Samuel Morris
(1872-1893)
Apostolo della fede semplice
Il ragazzo africano mandato da Dio
per incitare una Università americana ad un impegno missionario mondiale
Ostaggio di guerra
Kaboo era un ragazzo indigeno che viveva nelle giungle
dell’Africa occidentale. Suo padre era il capo di una tribù di Kru, che popolava le foreste occidentali della Costa
d’Avorio. Kaboo era il figlio maggiore e l’erede al
trono, ma questa prospettiva non rese più facile la sua vita. Infatti, in
quelle zone vigeva l’usanza che un capo tribù sconfitto in guerra desse il
proprio primogenito in pegno ai vincitori, o meglio in ostaggio, quale garanzia
del pagamento dell’indennità per il conflitto. Se il pagamento tardava,
l’ostaggio era sottoposto a tortura. Questa fu la sorte di Kaboo,
che passò presto da una condizione di libertà e onore ad una di disgrazia,
peggiore della schiavitù.
Il padre di Kaboo fu
sconfitto due volte nelle guerre con le tribù vicine, così Kaboo
finì ostaggio del capo clan vittorioso. La prima volta era troppo piccolo per
ricordarsene, e suo padre era riuscito a pagare in tempo l’indennità per
riaverlo indietro. La seconda volta, invece, Kaboo
rimase prigioniero per qualche anno prima che il padre riuscisse a mettere
insieme il riscatto.
Era tornato a casa da poco tempo, quando la sua
tribù si trovò di nuovo coinvolta in una terribile guerra. Così Kaboo, che aveva circa quindici anni, fu dato in ostaggio
per la terza volta.
Tutti i beni che il padre di Kaboo
riuscì a dare al capo clan vittorioso, furono di poco valore, e insufficienti
per riscattare il proprio figlio. Allora il capo della tribù vittoriosa iniziò
a punire Kaboo con frustate, usando un ramo spinoso e
velenoso. Ogni colpo gli strappava via via la carne,
iniettando un pericoloso virus che presto gli avrebbe fatto sentire il corpo in
fiamme. Le ferite di Kaboo non ebbero il tempo di
rimarginare e ben presto, esausto per la perdita di sangue e per l’infezione
causata dalla frusta avvelenata, divenne incapace di stare in piedi o seduto.
Gli aguzzini, allora, per continuare a frustarlo costruirono una sorta di
croce.
La fuga miracolosa
Ormai avevano già scavato una fossa, nel caso il
padre di Kaboo non avesse pagato il riscatto. Avevano
scavato questa fossa per seppellirvi il ragazzo fino al collo. La bocca sarebbe
stata tenuta aperta e cosparsa di una sostanza dolce per attirare le formiche
di un vicino formicaio. Il tormento che ne sarebbe derivato era soltanto il
preludio al momento in cui le formiche, ben più terribili, avrebbero divorato
la sua carne, morso dopo morso.
Kaboo, messo sulla croce per ricevere le frustate
finali, abbandonato da ogni speranza e da qualsiasi forza fisica, aspettava
soltanto il dono della morte. Ma improvvisamente accadde qualcosa di molto
strano. Una gran luce, come un lampo, lo folgorò e una voce che sembrava
provenire dall’alto gli ordinò di alzarsi e di fuggire. Tutti udirono la voce e
videro la luce, ma non notarono nessun uomo.
In quell’istante Kaboo fu miracolosamente guarito e
in un attimo ritrovò le sue forze. Ubbidendo alla voce misteriosa, con un balzo
scappò via e lasciò gli indigeni attoniti. La sua fuga stava avvenendo di
venerdì, un giorno che non avrebbe mai dimenticato. Lo ricordò come il
giorno della sua liberazione, e per tutta la vita, ogni settimana, dedicò
quella giornata al più completo digiuno.
La luce della salvezza
Per sfuggire ai suoi inseguitori, Kaboo si era nascosto in un tronco cavo e aspettava
l’imbrunire. Non osava far ritorno alla sua tribù e alla propria famiglia, perché
un simile gesto avrebbe significato attirare sul suo popolo l’amara vendetta
del loro conquistatore.
