LA BIBBIA:
Riveduta Luzzi:
Ecclesiaste
Capitolo 1
1 Parole dell'Ecclesiaste, figliuolo di Davide, re di Gerusalemme.
2
Vanità delle vanità, dice l'Ecclesiaste;
3
vanità delle vanità; tutto è vanità. Che profitto ha l'uomo di tutta la fatica
che dura sotto il sole?
4 Una
generazione se ne va, un'altra viene, e la terra sussiste in perpetuo.
5 Anche
il sole si leva, poi tramonta, e s'affretta verso il luogo donde si leva di
nuovo.
6 Il
vento soffia verso il mezzogiorno, poi gira verso settentrione; va girando,
girando continuamente, per ricominciare gli stessi giri.
7 Tutti
i fiumi corrono al mare, eppure il mare non s'empie; al luogo dove i fiumi si
dirigono, tornano a dirigersi sempre.
8 Ogni
cosa è in travaglio, più di quel che l'uomo possa dire; l'occhio non si sazia
mai di vedere, e l'orecchio non è mai stanco d'udire.
9
Quello ch'è stato è quel che sarà; quel che s'è fatto è quel che si farà; non
v'è nulla di nuovo sotto il sole.
10 V'ha egli
qualcosa della quale si dica: `Guarda questo è nuovo?' Quella cosa esisteva già
nei secoli che ci hanno preceduto.
11 Non rimane
memoria delle cose d'altri tempi; e di quel che succederà in sèguito non
rimarrà memoria fra quelli che verranno più tardi.
12 Io,
l'Ecclesiaste, sono stato re d'Israele a Gerusalemme,
13 ed ho
applicato il cuore a cercare e ad investigare con sapienza tutto ciò che si fa
sotto il cielo: occupazione penosa, che Dio ha data ai figliuoli degli uomini
perché vi si affatichino.
14 Io ho
veduto tutto ciò che si fa sotto il sole; ed ecco tutto è vanità e un correr
dietro al vento.
15 Ciò che è
storto non può essere raddrizzato, ciò che manca non può esser contato.
16 Io ho
detto, parlando in cuor mio: `Ecco io ho acquistato maggior sapienza di tutti
quelli che hanno regnato prima di me in Gerusalemme'; sì, il mio cuore ha
posseduto molta sapienza e molta scienza.
17 Ed ho
applicato il cuore a conoscer la sapienza, e a conoscere la follia e la
stoltezza; ed ho riconosciuto che anche questo è un correr dietro al vento.
18 Poiché
dov'è molta sapienza v'è molto affanno, e chi accresce la sua scienza accresce
il suo dolore.
Capitolo 2
1 Io ho detto in cuor mio: `Andiamo! Io ti voglio mettere alla prova
con la gioia, e tu godrai il piacere!' Ed ecco che anche questo è vanità.
2 Io ho
detto del riso: `È una follia'; e della gioia: `A che giova?'
3 Io
presi in cuor mio la risoluzione di abbandonar la mia carne alle attrattive del
vino, e, pur lasciando che il mio cuore mi guidasse saviamente, d'attenermi
alla follia, finch'io vedessi ciò ch'è bene che gli uomini facciano sotto il
cielo, durante il numero de' giorni della loro vita.
4 Io
intrapresi de' grandi lavori; mi edificai delle case; mi piantai delle vigne;
5 mi
feci de' giardini e dei parchi, e vi piantai degli alberi fruttiferi d'ogni
specie;
6 mi
costrussi degli stagni per adacquare con essi il bosco dove crescevano gli
alberi;
7
comprai servi e serve, ed ebbi de' servi nati in casa; ebbi pure greggi ed
armenti, in gran numero, più di tutti quelli ch'erano stati prima di me a
Gerusalemme;
8
accumulai argento, oro, e le ricchezze dei re e delle province; mi procurai dei
cantanti e delle cantanti, e ciò che fa la delizia de' figliuoli degli uomini,
delle donne in gran numero.
9 Così
divenni grande, e sorpassai tutti quelli ch'erano stati prima di me a
Gerusalemme; e la mia sapienza rimase pur sempre meco.
