FEDE E
CONTROLLO DELLE NASCITE
Caro fratello,siamo una giovane coppia di credenti (…). Cosa ne pensi degli
anticoncezionali? È legittimo farne uso oppure essi denotano una mancanza di
fiducia in Dio? Il controllo volontario delle nascite non pretende di sostituirsi
alla volontà di Dio? (…) Come dovrebbe comportarsi un cristiano di fronte a
questi dubbi? Alcuni ci hanno detto che un credente non deve usare metodi che
impediscono la fecondazione, perché in quel modo vogliamo sostituirci a Dio;
altri parlano della libertà della coscienza individuale; altri ancora rifiutano
di interessarsi dell’argomento. Chi ha ragione?
Lettera firmata
Sicuramente non quelli che rifiutano di interessarsi
dell’argomento. Sarebbe infatti una grave abdicazione delle proprie
responsabilità pastorali. Nella maggioranza dei casi, chi rifiuta il dialogo su
certe questioni delicate, lo può fare per imbarazzo o per la sua impreparazione
ad affrontare temi specifici, ma può anche manifestare sia la sua debolezza
personale sia quella della sua posizione. In genere, chi agisce così ha la
tendenza ad essere dogmatico e legalista, ma sul piano pastorale il
dogmatismo intransigente e legalista non porta da nessuna parte. Anzi,
amplifica i problemi invece di risolverli.
Chiarito ciò, ritengo che la questione non debba
affrontarsi in termini di “ragione” e di “torto”. È sempre bene chiedersi quali
sono le motivazioni che portano una persona a fare una determinata
affermazione, e quali sono quelle che portano altre persone a formularne di
diverse.
Il discorso semmai si complica quando entrambi sono
convinti di fare la volontà di Dio, pur arrivando a conclusioni opposte.
Il tema del controllo delle nascite si presta a
considerazioni ambivalenti e le persone che, in buonafede, hanno cercato di
darvi dei consigli (opposti) lo dimostrano chiaramente.
Occorre dunque affrontare l’argomento da una
prospettiva più ampia e fare alcune riflessioni.
Anticoncezionali
Oggi c’è una grande diffusione e una sufficiente
informazione riguardo ai metodi di controllo delle nascite. Esistono in
commercio varie categorie di anticoncezionali, che si possono suddividere in
due grandi gruppi.
• Il primo gruppo è costituito da strumenti
meccanici (es. il profilattico) o farmaci (es. la pillola) che hanno la
funzione di impedire il concepimento, cioè rendono improbabile l’incontro tra
lo spermatozoo e l’ovocita. In questo caso, dunque, essi fungono da
antifecondativi.
• Il secondo gruppo è rappresentato da strumenti
meccanici (es. la spirale) o farmaci (es. la pillola del giorno dopo) che in
genere non impediscono il concepimento, ma hanno la funzione di modificare la
mucosa intrauterina (endometrio) per evitare che l’ovulo eventualmente
fecondato vi si impianti per continuare il suo processo di crescita. Alcuni
definiscono questi mezzi come abortivi, perché causano l’espulsione dell’ovulo
già fecondato.
Il secondo gruppo, rispetto al primo, si riveste di una
profonda connotazione morale. Se l’ovulo fecondato è già da considerarsi un
essere vitale, allora questi mezzi lo sopprimono, mentre quelli del primo
gruppo si limiterebbero solo ad impedire la fecondazione.
A questo riguardo non c’è uniformità di pensiero,
nemmeno tra medici cristiani.
Alcuni medici affermano che questi metodi (del secondo
gruppo) non sono da considerarsi abortivi, perché la vita dell’embrione
inizierebbe solo quando l’ovulo fecondato si impianta nella parete
endometriale.