Mentre era preda della disperazione, avvenne
un’altra meraviglia. In una fitta foresta in cui di notte era impossibile
addentrarsi – era buia anche durante il giorno – la stessa luce straordinaria
apparsagli prima della sua esecuzione, risplendette nuovamente attorno a lui.
A quel punto il cammino di Kaboo
fu illuminato. Questa luce lo guidò attraverso tutti i pericoli della giungla.
Dopo varie notti di cammino giunse in una
piantagione alla periferia di una città, oltre un fiume. Si trattava di un tipo
di insediamento degli uomini bianchi. Aveva visto un indigeno Kru, praticamente uno appartenente alla sua stessa razza,
intento a lavorare. Kaboo andò verso di lui e scoprì
con grande gioia di non essere capitato nelle mani di mercanti di schiavi bensì
di “liberatori di schiavi”. La luce misteriosa l’aveva condotto in un
accampamento vicino Monrovia, la capitale della
Liberia. Il giorno nel quale Kaboo uscì dalla
foresta, per giungere al sicuro, era ancora un venerdì, il suo giorno della
liberazione. Iniziò a lavorare lì; come paga avrebbe avuto vitto, una cuccetta
nelle baracche e qualche indumento dimesso. Kaboo si
accorse presto che il suo amico era solito pregare. Aveva imparato a farlo dai
missionari cristiani. Allora chiese cosa stesse facendo. E il ragazzo gli
rispose che stava parlando con Dio. Kaboo gli chiese
chi fosse il suo dio, e il ragazzo gli rispose che era suo padre. La domenica
successiva, il ragazzo Kru invitò Kaboo
ad andare in chiesa con lui. Giuntovi vide una folla radunata attorno ad una
donna che parlava con l’ausilio di un interprete. Stava raccontando della
conversione di Saulo, del modo in cui all’improvviso una luce dal cielo risplendette
attorno a lui e una voce misteriosa gli parlò. All’udire quel racconto Kaboo vide molte cose che erano simili alla sua esperienza.
La missionaria Miss Knolls,
proveniente dall’america parlò con Kaboo, e Kaboo frequentò regolarmente le lezioni di lingua inglese e
le riunioni condotte da Miss Knolls.
Kaboo iniziò a pregare molte ore, dopo il lavoro.
Dato che svegliava sempre tutti, i compagni di stanza gli dissero di uscire
fuori a pregare o fare silenzio. Allora lui usciva e se ne andava nel bosco a
pregare. Una sera ritornando nella stanza, all’improvviso questa si illuminò e
divenne sempre più luminosa, fin quando fu piena di gloria. Il peso del suo
cuore all’improvviso scomparve e fu riempito di una gran gioia interiore.
Kaboo cercò Dio come un affamato avrebbe bramato del
cibo e Dio, come risposta alla sua fede genuina, gli mandò il Suo Spirito
affinché lo potenziasse e trasformasse.
Fu battezzato in acqua e il suo nome fu cambiato in Samuel Morris.
I primi segni della
chiamata al servizio
A quel punto Samuel Morris
voleva saperne di più sullo Spirito Santo e della potenza dello Spirito Santo.
E pose tutte le sue domande a Miss Knolls, ma lei ad
un certo punto non seppe più dare le risposte a Samuel. E allora Samuel chiese
chi le aveva insegnato tutte queste cose sullo Spirito Santo, e lei gli disse
che era Stephen Merritt,
che viveva a New York.
Allora, Samuel fece di tutto per andare a New York,
perché voleva saperne di più sullo Spirito Santo e in Africa aveva parlato con
tutti i pastori e missionari, ma nessuno poteva più rispondere alle sue
domande.
Scese giù al porto, e vide un capitano, si avvicinò
a lui e gli disse: "Mio padre mi ha assicurato che tu mi porterai a New
York da Stephen Merrit".
Il capitano chiese: "Dov`è tuo padre?"
Samuel Morris rispose: "In cielo". Allora
il capitano, un uomo molto burbero, imprecando disse: "La mia nave non
trasporta passeggeri. Devi essere pazzo". Ma un giorno dopo il capitano
tornò sulla nave, e Samuel lo supplicò nuovamente. E a quel punto il capitano
decise di portarlo con sé.
Appena salito sulla barca, vide un giovane che era
ferito. Si inginocchiò vicino a lui, e pregò. Il giovane guarì all’istante!
