JOHN ELIOT
(1604-1690)
Non ci fu una chiamata mediante un
sogno, come quella che ebbe l'apostolo Paolo quando doveva andare in Macedonia.
Non ci fu neanche un solenne mandato. Ci fu semplicemente un bisogno, ed egli
era disponibile.
John Eliot fu uno
dei primi missionari, e probabilmente il più grande, che svolse il proprio
ministero fra gli Indiani d'America. Egli è anche conosciuto come l'«apostolo
degli Indiani». Anche se ebbe un grande successo come missionario, la vocazione
primaria di Eliot fu il ministero da lui svolto nella chiesa di Roxbury. Egli
non era missionario nel senso più stretto del termine ma un ministro
congregazionalista, uno dei padri della chiesa della Nuova Inghilterra
coloniale. Tuttavia, la sua dedicazione nel portare il cristianesimo fra gli
Indiani fa di lui uno dei più grandi missionari della storia, e molti dei suoi
metodi sono validi per tutte le epoche.
John Eliot
nacque in Inghilterra; fece i suoi studi a Cambridge, dove si laureò nel 1622,
dopo aver fatto un tirocinio utile per il suo futuro ministero. Fu consacrato
ministro nella Chiesa Anglicana ma, poiché egli era un anticonformista,
qualsiasi ministero di predicazione in Inghilterra sarebbe stato per lui
precario e limitato. Così, dopo aver svolto per diversi anni il suo servizio
come insegnante in una scuola, sotto la guida spirituale del grande padre
puritano Thomas Hooker, egli salpò per l'America, dove maggiori sarebbero state
le possibilità per il suo ministero. Nell'estate del 1631 Eliot giunse sano e
salvo nel Massachusetts, una colonia fondata da poco meno di due anni.
Anche Se la Nuova Inghilterra appariva come una zona remota e non ancora
civilizzata, Eliot si sentì come a casa sua. Nel giro di un anno i suoi tre
fratelli e le sue tre sorelle, come pure la sua fidanzata, lo raggiunsero nel
Nuovo Mondo. Dopo aver trascorso un anno a Boston come sostituto pastore, Eliot
accettò una chiamata per la chiesa di Roxbury, dove già si trovavano stabiliti
molti suoi amici e vicini di casa provenienti dall'Inghilterra. Roxbury era un
piccolo insediamento di coloni vicino alla frontiera a circa tre chilometri da
Boston; e là, nell'ottobre del 1632, John Eliot e Hanna Mumford si sposarono
con un rito civile: era il primo matrimonio registrato in quella città.
Come avveniva a tanti pastori impegnati nelle colonie, i primi anni del
ministero di Eliot furono spesi per supplire alle necessità del suo gregge.
C'erano Indiani nelle vicinanze, ma le loro occasionali visite a Roxbury non
suscitavano particolare interesse. Erano Indiani pacifici, e i colonizzatori
accettarono la loro presenza senza preoccuparsi troppo di evangelizzarli. Molti
abitanti della Nuova Inghilterra, compresi alcuni ministri, erano infatti
convinti che il crescente tasso di mortalità fra gli Indiani (dovuto alle
malattie importate dall'Europa) fosse il mezzo usato da Dio per «purificare il
paese» in favore «del Suo popolo». Gli Indiani venivano considerati una
fastidiosa seccatura che rallentava il progresso della civiltà.
All'età di
quarant'anni, cioè non prima del 1644, Eliot cominciò a impegnarsi seriamente
nel lavoro missionario. Non ci fu una chiamata mediante un sogno, come quella
che ebbe l'apostolo Paolo quando doveva andare in Macedonia. Non ci fu neanche
un solenne mandato. Ci fu semplicemente un bisogno, ed egli era disponibile.
Per prima cosa s'impegnò a studiare la lingua. Gli ci vollero due anni di
intenso e massacrante lavoro intellettuale per imparare il dialetto del
Massachusetts, appartenente all'idioma Algonquin, lingua non scritta, caratterizzata
da suoni gutturali e inflessioni di voce. In questo difficile compito fu
aiutato da Cochenoe, un giovane indiano fatto prigioniero nella guerra con i
Pequot. Cochenoe fece da maestro a Eliot, e lo accompagnò per diversi anni
anche in veste di interprete e assistente.
Nell'autunno del 1646 Eliot pronunciò il suo primo sermone a un gruppo di
Indiani che vivevano nella zona. Era il banco di prova da cui sarebbero
risultate le sue effettive capacità di comunicare, ed egli non voleva fallire.