Altri, invece, ritengono che, poiché la fecondazione
avviene nella tuba uterina (cioè il condotto che collega l’ovaia all’utero)
circa sei giorni prima dell’eventuale suo impianto nell’utero, e l’ovulo
fecondato ha già iniziato la sua segmentazione (cioè il processo di divisione
cellulare), allora questi metodi impedirebbero ogni possibilità di
sopravvivenza ad un potenziale embrione che ha già iniziato il suo processo di
crescita – seppur a livello cellulare – qualche giorno prima.
Non essendo un medico, io non dispongo di elementi
oggettivi che mi permettano di schierarmi, con assoluta cognizione di causa, da
una parte o dall’altra. Tuttavia, mi viene più spontaneo condividere l’opinione
di quei medici che ritengono i mezzi come la spirale, dei contraccettivi
abortivi.
Pertanto, mi sento di dissuadere le coppie dall’uso
degli anticoncezionali del secondo gruppo (abortivi), ma di optare piuttosto
per quelli del primo gruppo. Tra questi, è ovvio che la scelta deve essere
fatta secondo la propria sensibilità personale. Per esempio, il profilattico
sembrerebbe meno “romantico” e spontaneo della pillola, ma questa è una
decisione puramente individuale.
A questi due gruppi, poi, va aggiunta un’ulteriore
modalità di controllo delle nascite: il metodo naturale.
Questo si basa sul fatto che la donna non è feconda
per tutto il periodo mensile, ma solo in quello intorno all’ovulazione. Perciò
sarebbe possibile stabilire con una buona approssimazione quali sono i giorni
fecondi e quali no, sulla base di controlli quotidiani (es. la variabilità
della temperatura interna).
Alcune osservazioni
1. Non tutti i cristiani hanno lo stesso
pensiero riguardo la contraccezione. La chiesa cattolica la condanna, perché
ritiene che nell’espressione fisica della sessualità sia prioritario il
concepimento. La lettera enciclica Humanae Vitae, di papa Paolo VI
(1968), afferma infatti che “la Chiesa insegna che qualsiasi atto
matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita”, perciò “la
Chiesa è coerente con sé stessa quando ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi,
mentre condanna come sempre illecito l’uso dei mezzi direttamente
contrari alla fecondazione, anche se ispirato da ragioni che possano
apparire oneste e serie” (Humanae Vitae, 1968, artt. 11 e 16. Il
grassetto è mio). In queste affermazioni vediamo l’espressione di un dogmatismo
assoluto, che non tiene in nessun conto le variabili che possono esistere nella
dinamica della vita coniugale. L’atteggiamento di giudizio porta solo ad
emettere sentenze di condanna.
Nelle chiese evangeliche, invece, senza negare
o sminuire il profondo valore della procreazione (nel passato, in certi Paesi
le famiglie protestanti avevano un numero di figli maggiore di quelle
cattoliche), si ritiene che la sessualità coniugale rappresenti il suggello che
esprime la profonda ed esclusiva unione tra marito e moglie. Questo diverso
approccio al problema, indica già due diverse soluzioni. Ai cattolici viene
permesso (sarebbe più corretto dire che viene reso obbligatorio!) solo il
metodo naturale, con la totale esclusione (e condanna) di ogni altro metodo.
Tuttavia c’è da chiedersi perché l’Italia, un paese definito cattolico, è –
insieme alla Spagna, un altro paese cattolicissimo – il fanalino di coda in
Europa per la natalità. Gli evangelici ritengono invece che la contraccezione
sia una scelta di coscienza individuale, che la coppia deve prendere
nell’ambito della sua personale relazione con Dio.
2. La scelta di pianificazione familiare, non
deve però assolutamente essere una scelta motivata dall’egoismo. Ci
possono essere dei periodi o delle situazioni, nella vita della coppia, in cui
è saggio prendere delle precauzioni, ma ciò non deve portare ad un
atteggiamento mentale di rifiuto dei figli, solo per privilegiare il
proprio piacere egoistico, magari influenzati dai falsi modelli e dai falsi
valori del mondo. La coppia credente non deve chiudersi in sé stessa, ma anche
in questa scelta deve avere delle motivazioni maturate con una coscienza
sensibile alla guida dello Spirito Santo, poiché “i figli sono un dono che
viene dal Signore; il frutto del grembo materno è un premio” (Salmo 127:3).
