E' Dio così crudele
da desiderare che le anime
soffrono per l'eternità nell'inferno?
Il fatto che Dio
condannerà delle anime a soffrire nell'inferno è una dimostrazione della
giustizia di Dio, che va di pari passo con l'amore di Dio. Giustizia ed amore
sono raffigurate come le due braccia di Dio. Infatti se non ci sarà condanna
non ci può essere salvezza; che bisogno ha l'uomo di salvezza se non ci sarà
una condanna da cui scampare? Se non vi era bisogno della salvezza,
perché allora è venuto nel mondo, sofferto e morto sulla croce il Figlio
di Dio?
La resurrezione
stessa di Gesù testimonia la giustizia di Dio, il quale ha costituito come
giudice proprio suo Figlio. Solo lui è in grado di giudicare rettamente
perché oltre ad essere Figlio di Dio è anche il Salvatore degli uomini.
Dio ha gia manifestato la sua bontà ed il suo amore verso tutti
gli uomini, perché ha programmato e permesso la morte del suo unico Figlio, per
dare la possibilità a tutti gli uomini di ricevere la salvezza.
Venendo meno la
giustizia, viene meno anche l'amore. Due attributi fondamentali della
personalità di Dio: Dio è Amore; Dio è Giusto. La condanna degli
empi, oltre a dimostrare la giustizia di Dio, conferma e rafforza l'amore di
Dio. La Giustizia di Dio si manifesterà con la stessa intensità con cui
si è manifestato l'amore che Dio ha ed ha avuto per l'uomo, che ha
permesso la morte di suo Figlio. Alla fine l'amore di Dio si concretizzerà col
la giusta ricompensa per coloro che lo hanno amato ed hanno posto in Lui la
loro fiducia con obbedienza.
BREVE DESCRIZIONE DELL'INFERNO SECONDO LA
BIBBIA
Anche se è ragionevole credere
che la descrizione dell'inferno fatta da Dante Alighieri, nella sua Divina
Commedia, è frutto della sua fantasia, non possiamo però ignorare che Dio
stesso, prima tramite i profeti e poi tramite Suo Figlio Gesù e gli apostoli,
ci parla dell'esistenza di quel luogo e di quella condizione di tormento, che
Lui stesso ha destinato a durare per l'eternità.
Sembra essere scontato che, come membri di chiesa e credenti di fede
cristiana, accettiamo, tra l'altro, uno degli insegnamenti basilari di Cristo,
che è l'esistenza dell'inferno. Purtroppo molti "credenti"
rifiutano di accettare tale realtà come voluta da Dio e proclamata dalla
Chiesa. Per qualcuno la questione dell'inferno viene aggirata con
l'accettazione di ragionamenti e filosofie che alla fine pongono Dio in una
posizione di impotenza (alla fine non è capace di perdonare tutti),
o di troppa magnanimità (alla fine Dio perdona tutti) o, nel
peggiore dei casi, nella posizione dell'ingannatore (Dio ha parlato sì
dell'inferno, però non voleva dire che le persone debbono soffrire, etc., etc.). Quando Dio ha voluto creare tutte le
cose che esistono non ha chiesto conto a nessuno, per cui anche se non crediamo
e non accettiamo qualcosa che Dio ha fatto, non per questo possiamo dire che
non esiste!
COS'É
L'INFERNO?
Come punto di partenza dobbiamo fare una distinzione tra il luogo di
tormento in cui vanno i peccatori che non hanno voluto ricevere la Grazia, e il
luogo, di tormento anch'esso, chiamato "Lo Stagno di Fuoco e di
Zolfo", in cui vanno a finire, sempre gli stessi, dopo il Giudizio finale
o universale, più Satana con i suoi angeli, la Bestia, il Falso Profeta, e gli
angeli ribelli che sono incatenati nell'Abisso.
Spesse volte, sia il primo che il secondo luogo, vengono chiamati con lo
stesso nome di INFERNO. La differenza è nel fattore tempo. Nel primo luogo vi
vanno tutti i peccatori che sono morti e muoiono prima del Giudizio finale, il
secondo luogo è definitivo e sarà attivo dopo la vittoria di Cristo sulla
Bestia e sul Falso Profeta.
Riguardo la condizione di tutti e due i luoghi non vi è differenza: sono
luoghi di tormento, di dolori, di sofferenze e di pianto.
Questa realtà ci fa comprendere un aspetto importantissimo nell'economia
del Regno di Dio, cioè che la destinazione nell'aldilà si decide solo in questa
terra, per cui tutte le credenze che incoraggiano le pratiche di intercessioni
per i morti con i rituali annessi sono speculazioni arbitrarie e falsi
insegnamenti atti a deviare le persone dal sano culto, essendo usati
specialmente per incrementare l'entrata finanziaria.
