, e i vermi li ricoprono.
27 Ah! li
conosco i vostri pensieri, e i piani che formate per abbattermi!
28 Voi dite:
`E dov'è la casa del prepotente? dov'è la tenda che albergava gli empi?'
29 Non avete
dunque interrogato quelli che hanno viaggiato? Voi non vorrete negare quello
che attestano;
30 che, cioè,
il malvagio è risparmiato nel dì della ruina, che nel giorno dell'ira egli
sfugge.
31 Chi gli
rimprovera in faccia la sua condotta? Chi gli rende quel che ha fatto?
32 Egli è
portato alla sepoltura con onore, e veglia egli stesso sulla sua tomba.
33 Lievi sono
a lui le zolle della valle; dopo, tutta la gente segue le sue orme; e, anche
prima, una folla immensa fu come lui.
34 Perché
dunque m'offrite consolazioni vane? Delle vostre risposte altro non resta che
falsità'.
Capitolo 22
1 Allora Elifaz di Teman rispose e disse:
2 Può
l'uomo recar qualche vantaggio a Dio? No; il savio non reca vantaggio che a se
stesso.
3 Se
se' giusto, ne vien forse qualche diletto all'Onnipotente? Se sei integro nella
tua condotta, ne ritrae egli un guadagno?
4 È
forse per la paura che ha di te ch'egli ti castiga o vien teco in giudizio?
5 La
tua malvagità non è essa grande e le tue iniquità non sono esse infinite?
6 Tu,
per un nulla, prendevi pegno da' tuoi fratelli, spogliavi delle lor vesti i
mezzo ignudi.
7 Allo
stanco non davi a bere dell'acqua, all'affamato rifiutavi del pane.
8 La
terra apparteneva al più forte, e l'uomo influente vi piantava la sua dimora.
9
Rimandavi a vuoto le vedove, e le braccia degli orfani eran spezzate.
10 Ecco
perché sei circondato di lacci, e spaventato da sùbiti terrori.
11 O non vedi
le tenebre che t'avvolgono e la piena d'acque che ti sommerge?
12 Iddio non
è egli lassù ne' cieli? Guarda lassù le stelle eccelse, come stanno in alto!
13 E tu dici:
`Iddio che sa? Può egli giudicare attraverso il buio?
14 Fitte nubi
lo coprono e nulla vede; egli passeggia sulla vôlta de' cieli'.
15 Vuoi tu
dunque seguir l'antica via per cui camminarono gli uomini iniqui,
16 che furon
portati via prima del tempo, e il cui fondamento fu come un torrente che
scorre?
17 Essi
dicevano a Dio: `Ritirati da noi!' e chiedevano che mai potesse far per loro
l'Onnipotente.
18 Eppure
Iddio avea riempito le loro case di beni! Ah lungi da me il consiglio degli
empi!
19 I giusti,
vedendo la loro ruina, ne gioiscono e l'innocente si fa beffe di loro:
20 `Vedete se
non son distrutti gli avversari nostri! la loro abbondanza l'ha divorata il
fuoco!'
21
Riconciliati dunque con Dio; avrai pace, e ti sarà resa la prosperità.
22 Ricevi
istruzioni dalla sua bocca, e riponi le sue parole nel tuo cuore.
23 Se torni
all'Onnipotente, se allontani l'iniquità dalle tue tende, sarai ristabilito.
24 Getta
l'oro nella polvere e l'oro d'Ophir tra i ciottoli del fiume
25 e
l'Onnipotente sarà il tuo oro, egli ti sarà come l'argento acquistato con
fatica.
26 Allora
farai dell'Onnipotente la tua delizia, e alzerai la faccia verso Dio.
27 Lo
pregherai, egli t'esaudirà, e tu scioglierai i voti che avrai fatto.
28 Quello che
imprenderai, ti riescirà; sul tuo cammino risplenderà la luce.
29 Se ti
abbassano, tu dirai: `In alto!' e Dio soccorrerà chi ha gli occhi a terra;
30 libererà
anche chi non è innocente, ei sarà salvo per la purità delle tue mani.
Capitolo 23
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2
`Anche oggi il mio lamento è una rivolta, per quanto io cerchi di comprimere il
mio gemito.
3 Oh
sapessi dove trovarlo! potessi arrivare fino al suo trono!
4
Esporrei la mia causa dinanzi a lui, riempirei d'argomenti la mia bocca.
5
Saprei quel che mi risponderebbe, e capirei quello che avrebbe da dirmi.
6
Contenderebbe egli meco con la sua gran potenza? No! invece, mi presterebbe
attenzione.
7 Là
sarebbe un uomo retto a discutere con lui, e sarei dal mio giudice assolto per
sempre.
8 Ma,
ecco, se vo ad oriente, egli non c'è; se ad occidente, non lo trovo;
9 se a
settentrione, quando vi opera, io non lo veggo; si nasconde egli nel mezzodì,
io non lo scorgo.
10 Ma la via
ch'io batto ei la sa; se mi mettesse alla prova, ne uscirei come l'oro.
11 Il mio
piede ha seguito fedelmente le sue orme, mi son tenuto sulla sua via senza
deviare;
12 non mi
sono scostato dai comandamenti delle sue labbra, ho riposto nel mio seno le
parole della sua bocca.
13 Ma la sua
decisione è una; chi lo farà mutare? Quello ch'ei desidera, lo fa;
14 egli
eseguirà quel che di me ha decretato; e di cose come queste ne ha molte in mente.
15 Perciò nel
suo cospetto io sono atterrito; quando ci penso, ho paura di lui.
16 Iddio m'ha
tolto il coraggio, l'Onnipotente mi ha spaventato.
17 Questo mi
annienta: non le tenebre, non la fitta oscurità che mi ricopre.
Capitolo 24
1 Perché non sono dall'Onnipotente fissati dei tempi in cui renda la
giustizia? Perché quelli che lo conoscono non veggono quei giorni?
2 Gli
empi spostano i termini, rapiscono greggi e li menano a pascere;
3
portano via l'asino dell'orfano, prendono in pegno il bove della vedova;
4
mandano via dalla strada i bisognosi, i poveri del paese si nascondono tutti
insieme.
5
Eccoli, che come onàgri del deserto escono al loro lavoro in cerca di cibo;
solo il deserto dà pane a' lor figliuoli.
6
Raccolgono nei campi la loro pastura, raspollano nella vigna dell'empio;
7
passan la notte ignudi, senza vestito, senza una coperta che li ripari dal
freddo.
8
Bagnati dagli acquazzoni di montagna, per mancanza di rifugio, si stringono
alle rocce.
9 Ce
n'è di quelli che strappano dalla mammella l'orfano, che prendono pegni dai
poveri!
10 E questi
se ne vanno, ignudi, senza vestiti; hanno fame, e portano i covoni.
11 Fanno
l'olio nel recinto dell'empio; calcan l'uva nel tino e patiscon la sete.
12 Sale dalle
città il gemito de' morenti; l'anima de' feriti implora aiuto, e Dio non si
cura di codeste infamie!
13 Ve ne son
di quelli che si ribellano alla luce, non ne conoscono le vie, non ne battono i
sentieri.
14
L'assassino si leva sul far del giorno, e ammazza il meschino e il povero; la
notte fa il ladro.
