IL VALORE DELLE EMOZIONI
E DEI SENTIMENTI
Dalla Parola del Signore non
riceviamo l’invito a reprimere le nostre emozioni e i nostri sentimenti, ma
piuttosto a gestirli in modo tale da rivelare che il nostro cuore non è più “insanabilinente maligno”, perché in Cristo è stato
rinnovato e trasformato. Cristo stesso, come uomo, ha provato emozioni e
sentimenti: guardare al suo esempio ci sarà di grande aiuto.
Caro fratello …
sono un giovane
credente (...) In una riunione dei giovani è emersa la seguente domanda: “Come
si deve comportare il credente con i sentimenti?”.
Alcuni erano portati a
“demonizzare” i sentimenti e questo mi ha lasciato un po’ perplesso perché so
che da un lato essi provengono da un cuore insanabilmente maligno, ma penso che
siano anche parte dell’essere umano così come è stato creato da Dio. Una vita
senza un’emozione o comunque passata a reprimere ogni sentimento o emozione mi
sembra improponibile perché richiede una repressione sistematica di ogni
traccia di gioia, dolore, allegria, ecc. (...)
Come dunque deve
trattare il credente i suoi sentimenti, siano essi di gioia, di dolore, di
affetto?
Come deve vivere questa
dimensione per portare gloria a Dio?
Lettera firmata
Il discorso sui sentimenti e sulle
emozioni è molto più profondo di quanto si creda, soprattutto per un credente.
Egli infatti vive in una doppia
sfera esistenziale: sia
terrena che spirituale, e quasi sempre queste due sfere sono in opposizione fra
loro, “perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha
desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non
potete fare quello che vorreste” (Galati 5:17).
Vorrei perciò ampliare
un po’ il discorso tentando di dare alcune indicazioni per comprendere il
valore delle emozioni e dei sentimenti e per capire l’importanza di imparare a
gestirli, per un corretto equilibrio spirituale e psichico.
Il cuore dell’uomo
La Bibbia parla molto
del cuore dell’uomo, presentandolo spesso nella sua luce negativa.
Vediamo alcuni esempi
dall’Antico e dal Nuovo Testamento.
·
“Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande
sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in
ogni tempo” (Genesi 6:5).
·
“Il cuore
dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza” (Genesi 8:21).
·
“Non andrete vagando dietro ai desideri del vostro cuore e dei vostri occhi che vi
trascinano all’infedeltà” (Numeri 15:39b).
·
“Sono duri di cuore
a causa delle loro ricchezze, la loro bocca parla con arroganza” (Salmo 17:10).
·
“Gli empi e i malfattori… parlano di pace con il prossimo,
ma hanno la malizia nel cuore” (Salmo 28:3).
·
“Il cuore dei figli degli uomini è pieno di
malvagità e hanno la follia nel cuore mentre vivono” (Ecclesiaste 9:3).
·
“Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e
insanabilmente maligno” (Geremia 17:9).
·
“E’ dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni,
furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo
maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di
dentro e contaminano l’uomo” (Marco 7:21-13).
In senso generale, quando
In questa prospettiva,
il cuore dell’uomo è la base della sua personalità e della sua identità
psichica e spirituale.
La visione pessimistica del cuore umano è dovuta al peccato che ha
contaminato anche i nostri processi mentali, facendoci desiderare ciò che non
onora Dio, ciò che è “inimicizia verso Dio” (Giacomo 4:4).
Dalla Parola di Dio
possiamo perciò comprendere l’importanza di essere rinnovati da Cristo nella profondità della nostra mente: “siate
trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente” (Romani 12:2).
In un altro passo viene
fatta un’affermazione sconvolgente per il suo profondo significato, che
testimonia la potente trasformazione operata dallo Spirito nel credente che si
lascia plasmare dall’opera di Dio con umiltà e perseveranza: “noi abbiamo la
mente di Cristo” (1 Corinzi 2:16b).
Il profeta Ezechiele
aveva gia riportato le parole del Signore, che esprimono molto bene questo
concetto: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo,
toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne” (Ezechiele
36:26).
