COME SI OTTIENE IL BUCATO CHE “PIÚ BIANCO NON SI PUÒ”?

 

Da sempre, le massaie si scontrano con il problema della biancheria ingiallita: con il tempo, i tessuti si coprono di sostanze che sottraggono la componente blu-viola della luce riflessa, che dunque non è bianca come quando la stoffa è nuova. Per un certo tempo si rimediò con il “turchinetto”, che altro non era che il colorante indaco. Esso, assorbendo le radiazioni giallo-rossastre, bilanciava la mancanza di quelle blu-viola: copriva l’ingiallimento ma sottraeva luce, rendendo le stoffe grigie e smorte.

Ultravioletti.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale, invece, sono arrivati gli sbiancanti ottici (fwa, fluorescent whitening agents, cioè agenti sbiancanti fluorescenti). Essi assorbono i raggi ultravioletti del sole, invisibili all’occhio umano, e li riemettono trasformati in luce blu-viola, visibile. Questa, sommandosi al giallastro dei tessuti invecchiati, lo compensa, conferendo come risultato luce bianca alla stoffa. A differenza del turchinetto, queste sostanze non sottraggono luminosità ai tessuti, ma anzi gliene aggiungono. Quindi per un bianco “che più bianco non si può” sono necessari gli sbiancanti ottici.

 

TRATTO DA “FOCUS DOMANDE E RISPOSTE” 8/2006