15 L'occhio
dell'adultero spia il crepuscolo, dicendo: `Nessuno mi vedrà!' e si copre d'un
velo la faccia.
16 I ladri,
di notte, sfondano le case; di giorno, si tengono rinchiusi; non conoscono la
luce.
17 Il mattino
è per essi come ombra di morte; appena lo scorgono provano i terrori del buio.
18 Voi dite:
`L'empio è una festuca sulla faccia dell'acque; la sua parte sulla terra è
maledetta; non prenderà più la via delle vigne.
19 Come la
siccità e il calore assorbon le acque della neve, così il soggiorno de' morti
inghiottisce chi ha peccato.
20 Il seno
che lo portò, l'oblia; i vermi ne fanno il loro pasto delizioso, nessuno più lo
ricorda.
21 L'iniquo
sarà troncato come un albero: ei che divorava la sterile, priva di figli, e non
faceva del bene alla vedova!'
22 Invece,
Iddio con la sua forza prolunga i giorni dei prepotenti, i quali risorgono,
quand'omai disperavan della vita.
23 Dà loro
sicurezza, fiducia, e i suoi occhi vegliano sul loro cammino.
24 Salgono in
alto, poi scompaiono ad un tratto; cadono, son mietuti come gli altri mortali;
son falciati come le spighe del grano maturo.
25 Se così
non è, chi mi smentirà, chi annienterà il mio dire?'
Capitolo 25
1 Allora Bildad di Suach rispose e disse:
2 A Dio
appartiene il dominio e il terrore: egli fa regnare la pace ne' suoi luoghi
altissimi.
3 Le
sue legioni si posson forse contare? Su chi non si leva la sua luce?
4 Come
può dunque l'uomo esser giusto dinanzi a Dio? Come può esser puro il nato dalla
donna?
5 Ecco,
la luna stessa manca di chiarore, e le stelle non son pure agli occhi di lui;
6
quanto meno l'uomo, ch'è un verme, il figliuol d'uomo ch'è un vermicciuolo!'
Capitolo 26
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 Come
hai bene aiutato il debole! Come hai sorretto il braccio senza forza!
3 Come
hai ben consigliato chi è privo di sapienza! E che abbondanza di sapere tu gli
hai comunicato!
4 Ma a
chi ti credi di aver parlato? E di chi è lo spirito che parla per mezzo tuo?
5
Dinanzi a Dio tremano le ombre disotto alle acque ed ai loro abitanti.
6
Dinanzi a lui il soggiorno de' morti è nudo, l'abisso è senza velo.
7 Egli
distende il settentrione sul vuoto, sospende la terra sul nulla.
8
Rinchiude le acque nelle sue nubi, e le nubi non scoppiano per il peso.
9
Nasconde l'aspetto del suo trono, vi distende sopra le sue nuvole.
10 Ha
tracciato un cerchio sulla faccia dell'acque, là dove la luce confina colle
tenebre.
11 Le colonne
del cielo sono scosse, e tremano alla sua minaccia.
12 Con la sua
forza egli solleva il mare, con la sua intelligenza ne abbatte l'orgoglio.
13 Al suo
soffio il cielo torna sereno, la sua mano trafigge il drago fuggente.
14 Ecco,
questi non son che gli estremi lembi dell'azione sua. Non ce ne giunge
all'orecchio che un breve susurro; Ma il tuono delle sue potenti opere chi lo
può intendere?
Capitolo 27
1 Giobbe riprese il suo discorso e disse:
2 `Come
vive Iddio che mi nega giustizia, come vive l'Onnipotente che mi amareggia
l'anima,
3
finché avrò fiato e il soffio di Dio sarà nelle mie nari,
4 le
mie labbra, no, non diranno nulla d'ingiusto, e la mia lingua non proferirà
falsità.
5 Lungi
da me l'idea di darvi ragione! Fino all'ultimo respiro non mi lascerò togliere
la mia integrità.
6 Ho
preso a difendere la mia giustizia e non cederò; il cuore non mi rimprovera uno
solo de' miei giorni.
7 Sia
trattato da malvagio il mio nemico e da perverso chi si leva contro di me!
8 Quale
speranza rimane mai all'empio quando Iddio gli toglie, gli rapisce l'anima?
9 Iddio
presterà egli orecchio al grido di lui, quando gli verrà sopra la distretta?
10 Potrà egli
prendere il suo diletto nell'Onnipotente? invocare Iddio in ogni tempo?
11 Io vi
mostrerò il modo d'agire di Dio, non vi nasconderò i disegni dell'Onnipotente.
12 Ma queste
cose voi tutti le avete osservate e perché dunque vi perdete in vani discorsi?
13 Ecco la
parte che Dio riserba all'empio, l'eredità che l'uomo violento riceve
dall'Onnipotente.
14 Se ha
figli in gran numero son per la spada; la sua progenie non avrà pane da
saziarsi.
15 I
superstiti son sepolti dalla morte, e le vedove loro non li piangono.
16 Se
accumula l'argento come polvere, se ammucchia vestiti come fango;
17 li
ammucchia, sì, ma se ne vestirà il giusto, e l'argento l'avrà come sua parte
l'innocente.
18 La casa
ch'ei si edifica è come quella della tignuola, come il capanno che fa il
guardiano della vigna.
19 Va a letto
ricco, ma per l'ultima volta; apre gli occhi e non è più.
20 Terrori lo
sorprendono come acque; nel cuor della notte lo rapisce un uragano.
21 Il vento
d'oriente lo porta via, ed egli se ne va; lo spazza in un turbine dal luogo
suo.
22 Iddio gli
scaglia addosso i suoi dardi, senza pietà, per quanto egli tenti di scampare a'
suoi colpi.
23 La gente
batte le mani quando cade, e fischia dietro a lui quando lascia il luogo dove
stava.
Capitolo 28
1 Ha una miniera l'argento, e l'oro un luogo dove lo si affina.
2 Il
ferro si cava dal suolo, e la pietra fusa dà il rame.
3
L'uomo ha posto fine alle tenebre, egli esplora i più profondi recessi, per
trovar le pietre che son nel buio, nell'ombra di morte.
4 Scava
un pozzo lontan dall'abitato; il piede più non serve a quei che vi lavorano;
son sospesi, oscillano lungi dai mortali.
5 Dalla
terra esce il pane, ma, nelle sue viscere, è sconvolta come dal fuoco.
6 Le
sue rocce son la dimora dello zaffìro, e vi si trova della polvere d'oro.
7
L'uccello di rapina non conosce il sentiero che vi mena, né l'ha mai scorto
l'occhio del falco.
8 Le
fiere superbe non vi hanno messo piede, e il leone non v'è passato mai.
9
L'uomo stende la mano sul granito, rovescia dalle radici le montagne.
10 Pratica
trafori per entro le rocce, e l'occhio suo scorge quanto v'è di prezioso.
11 Infrena le
acque perché non gemano, e le cose nascoste trae fuori alla luce.
12 Ma la
Sapienza, dove trovarla? E dov'è il luogo della Intelligenza?
13 L'uomo non
ne sa la via, non la si trova sulla terra de' viventi.
14 L'abisso
dice: `Non è in me'; il mare dice: `Non sta da me'.
15 Non la si
ottiene in cambio d'oro, né la si compra a peso d'argento.
16 Non la si
acquista con l'oro di Ofir, con l'ònice prezioso o con lo zaffìro.