E’ perciò alla luce di
questa trasformazione che il cuore
dell’uomo, da “insanabilmente maligno”, può cambiare e diventare per
azione di Dio:
·
“volenteroso” (Esodo 35:5, 22, 29);
·
“retto” (Salmo 119:7; Giobbe 1:1);
·
“onesto e buono” (Luca 8:15);
·
“puro” (Salmo 24:4; Matteo 5:8; 2 Timoteo 2:22);
·
“giusto” (Proverbi
·
“sincero” (Giosuè 14:7; Ebrei 10:22);
·
“saggio e intelligente” (1 Re 3:9,12; Salmo 90:12; Proverbi
14:33a);
·
“integro” (2 Re 20:3; 1 Cronache 28:9; 29:19; 2 Cronache 16:9);
·
“ben disposto” (2 Cronache 29:31; 51 57:7);
·
“fedele” (Neemia 9:8; Daniele 6:4);
·
“generoso” (Salmo 54:6);
·
“saldo e fiducioso” (Salmo 112:7; Ebrei 13:9);
·
“tenace” (Salmo 112:8);
·
“ardente” (Luca 24:32);
·
“ubbidiente” (Romani 6:17);
·
“credente” (Romani 10:9-10);
·
“semplice” (Colossesi 3:22); ecc...
Questi sono alcuni
aspetti della personalità di un cuore
rinnovato.
Dunque la Bibbia non
parla del cuore dell’uomo esclusivamente
in termini negativi, ma offre una panoramica ben più ampia al riguardo.
Anche se il cuore
dell’uomo è portato al male a causa del peccato, il cuore del credente è stato
rinnovato dall’opera di Cristo. Infatti, se il cuore dell’uomo avesse di mira solo cose malvagie, come potrebbe il
Signore fare la seguente affermazione?
“Trova la tua gioia nel
Signore, ed Egli appagherà i desideri del tuo cuore” (Salmo 37:4).
E’ chiaro che la
condizione indispensabile è porsi prima
in relazione intima con Dio, in modo di “trovare gioia” in Lui,
lasciarsi consigliare da Lui (Salmo 16:7) e mantenere nel nostro cuore la Sua
legge (Salmo 40:8) e solo dopo Egli interverrà nella nostra vita,
appagando i desideri purificati del nostro cuore.
Il credente ha dunque
un cuore nuovo (perciò il suo cuore non è più “insanabilmente maligno”), ma ciò non toglie che esso
non venga costantemente tenuto sotto osservazione, perché “la Parola di Dio…
giudica i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebrei 4:12).
Ecco perché siamo
esortati a custodirlo con attenzione.
Le passioni e i forti
sentimenti scaturiscono dal cuore e perciò siamo tenuti a vigilare su di esso: “Custodisci
il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti
della vita” (Proverbi 4:23).
Emozioni o sentimenti?
La lettera del giovane
fratello parlava sia di emozioni che
di sentimenti.
Quando parliamo di emozioni vogliamo significare un
turbamento più o meno vivo dell’animo. Le emozioni hanno un’infinità di
sfumature, adattandosi ai fenomeni più disparati che agiscono sull’animo umano.
Una delle emozioni più
conosciute è la paura.
Essa è stata la prima
emozione che ha colpito l’uomo subito dopo il peccato. “Dio il Signore
chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?» Egli rispose: «Ho udito
Un sentimento, invece, e una
sensazione interiore profonda e duratura, che può essere positiva o negativa,
che coinvolge la sfera emotiva, affettiva o passionale.
Un sentimento può
essere o meno manifestato agli altri.
Un sentimento positivo
è l’amore, mentre uno negativo è il rancore.
Rispetto alle emozioni,
che generalmente sono immediate e improvvise, i sentimenti possono essere più
facilmente gestibili, perché durano nel tempo e perciò si possono coltivare,
maturare, modificare.
Ambiguità delle emozioni
Ogni essere umano ha
una vita emotiva.
Le emozioni occupano
una parte considerevole della vita umana, ma possono creare anche dei problemi.
Facciamo un esempio.
La paura ha una doppia
valenza: può essere negativa, ma può
anche essere positiva.
Quando è negativa?
Quando essa ci blocca,
impedendoci di mettere a frutto le nostre capacità e i nostri doni.