10 Di tutto
quello che i miei occhi desideravano io nulla rifiutai loro; non privai il
cuore d'alcuna gioia; poiché il mio cuore si rallegrava d'ogni mia fatica, ed è
la ricompensa che m'è toccata d'ogni mia fatica.
11 Poi
considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatte, e la fatica che avevo
durata a farle, ed ecco che tutto era vanità e un correr dietro al vento, e che
non se ne trae alcun profitto sotto il sole.
12 Allora mi
misi ad esaminare la sapienza, la follia e la stoltezza. - Che farà l'uomo che
succederà al re? Quello ch'è già stato fatto. -
13 E vidi che
la sapienza ha un vantaggio sulla stoltezza, come la luce ha un vantaggio sulle
tenebre.
14 Il savio
ha gli occhi in testa, mentre lo stolto cammina nelle tenebre; ma ho
riconosciuto pure che tutti e due hanno la medesima sorte.
15 Ond'io ho
detto in cuor mio: `La sorte che tocca allo stolto toccherà anche a me; perché
dunque essere stato così savio?' E ho detto in cuor mio che anche questo è
vanità.
16 Poiché
tanto del savio quanto dello stolto non rimane ricordo eterno; giacché, nei
giorni a venire, tutto sarà da tempo dimenticato. Pur troppo il savio muore, al
pari dello stolto!
17 Perciò io
ho odiata la vita, perché tutto ciò che si fa sotto il sole m'è divenuto
odioso, poiché tutto è vanità e un correr dietro al vento.
18 Ed ho
odiata ogni fatica che ho durata sotto il sole, e di cui debbo lasciare il
godimento a colui che verrà dopo di me.
19 E chi sa
s'egli sarà savio o stolto? Eppure sarà padrone di tutto il lavoro che io ho
compiuto con fatica e con saviezza sotto il sole. Anche questo è vanità.
20 Così sono
arrivato a far perdere al mio cuore ogni speranza circa tutta la fatica che ho
durata sotto il sole.
21 Poiché,
ecco un uomo che ha lavorato con saviezza, con intelligenza e con successo e
lascia il frutto del suo lavoro in eredità a un altro, che non v'ha speso
intorno alcuna fatica! Anche questo è vanità, e un male grande.
22 Difatti,
che profitto trae l'uomo da tutto il suo lavoro, dalle preoccupazioni del suo
cuore, da tutto quel che gli è costato tanta fatica sotto il sole?
23 Tutti i
suoi giorni non sono che dolore, la sua occupazione non è che fastidio; perfino
la notte il suo cuore non ha posa. Anche questo è vanità.
24 Non v'è
nulla di meglio per l'uomo del mangiare, del bere, e del far godere all'anima
sua il benessere in mezzo alla fatica ch'ei dura; ma anche questo ho veduto che
viene dalla mano di Dio.
25 Difatti,
chi, senza di lui, può mangiare o godere?
26 Poiché
Iddio dà all'uomo ch'egli gradisce, sapienza, intelligenza e gioia; ma al
peccatore dà la cura di raccogliere, d'accumulare, per lasciar poi tutto a
colui ch'è gradito agli occhi di Dio. Anche questo è vanità e un correre dietro
al vento.
Capitolo 3
1 Per tutto v'è il suo tempo, v'è il suo momento per ogni cosa sotto
il cielo:
2 un
tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per
svellere ciò ch'è piantato;
3 un
tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per
costruire;
4 un
tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo
per ballare;
5 un
tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per
abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracciamenti;
6 un
tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo
per buttar via;
7 un
tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per
parlare;
8 un
tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la
pace.
9 Che
profitto trae dalla sua fatica colui che lavora?
10 Io ho
visto le occupazioni che Dio dà agli uomini perché vi si affatichino.
11 Dio ha
fatto ogni cosa bella al suo tempo; egli ha perfino messo nei loro cuori il
pensiero della eternità, quantunque l'uomo non possa comprendere dal principio
alla fine l'opera che Dio ha fatta.
12 Io ho
riconosciuto che non v'è nulla di meglio per loro del rallegrarsi e del
procurarsi del benessere durante la loro vita,
13 ma che se
uno mangia, beve e gode del benessere in mezzo a tutto il suo lavoro, è un dono
di Dio.