17 L'oro ed
il vetro non reggono al suo confronto, non la si dà in cambio di vasi d'oro
fino.
18 Non si
parli di corallo, di cristallo; la Sapienza val più delle perle.
19 Il topazio
d'Etiopia non può starle a fronte, l'oro puro non ne bilancia il valore.
20 Donde vien
dunque la Sapienza? E dov'è il luogo della Intelligenza?
21 Essa è
nascosta agli occhi d'ogni vivente, è celata agli uccelli del cielo.
22 L'abisso e
la morte dicono: `Ne abbiamo avuto qualche sentore'.
23 Dio solo
conosce la via che vi mena, egli solo sa il luogo dove dimora,
24 perché il
suo sguardo giunge sino alle estremità della terra, perch'egli vede tutto quel
ch'è sotto i cieli.
25 Quando
regolò il peso del vento e fissò la misura dell'acque,
26 quando
dette una legge alla pioggia e tracciò la strada al lampo dei tuoni,
27 allora la
vide e la rivelò, la stabilì ed anche l'investigò.
28 E disse
all'uomo: `Ecco: temere il Signore: questa è la Sapienza, e fuggire il male è
l'Intelligenza'.
Capitolo 29
1 Giobbe riprese il suo discorso e disse:
2 Oh
foss'io come ne' mesi d'una volta, come ne' giorni in cui Dio mi proteggeva,
3
quando la sua lampada mi risplendeva sul capo, e alla sua luce io camminavo
nelle tenebre!
4 Oh
fossi com'ero a' giorni della mia maturità, quando Iddio vegliava amico sulla
mia tenda,
5
quando l'Onnipotente stava ancora meco, e avevo i miei figliuoli dintorno;
6
quando mi lavavo i piedi nel latte e dalla roccia mi fluivano ruscelli d'olio!
7
Allorché uscivo per andare alla porta della città e mi facevo preparare il
seggio sulla piazza,
8 i
giovani, al vedermi, si ritiravano, i vecchi s'alzavano e rimanevano in piedi;
9 i
maggiorenti cessavan di parlare e si mettevan la mano sulla bocca;
10 la voce
dei capi diventava muta, la lingua s'attaccava al loro palato.
11 L'orecchio
che mi udiva, mi diceva beato; l'occhio che mi vedeva mi rendea testimonianza,
12 perché
salvavo il misero che gridava aiuto, e l'orfano che non aveva chi lo
soccorresse.
13 Scendea su
me la benedizione di chi stava per perire, e facevo esultare il cuor della
vedova.
14 La
giustizia era il mio vestimento ed io il suo; la probità era come il mio
mantello e il mio turbante.
15 Ero
l'occhio del cieco, il piede dello zoppo;
16 ero il
padre de' poveri, e studiavo a fondo la causa dello sconosciuto.
17 Spezzavo
la ganascia all'iniquo, e gli facevo lasciar la preda che avea fra i denti.
18 E dicevo:
`Morrò nel mio nido, e moltiplicherò i miei giorni come la rena;
19 le mie
radici si stenderanno verso l'acque, la rugiada passerà la notte sui miei rami;
20 la mia
gloria sempre si rinnoverà, e l'arco rinverdirà nella mia mano'.
21 Gli
astanti m'ascoltavano pieni d'aspettazione, si tacevan per udire il mio parere.
22
Quand'avevo parlato, non replicavano; la mia parola scendeva su loro come una
rugiada.
23 E
m'aspettavan come s'aspetta la pioggia; aprivan larga la bocca come a un acquazzone
di primavera.
24 Io
sorridevo loro quand'erano sfiduciati; e non potevano oscurar la luce del mio
volto.
25 Quando
andavo da loro, mi sedevo come capo, ed ero come un re fra le sue schiere, come
un consolatore in mezzo agli afflitti.
Capitolo 30
1 E ora servo di zimbello a de' più giovani di me, i cui padri non
mi sarei degnato di mettere fra i cani del mio gregge!
2 E a
che m'avrebbe servito la forza delle lor mani? Gente incapace a raggiungere
l'età matura,
3
smunta dalla miseria e dalla fame, ridotta a brucare il deserto, la terra da
tempo nuda e desolata,
4
strappando erba salsa presso ai cespugli, ed avendo per pane, radici di
ginestra.
5 Sono
scacciati di mezzo agli uomini, grida lor dietro la gente come dietro al ladro,
6
abitano in burroni orrendi, nelle caverne della terra e fra le rocce;
7
ragliano fra i cespugli, si sdraiano alla rinfusa sotto i rovi;
8 gente
da nulla, razza senza nome, cacciata via dal paese a bastonate.
9 E ora
io sono il tema delle loro canzoni, il soggetto dei loro discorsi.
10 Mi
aborrono, mi fuggono, non si trattengono dallo sputarmi in faccia.
11 Non han
più ritegno, m'umiliano, rompono ogni freno in mia presenza.
12 Questa
genìa si leva alla mia destra, m'incalzano, e si appianano le vie contro di me
per distruggermi.
13 Hanno
sovvertito il mio cammino, lavorano alla mia ruina, essi che nessuno vorrebbe
soccorrere!
14 S'avanzano
come per un'ampia breccia, si precipitano innanzi in mezzo alle ruine.
15 Terrori mi
si rovesciano addosso; l'onor mio è portato via come dal vento, è passata come
una nube la mia felicità.
16 E ora
l'anima mia si strugge in me, m'hanno còlto i giorni dell'afflizione.
17 La notte
mi trafigge, mi stacca l'ossa, e i dolori che mi rodono non hanno posa.
18 Per la
gran violenza del mio male la mia veste si sforma, mi si serra addosso come la
tunica.
19 Iddio m'ha
gettato nel fango, e rassomiglio alla polvere e alla cenere.
20 Io grido a
te, e tu non mi rispondi; ti sto dinanzi, e tu mi stai a considerare!
21 Ti sei
mutato in nemico crudele verso di me; mi perseguiti con la potenza della tua
mano.
22 Mi levi
per aria, mi fai portar via dal vento, e mi annienti nella tempesta.
23 Giacché,
lo so, tu mi meni alla morte, alla casa di convegno di tutti i viventi.
24 Ma chi sta
per perire non protende la mano? e nell'angoscia sua non grida al soccorso?
25 Non
piangevo io forse per chi era nell'avversità? l'anima mia non era ella
angustiata per il povero?
26 Speravo il
bene, ed è venuto il male; aspettavo la luce, ed è venuta l'oscurità!
27 Le mie
viscere bollono e non hanno requie, son venuti per me giorni d'afflizione.
28 Me ne vo
tutto annerito, ma non dal sole; mi levo in mezzo alla raunanza, e grido aiuto;
29 son
diventato fratello degli sciacalli, compagno degli struzzi.
30 La mia
pelle è nera, e cade a pezzi; le mie ossa son calcinate dall'arsura.
31 La mia
cetra non dà più che accenti di lutto, e la mia zampogna voce di pianto.
Capitolo 31
1 Io avevo stretto un patto con gli occhi miei; come dunque avrei
fissati gli sguardi sopra una vergine?
2 Che
parte mi avrebbe assegnata Iddio dall'alto e quale eredità m'avrebbe data
l'Onnipotente dai luoghi eccelsi?
