Ricordo di Davide Valente
UN INGEGNO MULTIFORME
Il ricordo di chi ci ha preceduto nella gloria è sempre
prezioso, soprattutto quando propone esempi di impegno e di servizio per il
Signore.
Le certezze del credente
“Ricordatevi dei vostri conduttori, che vi hanno annunziato la Parola di
Dio” (Ebrei
13:7).
Eravamo cugini primi, perché suo padre e mia madre erano fratello e sorella.
C’erano
sette anni fra noi, per cui Davide è stato per me come un fratello maggiore,
oltre che un punto di riferimento. Più volte nel tempo sono ricorso a lui per
consiglio ed egli ha sempre avuto per me una parola di saggezza, calma,
profonda, fraterna, spirituale.
Vorrei ricordare un passo del Deuteronomio che spesso egli ripeteva in questi
ultimi tempi: “Sotto di te stanno le braccia eterne” (Deuteronomio
33:27).
Di
qui veniva la sua serenità: “Cosa mi può capitare? — aggiungeva — “se
cado, cado nelle braccia eterne di Dio”.
E
sono queste braccia che lo hanno raccolto e accompagnato lassù fino alla soglia
del Regno eterno, di quel Regno di cui egli ci aveva parlato tante volte in
questi ultimi tempi. E lì, nella pace profonda della presenza del Signore che
dobbiamo pensarlo, è li che dobbiamo vederlo con l’occhio della fede: nella
Casa del Padre dove, come figlio diletto, è andato a prendere possesso della
sua parte di eredità celeste.
Possiamo
ricordare quanto l’apostolo Paolo scrisse ai credenti della chiesa di
Tessalonica, quando costoro gli scrissero, chiedendogli: “Che ne sarà dei
nostri cari addormentatisi nella fede?”. Paolo allora rispose loro: “Fratelli,
non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché
non siate tristi come gli altri che non hanno speranza” (1 Tessalonicesi
4:13).
L’uomo
naturale è senza speranza di fronte alla morte, è disperato perché non sa né da
dove viene né dove va. Non così il credente, il quale sa da dove viene e dove è
diretto, quando conclude questa vita terrena. L’apostolo Paolo quindi rivela ai
credenti di Tessalonica l’esaltante verità del ritorno del Signore, quando i
morti in Cristo riceveranno un corpo nuovo ed insieme ai credenti viventi
anch’essi trasformati andranno incontro al Signore nell’aria: “... e così
saremo sempre con il Signore. Consolatevi gli uni gli altri con queste parole” (v.
18). Si conclude, nel trionfo e nella gioia, un discorso iniziato nella
tristezza connessa a tante separazioni.
Molteplicità di impegni
Chi
era Davide Valente?
È
difficile tratteggiare in poche righe una personalità complessa come la sua,
che potremmo definire caratterizzata da un ingegno multiforme: dovremo quindi
limitarci per brevità all’ambito della testimonianza evangelica.
Nato
a Torino nel 1925, si era laureato in ingegneria meccanica al Politecnico del
capoluogo piemontese.
Sfuggito
fortunosamente ad una retata delle SS tedesche durante l’occupazione nel
periodo dell’ultimo conflitto mondiale, aveva dato la sua testimonianza di fede
nel luglio del 1945, scendendo nelle acque del battesimo a Spinetta Marengo,
ricevendo per fede il perdono dei peccati e il dono della vita eterna in Cristo
Gesù.
In
quali campi esplicò la propria attività?
·
Gruppo Giovanile. Insieme ad Angelo Borsellino si era
occupato in età giovanile del gruppo dei giovani della chiesa di via Virle, organizzando studi e attività comuni:
quando io e la mia famiglia ci trasferimmo da Firenze a Torino, mia sorella
Vittoria ed io ci aggregammo con gioia ad un folto gruppo di ben trenta-quaranta giovani.