3. Se le motivazioni sono corrette, ritengo che
per decidere di usare o meno un metodo anticoncezionale, ognuno debba fare le
sue scelte di coppia, in base alla coscienza di entrambi. Ci deve
essere pieno accordo tra i coniugi su una scelta che nasce da esigenze comuni. La
libertà del cristiano sta anche nella libertà di assumersi le proprie
responsabilità morali e spirituali davanti a Dio. “Sia ciascuno pienamente
convinto nella propria mente” (Romani 14:5). Credo che il Signore ci dia la
libertà di operare delle scelte di vita pratica sulla base di due fonti
specifiche: la sua Parola e il buon senso. Quest’ultimo deriva
dalla saggezza e dal discernimento che ci permettono di “esaminare ogni cosa
e di ritenere il bene” (1Tessalonicesi 5:21).
4. Dalla Scrittura si deduce che la prima
priorità per una coppia non è la procreazione (come invece ritiene la
Chiesa cattolica romana), ma è l’unità profonda tra i coniugi.
L’espressione fisica del loro amore è la manifestazione di questa unità che,
secondo il piano di Dio, si costruisce prima di tutto su presupposti
spirituali, affettivi e di solidarietà reciproca. L’essere “una stessa
carne” (Genesi 2:24), cioè il fatto che “non sono più due, ma una sola
carne” (Marco 10:8), esprime molto bene il senso di tale unità. “Dio
creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e
femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi»”
(Genesi 1:27-28). La differenziazione sessuale prevede la necessità biologica
di unità fisica fra un uomo e una donna per ubbidire al comando di procreare.
Ma la benedizione dell’unione precede questo comando. Dio benedice la
coppia in quanto tale; la sua benedizione non è perciò condizionata dal fatto
che mettano al mondo dei figli. Questi sono una benedizione aggiuntiva (cfr.
Salmo 127:3), ma non sono il presupposto per essere benedetti. Quando i figli
nascono in una famiglia dove la coppia è profondamente legata, essi stessi ne
trarranno dei benefici a più livelli: spirituale, affettivo, emotivo,
educativo, ecc.
5. Oltre a ciò, l’ordine dato da Dio espresso
dalle parole: “moltiplicatevi e riempite la terra”, deve essere inserito
nella prospettiva storica della Rivelazione. Nella Scrittura ci sono
infatti degli aspetti che oggi non hanno più quella valenza vincolante e
obbligatoria che avevano per gli uomini e le donne che sono vissuti in uno
specifico contesto della storia biblica. L’ordine di riempire la terra era
stato dato come comandamento ad Adamo ed Eva e, successivamente, a Noè. Ma
nella legislazione mosaica non ne troviamo traccia. Quell’ordine ha dunque un
riferimento sociale e non spirituale. Nell’Antico Testamento,
l’avere molti figli era una benedizione concreta e tangibile di Dio: “Come
frecce nelle mani di un prode, così sono i figli della giovinezza. Beati coloro
che ne hanno piena la faretra! Non saranno confusi quando discuteranno con i
loro nemici alla porta” (Salmo 127:4-5). Ma al di là del loro numero, si
sottolineava soprattutto la necessità di allevarli secondo i principi
spirituali della Scrittura (cfr. Salmo 78:3-7).
