Cristo morì sulla croce
o su un palo?
(di Filippo Chinnici - tratto da www.adivasto.it )
I Testimoni di Geova affermano che Gesú Cristo non è
morto in croce, ma bensí su un palo di tortura. Inoltre tutte le volte che
ricorre la parola "croce", la loro Bibbia traduce "palo di
tortura". Come stanno veramente le cose?
Prima
di entrare nel vivo della questione è importante specificare che ciò che
veramente è importante, non è se lo strumento di supplizio utilizzato per fare
morire il Signore Gesú sia stata la croce oppure il palo, quanto piuttosto il
fatto che Egli sia morto per riconciliarci a Dio (Romani 5:11) e
purificarci da ogni peccato (1 Giovanni 1:7).
Per la
stessa ragione la croce non è per noi un oggetto da adorare, tant’è vero che né le nostre case, né i nostri locali di
culto, contengono croci. Tuttavia, per amore della verità, bisogna anche
affermare che Cristo è morto in croce! Una verità verso cui i nemici di Dio
sempre si sono schierati contro: dai filosofi greci del tempo apostolico fino
agli atei e miscredenti dei tempi moderni (cfr. 1 Corinzi
1:17-23; Filippesi 3:17-18).
L’aspetto lessicale
Il
testo originale greco del Nuovo Testamento circa lo strumento di morte su cui
Gesú offrí la propria vita, usa abitualmente stauròs e cinque volte xylon.
«Stauròs» significa: palo, palizzata, strumento di
pena croce;
«Xylon» significa: legno legname per navi,
pezzo di legno, tronco, trave, palo, bastone, clava, randello, collare di
legno, asse o trave, la croce, tavolo o banco di cambia valute, pianta, albero.
Vista
la complessità di significato dei termini, le opere enciclopediche riportano
per ogni significato la fonte [p.es.: xylon = legno (Omero), legname per navi (Tucidide), bastone, randello (Aristofane)
...
Ora,
prima che la croce venisse inventata come strumento di supplizio, i termini
greci anzidetti avevano anche il significato di «palo» (presso Omero, cioè V sec. a.C.), ma quando i popoli
(persiani, greci, cartaginesi, romani), cominciarono
ad usare la croce come supplizio di morte per i condannati, gli stessi termini
assunsero anche il significato di «croce».
D’altra
parte, se non si tiene conto di questi elementari accorgimenti viene da
domandarsi come mai i TdG (Testimoni di Geova) non
abbiano scelto come strumento di morte per Gesú il «collare di legno» oppure il «tavolo»,
altre varianti dei termini in questione.
Per
queste ragioni quando nella loro «Bibbia»
i capi dei TdG traducono «palo di tortura» piuttosto che «croce»,
come fanno tutte le Bibbie in tutte le lingue, essi stanno sbagliando, poiché è
accertato, come i Dizionari riportano, che ai tempi del Nuovo Testamento i
termini anzidetti avevano già assunto il significato di «croce».
Inoltre,
bisogna dire che se gli scrittori ispirati del N.T. avessero voluto riferirsi
inequivocabilmente ad un «palo di tortura»
come sostengono i TdG, avrebbero piú
agevolmente usato la parola «skòlops» (almeno
una volta) che significa proprio «palo»
(2 Corinzi 12:7; LXX Numeri 23:55; Ezechiele 28:24).
Gli
stessi dirigenti TdG ammettono ciò scrivendo nella
nota in calce a 2 Corinzi 12:7 della loro "Bibbia": «Un palo
appuntito».
L’aspetto biblico
Per
essere originali ad ogni costo i dirigenti dei TdG
rappresentano Gesú messo su un «palo di
tortura» con le mani sopra la testa trafitte da un solo chiodo (si veda
p.es. il volumetto "La conoscenza che conduce alla vite eterna", ed. Congregazione
Cristiana dei Testimoni di Geova, Roma 1995, pag. 67).
Ora,
non bisogna essere dei grandi teologi per accorgersi dell’evidente discrepanza
con la Parola di Dio.
