CHE COSA SIGNIFICA BARBARO?
Nell’antica Grecia, il termine bàrbaros indicava gli stranieri. Si trattava di
una categoria molto ampia che comprendeva in generale tutti i non-greci, ovvero
popoli che avevano una cultura diversa e che si esprimevano in una lingua
differente. Ma “barbaro”, alla
lettera, significava balbettante e stava a indicare qualcuno che parlava a
fatica e in modo incomprensibile.
Nella radice della parola, la ripetizione
della sillaba “bar” rende in maniera
onomatopeica il balbettìo, vale a dire i tentativi
degli stranieri di parlare come i greci.
Inferiori.
Fino al VI secolo a.C. questo termine non
aveva il significato dispregiativo che invece assunse in seguito, dopo le
guerre dei greci con i Persiani.
Fu allora che si impose l’idea di una
contrapposizione tra una cultura positiva e civile e un’altra – quella barbara
– vista come negativa, incivile quando non apertamente ostile. La nuova
sfumatura di significato rimase tale anche quando la parola fu fatta propria
dai Romani.
Con il Cristianesimo, poi, il vocabolo passò a
indicare i non-romani nel senso dei non-cristiani, considerati a priori
inferiori, per civiltà, storia e cultura.
Invasori.
“Barbari”
per antonomasia sono i Vandali, i Visigoti, gli Ostrogoti, gli Unni e tutti i
popoli del nord e dell’est Europa che, a partire dal IV secolo dopo Cristo,
calarono verso sud, invadendo l’Impero romano e mettendo fine alla sua unità.
TRATTO DA “FOCUS DOMANDE E
RISPOSTE” N° 8/2006