3 La
sventura non è ella per il perverso e le sciagure per quelli che fanno il male?
4 Iddio
non vede egli le mie vie? non conta tutti i miei passi?
5 Se ho
camminato insieme alla menzogna, se il piede mio s'è affrettato dietro alla
frode
6
(Iddio mi pesi con bilancia giusta e riconoscerà la mia integrità)
7 se i
miei passi sono usciti dalla retta via, se il mio cuore è ito dietro ai miei
occhi, se qualche sozzura mi s'è attaccata alle mani,
8 ch'io
semini e un altro mangi, e quel ch'è cresciuto nei miei campi sia sradicato!
9 Se il
mio cuore s'è lasciato sedurre per amor d'una donna, se ho spiato la porta del
mio prossimo,
10 che mia
moglie giri la macina ad un altro, e che altri abusino di lei!
11 Poiché
quella è una scelleratezza, un misfatto punito dai giudici,
12 un fuoco
che consuma fino a perdizione, e che avrebbe distrutto fin dalle radici ogni
mia fortuna.
13 Se ho
disconosciuto il diritto del mio servo e della mia serva, quand'eran meco in
lite,
14 che farei
quando Iddio si levasse per giudicarmi, e che risponderei quando mi esaminasse?
15 Chi fece
me nel seno di mia madre non fece anche lui? non ci ha formati nel seno materno
uno stesso Iddio?
16 Se ho
rifiutato ai poveri quel che desideravano, se ho fatto languire gli occhi della
vedova,
17 se ho
mangiato da solo il mio pezzo di pane senza che l'orfano ne mangiasse la sua
parte,
18 io che fin
da giovane l'ho allevato come un padre, io che fin dal seno di mia madre sono
stato guida alla vedova,
19 se ho
visto uno perire per mancanza di vesti o il povero senza una coperta,
20 se non
m'hanno benedetto i suoi fianchi, ed egli non s'è riscaldato colla lana dei
miei agnelli,
21 se ho
levato la mano contro l'orfano perché mi sapevo sostenuto alla porta...
22 che la mia
spalla si stacchi dalla sua giuntura, il mio braccio si spezzi e cada!
23 E invero
mi spaventava il castigo di Dio, ed ero trattenuto dalla maestà di lui.
24 Se ho
riposto la mia fiducia nell'oro, se all'oro fino ho detto: `Tu sei la mia
speranza',
25 se mi son
rallegrato che le mie ricchezze fosser grandi e la mia mano avesse molto
accumulato,
26 se,
contemplando il sole che raggiava e la luna che procedeva lucente nel suo
corso,
27 il mio
cuore, in segreto, s'è lasciato sedurre e la mia bocca ha posato un bacio sulla
mano
28 (misfatto
anche questo punito dai giudici ché avrei difatti rinnegato l'Iddio ch'è di
sopra),
29 se mi son
rallegrato della sciagura del mio nemico ed ho esultato quando gli ha incòlto
sventura
30 (io, che
non ho permesso alle mie labbra di peccare chiedendo la sua morte con
imprecazione),
31 se la
gente della mia tenda non ha detto: `Chi è che non si sia saziato della carne
delle sue bestie?'
32 (lo
straniero non passava la notte fuori; le mie porte erano aperte al viandante),
33 se, come
fan gli uomini, ho coperto i miei falli celando nel petto la mia iniquità,
34 perché
avevo paura della folla e dello sprezzo delle famiglie al punto da starmene
queto e non uscir di casa...
35 Oh, avessi
pure chi m'ascoltasse!... ecco qua la mia firma! l'Onnipotente mi risponda!
Scriva l'avversario mio la sua querela,
36 ed io la
porterò attaccata alla mia spalla, me la cingerò come un diadema!
37 Gli
renderò conto di tutt'i miei passi, a lui m'appresserò come un principe!
38 Se la mia
terra mi grida contro, se tutti i suoi solchi piangono,
39 se ne ho
mangiato il frutto senza pagarla, se ho fatto sospirare chi la coltivava,
40 che invece
di grano mi nascano spine, invece d'orzo mi crescano zizzanie! Qui finiscono i
discorsi di Giobbe.
Capitolo 32
1 Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe perché egli si
credeva giusto.
2
Allora l'ira di Elihu, figliuolo di Barakeel il Buzita della tribù di Ram,
s'accese:
3
s'accese contro Giobbe, perché riteneva giusto se stesso anziché Dio; s'accese
anche contro i tre amici di lui perché non avean trovato che rispondere,
sebbene condannassero Giobbe.
4 Ora,
siccome quelli erano più attempati di lui,
5 Elihu
aveva aspettato a parlare a Giobbe; ma quando vide che dalla bocca di quei tre
uomini non usciva più risposta, s'accese d'ira.
6 Ed
Elihu, figliuolo di Barakeel il Buzita, rispose e disse: Io son giovine d'età e
voi siete vecchi; perciò mi son tenuto indietro e non ho ardito esporvi il mio
pensiero.
7
Dicevo: `Parleranno i giorni, e il gran numero degli anni insegnerà la
sapienza'.
8 Ma,
nell'uomo, quel che lo rende intelligente è lo spirito, è il soffio
dell'Onnipotente.
9 Non
quelli di lunga età sono sapienti, né i vecchi son quelli che comprendono il
giusto.
10 Perciò
dico: `Ascoltatemi; vi esporrò anch'io il mio pensiero'.
11 Ecco, ho
aspettato i vostri discorsi, ho ascoltato i vostri argomenti, mentre andavate
cercando altre parole.
12 V'ho
seguìto attentamente, ed ecco, nessun di voi ha convinto Giobbe, nessuno ha
risposto alle sue parole.
13 Non avete
dunque ragione di dire: `Abbiam trovato la sapienza! Dio soltanto lo farà
cedere; non l'uomo!'
14 Egli non
ha diretto i suoi discorsi contro a me, ed io non gli risponderò colle vostre
parole.
15 Eccoli
sconcertati! non rispondon più, non trovan più parole.
16 Ed ho
aspettato che non parlassero più, che restassero e non rispondessero più.
17 Ma ora
risponderò anch'io per mio conto, esporrò anch'io il mio pensiero!
18 Perché son pieno di parole, e lo spirito ch'è dentro
di me mi stimola.
19 Ecco il mio seno è come vin rinchiuso, è simile ad
otri pieni di vin nuovo, che stanno per scoppiare.
20 Parlerò dunque e mi solleverò, aprirò le labbra e
risponderò!
21 E lasciate ch'io parli senza riguardi personali, senza
adulare alcuno;
22 poiché adulare io non so; se lo facessi, il mio
Fattore tosto mi torrebbe di mezzo.
Capitolo 33
1 Ma pure, ascolta, o Giobbe, il
mio dire, porgi orecchio a tutte le mie parole!
2 Ecco, apro la bocca, la lingua parla sotto il mio
palato.
3 Nelle mie parole è la rettitudine del mio cuore;
le mie labbra diran sinceramente quello che so.
4 Lo spirito di Dio mi ha creato, e il soffio
dell'Onnipotente mi dà la vita.
5 Se puoi, rispondimi; prepara le tue ragioni,
fatti avanti!
6 Ecco, io sono uguale a te davanti a Dio; anch'io,
fui tratto dall'argilla.