14 Io ho
riconosciuto che tutto quello che Dio fa è per sempre; niente v'è da aggiungervi,
niente da togliervi; e che Dio fa così perché gli uomini lo temano.
15 Ciò che è,
è già stato prima, e ciò che sarà è già stato, e Dio riconduce ciò ch'è
passato.
16 Ho anche
visto sotto il sole che nel luogo stabilito per giudicare v'è della empietà, e
che nel luogo stabilito per la giustizia v'è della empietà,
17 e ho detto
in cuor mio: `Iddio giudicherà il giusto e l'empio poiché v'è un tempo per il
giudicio di qualsivoglia azione e, nel luogo fissato, sarà giudicata ogni
opera.
18 Io ho
detto in cuor mio: `Così è, a motivo dei figliuoli degli uomini perché Dio li
metta alla prova, ed essi stessi riconoscano che non sono che bestie'.
19 Poiché la
sorte de' figliuoli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre
tocca la stessa sorte; come muore l'uno, così muore l'altra; hanno tutti un
medesimo soffio, e l'uomo non ha superiorità di sorta sulla bestia; poiché
tutto è vanità.
20 Tutti
vanno in un medesimo luogo; tutti vengon dalla polvere, e tutti ritornano alla
polvere.
21 Chi sa se
il soffio dell'uomo sale in alto, e se il soffio della bestia scende in basso
nella terra?
22 Io ho
dunque visto che non v'è nulla di meglio per l'uomo del rallegrarsi, nel
compiere il suo lavoro; tale è la sua parte; poiché chi lo farà tornare per godere
di ciò che verrà dopo di lui?
Capitolo 4
1 Mi son messo poi a considerare tutte le oppressioni che si
commettono sotto il sole; ed ecco, le lacrime degli oppressi, i quali non hanno
chi li consoli e dal lato dei loro oppressori la violenza, mentre quelli non
hanno chi li consoli.
2
Ond'io ho stimato i morti, che son già morti, più felici de' vivi che son vivi
tuttora;
3 e più
felice degli uni e degli altri, colui che non è ancora venuto all'esistenza, e
non ha ancora vedute le azioni malvage che si commettono sotto il sole.
4 E ho
visto che ogni fatica e ogni buona riuscita nel lavoro provocano invidia
dell'uno contro l'altro. Anche questo è vanità e un correr dietro al vento.
5 Lo
stolto incrocia le braccia e mangia la sua propria carne.
6 Val
meglio una mano piena di riposo, che ambo le mani piene di travaglio e di corsa
dietro al vento.
7 E ho
visto anche un'altra vanità sotto il sole:
8 un
tale è solo, senz'alcuno che gli stia da presso; non ha né figlio né fratello,
e nondimeno s'affatica senza fine, e i suoi occhi non si sazian mai di
ricchezze. E non riflette: Ma per chi dunque m'affatico e privo l'anima mia
d'ogni bene? Anche questa è una vanità e un'ingrata occupazione.
9 Due
valgon meglio d'un solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica.
10 Poiché, se
l'uno cade, l'altro rialza il suo compagno; ma guai a colui ch'è solo, e cade
senz'avere un altro che lo rialzi!
11 Così pure,
se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi?
12 E se uno tenta
di sopraffare colui ch'è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non
si rompe così presto.
13 Meglio un
giovinetto povero e savio, d'un re vecchio e stolto che non sa più ricevere
ammonimenti.
14 È uscito
di prigione per esser re: egli, ch'era nato povero nel suo futuro regno.
15 Io ho
visto tutti i viventi che vanno e vengono sotto il sole unirsi al giovinetto,
che dovea succedere al re e regnare al suo posto.
16 Senza fine
eran tutto il popolo, tutti quelli alla testa dei quali ei si trovava. Eppure,
quelli che verranno in seguito non si rallegreranno di lui! Anche questo è
vanità e un correr dietro al vento.
Capitolo 5
1 Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio, e appressati per
ascoltare, anziché per offrire il sacrifizio degli stolti, i quali non sanno
neppure che fanno male.
2 Non
esser precipitoso nel parlare, e il tuo cuore non s'affretti a proferir verbo
davanti a Dio; perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra; le tue parole sian
dunque poche;
3
poiché colla moltitudine delle occupazioni vengono i sogni, e colla moltitudine
delle parole, i ragionamenti insensati.
