Affinché
l’evoluzione “da particelle a persone”
possa essere anche in minima parte plausibile, la terra dovrebbe per forza
avere miliardi di anni di età.
Spesso
chi fa domande sulla datazione col carbonio 14 (
E tanti
si chiedono com’è possibile inserire milioni di anni nel racconto storico della
Bibbia.
Per
poter inserire milioni di anni nella Bibbia, si dovrebbero accettare età
lunghissime per gli strati rocciosi che contengono fossili di animali che
morirono violentemente, dolorosamente o di malattie prima che comparisse un
essere umano.
Ma
I
cristiani prendono seriamente le parole di Gesù Cristo, visto che Egli fu
presente alla creazione.
Egli
disse: «Ma dall’inizio della creazione
Dio li creò uomo e donna» (Marco 10,6).
Questo
ha senso solamente se il tempo cominciò con la settimana della creazione
migliaia di anni fa, ma non ha nessun senso se invece l’uomo apparse dopo
miliardi di anni.
Esaminiamo
prima la datazione col carbonio, poi gli altri metodi di datazione.
Come funziona
l’orologio al carbonio
Lo
conosciamo come fuliggine e diamanti.
Il
carbonio si manifesta in varie forme, chiamate isotopi.
Una
forma rara ha atomi che pesano 14 volte gli atomi di idrogeno, chiamata
carbonio 14, o
Il
carbonio 14 risulta quando i raggi cosmici colpiscono dei neutroni,
allontanandoli dai nuclei atomici presenti nell’atmosfera alta. Questi
neutroni, muovendosi velocemente, si scontrano con azoto (14N) nell’atmosfera
più bassa, convertendolo in
Diversamente
dal carbonio comune (
Il
carbonio comune (
Perciò
il tuo corpo, una foglia di albero, oppure un pezzo di mobile di legno,
contengono carbonio.
Se
misuriamo quanti atomi di
Siccome
il
Gli
atomi di
Però,
non appena una pianta o un’animale muore, gli atomi di
Ovviamente,
questo vale solamente per cose che erano vive. Non può essere utilizzato nella
datazione delle rocce, per esempio.
Metà di
un campione di
Se la
quantità di
Ogni
cosa più vecchia di 50.000 anni non dovrebbe teoricamente contenere alcuna
quantità di
Ma non è così
semplice!
In primo luogo, le piante discriminano contro l’anidride di carbone che
contiene il
In secondo luogo, la proporzione 14C/12C nell’atmosfera non è rimasta
sempre costante. Per esempio, con la rivoluzione industriale, e con la
combustione di fossili che rilasciano nell’atmosfera tanta anidride carbonica
che manca di
Quindi
secondo la datazione carbonica, le cose che morirono in quel periodo sembrano
più vecchie. Poi ci fu un aumento di 14CO2 con l’inizio delle prove
atmosferiche delle bombe atomiche negli 1950. Perciò le cose morte in quel
periodo, quando sottoposte alla datazione, apparirebbero più giovani di quanto
non siano.
La
misurazione di
Prendono
più in considerazione i metodi che hanno a che vedere con avvenimenti storici.
Al di
fuori del campo della storia registrata, la calibratura dell’“orologio”
Altri fattori che
influenzano la datazione carbonica
Il
numero di raggi cosmici che penetrano l’atmosfera terrestre influenza quanto
La
quantità di raggi varia con l’attività solare e col passaggio della terra
attraverso nuvole magnetiche, mentre il sistema solare viaggia all’interno
della Via Lattea.
La
potenza del campo magnetico terrestre influenza pure la quantità di raggi
cosmici che entrano nell’atmosfera. Un campo più forte deflette più raggi
lontano dalla terra. Tutto sommato, l’energia del campo magnetico terrestre sta
diminuendo, quindi più
Nei
capitoli 6-9 della Genesi,
Diversi
popoli in tutto il mondo hanno racconti propri di questo grande diluvio.
Tale
diluvio universale avrebbe sconvolto l’equilibrio del carbonio, catturando
tanto carbonio in materiale organico sepolto, che poi diventò carbone,
petrolio, e gas metano.
