Tra le pieghe della società dei consumi si può vive, e bene, senza spendere un euro
Tutto gratis!
Non sono scrocconi o truffatori:
c’è chi lo fa per scelta etica, chi per motivi ecologici, chi, al contrario,
per “aiutare” i produttori. Quel che è certo è che l’economia del baratto sta
tornando.
Tagliarsi i capelli di
mattina, prendere lezioni di inglese il pomeriggio, andare in vacanza a Parigi,
e al ritorno regalarsi un pianoforte, il tutto senza tirare fuori un euro.
Pensate che sia
un’utopia, realizzabile solo ricorrendo a truffe “alla Totò”?
Siete fuori strada.
Vivere senza denaro è
possibile, persino nelle città più care del mondo. Basta sfogliare guide
specializzate come per esempio Paris 0€ (edizioni Michalon)
oppure NY Free (edizioni Frommers), zeppe di
consigli su come passare il tempo tra musei, zoo, balletti, concerti, caffé, corsi di kayak, tango e
bocce, rigorosamente gratis.
Le prospettive future
sembrano rosee.
Secondo il numero uno
della compagnia aerea low cost Ryan Air, Michael O’Leary, entro il 2010 il 50% dei biglietti delle linee a basso prezzo saranno
gratis, grazie agli utili generati dai servizi accessori, come le auto a
noleggio, le bevande di bordo o giochi d’azzardo in volo.
Auto, sauna e bucato: ci pensa la pubblicità
Secondo il motore di
ricerca Google, tra pochi mesi sarà possibile pure telefonare gratis, purché si
accetti di ricevere testi, immagini e video pubblicitari.
Nel frattempo, per
vivere a budget zero si possono affilare le armi.
La prima?
Sfruttare la pubblicità.
In Canada, Usa, Gran
Bretagna e Francia ha preso piede l’auto gratis: diverse aziende la regalano a
chi ha un curriculum da guidatore immacolato e garantisce un minimo di
percorrenza annua, e soprattutto accetta di guidare con la lamiera interamente
dipinta con i colori dello sponsor.
E nuovi scenari si
aprono col “tryvertising”,
tattica pubblicitaria nata dall’evoluzione del “sampling”: il campione omaggio di
caffé, shampoo, dopobarba, che già molti “scroccano”
senza acquistare nulla. «La nuova versione»
spiega Simone Lovati, direttore generale dell’agenzia
Advboucle & Partners «consiste nel fare provare un prodotto
persona giusta».
Così, per esempio, in
Olanda, in alcuni negozi dell’azienda di prodotti per bagno e cucina Villeroy & Boch chiunque può
fare una sauna e nei punti vendita del produttore di elettrodomestici Whirlpool
si fa il bucato gratis.
Aeroporti a tre stelle e Wi-fi
gratis
Dove il fenomeno sembra
avere attecchito meglio, però, è su Internet: “gratis” e “free”, oltre a
“sex”, sono le parole più digitate
nei motori di ricerca.
Esistono decine di siti
(come TheFreesite, FreeChannel,
Soldissimi.it) specializzati in ciò che si può
ottenere in Rete senza sborsare un centesimo: campioni gratuiti a domicilio,
consulenze tributarie personalizzate, buoni acquisto. E persino i punti esatti
in cui, con un pc portatile sulle ginocchia, si può
navigare in Internet a sbafo, per ore: il sito AnchorFree
censisce tutti gli Hot spot Wi-fi (cioè le aree
di connessione senza fili) in 86 Paesi, Italia compresa.
Anche la vacanza gratis
non è più un’utopia hippy: dormire senza spendere in viaggio è in assoluto la
cosa più facile. Per i bivacchi in aeroporto, per esempio, c’è il sito
specializzato in pernottamenti Sleeping
in Airport, che classifica 4564 scali da “infernale” a “eccellente”, per comodità, sicurezza e qualità del sonno: e se
Alghero e Olbia battono Malpensa e Fiumicino (più scomodi erumorosi)
il top assoluto è Singapore: vasche idromassaggio, sdraio con radiosveglia, bar
karaoke, caricabatteria e visite della città, tutto gratis.