Malgrado gli sforzi, il suo messaggio non venne recepito; gli Indiani «non lo
presero in considerazione» né «diedero retta a esso; anzi erano annoiati e
disprezzavano ciò che dicevo». Dopo un mese Eliot predicò di nuovo, questa
volta a un gruppo più numeroso di Indiani riuniti nel wigwam (tenda dei
pellirosse) di Waban, e la reazione fu senza dubbio migliore. Gli Indiani
ascoltarono intensamente per più di un'ora e, quando il sermone fu terminato,
essi posero delle domande. Eliot, più tardi, descrisse queste domande come
«curiose, meravigliose e interessanti». Eliot rispose ad alcune di esse ma,
poi, usando il suo intuito missionario e un po' di psicologia, limitò il tempo
per le domande «decidendo di lasciarli con un po' d'appetito». Prima di andar
via, Eliot distribuì dei doni, dolci e mele per i bambini, e tabacco per gli
uomini. Per la prima volta aveva sperimentato il sapore del successo, e «se ne
andò fra molti ringraziamenti».
Due settimane
dopo questo incontro incoraggiante, Eliot ritornò accompagnato da due pastori e
un laico, proprio come aveva fatto durante le sue prime visite. Ci fu una
maggiore partecipazione di Indiani incuriositi, e l'incontro fu proficuo. Eliot
cominciò con una preghiera, insegnò ai bambini a recitare scritture e,
naturalmente, anche i genitori imparavano mentre ascoltavano. Poi predicò sui
dieci comandamenti e sull'amore di Cristo. E, durante questo messaggio, alcuni
Indiani si commossero. Seguì nuovamente una serie di domande; particolarmente
difficile fu rispondere a una di esse: «Perché nessun uomo bianco ci ha mai
detto queste cose prima?»
Nei mesi successivi, Eliot continuò a visitare il wigwam di Waban due volte
alla settimana; qua impartiva regolarmente lezioni e pronunciava sermoni di
evangelizzazione, preparati e ripetuti con cura meticolosa nella complessa
lingua Algonquin. Gran parte del ministero gravava su di lui, ma egli si
avvalse attivamente dell'aiuto di altri, tra cui alcuni pastori della regione e
diversi membri della sua chiesa. Il loro entusiasmo incoraggiò il suo spirito e
consolidò l'opera missionaria nei momenti difficili. Viaggiare comportava
sempre grandi difficoltà e percorrere i sentieri accidentati era faticoso, ma
niente poteva spegnere l'ottimismo di Eliot: «Per tutto l'inverno non abbiamo
avuto neanche un giorno di brutto tempo, quando andavamo a predicare agli
Indiani. Il Signore sia lodato».
Con il passare delle settimane e dei mesi alcuni Indiani si convertirono, e
cambiamenti notevoli si manifestarono nelle loro vite. Un rapporto, pubblicato circa
un anno dopo il primo incontro di Eliot con gli Indiani, documentava il
seguente progresso:
«Gli Indiani hanno abbandonato completamente i loro powwow [assemblee dei
pellirosse]. Hanno stabilito la preghiera mattutina e serale nelle loro tende.
Stanno diventando laboriosi e fabbricano oggetti da vendere durante l'anno.
D'inverno vendono scope, stufe, pentole per anguille e cestini; in primavera,
mirtilli, pesce e fragole. Le donne stanno imparando a filare».
Avere una
zona destinata esclusivamente agli Indiani cristiani era ciò che stava
particolarmente a cuore a Eliot e agli Indiani stessi. Eliot era convinto che
bisognasse separare i nuovi convertiti da quelli che non avevano alcun
interesse per il vangelo. Gli Indiani, d'altra parte, desideravano avere un
posto tutto per loro. I colonizzatori bianchi avevano costruito fattorie e
recinti, limitando le attività di caccia e di pesca degli Indiani. Eliot fece
un appello in loro favore presso la Corte Generale, e agli Indiani venne
concesso un territorio di migliaia di ettari, a ventinove chilometri di
distanza, a sudovest di Boston, in un angolo fuori mano del territorio Natick.
Gli Indiani non sollevarono obiezioni riguardo al trasferimento e, ben presto,
fondarono la città di Natick, comunemente conosciuta come «la città di
preghiera».