6. Non si deve spacciare l’irresponsabilità
per fede. È naturale che se un uomo e una donna hanno dei rapporti senza
precauzione contraccettiva, prima o poi avverrà il concepimento (a meno che non
siano presenti delle patologie specifiche). È una questione sia fisiologica che
statistica. Il Signore ci dà sufficiente intelligenza per capirlo, ma a volte
può succedere che qualcuno non tenga conto che ad ogni azione corrisponde una
conseguenza e preferisca lasciare tutta la responsabilità a Dio. Francamente
non so se questo modo di agire (nello specifico caso di cui stiamo parlando)
esprima la ricchezza di una fede matura e responsabile o se al contrario non
rappresenti una rinuncia ad affrontare il problema. In certi casi ci sarebbe da
chiedersi se l’irresponsabilità non sia un “tentare il Signore” (cfr.
Salmo 78:18).
7. Se ci guardiamo attorno, non vediamo più
famiglie con otto-dieci figli. Gli aspetti sociali della nostra vita quotidiana
sono cambiati molto rispetto al secolo scorso, perciò sarebbe impensabile oggi,
in un’economia post-industriale, avere famiglie numerose come ai tempi in cui
c’era un’economia prevalentemente agricola. Infatti, la media dei figli per
famiglia è bassissima nel nostro Paese. Questo dimostra che la quasi totalità
delle coppie – sia in ambito cattolico che evangelico – utilizza comunque
qualche metodo di pianificazione familiare. Può essere la pillola, il metodo
naturale o il coito interrotto, ma è sempre una precauzione contraccettiva.
8. Purtroppo, nonostante l’ampia offerta di
metodi contraccettivi, l’aborto (inteso come interruzione volontaria
della gravidanza) è ancora una scelta drammaticamente attuale. Questo fatto
manifesta una volta di più la malvagità dell’essere umano non rigenerato dallo
Spirito Santo. Secondo le statistiche, in Italia la fascia di età nella quale
gli aborti volontari sono in aumento dal 1993 ad oggi, è quella delle ragazze
al di sotto dei 14 anni! Nel nostro Paese si contano ogni anno circa 140.000
aborti legali, ai quali si deve aggiungere una stima presunta di circa 15.000
aborti clandestini. Ciò significa che – escludendo le domeniche – in Italia si
praticano 500 aborti al giorno.
Conclusione
La fede di un cristiano deve attualizzarsi nella vita
quotidiana attraverso scelte e decisioni che dimostrino la coerenza con
l’insegnamento della Scrittura. Ci sono in essa aspetti molto evidenti e
chiari, ed altri meno immediati alla comprensione. Su certi aspetti, poi, la
Bibbia tace del tutto. Per questi ultimi occorre avere la saggezza di dedurli
dall’intero corpus etico-dottrinale della Parola, in modo che dai principi
generali si possano trarre delle indicazioni particolari che siano
coerenti con l’intera Rivelazione. “Se poi qualcuno manca di saggezza, la
chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data”
(Giacomo 1:5). Credo perciò che la scelta di usare un metodo contraccettivo
– se è sostenuta da ragioni sensate (e non prettamente egoistiche) e maturata
con un onesto esame delle proprie motivazioni – non sia un ostacolo alla
propria crescita spirituale. Anzi, in molti casi può essere un valido aiuto per
favorire un’intimità coniugale più serena e profonda. E questo va a beneficio
dell’unità di coppia che è il fondamento del matrimonio.
Certamente non sarà solo l’aspetto fisico-sessuale a
determinare l’unità, ma questo ha la sua importanza. Spesso si evita di parlare
di certe cose, ma molte volte nella consulenza matrimoniale si incontrano
problematiche che hanno la loro origine proprio nella sfera sessuale. Inoltre,
se la Bibbia ne parla senza falsi pudori (cfr. certi passi del Cantico dei
Cantici e 1 Corinzi 7:3-5), perché non si potrebbero affrontare con serenità
tali argomenti? Perciò la cura di quest’aspetto può sicuramente contribuire a
mantenere un buon equilibrio anche in tutti gli altri aspetti della relazione
coniugale.
Marco Distort
Liberamente
adattato da «IL CRISTIANO» 12/2002 ( www.ilcristiano.it
)