Sulla nave, Samuel Morris,
pregava sempre, e cantava al Signore. Gli altri dell’equipaggio dopo molto
tempo si accorsero che Samuel aveva la vera gioia, che loro non avevano. E
iniziarono a mostrare interesse.
Infatti all’inizio quell’equipaggio
era privo di qualsiasi ideale e, reclutato com’era da varie parti del mondo,
non aveva niente in comune: ogni bocca parlava una lingua diversa, ogni cuore
ricordava una patria differente. Pian piano però tutti finirono per pregare e
cantare con Samuel Morris. Le differenze di razza,
patria e lingua furono dimenticate e il Dio di Sammy
divenne il Salvatore di tutti loro. Quella luce che lo aveva portato a loro,
risplendeva attraverso lui in modo tanto radioso da essere evidente per tutti e
averla trovata costituiva un nuovo vincolo di fratellanza.
Una battaglia
sanguinosa
Sulla nave aveva incontrato tanti pericoli: un uomo
che lo stava per uccidere e tra le altre cose anche un attacco da parte di
indigeni di un’isola lontana. In quella occasione morirono molti
dell’equipaggio. Il capitano fu gravemente ferito. Quando tutto ebbe fine, Sammy prese il capitano e lo portò sul letto, gli si mise
vicino, e pregò per lui. Il capitano gli mise il braccio attorno alle spalle e
lo ringraziò di aver pregato per lui e la nave. Disse: “Sammy,
le tue preghiere hanno salvato noi e la nave. I nostri hanno lottato con tutte
le forze, ma eravamo in forte minoranza, uno contro dieci. Pochi dei nemici
avevano fucili, ma possedevano coltelli e asce da guerra. Se il vento non ci
avesse permesso di levare le ancore, ci avrebbero assalito come formiche”.
Ora sapeva che Dio, il Padre di Samuel Morris, era l’unico a poter fare tutte queste cose!
Sammy giunge a New York
Dopo cinque mesi la nave giunse a New York. Quando
la nave attraccò al porto di New York, era di nuovo un venerdì, il giorno di
liberazione per Sammy.
Sceso dalla nave, cercò immediatamente Stephen Merritt; non aveva niente, né soldi né altri beni, ma
iniziò la sua ricerca e subito con l’aiuto di Dio trovò Stephen
Merritt. Dato che era tardi, Stephen
Merritt gli disse che avrebbero parlato il giorno
dopo di tutto quello che voleva sapere.
Il giorno dopo Stephen Merritt doveva andare ad un funerale e portò con se Samuel.
Si misero in carrozza, e vi erano altri due eminenti teologi che avrebbero
assistito Merritt durante la cerimonia funebre.
Appena videro il giovane africano furono contrariati.
Samuel era andato a New York per saperne di più
sullo Spirito Santo, aveva tante di quelle domande che voleva porre a Merritt, ma non gli aveva ancora dato una risposta. Allora
Samuel chiese Merritt: “Preghi mai in carrozza?” Merritt rispose di aver ricevuto molte benedizioni leggendo
in carrozza, ma di non aver mai fatto delle vere e proprie preghiere. Sammy allora disse: “Preghiamo”. Era la prima volta che Merritt si inginocchiava in una carrozza per pregare.Sammy iniziò immediatamente a pregare: “Padre, ho
viaggiato dei mesi per venire da Stephen Merritt, per parlare con lui dello Spirito Santo. E ora che
sono qui mi mostra il porto, le chiese, le banche e altri palazzi, senza dire
una parola sullo Spirito Santo del Quale sono tanto ansioso di sapere di più.
Riempilo di Te affinché non pensi, o parli, o scriva, o predichi se non di Te e
dello Spirito Santo”.
Quel che avvenne dopo nella carrozza non fu una
manifestazione ordinaria del favore divino.Stephen Merritt aveva partecipato alla consacrazione di molti
missionari e di numerosi ministri, ma mai come in quell’occasione aveva
sperimentato l’ardente presenza dello Spirito Santo. Mentre era inginocchiato
nella carrozza a fianco di Samuel Morris, un giovane
africano senza un soldo e vestito di stracci, la vita di Merritt
subì una svolta decisiva.