4
Quand'hai fatto un voto a Dio, non indugiare ad adempierlo; poich'egli non si
compiace degli stolti; adempi il voto che hai fatto.
5
Meglio è per te non far voti, che farne e poi non adempierli.
6 Non
permettere alla tua bocca di render colpevole la tua persona; e non dire
davanti al messaggero di Dio: `È stato uno sbaglio.' Perché Iddio s'adirerebbe
egli per le tue parole, e distruggerebbe l'opera delle tue mani?
7
Poiché, se vi son delle vanità nella moltitudine de' sogni, ve ne sono anche
nella moltitudine delle parole; perciò temi Iddio!
8 Se
vedi nella provincia l'oppressione del povero e la violazione del diritto e
della giustizia, non te ne maravigliare; poiché sopra un uomo in alto veglia
uno che sta più in alto, e sovr'essi, sta un Altissimo.
9 Ma
vantaggioso per un paese è, per ogni rispetto, un re, che si faccia servo de'
campi.
10 Chi ama
l'argento non è saziato con l'argento; e chi ama le ricchezze non ne trae
profitto di sorta. Anche questo è vanità.
11 Quando
abbondano i beni, abbondano anche quei che li mangiano; e che pro ne viene ai
possessori, se non di veder quei beni coi loro occhi?
12 Dolce è il
sonno del lavoratore, abbia egli poco o molto da mangiare; ma la sazietà del
ricco non lo lascia dormire.
13 V'è un
male grave ch'io ho visto sotto il sole; delle ricchezze conservate dal loro
possessore, per sua sventura.
14 Queste
ricchezze vanno perdute per qualche avvenimento funesto; e se ha generato un
figliuolo, questi resta con nulla in mano.
15 Uscito
ignudo dal seno di sua madre, quel possessore se ne va com'era venuto; e di
tutta la sua fatica non può prender nulla da portar seco in mano.
16 Anche
questo è un male grave: ch'ei se ne vada tal e quale era venuto; e qual
profitto gli viene dall'aver faticato per il vento?
17 E per di
più, durante tutta la vita egli mangia nelle tenebre, e ha molti fastidî,
malanni e crucci.
18 Ecco
quello che ho veduto: buona e bella cosa è per l'uomo mangiare, bere, godere
del benessere in mezzo a tutta la fatica ch'ei dura sotto il sole, tutti i
giorni di vita che Dio gli ha dati; poiché questa è la sua parte.
19 E ancora
se Dio ha dato a un uomo delle ricchezze e dei tesori, e gli ha dato potere di
goderne, di prenderne la sua parte e di gioire della sua fatica, è questo un
dono di Dio;
20 poiché un
tal uomo non si ricorderà troppo dei giorni della sua vita, giacché Dio gli
concede gioia nel cuore.
Capitolo 6
1 V'è un male che ho veduto sotto il sole e che grava di frequente
sugli uomini:
2
eccone uno a cui Dio dà ricchezze, tesori e gloria, in guisa che nulla manca
all'anima sua di tutto ciò che può desiderare, ma Dio non gli dà il potere di
goderne; ne gode uno straniero. Ecco una vanità e un male grave.
3 Se
uno generasse cento figliuoli, vivesse molti anni sì che i giorni de' suoi anni
si moltiplicassero, se l'anima sua non si sazia di beni ed ei non ha sepoltura,
io dico che un aborto è più felice di lui;
4
poiché l'aborto nasce invano, se ne va nelle tenebre, e il suo nome resta
coperto di tenebre;
5 non
ha neppur visto né conosciuto il sole, e nondimeno ha più riposo di
quell'altro.
6
Quand'anche questi vivesse due volte mille anni, se non gode benessere, a che
pro? Non va tutto a finire in un medesimo luogo?
7 Tutta
la fatica dell'uomo è per la sua bocca, e nondimeno l'appetito suo non è mai
sazio.
8 Che
vantaggio ha il savio sopra lo stolto? O che vantaggio ha il povero che sa come
condursi in presenza de' viventi?
9 Veder
con gli occhi val meglio del lasciar vagare i propri desiderî. Anche questo è
vanità e un correr dietro al vento.
