Che
cosa dice la Bibbia
sul
Limbo?
“E com'era già presso la città, alla
scesa del monte degli Ulivi, tutta la moltitudine dei discepoli cominciò con
allegrezza a lodare Iddio a gran voce per tutte le opere potenti che aveano
vedute, dicendo: Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo
e gloria ne' luoghi altissimi! E alcuni de' Farisei di tra la folla gli
dissero: Maestro, sgrida i tuoi discepoli! Ed egli, rispondendo, disse: Io vi
dico che se costoro si tacciono, le pietre grideranno” (Luca
19:37-40).
Sapere che l’insegnamento ingannevole
del Limbo è stato abolito deve allarmare le coscienze, per non incorrere più
nell’errore di accettare una credenza soltanto per il fatto che degli esperti
di religione ne hanno parlato.
Strano ma vero, la Bibbia non menziona mai il Limbo!
Gli esperti religiosi si sono rifatti unicamente ad una citazione
del IV canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, per
insegnare questa presunta verità biblica
ed indurre ad una falsa credenza popolare.
Gli uomini, infatti, per oltre settecento anni, quindi sin
dall’inizio del Trecento, hanno accettato l’invenzione teologica del Limbo e
creduto che fosse una sorta di prigione riservata a quanti non possedevano le
credenziali per godere della visione beatifica di Dio e fossero stati
condannati a dimorarvi ad
aeternum.
Questi “tecnici della
religione” avevano concluso che nel Limbo vi fossero stati internati due
specifiche classi di persone.
Innanzitutto i bambini morti con il solo “peccato originale”. Sono i pargoli innocenti che non hanno avuto il
tempo di peccare, ma neppure il privilegio di avere genitori tanto saggi da
ordinare che fosse loro amministrato il battesimo in acqua per “essere
liberati dalla colpa di
Adamo”.
In nessun versetto della Sacra Scrittura s’insegna che un
discendente di Adamo nasce con il “peccato
originale”, perché l’uomo non è responsabile del peccato dei suoi
progenitori: “L’anima
che pecca è quella che morrà, il figliuolo non porterà l’iniquità del padre, e
il padre non porterà l’iniquità del figliuolo, la giustizia del giusto sarà sul
giusto, l’empietà dell’empio sarà sull’empio” (Ezechiele
18:20).
Il peccare di Adamo, invece, ha compromesso la natura spirituale
di tutti i suoi discendenti, i quali sono così predisposti alla trasgressione
ed alla disubbidienza alla volontà di Dio: “Perciò, siccome per mezzo d’un sol uomo [Adamo - N.d.A.] il peccato è entrato nel mondo,
e per mezzo del peccato v’è entrata la morte, e in questo modo la morte è passata
su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato… la morte regnò, da Adamo fino
a Mosè, anche su quelli che non avean peccato con una trasgressione simile a
quella d’Adamo” (Romani 5:12, 14).
È in questo senso che tutti abbiamo peccato (Romani
3:23).
In secondo luogo, nel Limbo sarebbero state internate anche le
anime dei padri dell’Antico Testamento, che, seppure provvisoriamente, vi
avevano soggiornato fino alla risurrezione di Cristo.
La Scrittura insegna, invece, che i giusti vissuti e dipartiti
prima della venuta di Gesù, risiedevano nella sezione del soggiorno dei morti
denominata “Seno
d’Abramo” (Salmo 88:3), un luogo di consolazione e di comunione con quanti condividevano la
fede di Abramo ed aspettavano il Salvatore (Luca 16:25). Questo luogo non era come il Limbo,
dove si pensava che la sofferenza si concretizzasse nel desiderio inappagabile
di vedere Dio.
Sapere che l’insegnamento ingannevole del Limbo è stato abolito
deve comunque allarmare le coscienze, per non incorrere più nell’errore di
accettare una credenza soltanto per il fatto che degli esperti di religione ne
hanno parlato. Rivolgiamoci, invece, personalmente alla Bibbia, la sola fonte
di verità, l’unica capace di preservarci dall’errore, “acciocchè non siam più
bambini, fiottando e trasportati da ogni vento di dottrina, per la baratteria degli
uomini, per la [loro
- N.d.A.] astuzia
all’artificio, ed insidie dell’inganno” (Efesini 4:14 - Versione
Diodati).
Impariamo a fidarci soltanto di quel che è scritto nella Parola
di Dio, se vogliamo essere certi di credere nella verità (Atti
17:11).
Carmelo
Fiscelli
Tratto da «CRISTIANI OGGI» maggio 2007