Ancora più comodo è
essere ospitati gratis: le organizzazioni specializzate nello scambiarsi il
divano come Couchsurfing, Hospitality
Club e l’associazione pacifista Servas. Le regole
sono semplici: si offre un divano o un pezzo di giardino dove piantare la tenda
a viaggiatori referenziati e contattati in rete. E in cambio si ottiene
ospitalità in ogni angolo del globo.
Sulla stessa scia, si
può perfino provare ad abbellire casa senza maneggiare danaro, tornando al baratto:
offrendo due carote per un uovo, un ferro da stiro per un dizionario, un
vestito da sposa in cambio di un pianoforte…
Il fenomeno dilaga in
Rete, ma, dal vivo, gli appuntamenti da non mancare sono 3:
·
·
Il Bagagliaio di Novegro, vicino
a Milano,
·
e
E ci sono anche
esperienze di “monete alternative” in
cui si scambiano servizi, e persino conoscenze senza passaggio di denaro, ma
inventandosi una nuova “moneta” che
permetta di valutare la merce o la prestazione.
Tu mi dai un’ora di baby sitter
e io ti do un’ora di torta di mele
L’esempio più avanzato
in Italia è quello delle Banche del tempo (sono 400, di cui 250 operative, con
6-7.000 affiliati, 160 mila ore scambiate in un anno) che copiano la
contabilità delle banche vere, inclusi assegni e conti correnti: i “correntisti” però scambiano servizi
(come lezioni di inglese o di computer) con altri servizi (parrucchiere,
passaggi in auto, baby-sitter...), la valuta è un’ora di 60 minuti e
l’egualitarismo perfetto: la casalinga che fa la torta e il musicista che
insegna il sax sono sullo stesso piano.
Aprire una di queste
banche è facile: «Bastano 5 o 6 persone, una sede, un telefono,
un computer, una stampante, un atto costitutivo e uno statuto» spiega
Daniela Ducato, tra i responsabili dell’Osservatorio nazionale delle Banche del
tempo. «Risparmio a parte, il vantaggio
maggiore è un altro: la riscoperta del buon vicinato, gli scambi tra
generazioni, la solidarietà».
«Gli scambi non basati sul denaro sono in rapido sviluppo» spiega
Maurizio Pittau, autore del libro Economie senza
denaro. I sistemi di scambio non Monetario nell’Economia del Mercato (EMI
edizioni). «Le finalità sono diverse: c’è chi vuole diminuire la dipendenza
dalle banche o proteggersi in caso di crisi, c’è invece chi vuole solo
soddisfare bisogni non offerti dal mercato».
Nessun pericolo che
crolli l’economia: «Gli scambi non
monetari non sono alternativi, ma complementari a quelli convenzionali, e non
hanno ancora un peso economico rilevante» spiega Pittau.
«L’obiettivo è tornare a un’economia che
produca un benessere condiviso: e gli studi condotti dalla cosiddetta “economia
della fiducia” ci dicono che una società più aperta e solidale produce,
indirettamente, anche maggiore ricchezza economica».
Ma c’è chi riesce,
addirittura, a fare del vivere gratis una filosofia di vita. Come i Freegan, il movimento anarchico newyorkese (wwwfreegan.info;
con una community da 2 milioni di persone) nato per denunciare gli
sprechi del consumismo: vivono frugando nei cassonetti e cibandosi di avanzi di
ristoranti, spesso ancora incellofanati.
Meno estremisti i
seguaci di Freecycle, network nato in Texas nel 2003
per salvare il centro di Tucson sommerso dai rifiuti e diventato un forum
mondiale da 2.830.000 iscritti (www.freecycle.org): si offrono beni di
ogni tipo, dai fax alla tv, dalla lavatrice all’auto, dalle sedie alle porte.
Donatore e beneficiano
si mettono in contatto, si fissa un appuntamento, si ritirano gli oggetti, e
via.
La regola base è una
sola: tutto deve essere regalato.
Non venduto, né
scontato.
Meglio gratis che in
discarica.
Claudia Giammatteo
Tratto
da «FOCUS» 2.2007