Natick non fu concepita come una tipica colonia indiana. Furono costruite delle
strade, e a ogni famiglia fu dato un appezzamento di terreno. Per l'influenza
di Eliot, alcuni edifici furono costruiti secondo lo stile europeo, ma la
maggior parte degli Indiani scelsero di vivere nelle proprie tende. Eliot
stabilì una forma biblica di governo, basata sul piano formulato da Jetro in Es
18:21. Suddivise la popolazione della città in decine, cinquantine e centinaia,
e mise un uomo a capo di ogni gruppo. La civiltà dell'uomo bianco divenne il
modello a cui i cristiani indiani erano tenuti a conformarsi. Per Eliot, il
vero cristianesimo non solo cambiava il cuore e la mente, ma anche lo stile di
vita e la cultura. Egli non riusciva a concepire una vera comunità cristiana se
non inserita nella cultura europea, e oggi, guardando in maniera retrospettiva,
questo fattore potrebbe essere l'unica grave debolezza del suo ministero.
Purtroppo le generazioni di missionari che lo seguirono, a parte qualche
eccezione, perseverarono nello stesso errore.
I
colonizzatori bianchi, indignati all'idea che gli Indiani potessero avere fissa
dimora in mezzo a loro, ostacolarono in vari modi la fondazione di Natick.
Nonostante ciò, Eliot richiedeva periodicamente ulteriori concessioni di
terreno alla Corte Generale del Massachusetts e, verso il 1671, aveva raccolto
più di millecento Indiani in quattordici «città di preghiera». Il suo ministero
veniva esaminato minuziosamente dalla Corte Generale, ed egli accettava con
entusiasmo tutti i fondi pubblici che venivano destinati ai suoi progetti.
Pur dedicando tempo ed energie per questioni temporali, l'interesse principale
di Eliot rimaneva il benessere spirituale degli Indiani. Egli era cauto e
meticoloso nel modo di evangelizzare e, sebbene avesse visto le prime
conversioni dopo aver predicato agli Indiani solo tre volte, non cercò mai di
forzare i tempi. Rimandava di proposito il battesimo e l'integrazione dei
credenti nella chiesa, finché non fosse convinto che gli Indiani erano
veramente consacrati alla loro nuova fede. I primi battesimi vennero fatti nel
1651, cinque anni dopo le prime conversioni. Così, anche la fondazione di una
chiesa fu rinviata fino a quando Eliot e gli altri ministri ritennero che gli
Indiani erano pronti per assumersi incarichi e responsabilità spirituali.
Eliot non si accontentava di una semplice professione di fede. Egli desiderava
portare a maturità spirituale i suoi discepoli Indiani e, secondo il suo punto
di vista, ciò poteva essere realizzato solo se gli Indiani fossero stati in
grado di leggere la Bibbia nella propria lingua. Perciò, nel 1649, tre anni
dopo il suo primo sermone nel wigwam di Waban, egli aggiungeva il lavoro di
traduzione al suo già febbrile programma. Il suo primo progetto fu un
catechismo, che completò nel 1654. L'anno seguente furono pubblicati il libro
della Genesi e il vangelo di Matteo. Nel 1661 fu completato il Nuovo Testamento
e, due anni dopo, l'Antico Testamento. Dopo aver svolto tutto questo gran
lavoro, Eliot fu aspramente criticato per aver sprecato il suo tempo a fare
traduzioni in lingua locale, mentre avrebbe potuto insegnare l'inglese agli
Indiani.
Con il passare degli anni le città di preghiera crebbero di numero, e i
cristiani maturarono spiritualmente. Eliot si concentrò sempre di più
nell'istruire gli Indiani e nel formarli come guide spirituali. Entro il 1660,
ventiquattro Indiani da lui preparati svolgevano il ministero di evangelisti in
mezzo alla propria gente, e diverse chiese consacrarono dei ministri indiani.
In ogni paese furono fondate scuole, e sembrava che gli Indiani si adattassero
bene alla cultura europea. Il futuro sembrava luminoso, ma ombre minacciose si
profilavano all'orizzonte. Le invasioni degli Europei nei territori indiani
verificatesi in maniera sfrenata per decenni, non potevano continuare
all'infinito. L'invasione delle terre, la contrattazione disonesta, e il
maltrattamento degli Indiani avrebbero prima o poi provocato la vendetta. Fra
gli Indiani del nord-est c'era inquietudine, e perfino gli Indiani «che
pregavano» non sarebbero sfuggiti all'orrore che si profilava all'orizzonte: la
guerra più sanguinosa della storia coloniale americana.
