La verità sull’ossuario di “Giacomo, figlio di Giuseppe,
fratello di Gesù”
Si tratta di un falso?
(per maggiori dettagli, vedi «L’URNA DI
GIACOMO»
Archeologi,
professori, esperti di iscrizioni antiche, i test più sofisticati, non riescono
a sbrogliare
la matassa, e confermare la verità sfuggente
Cosa è successo nel tentativo di confermare o smentire il
fatto che l’ossuario di cui abbiamo dato notizia esattamente un anno fa, (La
VOCE del VANGELO, Gennaio 2003), contenesse le ossa di Giacomo, fratello di
Gesù?La piccola scatola di pietra calcarea, a forma di sarcofago, che porta
l’iscrizione “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù” scolpita su un
lato, continua a scatenare ovvie polemiche in Israele e all’estero.
L’ingegnere
israeliano, Oded Golan, afferma di averla comprata negli anni ’70 da un
commerciante di antichità, finora sconosciuto.
Nel 2002, egli ha
chiesto ad uno degli esperti mondiali di iscrizioni antiche, il prof. André
Lemaire, della Sorbona di Parigi, di esaminarla e l’esperto ha confermato che
la trovava autentica. Un centro di studi di archeologia americano ha chiesto
alla società israeliana, Geological Survey of Israel, un’opinione, e anche
quella è stata positiva.
A quel punto, una
pubblicazione specializzata americana, Biblical
Archaeology Review, ha pubblicato la notizia del ritrovamento e della
sua autenticazione come “la scoperta più importante nella storia
dell’archeologia biblica”.
Ma la situazione è
cambiata radicalmente quando l’Autorità israeliana sulle Antichità ha
annunziato, nel giugno 2003, in una conferenza stampa, davanti a vari
giornalisti, che aveva completato i suoi studi e esami dell’ossuario. I
giornali ne rispecchiavano la conclusione: “L’ossuario di Giacomo è definito un
falso, l’iscrizione è una falsificazione moderna”.
Tutto il mondo
accademico è rimasto ultimamente sorpreso quando, il 21 luglio 2003, il
proprietario dell’ossuario, Oded Golan, è stato arrestato con il sospetto di
avere falsificato l’iscrizione, mentre la polizia affermava di avere trovato,
durante una perquisizione nella sua casa, arnesi che potevano servire per
creare iscrizioni false.
Ma, qual è la verità?
Stranamente, Golan è
stato rilasciato dopo quattro giorni, senza che fossero formulate contro di lui
delle accuse precise.
In risposta alle
Autorità israeliane, il prof. Lemaire ha insistito che l’ossuario e le sue
iscrizioni sono, a suo parere, autentiche.
Poche settimane dopo
la conferenza stampa dell’Autorità israeliana, il direttore del Museo
Archeologico di Toronto, a cui Golan aveva spedito l’ossuario perché si
facessero degli esami tecnici e scientifici molto affidabili sulla data delle
iscrizioni, ha reso note le sue conclusioni. “Non è possibile che l’iscrizione
sia un falso moderno”.
In una conferenza
stampa a Gerusalemme, a luglio, Ada Yardeni, un rispettato studioso di iscrizioni
antiche in ebraico e aramaico, ha affermato che nulla scuoteva la sua
convinzione che l’iscrizione fosse autentica.
Secondo lui, le
conclusioni dell’Autorità israeliana non dimostravano affatto il contrario.
A cosa si può
attribuire una tale confusione e contrasto di voci e di opinioni?
Si dice che il
governo israeliano sia da sempre in guerra contro i ricercatori di oggetti
antichi e i commercianti non autorizzati.
Ma anche gli
archeologi stessi combattono i cacciatori di oggetti antichi, perché il significato
storico e scientifico di un oggetto dipende in larga misura non soltanto
dall’oggetto in sé, ma dal luogo in cui è stato trovato, da altri oggetti
trovati nella stessa zona e dai livelli di scavi o superiori o sottostanti al
punto preciso in cui l’oggetto è stato rinvenuto. Ci si domanda, perciò, se le
Autorità israeliane, per stroncare la vendita di oggetti rimossi dai loro siti,
non sarebbero pronte a negare l’autenticità di un oggetto di grande importanza,
per distruggerne il valore commerciale.
O altri, con sospetti
più difficili da controllare, si domandano come mai l’Autorità governativa non
abbia invitato almeno uno studioso cristiano (ve ne sono di fama internazionale
a Gerusalemme) a fare parte della Commissione che ha studiato l’autenticità
del’ossuario.
Intanto, la risposta
a molte domande rimane sconosciuta. Si sa soltanto che molti esperti che hanno
studiato l’ossuario, e che non hanno alcun interesse a proporre una risposta o
un’altra, si sono convinti che sia autentico e che lo scritto sia veramente del
primo secolo.
Ovviamente, anche se
si dovesse dimostrare senza alcun dubbio che la scoperta sia valida, nessuno al
mondo potrebbe provare che gli uomini nominati nell’iscrizione, Giacomo,
Giuseppe e Gesù, siano proprio quelli del Vangelo.
Perciò, la nostra
fede in un Gesù storico, nato miracolosamente da Maria Vergine, morto
crocifisso a Gerusalemme e risuscitato il terzo giorno, non dipende, e non può
dipendere, che dalle Sacre Scritture, Parola di Dio senza errori o difetti
umani.
E ciò è più che
sufficiente.
Guglielmo Standridge
(da LA VOCE DEL VANGELO, gennaio 2004, pubblicato
con il permesso dell’editore) www.lavocedelvangelo.org