10 Ciò che
esiste è già stato chiamato per nome da tempo, ed è noto che cosa l'uomo è, e
che non può contendere con Colui ch'è più forte di lui.
11
Moltiplicar le parole è moltiplicare la vanità; che pro ne viene all'uomo?
12 Poiché chi
sa ciò ch'è buono per l'uomo nella sua vita, durante tutti i giorni della sua
vita vana, ch'egli passa come un'ombra? E chi sa dire all'uomo quel che sarà
dopo di lui sotto il sole?
Capitolo 7
1 Una buona reputazione val meglio dell'olio odorifero; e il giorno
della morte, meglio del giorno della nascita.
2 È
meglio andare in una casa di duolo, che andare in una casa di convito; poiché
là è la fine d'ogni uomo, e colui che vive vi porrà mente.
3 La
tristezza val meglio del riso; poiché quando il viso è mesto, il cuore diventa
migliore.
4 Il
cuore del savio è nella casa del duolo; ma il cuore degli stolti è nella casa
della gioia.
5
Meglio vale udire la riprensione del savio, che udire la canzone degli stolti.
6
Poiché qual è lo scoppiettìo de' pruni sotto una pentola, tal è il riso dello
stolto. Anche questo è vanità.
7
Certo, l'oppressione rende insensato il savio, e il dono fa perdere il senno.
8
Meglio vale la fine d'una cosa, che il suo principio; e lo spirito paziente val
meglio dello spirito altero.
9 Non
t'affrettare a irritarti nello spirito tuo, perché l'irritazione riposa in seno
agli stolti.
10 Non dire:
`Come mai i giorni di prima eran migliori di questi?' poiché non è per sapienza
che tu chiederesti questo.
11 La
sapienza è buona quanto un'eredità, e anche di più, per quelli che vedono il
sole.
12 Poiché la
sapienza offre un riparo, come l'offre il danaro; ma l'eccellenza della scienza
sta in questo, che la sapienza fa vivere quelli che la possiedono.
13 Considera
l'opera di Dio; chi potrà raddrizzare ciò che egli ha ricurvo?
14 Nel giorno
della prosperità godi del bene, e nel giorno dell'avversità rifletti. Dio ha
fatto l'uno come l'altro, affinché l'uomo non scopra nulla di ciò che sarà dopo
di lui.
15 Io ho
veduto tutto questo nei giorni della mia vanità. V'è tal giusto che perisce per
la sua giustizia, e v'è tal empio che prolunga la sua vita con la sua
malvagità.
16 Non esser
troppo giusto, e non ti far savio oltremisura; perché ti distruggeresti?
17 Non esser
troppo empio, né essere stolto; perché morresti tu prima del tempo?
18 È bene che
tu t'attenga fermamente a questo, e che tu non ritragga la mano da quello; poiché
chi teme Iddio evita tutte queste cose.
19 La
sapienza dà al savio più forza che non facciano dieci capi in una città.
20 Certo, non
v'è sulla terra alcun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai.
21 Non porre
dunque mente a tutte le parole che si dicono, per non sentirti maledire dal tuo
servo;
22 poiché il
tuo cuore sa che sovente anche tu hai maledetto altri.
23 Io ho
esaminato tutto questo con sapienza. Ho detto: `Voglio acquistare sapienza'; ma
la sapienza è rimasta lungi da me.
24 Una cosa
ch'è tanto lontana e tanto profonda chi la potrà trovare?
25 Io mi sono
applicato nel cuor mio a riflettere, a investigare, a cercare la sapienza e la
ragion delle cose, e a riconoscere che l'empietà è una follia e la stoltezza
una pazzia;
26 e ho trovato
una cosa più amara della morte: la donna ch'è tutta tranelli, il cui cuore non
è altro che reti, e le cui mani sono catene; colui ch'è gradito a Dio le
sfugge, ma il peccatore riman preso da lei.
27 Ecco,
questo ho trovato, dice l'Ecclesiaste, dopo aver esaminato le cose una ad una
per afferrarne la ragione;
28 ecco
quello che l'anima mia cerca ancora, senza ch'io l'abbia trovato: un uomo fra
mille, l'ho trovato; ma una donna fra tutte, non l'ho trovata.