7 Spavento di me non potrà quindi sgomentarti, e il
peso della mia autorità non ti potrà schiacciare.
8 Davanti a me tu dunque hai detto (e ho bene udito
il suono delle tue parole):
9 `Io sono puro, senza peccato; sono innocente, non
c'è iniquità in me;
10 ma Dio trova contro me degli appigli ostili, mi tiene
per suo nemico;
11 mi mette i piedi nei ceppi, spia tutti i miei
movimenti'.
12 E io ti rispondo: In questo non hai ragione; giacché
Dio è più grande dell'uomo.
13 Perché contendi con lui? poich'egli non rende conto
d'alcuno dei suoi atti.
14 Iddio parla, bensì, una volta ed anche due, ma l'uomo
non ci bada;
15 parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un
sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti;
16 allora egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto
degli ammonimenti,
17 per distoglier l'uomo dal suo modo d'agire e tener
lungi da lui la superbia;
18 per salvargli l'anima dalla fossa, la vita dal dardo
mortale.
19 L'uomo è anche ammonito sul suo letto, dal dolore,
dall'agitazione incessante delle sue ossa;
20 quand'egli ha in avversione il pane, e l'anima sua
schifa i cibi più squisiti;
21 la carne gli si consuma, e sparisce, mentre le ossa,
prima invisibili, gli escon fuori,
22 l'anima sua si avvicina alla fossa, e la sua vita a
quelli che danno la morte.
23 Ma se, presso a lui, v'è un angelo, un interprete, uno
solo fra i mille, che mostri all'uomo il suo dovere,
24 Iddio ha pietà di lui e dice: `Risparmialo, che non
scenda nella fossa! Ho trovato il suo riscatto'.
25 Allora la sua carne divien fresca più di quella d'un
bimbo; egli torna ai giorni della sua giovinezza;
26 implora Dio, e Dio gli è propizio; gli dà di
contemplare il suo volto con giubilo, e lo considera di nuovo come giusto.
27 Ed egli va cantando fra la gente e dice: `Avevo
peccato, pervertito la giustizia, e non sono stato punito come meritavo.
28 Iddio ha riscattato l'anima mia, onde non scendesse
nella fossa e la mia vita si schiude alla luce!'
29 Ecco, tutto questo Iddio lo fa due, tre volte,
all'uomo,
30 per ritrarre l'anima di lui dalla fossa, perché su di
lei splenda la luce della vita.
31 Sta' attento, Giobbe, dammi ascolto; taci, ed io
parlerò.
32 Se hai qualcosa da dire, rispondimi, parla, ché io
vorrei poterti dar ragione.
33 Se no, tu dammi ascolto, taci, e t'insegnerò la
saviezza.
Capitolo 34
1 Elihu riprese a parlare e
disse:
2 `O voi savi, ascoltate le mie parole! Voi che
siete intelligenti, prestatemi orecchio!
3 Poiché l'orecchio giudica dei discorsi, come il
palato assapora le vivande.
4 Scegliamo quello ch'è giusto riconosciamo fra noi
quello ch'è buono.
5 Giobbe ha detto: `Sono giusto, ma Dio mi nega
giustizia;
6 ho ragione, e passo da bugiardo; la mia ferita è
incurabile, e sono senza peccato'.
7 Dov'è l'uomo che al par di Giobbe tracanni gli
empi scherni come l'acqua,
8 cammini in compagnia de' malfattori, e vada
assieme con gli scellerati?
9 Poiché ha detto: `Non giova nulla all'uomo
l'avere il suo diletto in Dio'.
10 Ascoltatemi dunque, o uomini di senno! Lungi da Dio il
male, lungi dall'Onnipotente l'iniquità!
11 Poich'egli rende all'uomo secondo le sue opere, e fa
trovare a ognuno il salario della sua condotta.
12 No, di certo Iddio non commette ingiustizie!
l'Onnipotente non perverte il diritto.
13 Chi gli ha dato il governo della terra? Chi ha
affidato l'universo alla sua cura?
14 S'ei non ponesse mente che a se stesso, se ritirasse a
sé il suo spirito e il suo soffio,
15 ogni carne perirebbe d'un tratto, e l'uomo
ritornerebbe in polvere.
16 Se tu se' intelligente, ascolta questo, porgi orecchio
alla voce delle mie parole.
17 Uno che odiasse la giustizia potrebbe governare? E osi
tu condannare il Giusto, il Potente,
18 che chiama i re `uomini da nulla' e i principi:
`scellerati',
19 che non porta rispetto all'apparenza de' grandi, che
non considera il ricco più del povero, perché son tutti opera delle sue mani?
20 In un attimo, essi muoiono; nel cuor della notte, la
gente del popolo è scossa e scompare, i potenti son portati via, senza man
d'uomo.
21 Perché Iddio tien gli occhi aperti sulle vie de'
mortali, e vede tutti i lor passi.
22 Non vi son tenebre, non v'è ombra di morte, ove possa
nascondersi chi opera iniquamente.
23 Dio non ha bisogno d'osservare a lungo un uomo per
trarlo davanti a lui in giudizio.
24 Egli fiacca i potenti, senza inchiesta; e ne
stabilisce altri al loro posto;
25 poich'egli conosce le loro azioni; li abbatte nella
notte, e son fiaccati;
26 li colpisce come dei malvagi, in presenza di tutti,
27 perché si sono sviati da lui e non hanno posto mente
ad alcuna delle sue vie;
28 han fatto salire a lui il gemito del povero, ed egli
ha dato ascolto al gemito degli infelici.
29 Quando Iddio dà requie chi lo condannerà? Chi potrà
contemplarlo quando nasconde il suo volto a una nazione ovvero a un individuo,
30 per impedire all'empio di regnare, per allontanar dal
popolo le insidie?
31 Quell'empio ha egli detto a Dio: `Io porto la mia
pena, non farò più il male,
32 mostrami tu quel che non so vedere; se ho agito
perversamente, non lo farò più'?
33 Dovrà forse Iddio render la giustizia a modo tuo, che
tu lo critichi? Ti dirà forse: `Scegli tu, non io, quello che sai, dillo'?
34 La gente assennata e ogni uomo savio che m'ascolta, mi
diranno:
35 `Giobbe parla senza giudizio, le sue parole sono senza
intendimento'.
36 Ebbene, sia Giobbe provato sino alla fine! poiché le
sue risposte son quelle degli iniqui,
37 poiché aggiunge al peccato suo la ribellione, batte le
mani in mezzo a noi, e moltiplica le sue parole contro Dio.
Capitolo 35
1 Poi Elihu riprese il discorso
e disse:
2 Credi tu d'aver ragione quando dici: `Dio non si
cura della mia giustizia'?
3 Infatti hai detto: `Che mi giova? che guadagno io
di più a non peccare?'
4 Io ti darò la risposta: a te ed agli amici tuoi.
5 Considera i cieli, e vedi! guarda le nuvole, come
sono più in alto di te!
6 Se pecchi, che torto gli fai? Se moltiplichi i
tuoi misfatti, che danno gli rechi?
7 Se sei giusto, che gli dai? Che ricev'egli dalla
tua mano?
8 La tua malvagità non nuoce che al tuo simile, e
la tua giustizia non giova che ai figli degli uomini.
