La passione di Cristo

 

Sommerso dai fiumi di parole dette e scritte sul film di Mel Gibson, provo una certa reticenza a pormi, insieme a tanti, sul seggio del critico opinionista.  Lascio quindi da parte le questioni relative all'esplicita violenza, al presunto anti-semitismo (a dire la verità c'era più "anti-romanismo" se la brutalità è il metro di misura) o alla fedeltà ai dettagli evangelici e storici degli eventi del tipo "chiodi-nei-palmi o chiodi-nei-polsi", e parlo da semplice spettatore.

Mi è piaciuto?

E' la solita domanda, ma con questo film è una domanda che in qualche modo stona, così come stonava il silenzio surreale in sala e la sensazione che il pubblico non volesse andare via, inchiodato alle poltrone a guardare i titoli di coda. 

Come fa a "piacere", mi chiedo, un film che narra questo tipo di vicenda?

Piaceva la musica, il suono dell'aramaico misto con il latino, la recitazione, le sceneggiature... ma questi erano semplici mezzi, usati con maestria per raccontarmi una storia che non può piacere.

No, non mi piace la storia della passione.

Non può piacere una storia che parla di supplizio, perché vorrei che la sofferenza non ci fosse.

Non può piacere una storia che parla di ingiustizia, perché vorrei vivere in un mondo giusto.

Non può piacere una storia che parla della brutalità che può esserci nell'animo umano, perché mi ricorda che potrebbe coinvolgermi rendendomi vittima oppure, per qualche strano risvolto della storia, trasformarmi in carnefice del mio prossimo.

Nella storia della passione è tutto sbagliato. I giusti non dovrebbero soffrire. I cattivi non dovrebbero vincere. Chi è amico non dovrebbe tradire. Chi ha la verità non dovrebbe stare in silenzio e chi ha il potere dovrebbe usarlo per scendere dalla croce e vendicarsi sui suoi aguzzini.

La storia della passione non può piacere in quanto storia fine a sé stessa.

Il film, in quanto film, è repellente. Ma la storia (e il film che la narra) è un mezzo. La passione di Cristo è il mezzo che serve ad un fine, e quel fine redime la storia.  Mentre Gesù incespica su per le vie di Gerusalemme sotto il peso della croce e le frustate romane, proprio nel mezzo della passione, ricorda a Maria (che lo abbia detto o meno in quel contesto poco importa) il fine: "Ecco io sto per fare ogni cosa nuova". 

Le cose nuove, ecco il fine della passione: il fondo toccato per risalire a vette altrimenti inaccessibili.

La Morte piena per creare una Vita piena.

Nei supplizi, una gioia posta davanti agli occhi per spingere l'Uomo a trascinarsi sul Golgota per poi salire, volontariamente, sulla croce.

Non ce l'hanno messo Gesù sulla croce, ci è salito Lui.

E' stato trafitto per le nostre iniquità, e il castigo per cui abbiamo pace, è stato preso da Lui.

Grazie allora.

Grazie per una storia orribile.

Grazie di averci fatto ricordare la Storia.

Grazie per quei salti dal chiaro allo scuro, composti di vicende e parole dette prima della passione e riviste durante la passione. Questi salti ci hanno rammentato l'assoluta intenzionalità del piano della redenzione.

Non sono stati gli Ebrei.

Non sono stati i Romani.

E' stato Gesù a volere la passione.

Grazie anche per le domande che sono sorte in noi. Possiamo infatti capire la morte di Gesù nella dottrina dell'espiazione, ma ciò che ci è difficile capire è il contorno così atroce a quella morte.

Perché non avere un'espiazione incruenta?

Era necessaria una morte atroce per redimere l'umanità?

Non era sufficiente "solo" la morte?

Perché non semplicemente un sacrificio veloce come quello prospettato per il giovane Isacco su quello stesso monte secoli prima?

Perché non un misericordioso taglio alla gola come quello che sacrifica l'agnello pasquale?

Perché tutta la passione?

Perché le percosse, la flagellazione, le spine, i chiodi e tutto quel sangue per tutte quelle ore?

E' stato per dare un esempio di sopportazione e di tenacia?

E' stato per provvedere un modello di arduo perdono?

E' stato per creare una vetrina brutale che avrebbe rincuorato i credenti perseguitati nei secoli? 

Non lo so.

Forse la passione è stato un modo di rimarcare, proprio nella lunghezza e nella profondità della passione, l'incommensurabile amore di Colui che è venuto per noi.