29 Questo
soltanto ho trovato: che Dio ha fatto l'uomo retto, ma gli uomini hanno cercato
molti sotterfugi.
Capitolo 8
1 Chi è come il savio? e chi conosce la spiegazione delle cose? La
sapienza d'un uomo gli fa risplendere la faccia, e la durezza del suo volto n'è
mutata.
2 Io ti
dico: `Osserva gli ordini del re'; e questo, a motivo del giuramento che hai
fatto dinanzi a Dio.
3 Non
t'affrettare ad allontanarti dalla sua presenza, e non persistere in una cosa
cattiva; poich'egli può fare tutto quello che gli piace,
4
perché la parola del re è potente; e chi gli può dire: `Che fai?'
5 Chi
osserva il comandamento non conosce disgrazia, e il cuore dell'uomo savio sa
che v'è un tempo e un giudizio;
6
perché per ogni cosa v'è un tempo e un giudizio; giacché la malvagità dell'uomo
pesa grave addosso a lui.
7
L'uomo, infatti, non sa quel che avverrà; poiché chi gli dirà come andranno le
cose?
8 Non
v'è uomo che abbia potere sul vento per poterlo trattenere, o che abbia potere
sul giorno della morte; non v'è congedo in tempo di guerra, e l'iniquità non
può salvare chi la commette.
9 Io ho
veduto tutto questo, ed ho posto mente a tutto quello che si fa sotto il sole,
quando l'uomo signoreggia sugli uomini per loro sventura.
10 Ed ho
veduto allora degli empi ricever sepoltura ed entrare nel loro riposo, e di
quelli che s'eran condotti con rettitudine andarsene lungi dal luogo santo, ed
esser dimenticati nella città. Anche questo è vanità.
11 Siccome la
sentenza contro una mala azione non si eseguisce prontamente, il cuore dei
figliuoli degli uomini è pieno della voglia di fare il male.
12 Quantunque
il peccatore faccia cento volte il male e pur prolunghi i suoi giorni, pure io
so che il bene è per quelli che temono Dio, che provan timore nel suo cospetto.
13 Ma non v'è
bene per l'empio, ed ei non prolungherà i suoi giorni come fa l'ombra che
s'allunga; perché non prova timore nel cospetto di Dio.
14 V'è una
vanità che avviene sulla terra; ed è che vi son dei giusti i quali son trattati
come se avessero fatto l'opera degli empi, e vi son degli empi i quali son
trattati come se avessero fatto l'opera de' giusti. Io ho detto che anche
questo è vanità.
15 Così io ho
lodata la gioia, perché non v'è per l'uomo altro bene sotto il sole, fuori del
mangiare, del bere e del gioire; questo è quello che lo accompagnerà in mezzo
al suo lavoro, durante i giorni di vita che Dio gli dà sotto il sole.
16 Quand'io
ho applicato il mio cuore a conoscere la sapienza e a considerare le cose che
si fanno sulla terra - perché gli occhi dell'uomo non godono sonno né giorno né
notte, -
17 allora ho
mirato tutta l'opera di Dio, e ho veduto che l'uomo è impotente a spiegare
quello che si fa sotto il sole; egli ha un bell'affaticarsi a cercarne la
spiegazione; non riesce a trovarla; e anche se il savio pretende di saperla,
non però può trovarla.
Capitolo 9
1 Sì, io ho applicato a tutto questo il mio cuore, e ho cercato di
chiarirlo: che cioè i giusti e i savi e le loro opere sono nelle mani di Dio;
l'uomo non sa neppure se amerà o se odierà; tutto è possibile.
2 Tutto
succede ugualmente a tutti; la medesima sorte attende il giusto e l'empio, il
buono e puro e l'impuro, chi offre sacrifizi e chi non li offre; tanto è il
buono quanto il peccatore, tanto è colui che giura quanto chi teme di giurare.
3
Questo è un male fra tutto quello che si fa sotto il sole: che tutti abbiano
una medesima sorte; e così il cuore dei figliuoli degli uomini è pieno di
malvagità e hanno la follia nel cuore mentre vivono; poi, se ne vanno ai morti.
4 Per
chi è associato a tutti gli altri viventi c'è speranza; perché un cane vivo val
meglio d'un leone morto.