9 Si grida per le molte oppressioni, si levano
lamenti per la violenza dei grandi;
10 ma nessuno dice: `Dov'è Dio, il mio creatore, che
nella notte concede canti di gioia,
11 che ci fa più intelligenti delle bestie de' campi e
più savi degli uccelli del cielo?'
12 Si grida, sì, ma egli non risponde, a motivo della
superbia dei malvagi.
13 Certo, Dio non dà ascolto a lamenti vani;
l'Onnipotente non ne fa nessun caso.
14 E tu, quando dici che non lo scorgi, la causa tua gli
sta dinanzi; sappilo aspettare!
15 Ma ora, perché la sua ira non punisce, perch'egli non
prende rigorosa conoscenza delle trasgressioni,
16 Giobbe apre vanamente le labbra e accumula parole
senza conoscimento.
Capitolo 36
2 `Aspetta un po', io t'istruirò; perché c'è da
dire ancora a pro di Dio.
3 Io trarrò la mia scienza da lontano e renderò
giustizia a colui che m'ha fatto.
4 Per certo, le mie parole non son bugiarde; ti sta
dinanzi un uomo dotato di perfetta scienza.
5 Ecco, Iddio è potente, ma non disdegna nessuno; è
potente per la forza dell'intelletto suo.
6 Ei non lascia viver l'empio, e fa ragione ai
miseri.
7 Non storna lo sguardo suo dai giusti, ma li pone
coi re sul trono, ve li fa sedere per sempre, e così li esalta.
8 Se gli uomini son talora stretti da catene se son
presi nei legami dell'afflizione,
9 Dio fa lor conoscere la lor condotta, le loro
trasgressioni, giacché si sono insuperbiti;
10 egli apre così i loro orecchi a' suoi ammonimenti, e
li esorta ad abbandonare il male.
11 Se l'ascoltano, se si sottomettono, finiscono i loro
giorni nel benessere, e gli anni loro nella gioia;
12 ma, se non l'ascoltano, periscon trafitti da' suoi
dardi, muoiono per mancanza d'intendimento.
13 Gli empi di cuore s'abbandonano alla collera, non
implorano Iddio quand'ei gl'incatena;
14 così muoiono nel fior degli anni, e la lor vita
finisce come quella dei dissoluti;
15 ma Dio libera l'afflitto mediante l'afflizione, e gli
apre gli orecchi mediante la sventura.
16 Te pure ei vuol trarre dalle fauci della distretta, al
largo, dove non è più angustia, e coprir la tua mensa tranquilla di cibi
succulenti.
17 Ma, se giudichi le vie di Dio come fan gli empi, il
giudizio e la sentenza di lui ti piomberanno addosso.
18 Bada che la collera non ti trasporti alla bestemmia, e
la grandezza del riscatto non t'induca a fuorviare!
19 Farebbe egli caso delle tue ricchezze? Non han valore
per lui, né l'oro, né tutta la possanza dell'opulenza.
20 Non anelare a quella notte che porta via i popoli dal
luogo loro.
21 Guàrdati bene dal volgerti all'iniquità, tu che sembri
preferirla all'afflizione!
22 Vedi, Iddio è eccelso nella sua potenza; chi può
insegnare come lui?
23 Chi gli prescrive la via da seguire? Chi osa dirgli:
`Tu hai fatto male?'
24 Pensa piuttosto a magnificar le sue opere; gli uomini
le celebrano nei loro canti,
25 tutti le ammirano, il mortale le contempla da lungi.
26 Sì, Iddio è grande e noi non lo possiam conoscere; incalcolabile
è il numero degli anni suoi.
27 Egli attrae a sé le gocciole dell'acqua; dai vapori
ch'egli ha formato stilla la pioggia.
28 Le nubi la spandono, la rovesciano sulla folla de'
mortali.
29 E chi può capire lo spiegamento delle nubi, i fragori
che scoppiano nel suo padiglione?
30 Ecco, ora egli spiega intorno a sé la sua luce, or
prende per coperta le profondità del mare.
31 Per tal modo punisce i popoli, e dà loro del cibo in
abbondanza.
32 S'empie di fulmini le mani, e li lancia contro gli
avversari.
33 Il rombo del tuono annunzia ch'ei viene, gli animali
lo presenton vicino.
Capitolo 37
1 A tale spettacolo il cuor mi
trema e balza fuor del suo luogo.
2 Udite, udite il fragore della sua voce, il rombo
che esce dalla sua bocca!
3 Egli lo lancia sotto tutti i cieli e il suo lampo
guizza fino ai lembi della terra.
4 Dopo il lampo, una voce rugge; egli tuona con la
sua voce maestosa; e quando s'ode la voce, il fulmine non è già più nella sua
mano.
5 Iddio tuona con la sua voce maravigliosamente;
grandi cose egli fa che noi non intendiamo.
6 Dice alla neve: `Cadi sulla terra!' lo dice al
nembo della pioggia, al nembo delle piogge torrenziali.
7 Rende inerte ogni mano d'uomo, onde tutti i
mortali, che son opera sua, imparino a conoscerlo.
8 Le bestie selvagge vanno nel covo, e stan
ritirate entro le tane.
9 Dai recessi del sud viene l'uragano, dagli
aquiloni il freddo.
10 Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e si contrae la
distesa dell'acque.
11 Egli carica pure le nubi d'umidità, disperde lontano
le nuvole che portano i suoi lampi
12 ed esse, da lui guidate, vanno vagando nei lor giri
per eseguir quanto ei loro comanda sopra la faccia di tutta la terra;
13 e le manda o come flagello, o come beneficio alla sua
terra, o come prova della sua bontà.
14 Porgi l'orecchio a questo, o Giobbe; fermati, e
considera le maraviglie di Dio!
15 Sai tu come Iddio le diriga e faccia guizzare il lampo
dalle sue nubi?
16 Conosci tu l'equilibrio delle nuvole, le maraviglie di
colui la cui scienza è perfetta?
17 Sai tu come mai gli abiti tuoi sono caldi quando la
terra s'assopisce sotto il soffio dello scirocco?
18 Puoi tu, come lui, distendere i cieli e farli solidi
come uno specchio di metallo?
19 Insegnaci tu che dirgli!... Nelle tenebre nostre, noi
non abbiam parole.
20 Gli si annunzierà forse ch'io voglio parlare? Ma chi
mai può bramare d'essere inghiottito?
21 Nessuno può fissare il sole che sfolgora ne' cieli
quando v'è passato il vento a renderli tersi.
22 Dal settentrione viene l'oro; ma Dio è circondato da
una maestà terribile;
23 l'Onnipotente noi non lo possiam scoprire. Egli è
grande in forza, in equità, in perfetta giustizia; egli non opprime alcuno.
24 Perciò gli uomini lo temono; ei non degna d'uno
sguardo chi si presume savio.
Capitolo 38
1 Allora l'Eterno rispose a
Giobbe dal seno della tempesta, e disse:
2 Chi è costui che oscura i miei disegni con parole
prive di senno?
3 Orsù, cingiti i lombi come un prode; io ti farò
delle domande e tu insegnami!
4 Dov'eri tu quand'io fondavo la terra? Dillo, se
hai tanta intelligenza.
5 Chi ne fissò le dimensioni? giacché tu il sai! O
chi tirò sovr'essa la corda da misurare?