La
ricrescita della vegetazione terrestre dopo il diluvio universale avrebbe
abbassato il livello di CO2 nell’atmosfera, aumentando la quantità di
Di
conseguenza, piante o animali del mondo antidiluviano probabilmente avevano
quantità bassissime di
Se
questo non venisse preso in considerazione nel fare i alcoli, la datazione carbonica
di fossili formati durante il diluvio produrrebbe “date” molto più antiche delle età reali.
I
ricercatori creazionisti hanno suggerito che le età di 35.000-40.000 anni
dovrebbero essere ricalcolate in accordo con la data
biblica del diluvio universale.
Tale ricalibrazione fa capire il perché di dati anomali della
datazione carbonica.
Per
esempio, le grandi discordanze tra le datazioni di diverse parti di una
carcassa di un bue muschiato congelata trovata in Alaska, USA, e un lentissimo
processo di accumulazione di pallottole di sterco del bradipo negli strati più “vecchi” (secondo le date
Inoltre,
siccome i vulcani emettono molto CO2 privo di
I
fossili formati nel periodo subito dopo il diluvio appariranno più vecchi di
quanto siano realmente.
Insomma
il metodo col carbonio 14 può dare risultati utili, se si considerano gli
effetti del diluvio universale, ma dovrebbe essere utilizzato con cura.
Non
fornisce datazioni di milioni di anni, e quando viene usato in modo
appropriato, non è in disaccordo col diluvio biblico.
Altri metodi di
datazione radiometrica
Ci sono
altri metodi di datazione radiometrica impiegati oggi per misurare le età delle
rocce in milioni e miliardi di anni. Queste tecniche, a differenza della
datazione carbonica, usano per la maggior parte concentrazioni relative di
prodotti “madre” e “figlia” nelle catene radioattive di
decadimento.
Ad
esempio, il potassio-40 diventa argo-40; l’uranio-238 diventa piombo-206 per
mezzo di altri elementi come il radio, ecc.
Queste
tecniche vengono applicate alle rocce ignee, che un tempo erano fuse.
Le
concentrazioni degli isotopi possono essere misurate accuratamente, però le
concentrazioni di isotopi non sono “date”.
Per
ottenere “età” da tali misurazioni,
si devono fare delle assunzioni non provabili, come:
1. Assumere che conosciamo le condizioni iniziali (ad esempio,
sappiamo quanto prodotto “figlia”
fosse presente all’inizio).
2. Assumere che i tempi di decadimento siano rimasti costanti
dall’inizio.
3. Assumere che nessun elemento “madre” o “figlia” sia
stato tolto o aggiunto.
Modelli nei dati
degli isotopi
C’è
molta evidenza che i sistemi di datazione radiometrica non siano tecniche
infallibili come tanti pensano, e che non possono misurare milioni di anni.
Però ci
sono cose che dobbiamo spiegare.
Per
esempio, le rocce scavate più in profondità tendono a sembrare più vecchie.
I
creazionisti sono d’accordo nell’affermare che le rocce più profonde in genere
sono più vecchie, ma non di milioni di anni.
Il
geologo John Woodmorappe,
in una critica sconvolgente della datazione radiometrica, indica che ci sono
altri modi importanti in cui le rocce cambiano, che non hanno a che fare col
decadimento radioattivo.
Datazioni “invalide”
Quando
una “datazione” ottenuta è diversa da
quella aspettata, i ricercatori sono pronti ad inventare scuse per rifiutare il
risultato.
L’applicazione
comune di questo ragionamento a posteriori dimostra che ci sono dei problemi
seri con la datazione radiometrica.
Woodmorappe cita
centinaia di esempi di scuse utilizzate per spiegare datazioni invalide.
Per
esempio, i ricercatori applicarono il ragionamento a posteriori alla datazione
dei fossili di Australopithecus ramidus.
La
maggior parte dei campioni di basalto più vicini allo strato che contiene i
fossili fornisce datazioni di circa 23 Ma (Mega annum = milioni di anni), usando il metodo argon-argon. Gli
autori decisero che era “troppo vecchio”,
secondo le loro opinioni riguardo l'appartenenza di tali fossili all’interno
del panorama evolutivo. Così esaminarono campioni di basalto più lontano dai
fossili e scelsero 17 su 26 esempi, per ottenere un’età molto più accettabile
di 4,4 Ma. I nove campioni rimasti fornirono età molto più vecchie, ma gli
autori decisero che fossero contaminati, e perciò li scartarono.