Forse la passione mostra la passione che Dio ha nel Suo amore per noi.

Forse la passione è un richiamo a vivere con maggiore passione la nostra vita di obbedienza a Dio.

Forse la passione serve semplicemente a uscire dalla sterilità dei dogmi morti per vedere e, nel vederla sentirla nascere in noi, la passione.

 

Marvin Oxenham


I commenti di alcuni membri del personale dell'IBEI

 

·     Dopo aver visto il film in persona, apprezzo il tentativo sincero di Mel Gibson di rappresentare con realismo i fatti storici delle sofferenze di Cristo. Mi ha però colpito il fatto di quanto sia limitato un film del genere.  Per recitare gli avvenimenti in modo completo infatti, si è obbligati ad immedesimarsi nei fatti biblici per potere interpretarli e poi leggere "fra le righe" del Nuovo Testamento per riempire i dettagli secondari e di sostegno. In questa ricostruzione storica, essenziale per la natura del film, la capacità anche del miglior regista è limitata e i nostri risultati sono sempre soggetti a discussione.  Più limitata ancora, è la nostra capacità nel rappresentare la dimensione spirituale e soprannaturale che stanno oltre i limiti dei nostri sensi.  Per quanto Mel Gibson abbia rappresentato in modo grafico e realistico le sofferenze fisiche di Cristo nella Sua passione, poteva solo accennare alla sofferenza spirituale maggiore di aver portato sulla Sua persona tutti i nostri peccati e di essere stato separato dal Padre.  Apprezzando ciò che il film riesce a mettere in chiaro e tenendo conto delle sue limitazioni, sono contento per l'occasione che presenta per riflettere e discutere.              (Paul Currin)

·     Oggi ho avuto una bella esperienza di comunione prima ad attorno ad un tavolo (per una riunione locale dell'Alleanza Evangelica Italiana)...  abbiamo parlato anche del film "La Passione di Cristo" e del bisogno di evangelizzare coloro che lo andranno a vedere. Bisogna battere il ferro mentre è caldo. Cosa dire del film? Il fratello Stefano l'ha visto circa un mese fa ed io l'ho visto ieri sera... Certo, è sin troppo agiografico nei confronti di Maria, madre di Gesù e i riferimenti a Giuda Iscariota, e alla cronologia degli eventi inerenti al tradimento da parte sua, non risultano precisi. Detto questo però, bisogna dire che il film è stato fatto da un cattolico romano non italiano che pur avendo i suoi limiti prende sul serio le Sacre Scritture e sembra rendersi conto davvero del fatto che Gesù è morto per lui. I riferimenti, nei sottotitoli, ad Isaia 53:5, al brano di Giovanni 10 dove Gesù dice che ha dato la Sua vita per le pecore, e così via... sono molto significativi e possono far sorgere delle domande nelle menti e nei cuori di coloro che guardano il film. Quindi, il film NON è evangelistico ma può risultare utile come strumento pre-evangelisico, purché accompagnato da uno scritto evangelistico prodotto in ambito evangelico. (Andrea Diprose)

·     Dietro la passione.  Dopo aver visto La Passione di Cristo, viene naturale chiedersi il perché di una morte così violenta. Anche perché Gesù aveva detto di avere a Suo comando dodici legioni di angeli e che nessuno poteva togliergli la vita. Da una famosa preghiera della prima chiesa cristiana, conservata in uno scritto di Luca, risulta che la causa della morte di Gesù non vada ricercata negli eventi immediati: Gli uomini (nella preghiera vengono elencati Erode, Ponzio Pilato, le nazioni e il popolo d’Israele) si erano radunati per fare ciò che Dio voleva, secondo un piano preordinato (Atti degli Apostoli). Possibile che il vero colpevole sia Dio? San Pietro lo conferma e spiega anche il motivo: “Cristo ha sofferto una volta per i peccati, Lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio” (1 Pietro).  L’aveva detto Giovanni il battista quando vide Gesù venirgli incontro. Ispirandosi al sacrificio dell’agnello pasquale, disse di Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (Vangelo di Giovanni). Dio Padre voleva la morte di Gesù per poterci perdonare i nostri peccati. Quindi erano i nostri peccati a rendere necessaria la morte di Gesù. Messi di fronte a questa realtà, ognuno di noi dovrebbe riconoscere: «Egli morì per la mia salvezza»!  “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” - Vangelo di Giovanni.            (Rinaldo Diprose)