L'arca perduta
In questi ultimi tempi,
e anche nell'ultima settimana, è stato pubblicato un gran numero di libri e
articoli sui temi della ricerca archeologica; una buona percentuale di questi
si sono occupati di materia biblica.
Spicca, su tutti gli
argomenti, quello della ricerca dell'arca di Noè.
Pensando al vascello
del diluvio viene subito in mente il monte Ararat. Ma niente di meno scontato.
Ron Wyatt, che per un
certo tempo ha collaborato col celebre archeologo Dave Fasold, è convinto che
il vascello originale si trovi su un picco della catena dell'Ararat, ma
Dopo aver lasciato
Dogubeyazit, nella Turchia nord-orientale, si sale fino a quota
Sul perimetro dello
scafo sono state trovate condensazioni elevate di ferro e reperti di legno
pietrificato, il che ha convinto Dave Fasold che la formazione non può essere
di carattere naturale, bensì un manufatto umano, un vascello di origine sumera.
Ron Wyatt ha voluto
riprodurre con un modello in scala la morfologia della zona dell'Ararat,
simulando le fasi di innalzamento e abbassamento delle acque attorno alle
"montagne".
Un modellino dell'arca
è stato fatto galleggiare mentre il liquido decresceva, e si è constatato che
lo scafo, avvicinandosi alle montagne, non si posava dolcemente su esse: vi
girava intorno mentre lo stesso scafo tendeva a essere intrappolato da un gorgo
formatosi grazie alla conformazione di un gruppo montano disposto a mezzaluna.
In questo "bacino" naturale
lo scafo tendeva a fermarsi, galleggiando dolcemente fino a posarsi su una
"radura" dei monti una
volta calato il livello delle acque.
Una conformazione
identica è quella di Durupinar.
Nulla di simile sarebbe
potuto accadere con l'Ararat, dove la barca, attirata dalle acque, tutt'al più
avrebbe potuto schiantarsi contro le pareti della montagna, finendo in mille
pezzi. Inoltre, essendo l'Ararat un cono vulcanico turbolento, è improbabile
che a una sua potente eruzione abbia potuto resistere una fragile struttura in
legno.
A paragone citiamo la
devastazione prodotta dall'esplosione del picco vulcanico del monte S. Elena e
la scomparsa di un intero villaggio in conseguenza dell'eruzione del 1840 dello
stesso Ararat.
Cosa di non poco conto,
la cima dell'Ararat è ricoperta da ghiacci che, perennemente in movimento,
avrebbero stritolato le assi dell'arca; a Durupinar, invece, il vascello è
stato ricoperto da una colata lavica di un distante vulcano che, a differenza
del ghiaccio, ha perfettamente conservato il reperto proteggendolo dalle
micidiali sferzate dei secoli.
Le autorità turche,
convinte dai numerosi importanti ritrovamenti in zona, hanno dichiarato il sito
monumento nazionale.
Luigi Caratelli
Tratto dal sito: http://www.creazionismo.org