WILLIAM CAREY
(1761 - 1834)
Padre delle Missioni Moderne
All’età di dodici
anni, Carey imparò il latino studiando da autodidatta
e, più tardi, nello stesso modo, imparò il greco all’età di quattordici anni; poi
l’ebraico, il francese e il tedesco; nel corso della sua vita imparò
letteralmente dozzine di lingue e dialetti. Fu proprio durante questo periodo
che si rese conto di essere un peccatore perduto, e si mise a studiare
seriamente le Scritture. Uno dei metodi per accrescere la sua conoscenza di
altre lingue, consisteva nel leggere tutti i giorni la Bibbia in latino, greco
ed ebraico.
La vita di Carey fu influenzata dalla lettura del
libro: "I viaggi del Capitano Cook". Dio
rivelò così alla sua anima la condizione abbietta dei pagani che vivevano
nell’ignoranza del Vangelo. Disegnò una carta geografica dell’emisfero, sulla
quale scrisse tutte le informazioni che era riuscito a procurarsi: le cifre
esatte della popolazione, la flora, la fauna e le caratteristiche degli
indigeni di tutti i Paesi. Fu così che intese in maniera più chiara la chiamata
di Dio ad un arduo compito.
Lasciò che il Signore si servisse della sua vita, non soltanto per
l’evangelizzazione durante 40 anni, ma realizzando l’impossibile: tradurre la
Sacra Bibbia in più di 30 lingue.
In quei tempi la chiesa non accettava l’idea di andare a portare il Vangelo ai
pagani, perché era considerata assurda. Un giorno ad una riunione di pastori si
alzò per discutere sul soggetto: "Il dovere dei credenti è di spandere il
Vangelo nelle nazioni pagane!". Il presidente della riunione, meravigliato
si alzò e disse: "Giovane uomo, siediti. Quando Dio vorrà convertire i
pagani lo farà senza il mio ed il vostro aiuto!". Anche dopo questo
incidente, la fiamma continuava a bruciare nell’anima di Carey.
Nel corso degli anni seguenti lavorava senza riposo nella preghiera, i suoi
scritti e i suoi discorsi erano tutti improntati sul medesimo soggetto:
"Portare Cristo alle nazioni!" Nel Maggio 1792 predicò il suo
memorabile sermone su Isaia 54:2-3
"Allarga il luogo della tua tenda, si spieghino i teli della tua
abitazione, senza risparmio; allunga i tuoi cordami, rafforza i tuoi picchetti!
Poiché ti spanderai a destra e a sinistra; la tua discendenza possederà le
nazioni e popolerà le città deserte". Parlò a lungo dell’importanza di
attendere cose grandi da Dio e insisteva sulla necessità d’intraprendere opere
grandi per Dio. Incontrò diversi ostacoli per realizzare la chiamata di Dio
alla missione, uno dei primi fu sua moglie che all’iniziò si rifiutò
categoricamente di lasciare l’Inghilterra con i suoi bambini. Un altro problema
fu il fatto che era proibita l’entrata di tutti i missionari in India. Carey supplicò ancora una volta sua moglie di
accompagnarlo, ma lei persisteva nel suo rifiuto. "Se possedessi il mondo
intero, io lo donerei con gioia per avere il privilegio di portarti con me, te
e i nostri cari bambini. Ma i sentimenti e il mio dovere sorpassano tutte le
altre considerazioni". Grande fu la sorpresa di Carey
nel sapere, poi, che la sua sposa si convinse ad accompagnarlo.
Il viaggio non fu proprio confortevole e, nonostante le diverse tempeste
attraversate, Carey approfittava del suo tempo libero
per studiare il bengali, ed aiutare un missionario
nella traduzione del libro della Genesi in lingua bengalese.
Durante la traversata, Carey apprese sufficientemente
il bengalese per farsi comprendere dalla gente. Dopo
essere sbarcato, cominciò subito a predicare e numerosi furono quelli che lo
vennero ad ascoltare.
Carey si rese conto dell’importanza e della necessità
che il popolo disponesse di una Bibbia nella propria lingua madre. La rapidità
con la quale apprendeva le lingue indiane era una sorgente d’ammirazione anche
per i migliori linguisti. Per più di trent’anni Carey fu professore di lingue orientali all’Università di Fort William. Fondò anche l’Università di Serampore per formare i cristiani destinati al santo ministero.
Una volta insediato in India, Carey continuò gli
studi che aveva iniziato nella sua infanzia. Non fondò solo la società
dell’agricoltura e dell’orticoltura, ma anche uno dei migliori giardini
botanici; scrisse e pubblicò "Orti Bengalesi".