È così
che funziona la datazione radiometrica. È guidata dalle teorie preesistenti
delle età lunghe, che pervadono la scienza di oggi.
Esiste
una storia simile riguardo la datazione del teschio di primato, conosciuto come
KNM-ER 1470.
Cominciò
con una datazione di 212 – 230 Ma, che, secondo i fossili, fallì il bersaglio
(in accordo col preconcetto che gli esseri umani “non esistevano allora”).
Furono
fatti altri tentativi di datare le rocce vulcaniche della zona.
Dopo
alcuni anni arrivarono ad una data di 2,9 Ma, mettendosi così in accordo con
altri studi diversi (benché gli studi implicassero una selezione fra i
risultati “buoni” e quelli “cattivi” proprio come nel caso dell’A.
ramidus sopracitato).
Comunque,
idee preconcette dell’evoluzione umana non potevano accettare che un teschio
come 1470 fosse “così vecchio”.
Uno
studio di fossili di maiali convinse la maggior parte degli antropologi che il
teschio fosse molto più giovane.
Dopo
che tale conclusione fu generalmente accettata, nuovi studi delle rocce hanno
abbassato ulteriormente l’età a circa 1,9 Ma, e di nuovo parecchi studi “confermarono” questa data.
Così è
il “gioco della datazione”.
Stiamo
forse suggerendo che gli evoluzionisti siano disonesti?
No.
Stiamo
dicendo che le osservazioni fatte vengono adattate al paradigma prevalente.
Questo paradigma (o sistema di credenze) di evoluzione “da molecole a uomo” attraverso eoni di tempo,
è creduto con tanta veemenza che non viene messo in questione, è considerato
invece un fatto. Quindi ogni osservazione deve adattarsi al paradigma per
forza.
I
ricercatori, che vengono considerati dall’occhio pubblico come scienziati
imparziali, scelgono inconsapevolmente le osservazioni che si adattano al
sistema di credenze di base.
Dov’è la mia
macchina del tempo?
Il
passato non è sottoponibile a normali sperimentazioni scientifiche, cioè a
prove ripetibili nel presente.
Uno
scienziato non può sperimentare con eventi che sono successi nel passato.
Gli
scienziati non misurano l’età delle rocce, misurano le concentrazioni di
isotopi, e questi vengono misurati con estrema esattezza. Però “l’età” viene calcolata studiando le
concentrazioni degli isotopi, facendo assunzioni riguardo il passato che non
possono essere provate.
Dovremmo
ricordare l’ammonimento di Dio a Giobbe, «Dov'eri
tu quando Io gettavo le fondamenta della terra?» (Giobbe 38:4)
I ricercatori del passato raccolgono
informazioni nel presente, per ricostruire storie sul passato.
Il tipo
di prove utilizzate per tali storie sembra essere molto inferiore rispetto a
quello richiesto per studi nelle scienze empiriche, come la fisica, la chimica,
la biologia molecolare, la fisiologia, ecc.
Williams,
esperto sul destino ambientale di elementi radioattivi, ha identificato ben 17
errori nella datazione isotopica riportata in tre studi famosi, in cui viene
presupposto che l’età della terra sia di 4,6 miliardi di anni.
John Woodmorappe ha formulato forse la più notevole critica
incisiva di questi metodi di datazione. Mette in mostra centinaia di miti che
si sono sviluppati intorno alle tecniche, dimostrando che le poche date “buone” rimaste dopo la filtrazione delle
date “cattive” possono essere spiegate
facilmente come coincidenze fortunate.
Mettendo alla
prova i metodi della datazione radiometrica
Se le
tecniche di datazione fossero davvero mezzi obiettivi per determinare le età
delle rocce, dovrebbero funzionare anche quando conosciamo la vera età di una
roccia.
Inoltre,
diverse tecniche dovrebbero essere sempre in accordo tra di loro.