All’inizio del viaggio i due uomini di chiesa si
erano vergognati di essere visti a fianco di uno straccione nero, ma dopo
quella preghiera provarono vergogna soltanto per la loro miseria spirituale.
Quel funerale, un occasione di lutto, si trasformò
in gioia incontenibile, perché Dio aveva operato grandemente prima di tutto nei
cuori di Stephen Merritt e
i due uomini di chiesa, e poi loro trasmisero questa trasformazione anche alla
gente che era presente a quel funerale.
La domenica successiva Stephen
Merritt chiese a Sammy se
lo avrebbe accompagnato alla scuola domenicale. Andarono, e mentre Merritt uscì un attimo perché era richiesta la sua presenza
per risolvere una questione. Un momento dopo, quando tornò, l’altare era pieno
di giovani che piangevano singhiozzanti e Sammy era
vicino a loro che pregava.
Dopo queste occasioni vollero mandare Sammy al College. Non aveva mai frequentato una scuola in
africa. Ci volevano i mezzi, ma lui non possedeva niente. Ma Dio l’aiutò e
anche Merritt cercò di farlo andare al College.
Dopo qualche settimana al College, chiese di potersene andare, perché voleva
cercare una comunità di colore. Andò e trovò questa comunità, andò verso il
pulpito e chiese al pastore se potesse dare il suo messaggio per la comunità.
All’inizio il pastore non volle, perché non aveva mai visto prima questo
ragazzo, e non sapeva di cosa volesse parlare. Samuel insistette, e disse che
aveva un messaggio da parte di Dio per la comunità. Allora gli lasciò il
pulpito. Si era appena accomodato quando avvertì una forte commozione e,
voltatosi indietro, vide l’intera congregazione in ginocchio che piangeva e
lodava Dio con grande gioia. Sammy era sul pulpito ma
non predicava, pregava; “parlava con il Padre”. Tempo dopo il ministro
dichiarò: “Non stavo ascoltando cosa dicesse. Ero soltanto preso da un
impellente desiderio di pregare. Non ricordo cosa dissi io e cosa disse Sammy, ma so che la mia anima era infiammata come mai
prima. La luce che aveva condotto Samuel Morris fuori
dall’Africa e dalla schiavitù risplendeva ora nei cuori dei nostri fratelli di
Ft. Wayne. Quella congregazione non aveva mai
sperimentato una simile presenza dello Spirito Santo”.
Sammy salva l’università
Samuel Morris era uno
studente diligente. Ogni parola, pensiero, principio che gli era insegnato, si
fissava nella sua mente in modo indelebile. Il modo in cui raggruppava le
parole in frasi, era una meraviglia per tutti. Le sue frasi erano corte, ma
ogni parola aveva significato, mentre i vocaboli futili gli erano sconosciuti.
All’università c’era un giovane, ateo e molto
aggressivo, abile nelle argomentazioni polemiche, il quale non perdeva
occasione di mettersi a discutere con gli studenti cristiani. Un giorno questo
ragazzo convinse alcuni studenti a portarlo nella stanza di Sammy
e a presentarglielo. L’ateo era pronto e con tutte le sue argomentazioni si
aspettava una facile vittoria su un africano illetterato. Come sempre, Sammy si presentò con la Bibbia e gli chiese di leggere un
capitolo. L’ateo gettò la Bibbia sul tavolo e disse: “Non leggo più quel libro.
È pieno di storie d’amore, di guerre e di racconti su grossi pesci. Non credo
ad una parola di quel che dice”.
Sammy non aveva mai parlato con un ateo, prima di
allora: in Africa tutti credevano almeno in una divinità. Rimase seduto, in
silenzio, fissando l’ateo, fin quando questi smise di parlare. Allora Sammy si alzò in piedi e disse: Caro fratello, tuo Padre ti
parla e tu non Gli credi? La Sua Parola t’invita e tu non rispondi; Cristo
bussa al tuo cuore e tu non apri? Lo Spirito Santo fa una dolce pressione in te
e tu Gli resisti?”. Poi, posando la mano sulla spalla del visitatore, disse:
“Inginocchiati, pregherò per te”. Era in gioco un’anima. Lo Spirito Santo
divino parlò a quel ragazzo e toccò le corde più segrete del suo cuore. L’ateo
resistette ma, uscendo dalla stanza, avvertì in sé il bisogno del ravvedimento.