Il libro "Flora indiana", un`altra delle
sue opere, fu considerata un’opera maestra per lunghi anni. Tuttavia
l’orticoltura non costituiva il suo maggior interesse, insegnava anche nelle
scuole ai bambini disagiati; ma soprattutto bruciava in lui il desiderio di
perseguire la conquista delle anime. Quando uno dei suoi figli cominciò a
predicare, Carey scrisse: "Mio figlio Felix ha risposto alla chiamata di predicare il
Vangelo". Anni più tardi quando lo stesso figlio accettò il posto
d’ambasciatore di Gran Bretagna, il padre scrisse a un suo amico: "Felix si è abbassato fino a diventare un
ambasciatore". Durante i quarant’anni passati in
India non tornò mai in Inghilterra. Parlava correttamente più di trenta lingue
indiane; dirigeva la traduzione delle Scritture in tutte queste lingue e
diventò anche traduttore ufficiale del governo. Lavorava con costanza indolente
senza farsi distrarre da nulla durante le sue ore di lavoro. Questo è quello
che scrisse agli amici per aver ritardato a rispondere alle loro lettere: "Mi
sono alzato oggi alle sei, ho letto un capitolo della Bibbia in ebraico, ho
pregato sette ore. Poi ho assistito al culto domestico in bengali
con i servitori. E, aspettando che mi portassero il the, ho letto con un munchi che mi attendeva. Ho letto anche prima della
colazione un breve passo delle Scritture in hindouestani,
dopo mi sono messo a continuare la traduzione del sanscrito in ramayuma. Abbiamo lavorato circa dieci ore. Poi sono andato
all’Università e ho dato dei corsi di pomeriggio. Di ritorno a casa, ho letto
le prove di traduzione di Geremia in lingua bengalese.
Prima di riposarmi ho tradotto la maggior parte del capitolo otto di Matteo in
sanscrito. Questo mi ha preso circa sei ore, mi sono messo poi con un pundite di Telinga per tradurre
dal sanscrito nella sua propria lingua. Alle sette mi sono messo a meditare un
messaggio per un sermone che dovevo predicare in inglese alle sette e mezzo.
Circa quaranta persone hanno assistito al culto. Dopo il culto un giudice ha
offerto cinquecento rupie per la costruzione di un nuovo tempio. Alle nove,
quando tutti quelli che avevano assistito al culto se ne furono andati, mi sono
seduto per tradurre il capitolo undici di Ezechiele in bengalese,
ed ho terminato alle undici. Adesso sto cercando di scriverti, poi pregherò e
così terminerò la mia giornata. Non c’è giorno in cui posso disporre di tempo
libero, ma sono sempre preso da programmi vari."
Quando fu avanti negli anni i suoi amici insistettero perché riducesse i suoi
sforzi, ma la sua avversione per l’inattività era tale che continuava a
lavorare anche se le forze fisiche non erano più sufficienti per sostenere
l’impegno mentale necessario. Finalmente il 9 giugno del 1834, all’età di 63
anni William Carey si addormentò in Cristo.
Lo Sapevate che...?
·
Diversamente
dalla maggior parte dei contadini britannici, egli simpatizzava con i
colonialisti americani durante la Guerra d’Indipendenza Americana. Boicottò
l’importazione dello zucchero dalle Indie Occidentali, perché si opponeva
attivamente alla schiavitù.
·
Per
il padre di Carey ascoltare il figlio predicare
significava commettere un’illegalità. Nel 1719 il Parlamento, infatti, proibì a
chiunque di frequentare gli insegnamenti dei "Dissidenti" (dei quali
faceva parte Carey, essendo un Battista). Il padre di
Carey era un insegnante, perciò per lungo tempo egli
non venne ad ascoltarlo. Quando finalmente il giorno arrivò, entrò furtivamente
nella chiesa e si sedette all’ultima fila.
·
Nonostante
il fatto che Carey predicò uno dei sermoni più
influenti di tutti i tempi, ("Aspettati grandi cose da Dio! Tenta grandi
cose per Dio!"), egli fallì al suo primo tentativo, quello cioè che lo
avrebbe portato all’ordinamento. La ragione: la sua predicazione fu noiosa.
Occorsero due anni prima che il comitato di ordinamento fosse soddisfatto della
sua predica.
·
Quando
Carey entrò in India era uno straniero illegale.
Qualunque europeo che desiderasse vivere nelle Indie Britanniche, infatti,
necessitava di una licenza dalla Compagnia delle Indie Orientali, che si rifiutava
di rilasciare permessi per il lavoro missionario. Quest’ultima
riteneva che "interferire nelle opinioni religiose dei nativi"
potesse avere delle ripercussioni tra gli indiani e quindi danneggiare gli
affari. Non fu che venti anni dopo, quando ai missionari fu concesso di avere
tali licenze.
·
Carey non si concesse mai una licenza dal servizio
missionario, visse e lavorò in India per circa 41 anni.
·
William
Carey contribuì alla fondazione del "Serampore College", la prima università cristiana in
Asia, tuttora efficiente.
·
Gli
scritti in inglese di Carey sono poveri sia in
ortografia che nella punteggiatura. Il suo maggior sostenitore, una volta, gli
scrisse: "Non ho mai conosciuto una persona con una tale conoscenza delle
altre lingue, come lei, professore, che scriva in un inglese tanto
pessimo."
·
Carey e la missione di Serampore
svilupparono la prima Bibbia in lingua bengali e la
prima rivista bengali. Carey
e i suoi colleghi posero le basi essenziali per la moderna letteratura bengali. Come un solo linguista, essi portarono il bengali "dalla condizione degradata di dialetto
instabile, alla posizione di decisa e regolare forma parlata", in grado di
diventare "un veicolo di grande letteratura."
·
Carey propose una conferenza missionaria mondiale, un’idea
100 anni più avanti del suo tempo. Egli propose un incontro da tenersi a Capo
di Buona Speranza nel 1810. L’idea fu considerata strana, ma si concretizzò nel
1910 nella famosa Conferenza Missionaria Mondiale di Edimburgo.
Tratto
con permesso da «Grido di Battaglia»