I metodi
dovrebbero funzionare con cose di età conosciute
Ci sono
tanti esempi in cui i metodi di datazione danno “date” sbagliate per rocce di età conosciuta. Un esempio ne è la “datazione” potassio-argon di cinque
colate laviche storiche di andesite del Monte Nguaruhoe in Nuova Zelanda. Benché una colata lavica sia
occorsa nel 1949, tre in 1954 e una in 1975, le “date” andavano da meno di 0,27 fino a 3,5 Ma.
Di nuovo,
si può sostenere che l’argon “in eccesso”
del magma venne trattenuto nella roccia quando questa si solidificò.
La
letteratura scientifica secolare elenca tanti esempi di argon in eccesso
dandoci date di milioni di anni in rocce di età conosciuta.
Sembra
che questo argon in eccesso provenga dal mantello superiore, sotto la crosta
della terra. Questo è compatibile con un mondo giovane—l’argon non ha avuto
abbastanza tempo per scappare.
Se
l’argon in eccesso può produrre date esagerate per rocce di età conosciuta,
perché dovremmo fidarci del metodo per rocce di età sconosciuta?
Altre
tecniche, come l’uso degli isocroni (isotopi degli elementi “madri”) richiedono diverse assunzioni
circa le condizioni iniziali, ma la consapevolezza che tali tecniche “infallibili” possono anche dare date
sbagliate sta crescendo.
Il
geologo Dr Steve Austin ha
studiato campioni di basalto degli strati alla base del Grand
Canyon, USA, e della lava che si rovesciò sul bordo del canyon. Secondo calcoli
evolutivi, quell’ultima dovrebbe avere un miliardo di
anni in meno del basalto sul fondo.
Laboratori
hanno analizzato gli isotopi.
Una
tecnica standard usando gli isocroni ha suggerito che la colata lavica più
recente avesse 270 Ma in più dei basalti al di sotto del Grand
Canyon, cosa impossibile.
Le diverse
tecniche dovrebbero essere in accordo tra di loro
Se i
metodi di datazione fossero imparziali e affidabili per determinare le età,
dovrebbero essere sempre in accordo tra di loro.
Se un
chimico misurasse la quantità di zucchero nel sangue, tutti i metodi validi che
impiegasse dovrebbero dare gli stessi risultati (dentro i limiti dell’errore
sperimentale).
Però
spesso con la datazione radiometrica le diverse tecniche danno risultati del
tutto diversi.
Nello
studio delle rocce del Grand Canyon di Austin, diverse tecniche hanno dato diversi risultati.
Quattro
diverse tecniche hanno dato età diverse da 10.000 anni fino a 2,6 miliardi di
anni per la stessa roccia.
Di
nuovo, si possono offrire diverse ragioni per le date “sbagliate”, ma questo è
un ragionamento a posteriori.
Tecniche che danno risultati che vengono
ignorati solo perché non sono d’accordo con ciò che è già stato deciso, non
possono essere considerate imparziali.
In
Australia, del legno trovato nel basalto fu chiaramente sepolto nella colata
lavica che formò il basalto, come si vede dalle parti bruciate.
Il
legno fu “datato” usando l’analisi
del radiocarbonio a 45.000 anni, ma il basalto fu “datato” col metodo potassio-argon a 45 milioni di anni!
Lo
studio della quantità isotopica dei cristalli di uraninite dei depositi di Koongarra nel Territorio Settentrionale dell’Australia
diede età di 841-140 Ma, usando il metodo piombo-piombo isocronico.
Questo
è in contraddizione con l’età di 1.550-1.650 Ma ottenute usando altre
misurazioni degli isotopi, ed età di 275,61,0, 0, e 0 Ma derivate dallo studio
dei quantitativi di torio/piombo in cinque granelli di uraninite.
Questi
ultimi dati sono significativi, perché le datazioni derivate dal torio
dovrebbero in teoria essere più accurate, dal momento che il torio è meno
mobile dell’uranio da cui derivano gli isotopi del piombo nel sistema
piombo/piombo.
C’è QUALCOSA CHE
NON VA
La
datazione carbonica tante volte imbarazza gli evoluzionisti, dando età che sono
molto più giovani di quelle che loro si aspetterebbero.