·
Organizzazione Vacanze e Gite. In questo campo
si adoperò in particolare per creare un valido e solido spirito di corpo,
organizzando le vacanze in tende e successivamente in roulottes
cui parteciparono per anni numerose famiglie della chiesa.
·
Scuola Domenicale. Fu l’estensore
dei programmi delle quattro classi della scuola domenicale, fu monitore della
quarta classe e monitrice fu Maria Christophis che
poi divenne sua moglie, con cui aveva festeggiato nel luglio 2008 i
cinquant’anni di matrimonio; fu ancora lui che invitò a quel tempo come
monitrice Anna, divenuta successivamente mia moglie.
·
Gite dell’Assemblea. Conserviamo degli
splendidi ricordi delle numerose gite effettuate a Venezia per visitare al
Palazzo Grassi, oltre la città e i suoi tesori, le mostre dei Fenici, dei Celti
e degli Etruschi e, in Svizzera a Ginevra, nei luoghi dove predicò Calvino e si
sviluppò la testimonianza evangelica; a Firenze, visitando i luoghi
dell’evangelismo fiorentino: di ciascuna gita studiò gli itinerari, fissando
visite e alberghi.
·
Studio Lingue Bibliche. Dopo lo studio di due
anni di greco ed ebraico con Danilo Valla, continuammo per una decina d’anni ad
esercitarci settimanalmente sui testi sacri. Davide fu non solo l’animatore, ma
il trascinatore di un gruppetto di superstiti, organizzando e studiando prima
le lezioni di volta in volta.
·
Storia e Archeologia Biblica. In questi ultimi anni
era diventato uno specialista in questo campo che, peraltro, era sempre stato
la sua passione, divenendo uno dei massimi esperti nel nostro Paese. Aveva
fatto numerosissimi viaggi in Oriente e nei paesi della Mezzaluna Fertile; si
teneva costantemente aggiornato sui progressi dell’archeologia nei Paesi citati
nella Bibbia; aveva visitato i maggiori musei del mondo e si era creato una
vastissima biblioteca di decine di volumi; decifrava iscrizioni antiche di
geroglifici egiziani e caratteri cuneiformi insieme ad un gruppo di esperti ed
era consulente esterno del Museo Egizio di Torino. Numerosi furono gli studi di
questo tipo presentati alla chiesa; innumerevoli le conferenze tenute
all’esterno in assemblee e centri di cultura in Italia e in Svizzera.
·
Messaggi di Edificazione. Davide Valente era un
dottore della Parola: amava andare a fondo nel significato dei termini e delle
espressioni scritturali e spesso ricorreva ai testi nelle lingue originali, che
poi integrava con le notizie inerenti usi e costumi del tempo. Il motivo
dominante dei suoi messaggi era quello dell’unione del popolo di Dio: per
questo egli aveva intrapreso diverse iniziative che egli definiva “fattori
di aggregazione”, allo scopo di cementare la comunione fraterna all’interno
della chiesa; per questo egli era disposto ad andare all’esterno anche in
ambienti difficili, che però gli davano l’opportunità di inserire in una
esposizione culturale una parola dell’Evangelo. La sua visione era quella che
Dio rivelò un giorno lontano ad un “irakeno” chiamato Abramo: il popolo
di Dio sarebbe stato numeroso come le stelle del cielo e come la rena del mare.
Vorrei concludere con un’affermazione importante: Davide era un figlio di
Dio.
Che
parola grossa, potrebbe dire qualcuno! Ma questa non è altro che
un’affermazione dell’apostolo Giovanni il quale, nel primo capitolo del suo Evangelo,
assicura che chi apre la propria vita al Signore e crede in Lui come Salvatore
e Signore riceve il diritto di diventare un figlio di Dio e ciò, non per
volontà umana, ma per volontà divina. Ma tutto dipende da una scelta
individuale di vita.
Davide
aveva fatto questa scelta.
Augusto Lella
Tratto con permesso da «IL CRISTIANO» aprile 2009 www.ilcristiano.it