Angelassassino
Quando
è nato, 67 anni fa, è nato buono. Anzi «Buono».
È un privilegio di pochi nascere con un cognome che
li catapulta immediatamente nella categoria alla quale tanti altri vorrebbero,
dopo una vita vissuta bene, finalmente giungere.
«Buono»
dalla nascita, come nome di famiglia, non bastava ai suoi premurosi genitori
italiani. Hanno deciso che questo bimbo doveva comportarsi non sola da buono,
ma angelicamente.
E
così lo hanno chiamato Angelo Buono.
In
effetti, è un nome che promette molto. Anzi, che pretende molto. Chi non
vorrebbe cercare per tutta la vita di non tradire mai la fama di un Angelo
Buono?
Tu,
quale nome porti? Angelo? Mario? Giuseppe? Maria? Fortunata? Fedele? Modesta?
In
fondo, non importa molto. Sei quello che sei e il tuo nome non te lo sei
scelto tu.
Quando
uno, per fede, accetta consapevolmente il nome di «Cristiano», però, le cose
sono un po' diverse.
Portare,
da essere umano fallibile, in un mondo corrotto e corrompente, il nome di
Cristo, il Figlio eterno di Dio, l'unico uomo perfetto che è mai vissuto, non
è una cosa da fare con indifferenza o superficialità. Se tu sei Cristiano,
o ti chiami tale, i tuoi parenti, amici e anche le persone che incontri
casualmente, hanno il diritto di confrontare le tue azioni e le tue parole con
il carattere e la vita perfetta del Salvatore.
Non
riuscirai mai perfettamente in quell'esame continuo, ma hai il dovere di
accettare la sfida, e affermare con Paolo:
«Non vivo più io, ma Cristo vive in me».
Angelo
Buono è morto, dopo 19 anni passati nella Prigione di Calipatria,
California, perché condannato all'ergastolo per l'uccisione di nove donne, di
cui aveva abbandonato i corpi nudi sulle colline sopra Los Angeles.
Aveva
tradito il suo nome eccezionale.
Tratto, per gentile
concessione, da: “LA VOCE DEL VANGELO ” dicembre 2002 – per informazioni
assverev@tin.it