Un
campione più vecchio di 50.000 anni non dovrebbe avere abbastanza
I
laboratori che misurano
Invece
non lo è.
Non è
mai stata trovato un esemplare di carbone che mancasse completamente di
Legno
fossilizzato trovato nelle rocce che si suppone abbiano 250 Ma conteneva ancora
Recentemente,
un campione di legno trovato in roccia che si suppone abbia 230 milioni di
anni, ha dato una datazione
I
controlli hanno dimostrato che la datazione
È un
mistero irrisolto per gli evoluzionisti il perché il carbone contiene 14C e
perché il legno che si suppone abbia milioni di anni potesse essere datato col
metodo
Le rocce non sono
così vecchie
È
abbondante l’evidenza che gli strati rocciosi non rappresentino periodi enormi
di tempo. Per esempio, la enorme formazione arenaria “Coconino” del Grand
Canyon è spessa più di 100m e si estende più di 250.000km quadrati. La
struttura grandissima della forma “a dune”
dimostra che tutto fu depositato in acqua profonda che scorreva velocemente, in
alcuni giorni. Altri strati nel Grand Canyon indicano
che furono anch’essi depositati rapidamente, senza interruzioni sostanziali tra
i vari strati. Infatti la serie intera degli strati del Grand
Canyon è piegata al “Kaibab Upwarp”, in
certi punti piegata radicalmente, e senza crepe. Ciò indica che gli strati, che
si suppone rappresentino 300 milioni di anni, non erano ancora induriti quando
si piegarono, il che è in armonia con la rapida deposizione degli strati
durante il diluvio universale di cui parla la Genesi.
Altre
evidenze a favore di più brevi periodi di tempo e la formazione rapida degli
strati rocciosi sono:
·
Fossili “polistrati”, cioè
tronchi d’albero per esempio, che attraversano diversi strati, che dovrebbero
rappresentare milioni di anni (sono comuni nei depositi carboniferi),
dimostrano che gli strati dovettero essere depositati in rapida successione,
altrimenti le parti più alte degli alberi sarebbero marcite.
·
Particolari delicati
nelle superfici degli strati sottostanti, come increspature preservate ed
impronte di piedi, indicano che non ci fu distanza di tempo tra la collocazione
di uno strato e quello successivo.
·
La mancanza di strati
di suolo fossilizzato dentro gli strati rocciosi indica la mancanza di lunghi
periodi di tempo tra l’uno e l’altro.
·
La mancanza di
evidenza di erosione negli strati e tra gli strati (un’interruzione lunga
avrebbe portato alla produzione di canali nello strato esposto all’azione del
vento o dell’acqua).
·
Presenza limitata di
interruzioni distinte tra gli strati (discordanze). Quando non c’è
un’interruzione nelle rocce dello stesso strato in altri luoghi, dimostra che
qualsiasi interruzione fu localizzata e di durata breve.
·
Dighe e condotti
clastici, nei quali una miscela di sabbia ed acqua si è infilata attraverso gli
strati sovrastanti, partendo da una base di sabbia sottostante che ovviamente
non ha avuto il tempo per solidificarsi, ma che si suppone abbia milioni di
anni in più degli strati soprastanti.
I libri
dei geologi Morris e Austin
forniscono ulteriori esempi.
È
ritenuto che anche l’Uluru (la roccia di Ayres) in Australia centrale si sia formato lentamente
attraverso milioni di anni, ma la struttura della roccia dimostra che deve
essersi formato rapidamente e uno dei suoi maggiori componenti minerali (il
feldspato) non avrebbe potuto durare cosi a lungo.
Anche i
“fossili viventi” sfidano le cosiddette
centinaia di milioni di anni della storia della terra. Per esempio fossili di
stelle di mare, di meduse, dei brachiopodi, di vongole e di lumache, datate
dagli evoluzionisti come aventi 530 milioni di anni, sono uguali a quelli
esistenti oggi.
Le
cellule rosse del sangue e l’emoglobina sono state trovate nelle ossa di
dinosauri. Ma queste non sarebbero potute durare più di qualche migliaia di
anni, e certamente non i 65 milioni di anni da quando, secondo gli
evoluzionisti, gli ultimi dinosauri sarebbero morti.