La guerra del re Filippo (così chiamata dal capo di Wampanoag che iniziò le
ostilità) scoppiò nell'estate del 1675, dopo l'impiccagione di tre suoi
guerrieri per aver ucciso un Indiano che aveva rivelato i piani di attacco del
capo indiano a un governatore coloniale. La guerra - paragonabile a quella che,
su scala più vasta, dovette subire la sfortunata colonia di Virginia - si
concluse con un disastro quasi totale. Prima della fine della guerra, un anno e
più dopo il suo inizio, tredici città e un numero ancor più elevato di
insediamenti coloniali erano stati completamente devastati. Intere famiglie -
nonni, zie, zii, e piccoli bambini - scomparirono dai registri coloniali.
Il dramma
degli Indiani «che pregavano» durante questa guerra sanguinosa fu qualcosa di
tragico che, a più riprese, si ripeté nella storia americana. Essi rimasero
lealmente schierati dalla parte dei colonizzatori bianchi sebbene avessero
legittime rivendicazioni contro l'invasione da parte di questi nelle proprie
terre. Essi fecero ciò, nonostante «gli interessi connessi alla proprietà
terriera - secondo Eliot - fornissero loro ampia occasione di caduta» e anche
quando i Wampanoags (e più tardi altre tribù) attaccarono. Essi aiutarono la
milizia coloniale in qualità di esploratori e di guerrieri. Il loro aiuto a
favore dei colonizzatori fu decisivo. Ma la loro lealtà e il loro servizio non
bastarono. Le tensioni crescevano sempre di più, e si sospettava di tutti gli
Indiani. Così, centinaia di Indiani cristiani furono esiliati a Boston Harbor,
«un'isola vuota e desolata», «spogliati dei loro beni» senza aver avuto il
tempo di raccogliere quanto possedevano, e costretti a passare un duro inverno
senza cibo sufficiente o scorte.
Eliot li visitò diverse volte durante quell'inverno terribile, intercedendo
presso le autorità al fine di garantire loro più cibo e medicine, ma la sua
sollecitudine e simpatia produssero poco aiuto materiale. Gli Indiani esiliati,
comunque, furono più fortunati delle famiglie che si erano lasciate dietro. Di
quelli che rimasero molti furono uccisi indiscriminatamente da vili
colonizzatori che sfogavano la propria sete di vendetta su qualsiasi
pellerossa. Quando la violenza fu cessata, la maggior parte degli Indiani
cristiani sopravvissuti tornò a poco a poco nelle proprie città devastate.
Furono fatti dei tentativi per ricostruirle, ma la vita non era ormai più la
stessa. Gli Indiani erano stati indeboliti non solo numericamente, ma anche
spiritualmente. Molti di quelli che si erano arruolati nell'esercito furono
attirati dal liquore dell'uomo bianco e non si curarono più di cose spirituali.
La guerra del re Filippo fu una tragedia non solo per tutti quegli Indiani e
quei bianchi direttamente coinvolti in essa, ma anche per un sant'uomo di
settantadue anni: John Eliot. Egli si era dedicato per decenni, e in modo
disinteressato, al suo lavoro missionario; considerare, ora, gli effetti
disastrosi della guerra era per lui molto penoso. Ma non si arrendeva
facilmente. Infatti così scriveva: «Posso fare poco, tuttavia sono deciso, per
la grazia di Cristo, a non abbandonare mai il lavoro, fin quando avrò due gambe
per camminare». Con il passare degli anni il suo rendimento diminuì, ma rimase
fedele al lavoro fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1690 all'età di
ottantasei anni.
Sebbene gran parte del lavoro di Eliot fosse stato rovinato da quella guerra
devastante, egli merita un posto di primo piano nella storia delle missioni per
le sue notevoli capacità organizzative. Il suo esempio come evangelista e
traduttore della Bibbia preparò la strada a successive imprese missionarie fra
gli Indiani; e non può essere sminuita la sua influenza nella fondazione della
Società per la Diffusione del Vangelo (SPG: Society for the Propagation of the
Gospel), un settore missionario della chiesa anglicana che lavorò attivamente
nelle colonie americane.
Quale segreto si nasconde
dietro la vita eccezionale di Eliot? Che cosa lo sostenne durante gli anni di
opposizione, di difficoltà e di delusioni? Tre caratteristiche sono degne di
nota: il suo risoluto ottimismo, la sua abilità nell'ottenere l'aiuto degli
altri, e la sua certezza assoluta che Dio - e non lui- operava la salvezza
delle anime e manteneva il controllo della situazione sia nei tempi difficili
sia in quelli buoni.
Per gentile concessione
di «Grido di Battaglia»
Tratto dal libro: Verso
le estremità della terra di Ruth A. Tucker - Istituto Biblico
Evangelico, 1992 -