5
Difatti, i viventi sanno che morranno; ma i morti non sanno nulla, e non v'è
più per essi alcun salario; poiché la loro memoria è dimenticata.
6 E il
loro amore come il loro odio e la loro invidia sono da lungo tempo periti, ed
essi non hanno più né avranno mai alcuna parte in tutto quello che si fa sotto
il sole.
7 Va',
mangia il tuo pane con gioia, e bevi il tuo vino con cuore allegro, perché Dio
ha già gradito le tue opere.
8 Siano
le tue vesti bianche in ogni tempo, e l'olio non manchi mai sul tuo capo.
9 Godi
la vita con la moglie che ami, durante tutti i giorni della vita della tua
vanità, che Dio t'ha data sotto il sole per tutto il tempo della tua vanità;
poiché questa è la tua parte nella vita, in mezzo a tutta la fatica che duri
sotto il sole.
10 Tutto
quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze; poiché nel
soggiorno de' morti dove vai, non v'è più né lavoro, né pensiero, né scienza,
né sapienza.
11 Io mi son
rimesso a considerare che sotto il sole, per correre non basta esser agili, né
basta per combattere esser valorosi, né esser savi per aver del pane, né essere
intelligenti per aver delle ricchezze, né esser abili per ottener favore;
poiché tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze.
12 Poiché
l'uomo non conosce la sua ora; come i pesci che son presi nella rete fatale, e
come gli uccelli che son còlti nel laccio, così i figliuoli degli uomini son
presi nel laccio al tempo dell'avversità, quando essa piomba su loro
improvvisa.
13 Ho visto
sotto il sole anche questo esempio di sapienza che m'è parsa grande.
14 C'era una
piccola città, con entro pochi uomini; un gran re le marciò contro, la cinse
d'assedio, e le costruì contro de' grandi bastioni.
15 Ora in
essa si trovò un uomo povero e savio, che con la sua sapienza salvò la città.
Eppure nessuno conservò ricordo di quell'uomo povero.
16 Allora io
dissi: `La sapienza val meglio della forza; ma la sapienza del povero è
disprezzata, e le sue parole non sono ascoltate'.
17 Le parole
de' savi, udite nella quiete, valgon meglio delle grida di chi domina fra gli
stolti.
18 La
sapienza val meglio degli strumenti di guerra; ma un solo peccatore distrugge
un gran bene.
Capitolo 10
1 Le mosche morte fanno puzzare e imputridire l'olio del profumiere;
un po' di follia guasta il pregio della sapienza e della gloria.
2 Il
savio ha il cuore alla sua destra, ma lo stolto l'ha alla sua sinistra.
3 Anche
quando lo stolto va per la via, il senno gli manca e mostra a tutti ch'è uno
stolto.
4 Se il
sovrano sale in ira contro di te, non lasciare il tuo posto; perché la dolcezza
previene grandi peccati.
5 C'è
un male che ho veduto sotto il sole, un errore che procede da chi governa:
6 che,
cioè la stoltezza occupa posti altissimi, e i ricchi seggono in luoghi bassi.
7 Ho
veduto degli schiavi a cavallo, e de' principi camminare a piedi come degli
schiavi.
8 Chi
scava una fossa vi cadrà dentro, e chi demolisce un muro sarà morso dalla
serpe.
9 Chi smuove
le pietre ne rimarrà contuso, e chi spacca le legna corre un pericolo.
10 Se il
ferro perde il taglio e uno non l'arrota, bisogna che raddoppi la forza; ma la
sapienza ha il vantaggio di sempre riuscire.
11 Se il
serpente morde prima d'essere incantato, l'incantatore diventa inutile.
12 Le parole
della bocca del savio son piene di grazia; ma le labbra dello stolto son causa
della sua rovina.
13 Il
principio delle parole della sua bocca è stoltezza, e la fine del suo dire è
malvagia pazzia.
14 Lo stolto
moltiplica le parole; eppure l'uomo non sa quel che gli avverrà; e chi gli dirà
quel che succederà dopo di lui?
15 La fatica
dello stolto lo stanca, perch'egli non sa neppur la via della città.
16 Guai a te,
o paese, il cui re è un fanciullo, e i cui principi mangiano fin dal mattino!
