GESÙ Dl NAZARET SAPEVA LEGGERE E SCRIVERE?
Nei Vangeli non se ne fa mai cenno, se non nel brano di
Giovanni sulla prostituta, allorché Gesù scrive per terra. Ma mi chiedo: Gesù
sapeva leggere e scrivere?
IVANO A. - MILANO
Allarghiamo
la domanda al “parlato” di Gesù.
Nella
Palestina del I secolo circolavano quattro lingue.
Il
latino era destinato ai documenti ufficiali dell’Impero romano (la sentenza di
condanna di Gesù è redatta anche in latino, come ricorda Giovanni 19,20).
C’era
poi il greco, conosciuto dalle alte classi ebraiche, mentre il popolosi
accontentava dell’indispensabile per comunicare coi “gentili”. Quindi, è
probabile che anche Cristo ne avesse una infarinatura.
L’ebraico
era la lingua della liturgia e dei testi o dei dibattiti più colti e lo si
imparava nelle scuole sinagogali.
La
lingua popolare, già dall’epoca successiva all’esilio babilonese (VI secolo a.C.), era l’aramaico: ben 26 parole di questa
lingua (che aveva diverse forme regionali) sono attribuite a Gesù dai Vangeli o
da fonti rabbiniche: si pensi ad abbà
(babbo), a Talità kum
(ragazza, alzati!), a effatà (sii
aperto!). Gesù, quindi, era in
pratica bilingue, parlando aramaico e usando l’ebraico in sede religiosa.
Ma
Gesù sapeva leggere e scrivere?
Ci
sono tre passi evangelici da verificare.
In
Giovanni 7,15 i giudei di Gerusalemme osservano: «Come mai costui
conosce le Scritture, senza avere studiato?».
Di
per sé la frase “conosce le Scritture” in greco (gràmmata
oiden) potrebbe
significare semplicemente “sa leggere”.
In
realtà, però, si tratta di un’accusa contro Gesù: di insegnare in pubblico,
senza aver frequentato la scuola di uno dei rabbì
importanti di allora. Quindi, la frase riguarda la Sua conoscenza biblica.
Gesù
aveva, dunque, un livello sorprendente di cultura teologica.
Che
Egli sapesse leggere appare chiaro da un testo di Luca (4,16-30): a Nazaret, di
sabato, Egli «si alza a leggere il rotolo del profeta Isaia, aprendolo al
passo dov’era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me». Al termine
Egli predicherà la Parola di Dio che susciterà una forte reazione tra i suoi
compaesani.
Cristo,
dunque, sapeva leggere.
Ma
riusciva anche a scrivere?
Le
due cose non sono necessariamente connesse perché spesso l’apprendimento nella
scuola sinagogale avveniva secondo un metodo orale, grazie alla fertile
capacità di memorizzare. Tuttavia la capacità di lettura ci orienta a una
soluzione positiva del quesito.
L’unico cenno, molto vago, alla capacità di scrivere lo si ha in Giovanni 8:6:
davanti all’adultera e ai suoi accusatori, Gesù «si era chinato e scriveva
in terra col dito».
Qui
si sono sprecate le ipotesi: c’è chi ha pensato alla ripresa di testi biblici
come Geremia 17:13 («quanti si allontanano dal Signore saranno scritti nella
polvere») o Esodo 23:1 («non prestare mano al colpevole per essere
testimone in favore di un’ingiustizia»); altri hanno ipotizzato
un’anticipazione delle Sue parole successive. Più probabile, però, che Cristo
tracciasse solo linee o lettere casuali in terra, come accade anche a noi
quando si ascolta qualcosa con distacco, prendendo le distanze. Non si avrebbe,
quindi, neppure qui una precisa e diretta attestazione su una capacità di
scrittura da parte del Gesù storico, capacità che rimane comunque piuttosto
probabile.
tratto (e liberamente adattato) da Famiglia Cristiana n.
22/2008, pag. 146