Il
Vangelo di Giovanni ci narra l’episodio in cui Gesú Cristo risorto appare ai
discepoli.
Quando
la cosa, in seguito, verrà riferita a Tommaso, che non era stato presente,
questi dice: «Se non vedo nelle Sue mani il segno dei chiodi,
e se non metto la mia mano nel Suo costato, io non crederò» (Giovanni
20:25).
Il
testo parla di chiodi, in greco tòn éIon, al plurale, e non «del chiodo» come avrebbe dovuto esprimersi Tommaso se il Maestro
fosse stato appeso al palo con le mani sovrapposte. Per cui i dirigenti dei TdG cercano di ingannare.
La
contraddizione è facilmente risolvibile se Cristo è morto su una croce a doppio
braccio ricevendo un chiodo per ogni mano.
Un’altra
indicazione la riceviamo dal titulus, ossia il
cartello con la causa della pena scritta sopra che nella rappresentazione geovista è posta sopra le mani di Cristo, mentre la Bibbia
afferma che essa Gli fu posta sopra la testa e non sopra le mani: «Al di
sopra del capo gli posero scritto il motivo della condanna: Questo è
Gesú, il re dei Giudei» (Matteo 27:37).
Non è
questa un’altra contraddizione?
Non è
questa un’altra prova della volontaria fraudolenza dei dirigenti dei TdG?
In
realtà il Signore Gesú morí su una croce con le
braccia aperte a forma di uccello e le sue mani furono inchiodate separatamente
- con un chiodo per ogni mano - e la citata scritta è stata posta sopra il Suo
capo.
L'aspetto
archeologico
Prima
di Costantino i cristiani ebbero una vita difficile e migliaia furono i martiri
che preferirono farsi uccidere piuttosto che rinnegare Cristo.
Accuse
e persecuzioni gli vennero mosse sia da ebrei che da pagani, in quanto gli
ebrei aborrivano un Messia crocifisso, mentre per i pagani la croce era un
segno malfamato perché strumento di morte degli schiavi. Per questa ragione
Paolo scrive: «Noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è
scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto
Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio» (1 Corinzi 1:23-24).
L'archeologia
conferma questi fatti con un numero elevato di prove, che non tratteremo per
evitare di rendere eccessivamente prolisso questo studio. Basti ricordare il
graffito del Palatino (risalente al II sec. d.C.), o la croce di Ercolano, che
la quasi totalità dei piú insigni archeologi ha
riconosciuto essere la raffigurazione della una croce cristiana (questa
spiegazione è suffragata dal fatto che molto probabilmente a Ercolano, prima
del 79 d.C., e quindi a meno di 40 anni dalla morte
di Cristo, vi era un nucleo di credenti che si riunivano in casa - cfr. Romani 16:5; infatti, l’apostolo Paolo pochi anni
prima della grande eruzione vesuviana era passato proprio da Pozzuoli dove fu
accolto da fratelli nella fede - Atti 28:13,14. Ed Ercolano dista solo pochi
chilometri da Pozzuoli).
Per cui
possiamo asserire che sin dal tempi piú antichi
Conclusione
In
conclusione possiamo rispondere alla domanda posta, dicendo che non è vero che
il Signore Gesú Cristo è morto su un «palo
di tortura», ma Egli è certamente morto su una «croce».
Resta
comunque chiaro il fatto che questo non ci autorizza a fare della croce
un’immagine di adorazione.
Se poi
la forma del supplizio su cui è morto Gesú è simile ad un oggetto di adorazione
pagana, questo non dovrebbe turbarci, dal momento che altri popoli pagani
adorano anche dei semplici «pali»
(vedi per esempio: culto di Baal, l’idolo di Astarte o «palo sacro» - cfr.
Deuteronomio 7:5; Giudici 3:7; 6:25).
Comunque,
Cristo è morto per la nostra salvezza, poiché Il Sangue di Gesú Cristo ci
purifica da OGNI peccato (1 Giovanni 1:7).
Tratto dal sito: http://camcris.altervista.org/