6 Su che furon poggiate le sue fondamenta, o chi ne
pose la pietra angolare
7 quando le stelle del mattino cantavan tutte
assieme e tutti i figli di Dio davan in gridi di giubilo?
8 Chi chiuse con porte il mare balzante fuor dal
seno materno,
9 quando gli detti le nubi per vestimento e per
fasce l'oscurità,
10 quando gli tracciai de' confini, gli misi sbarre e
porte,
11 e dissi: `Fin qui tu verrai, e non oltre; qui si
fermerà l'orgoglio de' tuoi flutti?'
12 Hai tu mai, in vita tua, comandato al mattino? o
insegnato il suo luogo all'aurora,
13 perch'ella afferri i lembi della terra, e ne scuota via
i malvagi?
14 La terra si trasfigura come creta sotto il sigillo, e
appar come vestita d'un ricco manto;
15 i malfattori sono privati della luce loro, e il
braccio, alzato già, è spezzato.
16 Sei tu penetrato fino alle sorgenti del mare? hai tu
passeggiato in fondo all'abisso?
17 Le porte della morte ti son esse state scoperte? Hai
tu veduto le porte dell'ombra di morte?
18 Hai tu abbracciato collo sguardo l'ampiezza della
terra? Parla, se la conosci tutta!
19 Dov'è la via che guida al soggiorno della luce? E la
tenebra dov'è la sua dimora?
20 Le puoi tu menare verso i loro dominî, e sai tu bene i
sentieri per ricondurle a casa?
21 Lo sai di sicuro! ché tu eri, allora, già nato, e il
numero de' tuoi giorni è grande!...
22 Sei tu entrato ne' depositi della neve? Li hai visti i
depositi della grandine
23 ch'io tengo in serbo per i tempi della distretta, pel
giorno della battaglia e della guerra?
24 Per quali vie si diffonde la luce e si sparge il vento
orientale sulla terra?
25 Chi ha aperto i canali all'acquazzone e segnato la via
al lampo dei tuoni,
26 perché la pioggia cada sulla terra inabitata, sul
deserto ove non sta alcun uomo,
27 e disseti le solitudini desolate, sì che vi germogli e
cresca l'erba?
28 Ha forse la pioggia un padre? o chi genera le gocce
della rugiada?
29 Dal seno di chi esce il ghiaccio, e la brina del cielo
chi la dà alla luce?
30 Le acque, divenute come pietra, si nascondono, e la
superficie dell'abisso si congela.
31 Sei tu che stringi i legami delle Pleiadi, o potresti
tu scioglier le catene d'Orione?
32 Sei tu che, al suo tempo, fai apparire le
costellazioni e guidi la grand'Orsa insieme a' suoi piccini?
33 Conosci tu le leggi del cielo? e regoli tu il dominio
di esso sulla terra?
34 Puoi tu levar la voce fino alle nubi, e far che
abbondanza di pioggia ti ricopra?
35 I fulmini parton forse al tuo comando? Ti dicono essi:
`Eccoci qua'?
36 Chi ha messo negli strati delle nubi sapienza, o chi
ha dato intelletto alla meteora?
37 Chi conta con sapienza le nubi? e gli otri del cielo
chi li versa
38 allorché la polvere stemperata diventa come una massa
in fusione e le zolle de' campi si saldan fra loro?
39 Sei tu che cacci la preda per la leonessa, che sazi la
fame de' leoncelli
40 quando si appiattano nelle tane e si mettono in
agguato nella macchia?
41 Chi provvede il pasto al corvo quando i suoi piccini
gridano a Dio e vanno errando senza cibo?
Capitolo 39
1 Sai tu quando le capre
selvagge delle rocce figliano? Hai tu osservato quando le cerve partoriscono?
2 Conti tu i mesi della lor pregnanza e sai tu il
momento in cui debbono sgravarsi?
3 S'accosciano, fanno i lor piccini, e son tosto
liberate delle loro doglie;
4 i lor piccini si fanno forti, crescono
all'aperto, se ne vanno, e non tornan più alle madri.
5 Chi manda libero l'onàgro, e chi scioglie i
legami all'asino salvatico,
6 al quale ho dato per dimora il deserto, e la
terra salata per abitazione?
7 Egli si beffa del frastuono della città, e non
ode grida di padrone.
8 Batte le montagne della sua pastura, e va in
traccia d'ogni filo di verde.
9 Il bufalo vorrà egli servirti o passar la notte
presso alla tua mangiatoia?
10 Legherai tu il bufalo con una corda perché faccia il
solco? erpicherà egli le valli dietro a te?
11 Ti fiderai di lui perché la sua forza è grande?
Lascerai a lui il tuo lavoro?
12 Conterai su lui perché ti porti a casa la raccolta e
ti ammonti il grano sull'aia?
13 Lo struzzo batte allegramente l'ali; ma le penne e le
piume di lui son esse pietose?
14 No, poich'egli abbandona sulla terra le proprie uova e
le lascia scaldar sopra la sabbia.
15 Egli dimentica che un piede le potrà schiacciare, e
che le bestie dei campi le potran calpestare.
16 Tratta duramente i suoi piccini, quasi non fosser
suoi; la sua fatica sarà vana, ma ciò non lo turba,
17 ché Iddio l'ha privato di sapienza, e non gli ha
impartito intelligenza.
18 Ma quando si leva e piglia lo slancio, si beffa del
cavallo e di chi lo cavalca.
19 Sei tu che dài al cavallo il coraggio? che gli vesti
il collo d'una fremente criniera?
20 Sei tu che lo fai saltar come la locusta? Il fiero suo
nitrito incute spavento.
21 Raspa la terra nella valle ed esulta della sua forza;
si slancia incontro alle armi.
22 Della paura si ride, non trema, non indietreggia
davanti alla spada.
23 Gli risuona addosso il turcasso, la folgorante lancia
e il dardo.
24 Con fremente furia divora la terra. Non sta più fermo
quando suona la tromba.
25 Com'ode lo squillo, dice: Aha! e fiuta da lontano la
battaglia, la voce tonante dei capi, e il grido di guerra.
26 È l'intelligenza tua che allo sparviere fa spiccare il
volo e spiegar l'ali verso mezzogiorno?
27 È forse al tuo comando che l'aquila si leva in alto e
fa il suo nido nei luoghi elevati?
28 Abita nelle rocce e vi pernotta; sta sulla punta delle
rupi, sulle vette scoscese;
29 di là spia la preda, e i suoi occhi miran lontano.
30 I suoi piccini s'abbeveran di sangue, e dove son de'
corpi morti, ivi ella si trova'.
Capitolo 40
1 L'Eterno continuò a rispondere
a Giobbe e disse:
2 Il censore dell'Onnipotente vuole ancora
contendere con lui? Colui che censura Iddio ha egli una risposta a tutto
questo?
3 Allora Giobbe rispose all'Eterno e disse:
4 `Ecco, io son troppo meschino; che ti
risponderei? Io mi metto la mano sulla bocca.
5 Ho parlato una volta, ma non riprenderò la
parola, due volte... ma non lo farò più.
6 L'Eterno allora rispose a Giobbe dal seno della
tempesta, e disse:
7 `Orsù, cingiti i lombi come un prode; ti farò
delle domande e tu insegnami!
8 Vuoi tu proprio annullare il mio giudizio?
condannar me per giustificar te stesso?