17 Beato te,
o paese, il cui re è di nobile lignaggio, ed i cui principi si mettono a tavola
al tempo convenevole, per ristorare le forze e non per ubriacarsi!
18 Per la
pigrizia sprofonda il soffitto; per la rilassatezza delle mani piove in casa.
19 Il convito
è fatto per gioire, il vino rende gaia la vita, e il danaro risponde a tutto.
20 Non
maledire il re, neppure col pensiero; e non maledire il ricco nella camera ove
tu dormi; poiché un uccello del cielo potrebbe spargerne la voce, e un
messaggero alato pubblicare la cosa.
Capitolo 11
1 Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo tu lo
ritroverai.
2 Fanne
parte a sette, ed anche a otto, perché tu non sai che male può avvenire sulla
terra.
3 Quando
le nuvole son piene di pioggia, la riversano sulla terra; e se un albero cade
verso il sud o verso il nord, dove cade, quivi resta.
4 Chi
bada al vento non seminerà; chi guarda alle nuvole non mieterà.
5 Come
tu non conosci la via del vento, né come si formino le ossa in seno alla donna
incinta, così non conosci l'opera di Dio, che fa tutto.
6 Fin
dal mattino semina la tua semenza, e la sera non dar posa alle tue mani; poiché
tu non sai quale dei due lavori riuscirà meglio: se questo o quello, o se
ambedue saranno ugualmente buoni.
7 La
luce è dolce, ed è cosa piacevole agli occhi vedere il sole.
8 Se
dunque un uomo vive molti anni, si rallegri tutti questi anni, e pensi ai
giorni delle tenebre, che saran molti; tutto quello che avverrà è vanità.
9
Rallegrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il cuor
tuo durante i giorni della tua giovinezza; cammina pure nelle vie dove ti mena
il cuore e seguendo gli sguardi degli occhi tuoi; ma sappi che, per tutte
queste cose, Iddio ti chiamerà in giudizio!
10 Bandisci
dal tuo cuore la tristezza, e allontana dalla tua carne la sofferenza; poiché
la giovinezza e l'aurora sono vanità.
Capitolo 12
1 Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza,
prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: `Io non
ci ho più alcun piacere';
2 prima
che il sole, la luce, la luna e le stelle s'oscurino, e le nuvole tornino dopo
la pioggia:
3 prima
dell'età in cui i guardiani della casa tremano, gli uomini forti si curvano, le
macinatrici si fermano perché son ridotte a poche, quelli che guardan dalle
finestre si oscurano,
4 e i
due battenti della porta si chiudono sulla strada perché diminuisce il rumore
della macina; in cui l'uomo si leva al canto dell'uccello, tutte le figlie del
canto s'affievoliscono,
5 in
cui uno ha paura delle alture, ha degli spaventi mentre cammina, in cui
fiorisce il mandorlo, la locusta si fa pesante, e il cappero non fa più effetto
perché l'uomo se ne va alla sua dimora eterna e i piagnoni percorrono le
strade;
6 prima
che il cordone d'argento si stacchi, il vaso d'oro si spezzi, la brocca si
rompa sulla fonte, la ruota infranta cada nel pozzo;
7 prima
che la polvere torni alla terra com'era prima, e lo spirito torni a Dio che
l'ha dato.
8
Vanità delle vanità, dice l'Ecclesiaste, tutto è vanità.
9
L'Ecclesiaste, oltre ad essere un savio, ha anche insegnato al popolo la
scienza, e ha ponderato, scrutato e messo in ordine un gran numero di sentenze.
10
L'Ecclesiaste s'è applicato a trovare delle parole gradevoli; esse sono state
scritte con dirittura, e sono parole di verità.
11 Le parole
dei savi son come degli stimoli, e le collezioni delle sentenze sono come de'
chiodi ben piantati; esse sono date da un solo pastore.
12 Del resto,
figliuol mio sta' in guardia: si fanno de' libri in numero infinito; e molto
studiare è una fatica per il corpo.
13 Ascoltiamo
dunque la conclusione di tutto il discorso: - Temi Dio e osserva i suoi
comandamenti, perché questo è il tutto dell'uomo. -
14 Poiché Dio
farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò ch'è occulto, sia bene, sia male.