Alla fine del trimestre era diventato un cristiano attivo e in seguito divenne
un ministro di culto!
Durante gli anni di studio di Sammy,
l’università esaurì le proprie risorse finanziarie e il comitato
d’amministrazione tenne quella che doveva essere l’ultima riunione. Dopo un
breve consulto, il consiglio d’amministrazione dichiarò che per salvare
l’università servivano almeno diecimila dollari e dieci acri di terreno.
Riuscirono a trovare sia i diecimila dollari sia i dieci acri di terreno.
Samuel Morris e l’Università Taylor
erano sulla bocca di tutti ad Upland, che elesse un
comitato da mandare a Ft. Wayne per stipulare il
contratto con gli amministratori. Il comitato andò a trovare Sammy e rimase profondamente colpito da questo giovane così
zelante. Firmato il contratto, fu scelto il bellissimo posto che ancora oggi
ospita l’università.
L’ultima avventura
Samuel Morris desiderava
tornare nella propria vecchia patria per condividere le nuove benedizioni con
il suo popolo.
Venne anche la prima neve. Samuel non aveva mai
visto la neve prima di allora, e nella sua lingua, spiegò, non c’era una parola
per la neve.
Quell’inverno un evangelista tenne una serie di culti di
risveglio nel vecchio centro di pattinaggio e ogni sera si radunava una gran
folla. A Samuel piacevano soprattutto i cantici e quando la congregazione cantava,
la sua voce si udiva in ogni angolo del grande edificio.
Gli fu dato sempre spazio sul palco, ma
quell’inverno rese poche esortazioni. Invece cantò e pregò molto. Nessuno
esitava ad accettare il suo invito di inginocchiarsi e pregare. La sua razza e
il suo colore non scandalizzavano più nessuno, perché tutti riconoscevano la
grazia divina che era in lui.
Samuel Morris continuò a
frequentare regolarmente tutti i servizi di culto durante l’inverno 1892-93,
che si rivelò anche eccezionalmente un freddo inverno. Non gli importava che ci
fosse cattivo tempo e che la temperatura fosse scesa a 20° sotto zero, sentiva
che era suo dovere, oltre che piacere, essere presente ai culti della comunità
di Berry Street. Il suo viso onesto, la sua fede
semplice e la sua perseveranza, furono d’ispirazione per il ministro di quella
congregazione.
Durante un inverno Samuel si ammalò. Dato che aveva
nascosto la sua malattia, soltanto dopo qualche tempo fu portato in ospedale.
Un giorno gli studenti andarono a fargli una visita e Sammy
raccontò loro con serenità di aver capito tutto: “Sono felice, ho visto gli
angeli. Verranno presto a prendermi. La luce che il mio Padre celeste mandò per
salvarmi quando ero appeso alla croce delle torture in Africa aveva uno scopo.
Ora ho raggiunto quello scopo e la mia opera sulla terra è terminata”.
Dopo pochi giorni morì. Aveva appena 21 anni.
Una nuvola passeggera
Trentacinque anni dopo la sua morte, nel 1928, gli
studenti dell’Università Taylor eressero su una
collina una lapide con la seguente iscrizione:
SAMUEL
MORRIS 1872-1893
principe kaboo
nato nell’africa occidentale
cristiano fedele
apostolo della fede semplice
esempio di vita ripiena dello Spirito Santo
Passato il momento iniziale del lutto e della costernazione, il vero
significato della vita e della missione di Samuel Morris
cominciò ad affiorare alla mente d’insegnanti, studenti e amici. Lo scopo ed il
piano di Dio per quella scuola erano stati più grandi e più saggi del loro. Fu
il dott. Read a dichiarare questa verità quando
scrisse: “Samuel Morris fu un messaggero divino
inviato da Dio all’Università Taylor. Egli pensava di
essere venuto per prepararsi alla missione tra il suo popolo, ma era giunto per
preparare l’Università alla missione evangelistica nel mondo intero. Grazie a
lui l’Università Taylor ha acquistato una visione
nuova del bisogno di annunciare al mondo intero l’Evangelo di Cristo.
L’Istituto non ha più una visione locale, ma globale”.