Dio lascia al singolo individuo la facoltà di stabilire la propria sorte
eterna, e questa sulla terra, per cui alla morte ognuno sarà portato nel luogo
prestabilito: quelli a perdizione eterna nell'inferno o Ades,
senza vedere Dio; quelli salvati, nel cielo alla presenza di Dio. Nel Giudizio
Universale anche quelli che sono nell'inferno compariranno davanti a Dio, il
quale confermerà loro l'eterna condanna.
Il luogo o condizione INFERNO racchiude diversi concetti biblici che,
seppur descritti con termini diversi nelle lingue ebraica e greca, hanno in
comune un predominante concetto, che è quello dell'esistenza di una realtà,
dopo la cessazione dell'esistenza dell'uomo sulla terra, di condizione eterna,
lontana da Dio e nella sofferenza. D'altronde, la creazione di Dio, il Suo
impegno per la realizzazione della salvezza dell'umanità, con la necessità
della nascita, della morte e risurrezione di Cristo, sarebbero state
inopportune in una realtà dove non ci sarebbe una punizione eterna e dove alla
fine tutto sarebbe tornato nel nulla assoluto o nella eterna scomparsa
dell'uomo malvagio e peccatore, tutte cose, queste, che ci portano alla
deviazione totale dall'insegnamento di Cristo e completamente fuori dal
cristianesimo.
Anche se la dottrina dell'inferno non è la dottrina centrale del
cristianesimo, possiamo tranquillamente dire che è, insieme alle altre, un
insegnamento importantissimo, per cui negando la sua esistenza saremo costretti
a rifiutare le altre che sono ad essa collegate. Tutte le dottrine e gli
insegnamenti fondamentali di Cristo sono vitali per il credente, sono come i
raggi di una ruota, per cui venendone a mancare uno, viene compromessa la
funzionalità della ruota stessa.
I termini che riscontriamo nelle lingue bibliche sono:
·
Abyssos (greco) cioè "abisso", "inferi", in particolare
"prigione dei demoni in punizione" dei passi di Luca
·
Sceol (ebreo) ovvero Ades (greco),
comunemente chiamato "inferno" e "soggiorno dei morti", ed
è il luogo provvisorio ed intermedio di soggiorno dell'anima della persona
deceduta sino alla resurrezione finale. Lì Gesù è andato a predicare il Vangelo
agli spiriti dei morti (1° Pietro
·
Geenna (greco) è l'inferno finale di fuoco e zolfo, o "stagno ardente di
fuoco e zolfo" di Apocalisse
Dunque i passi della Bibbia che ci parlano di queste realtà non ci
vogliono trasmettere dei concetti puramente simbolici, come vogliono credere
quelli che rifiutano il sano insegnamento di Cristo per abbracciare le tesi
dell'annichilimento e del condizionalismo, ma ci
descrivono, seppur aiutati da figure immaginarie, delle realtà presenti e
future.
La Geenna, o lo Stagno di Fuoco e di Zolfo sono veramente dei luoghi in
cui si soffre. Gli elementi del fuoco e dello zolfo possono essere immaginari,
ma quello che la Parola di Dio ci vuole trasmettere sono gli effetti che questi
elementi hanno sulla persona e sono effetti che causano dolore e sofferenze.
Infatti, dice ancora la Parola, "lì sarà il pianto e lo stridor di denti".
Inoltre bisogna distinguere tra la cessazione della vita fisica e
la morte eterna.
Noi uomini creati ad immagine e somiglianza di Dio siamo spirito, abbiamo
un'anima ed un corpo. Come dice l'Apostolo Paolo "abitiamo in questa tenda
(corpo)". Quando, per un qualsiasi motivo di infermità o di incidente, il
nostro corpo non è più in grado di funzionare, diciamo che "si
muore", alla nostra anima viene a mancare quella condizione che le
permette l'esistenza sulla terra, o meglio ancora, sulla superficie della
terra. Questa è la morte fisica, la cessazione della vita del corpo.
La morte eterna, invece, è la condizione di mancanza di vita divina
per l'eternità. E' chiamata anche "la morte seconda" in Apocalisse
Così quando leggiamo nella Bibbia che l'uomo che muore viene posto nella
tomba e li non si ricorderà più niente, vuol dire che il corpo, creato o
trasformato da Dio dalla terra, ritorna alla terra da dove è stato tratto, ma
l'anima scende nel soggiorno dei morti (Sceol-Ades-Inferno).
In ebraico il termine "tomba" è "queber",
in greco "taphos" e "mnemeion".
Sono tutti termini differenti da quelli sopra descritti e rappresentano e
descrivono condizioni e luoghi diversi.
Anche se vogliamo
partire dal presupposto che termini come: stagno ardente, fornace
ardente, pena di fuoco eterno, fuoco inestinguibile, verme
che non muore e tormento, trattano di una descrizione simbolica, in
tutto o in parte, sono comunque riconoscibili delle realtà spaventose: lontananza
da Dio, tenebre, sofferenze e tormenti. (Leggi l'articolo della
registrazione delle voci dell'inferno).