Migliaia, non
milioni?
Ci sono
tante indicazioni che la terra sia molto più giovane di quanto si sia
comunemente creduto, come:
·
Il campo magnetico
della terra si sta deteriorando così velocemente, che sembra abbia meno di 10.000
anni. Inversioni rapide durante l’anno del diluvio e fluttuazioni subito dopo
avrebbero causato una diminuzione ancora più veloce del campo di energia.
·
Il decadimento
radioattivo rilascia elio nell’atmosfera, però poco scappa completamente. Il
totale di elio nell’atmosfera è solo 1/2000 di quello che ci si aspetterebbe se
l’atmosfera avesse miliardi di anni. L’elio scappò dalle rocce all’inizio, e
questo accadde velocemente, eppure alcune rocce ancora contengono tanto elio
che non ha avuto tempo di scappare- certamente non miliardi di anni.
·
Una supernova è
un’esplosione di una stella compatta. L’esplosione è così luminosa che per un
po' brilla più del resto della galassia. I resti della supernova (che si
chiamano SNR) dovrebbero continuare ad espandersi per centinaia di migliaia di
anni, secondo equazioni fisiche. Eppure non ci sono SNR molto estesi e molto
vecchi (fase 3) e solo alcuni che sono moderatamente vecchi (Fase 2) nella
nostra galassia,
·
La luna si allontana
dalla terra 4 cm all’anno e questa velocità sarebbe stata anche più grande nel
passato. Ma anche se la luna fosse stata a contatto con la terra prima di
cominciare ad allontanarsi, ci sarebbero voluti solo 1,37 miliardi di anni per
raggiungere la sua distanza attuale. Questa sarebbe l’età massima della luna,
non l’età reale, che però sarebbe comunque troppo giovane per gli
evoluzionisti, i quali affermano che la luna ha 4,6 miliardi di anni. Sarebbe
anche molto più giovane delle “datazioni”
radiometriche assegnate alle rocce lunari.
·
Il sale entra nel mare
molto più velocemente di quanto ne esca. Il mare non contiene una quantità
sufficiente di sale per affermare che questo processo stia accadendo da
miliardi di anni. Anche dando spazio alle assunzioni degli evoluzionisti, i
mari non possono avere più di 62 Ma, molto più giovani dei miliardi di anni che
loro affermano.
Né
creazionisti né evoluzionisti possono provare l’età della terra usando un
metodo scientifico in particolare.
Tutte
le teorie scientifiche sono approssimative perché non abbiamo tutti i dati,
specialmente per quanto riguarda il passato. Questo vale sia per argomenti
scientifici creazionisti sia evoluzionisti, gli evoluzionisti hanno dovuto
abbandonare tante “prove” per
l’evoluzione, proprio come i creazionisti hanno dovuto modificare i loro
argomenti.
I
creazionisti capiscono le limitazioni dei metodi di datazione meglio degli
evoluzionisti che dicono che possono usare processi osservati nel presente per “provare” che la terra ha miliardi di
anni.
In
realtà, tutti i metodi di datazione, inclusi quelli che indicano una terra
giovane, dipendono da assunzioni non provabili.
Infine
i creazionisti datano la terra usando la cronologia biblica, perché credono che
sia un racconto accurato della storia, che porta in se l’evidenza che è la
parola di Dio.
COSA SIGNIFICANO
I DATI ALLORA?
Allora,
cosa significano le date di milioni di anni, se non sono vere età? Vale a dire,
quali processi producono gli isotopi, dal momento che il decadimento
radioattivo è una spiegazione inadeguata?
Per
rispondere alla domanda è necessario esaminare con cura i risultati delle varie
tecniche di datazione, le interpretazioni dei risultati, e le assunzioni alla
base di tali interpretazioni.
Si
credeva che la tecnica di datazione usando gli isocroni fosse infallibile
perché sembrava soddisfare le assunzioni fatte riguardo le condizioni iniziali
e i sistemi chiusi.
Però
non è cosi.