9 Hai tu un braccio pari a quello di Dio? o una
voce che tuoni come la sua?
10 Su via adornati di maestà, di grandezza, rivestiti di
splendore, di magnificenza!
11 Da' libero corso ai furori dell'ira tua; mira tutti i
superbi e abbassali!
12 Mira tutti i superbi e umiliali! e schiaccia gli empi
dovunque stanno!
13 Seppelliscili tutti assieme nella polvere, copri di
bende la lor faccia nel buio della tomba!
14 Allora, anch'io ti loderò, perché la tua destra t'avrà
dato la vittoria.
15 Guarda l'ippopotamo che ho fatto al par di te; esso
mangia l'erba come il bove.
16 Ecco la sua forza è nei suoi lombi, e il vigor suo nei
muscoli del ventre.
17 Stende rigida come un cedro la coda; i nervi delle sue
cosce sono intrecciati insieme.
18 Le sue ossa sono tubi di rame; le sue membra, sbarre
di ferro.
19 Esso è il capolavoro di Dio; colui che lo fece l'ha
fornito di falce,
20 perché i monti gli producon la pastura; e là tutte le
bestie de' campi gli scherzano intorno.
21 Si giace sotto i loti, nel folto de' canneti, in mezzo
alle paludi.
22 I loti lo copron dell'ombra loro, i salci del torrente
lo circondano.
23 Straripi pure il fiume, ei non trema; rimane calmo,
anche se avesse un Giordano alla gola.
24 Potrebbe alcuno impadronirsene assalendolo di fronte?
o prenderlo colle reti per forargli il naso?
Capitolo 41
1 Prenderai tu il coccodrillo
all'amo? Gli assicurerai la lingua colla corda?
2 Gli passerai un giunco per le narici? Gli forerai
le mascelle con l'uncino?
3 Ti rivolgerà egli molte supplicazioni? Ti dirà
egli delle parole dolci?
4 Farà egli teco un patto perché tu lo prenda per
sempre al tuo servizio?
5 Scherzerai tu con lui come fosse un uccello?
L'attaccherai a un filo per divertir le tue ragazze?
6 Ne trafficheranno forse i pescatori? Lo
spartiranno essi fra i negozianti?
7 Gli coprirai tu la pelle di dardi e la testa di
ramponi?
8 Mettigli un po' le mani addosso!... Ti ricorderai
del combattimento e non ci tornerai!
9 Ecco, fallace è la speranza di chi l'assale;
basta scorgerlo e s'è atterrati.
10 Nessuno è tanto ardito da provocarlo. E chi dunque
oserà starmi a fronte?
11 Chi mi ha anticipato alcun che perch'io glielo debba
rendere? Sotto tutti i cieli, ogni cosa è mia.
12 E non vo' tacer delle sue membra, della sua gran
forza, della bellezza della sua armatura.
13 Chi l'ha mai spogliato della sua corazza? Chi è
penetrato fra la doppia fila de' suoi denti?
14 Chi gli ha aperti i due battenti della gola? Intorno
alla chiostra de' suoi denti sta il terrore.
15 Superbe son le file de' suoi scudi, strettamente uniti
come da un sigillo.
16 Uno tocca l'altro, e tra loro non passa l'aria.
17 Sono saldati assieme, si tengono stretti, sono
inseparabili.
18 I suoi starnuti danno sprazzi di luce; i suoi occhi
son come le palpebre dell'aurora.
19 Dalla sua bocca partono vampe, ne scappan fuori
scintille di fuoco.
20 Dalle sue narici esce un fumo, come da una pignatta
che bolla o da una caldaia.
21 L'alito suo accende i carboni, e una fiamma gli erompe
dalla gola.
22 Nel suo collo risiede la forza, dinanzi a lui salta il
terrore.
23 Compatte sono in lui le parti flosce della carne, gli
stanno salde addosso, non si muovono.
24 Il suo cuore è duro come il sasso, duro come la macina
di sotto.
25 Quando si rizza, tremano i più forti, e dalla paura
son fuori di sé.
26 Invano lo si attacca con la spada; a nulla valgon
lancia, giavellotto, corazza.
27 Il ferro è per lui come paglia; il rame, come legno
tarlato.
28 La figlia dell'arco non lo mette in fuga; le pietre
della fionda si mutano per lui in stoppia.
29 Stoppia gli par la mazza e si ride del fremer della
lancia.
30 Il suo ventre è armato di punte acute, e lascia come
tracce d'erpice sul fango.
31 Fa bollire l'abisso come una caldaia, del mare fa come
un gran vaso da profumi.
32 Si lascia dietro una scia di luce; l'abisso par
coperto di bianca chioma.
33 Non v'è sulla terra chi lo domi; è stato fatto per non
aver paura.
34 Guarda in faccia tutto ciò ch'è eccelso, è re su tutte
le belve più superbe.
Capitolo 42
1 Allora Giobbe rispose
all'Eterno e disse:
2 Io riconosco che tu puoi tutto, e che nulla può
impedirti d'eseguire un tuo disegno.
3 Chi è colui che senza intendimento offusca il tuo
disegno?... Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; son cose per me troppo
maravigliose ed io non le conosco.
4 Deh, ascoltami, io parlerò; io ti farò delle
domande e tu insegnami!
5 Il mio orecchio avea sentito parlar di te ma ora
l'occhio mio t'ha veduto.
6 Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e
sulla cenere.
7 Dopo che ebbe rivolto questi discorsi a Giobbe,
l'Eterno disse a Elifaz di Teman: `L'ira mia è accesa contro te e contro i tuoi
due amici, perché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il
mio servo Giobbe.
8 Ora dunque prendetevi sette tori e sette montoni,
venite a trovare il mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi stessi.
Il mio servo Giobbe pregherà per voi; ed io avrò riguardo a lui per non punir
la vostra follia; poiché non avete parlato di me secondo la verità, come ha
fatto il mio servo Giobbe'.
9 Elifaz di Teman e Bildad di Suach e Tsofar di
Naama se ne andarono e fecero come l'Eterno aveva loro ordinato; e l'Eterno
ebbe riguardo a Giobbe.
10 E quando Giobbe ebbe pregato per i suoi amici,
l'Eterno lo ristabilì nella condizione di prima e gli rese il doppio di tutto
quello che già gli era appartenuto.
11 Tutti i
suoi fratelli, tutte le sue sorelle e tutte le sue conoscenze di prima vennero
a trovarlo, mangiarono con lui in casa sua, gli fecero le loro condoglianze e
lo consolarono di tutti i mali che l'Eterno gli avea fatto cadere addosso; e
ognuno d'essi gli dette un pezzo d'argento e un anello d'oro.
12 E l'Eterno
benedì gli ultimi anni di Giobbe più de' primi; ed ei s'ebbe quattordicimila
pecore, seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine.
13 E s'ebbe
pure sette figliuoli e tre figliuole;
14 e chiamò
la prima, Colomba; la seconda, Cassia; la terza, Cornustibia.
15 E in tutto
il paese non c'eran donne così belle come le figliuole di Giobbe; e il padre
assegnò loro una eredità tra i loro fratelli.
16 Giobbe,
dopo questo, visse centoquarant'anni, e vide i suoi figliuoli e i figliuoli dei
suoi figliuoli, fino alla quarta generazione.
17 Poi Giobbe
morì vecchio e sazio di giorni.