Il
geologo Dr Andrew Snelling
lavorò sulla “datazione” dei depositi
Koongara di uranio nel Territorio del Nord in
Australia, usando principalmente il metodo uranio-torio-piombo
(U-T-Pb). Scoprì che anche campioni di suolo
prelevati da zone molto sottoposte alle intemperie, cioè da sistemi che non
sono per niente chiusi, davano linee isocroniche (sul grafico) apparentemente
valide di “età” fino a 1.445 Ma.
Tali “isocroni falsi” sono così comuni, che si
è resa necessaria l’invenzione di una terminologia intera per descriverli, come
isocrono apparente, isocrono mantello, pseudoisocrono,
isocrono secondario, isocrono ereditato, isocrono eruttato, e isocrono
mescolante.
Zheng scrisse: “...alcune delle assunzioni di base del metodo
isocronico Rb-Sr [rubidio-stronzio] convenzionale devono essere modificate e un
isocrone osservato non fornisce necessariamente informazioni di età valide per
un sistema geologico, anche se si possono modificare i risultati mettendo
87Sr/86Sr contro 87Rb/86Sr. Questo problema non può essere ignorato,
specialmente quando valutiamo la scala di tempo numerica. Domande simili
sorgono anche nell’applicazione dei metodi isocronici Sm-Nd
[samario-neodimio] e U-Pb
[uranio-piombo].
Si possono
anche ottenere linee rette in grafici che mostrano certe proporzioni di
elementi radioattivi, così dimostrando che il decadimento radioattivo non è
necessariamente la causa di tali proporzioni.
Chiaramente
ci sono altri fattori, oltre l’età, che sono responsabili delle linee rette
ottenute dalle rappresentazioni grafiche delle proporzioni isotopiche.
Di
nuovo, l’unico modo per sapere se un isocrono è “buono” è confrontando il risultato ottenuto con ciò che si crede
già.
Un
altro metodo attualmente popolare è la tecnica che misura la concordanza
uranio-piombo. Questa combina in modo efficace le due serie del decadimento
uranio-piombo in un diagramma. I risultati che cadono sulla curva hanno la
stessa età secondo le due serie di piombo e quindi sono chiamati “concordanti”. Però i risultati dagli
zirconi ad esempio cadono generalmente fuori dalla curva e sono chiamati
discordanti.
Quindi
numerose storie sono state inventate per spiegare tali dati.
Però
tali tentativi di spiegazione non possono essere considerati come scienza
obiettiva e confermare una terra vecchia perché, di nuovo, le storie vengono
valutate a seconda di quanto siano in accordo o meno con le teorie che
affermano che la terra sia vecchia.
Snelling ha
suggerito che lo smistamento degli elementi nello stato di liquefazione nel
mantello terrestre possa essere un fattore significativo nello spiegare le
proporzioni delle concentrazioni isotopiche che vengono interpretate come età.
Sin dal
1966, Melvin Cook,
professore di metallurgia all’università dello Utah, Stati Uniti, e candidato
al premio Nobel, presentò evidenza che le proporzioni degli isotopi di piombo,
per esempio, potessero essere influenzate da alterazioni provocate non solo dal
decadimento radioattivo, ma da altri fattori.
Cook notò che, nei
minerali grezzi dalla miniera Katanga, per esempio,
c’era un’abbondanza di piombo-208, un isotopo stabile, ma erano privi di
torio-232 come fonte di piombo-208.
Il
torio ha un tempo di dimezzamento lungo (cioè decade molto lentamente) e non
scompare facilmente da una roccia, quindi se il piombo-208 fosse provenuto dal
decadimento di torio, dovrebbe esserci rimasto del torio.
Le
concentrazioni di piombo-206, piombo-207 e piombo-208 suggeriscono che il
piombo-208 risultò dalla conversione, tramite la cattura di neutroni, del
piombo-
Quando
le concentrazioni degli isotopi vengono modificate in accordo con tali
conversioni, le età calcolate calano da 600 Ma ad un tempo recente.
Altri
esemplari di minerali grezzi sembrarono fornire evidenze simili.
Cook riconobbe che,
secondo le nozioni preesistenti della fisica nucleare, tale conversione sotto
condizioni normali non poteva essere spiegata, ma egli provò che invece è
accaduta, suggerendo anche come.
I radioaloni “orfani”
Le
particelle radioattive, decadendo nella roccia solida, causano anelli sferici
che danneggiano la struttura cristallina attorno.
Un
granello di elemento radioattivo, come l’uranio-238 per esempio, lascerà un
anello sferico scolorito di raggio tipicamente diverso per ogni elemento
prodotto nella catena di decadimento radioattivo in piombo-206.
Questi
anelli, chiamati radioaloni, sono visibili al
microscopio.
Il
geofisico Dr Robert Gentry
ha fatto tanti anni di ricerca sui radioaloni,
pubblicando molti studi nei giornali scientifici più notevoli.
Quando
tutti gli anelli possibili sono presenti, un radioalone
è chiamato “maturo”.
Alcuni
prodotti di decadimento intermediari, come gli isotopi di polonio, hanno tempi
di dimezzamento brevissimi (cioè dimezzamento di soli 3 minuti. Curiosamente,
anelli prodotti dal decadono velocemente). Per esempio, il 218Po ha un tempo di
decadimento di polonio si trovano spesso incastrati nei cristalli senza aloni
di uranio “madri”.
Il
polonio deve entrare nella roccia prima che questa si solidifichi, ma non può
derivare da un granello di uranio nella roccia solida, altrimenti ci sarebbe un
alone di uranio, assumendo che l’uranio sia decaduto lentamente, come succede
oggi. O il polonio fu creato, o è primordiale (non derivato dall’ uranio), o ci
sono stati cambiamenti radicali nelle velocità di decadimento nel passato.
Il
processo che portò alla formazione degli aloni potrebbe anche aiutarci a capire
la datazione radiometrica.
Anomalie nei
cristalli di rocce profonde
Gentry ha anche
indicato che la quantità di elio e piombo rimasta negli zirconi dei fori
profondi non è compatibile con un’età evolutiva di 1.500 Ma delle rocce
granitiche in cui sono trovati.
La
quantità di piombo può essere compatibile con l’indice di decadimento durante
milioni di anni, ma si sarebbe diffusa al di fuori dei cristalli in quel
periodo.
La
quantità di elio negli zirconi provenienti da rocce calde è più in sintonia con
una terra giovane.
I
risultati piombo ed elio suggeriscono che gli indici di decadimento radioattivo
possano essere stati molto più elevati nel passato recente.
Abbiamo
misurato gli indici di decadimento per solo 100 anni, così non possiamo essere
sicuri che siano rimasti costanti durante i cosiddetti miliardi di anni.
Recenti
ricerche di laboratorio hanno dimostrato che l’indice di decadimento beta fu
accelerato di un miliardo di volte quando gli elettroni venivano tolti dagli
atomi.
I
fisici nucleari Dr Eugene Chaffin
e Dr Russell Humphreys
suggeriscono che gli indici di decadimento nucleare accellerarono
molto durante la settimana della Creazione e probabilmente durante l’anno del
diluvio universale. Lo affermano teoricamente applicando le meccaniche
quantistiche e l’effetto dell’espansione dell’universo, ed dalla quantità di elio
ancora rimasta nei minerali, e dai maturi radioaloni
di uranio e la loro mancanza nelle strate “fanerozoiche”
(rocce con un’abbondanza di fossili).
Questo
farebbe sì che tutto sembri più vecchio di quanto sia veramente, quando si
applicano le attuali velocità di decadimento alla datazione.
Lo
stesso fattore che ha causato indici di decadimento così elevati sarebbe anche
stato responsabile delle conversioni di isotopi di piombo notate da Cook (sopra).
CONCLUSIONI
Infine,
i Creazionisti datano
Lo
fanno perché credono che
E
questa storia è in accordo con tanti dati.
È
importante capire che non esiste un metodo scientifico per misurare direttamente
l’età di una cosa.
Tutti i
sistemi di datazione sono fondati su assunzioni non provabili.
L’evidenza
suggerisce che c’è qualcosa di decisamente sbagliato con le assunzioni sulle
quali si basa la datazione radiometrica.
Non
abbiamo tutte le risposte, ma abbiamo la testimonianza sicura della Parola di
Dio della vera storia del mondo.
Tratto dal sito: http://www.answersingenesis.org/italian/gospel.asp