Quando non ci permette
di affrontare determinate situazioni.
Quando ci lega ad
esperienze negative del passato che condizionano anche quelle presenti e
future.
Quando invece la paura
è positiva?
Quando ci impedisce di
mettere a repentaglio la nostra vita, impedendoci di fare delle sciocchezze,
come andare a trecento all’ora sull’autostrada o a camminare sul ciglio di un
precipizio saltellando su una gamba sola. In questo caso la paura è positiva
quando è in relazione con il nostro istinto di conservazione e di
sopravvivenza.
Tuttavia, le emozioni
sono spesso inaffidabili.
Quando la fede si basa sull’emotività, per
esempio, è una fede a rischio, perché i suoi fondamenti sono effimeri e con
scarsa sostanza.
Nella vita cristiana
non c’è niente che possa sostituire lo studio diligente e sistematico della
Scrittura per crescere con equilibrio nella nostra relazione con Dio.
Le emozioni sono
importanti, ma non possono costituire la norma per il nostro cammino
spirituale.
La fede ha bisogno di sostanza e questa sostanza la si
trova nella Parola di Dio e non nelle montagne russe delle nostre emozioni.
Con questo non voglio
negare l’importanza della nostra vita emotiva, ma desidero porre l’accento
sull’equilibrio che
Il credente non è un robot
Quando si parla del
controllo delle emozioni a volte si pensa più alla loro repressione che alla
loro gestione (questo si evince anche dalla lettera).
A mio avviso, ciò è
sbagliato.
Poco sopra ho infatti
parlato di equilibrio, non di repressione.
Se da una parte il credente deve imparare a non fidarsi troppo delle sue
emozioni, dall’altra non si può nemmeno pretendere di sopprimere ogni aspetto
della sua vita emotiva.
Il credente è una “nuova
creatura”, ma ciò non significa che sia diventato un robot, cioè un’arida e
sterile macchina che non è più in grado di commuoversi di fronte ad un tramonto
o di gioire con emozione nell’ascoltare un brano musicale particolarmente
coinvolgente.
Ognuno di noi, interiormente, è il risultato di una complessa serie di
elementi.
Ognuno di noi ha un suo
temperamento, una sua personalità, una sua sensibilità.
Ognuno di noi ha modi
diversi per esprimere gioia, affetto, dolore.
Nelle relazioni
interpersonali dobbiamo tenere conto di queste variabili.
Pretendere che dalla
conversione in poi si debba diventare una sorta di creature senza emozioni o
con sentimenti standardizzati, cioè tutti uguali, fatti in serie, è una totale
storpiatura di ciò che la Bibbia dice al riguardo. Addirittura, l’apostolo
Paolo ci esorta a simpatizzare con le emozioni altrui, per manifestare una piena solidarietà fraterna: “Rallegratevi
con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono” (Romani
12:15).
La soppressione delle
emozioni non è un insegnamento biblico, ma era un ideale filosofico già presente nel III sec. a.C. con la scuola
Cinica e Stoica. I Cinici e gli Stoici insegnavano infatti l’apatia e
l’atarassia come ideale di vita.
Questi concetti
costituivano il loro ideale morale.
Apatia significa propriamente
insensibilità, e secondo gli Stoici l’uomo doveva raggiungere l’indifferenza
verso tutte le emozioni e il disprezzo di esse.
Anche l’atarassia aveva
come scopo l’imperturbabilità o la serenità dell’anima derivante dal dominio
sulle passioni o dall’estirpazione di esse.
E’ vero che la Bibbia
ci chiama a controllare i nostri impulsi carnali, poiché “quelli che sono di
Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Galati
5:24). Però non dobbiamo far dire alla Bibbia ciò che in realtà non dice. In
quel contesto, infatti, non si sta parlando di passioni in senso generale (se così fosse, non dovremmo neanche
appassionarci allo studio della Bibbia!), ma di quelle passioni peccaminose che ci allontanano dalla via di Dio.
Sono queste le passioni
che il credente ha crocifisso, non la sua capacità di entusiasmarsi, di
emozionarsi o di provare forti sentimenti per la persona amata.
Le passioni peccaminose
della carne sono quelle che inducono a compiere le opere descritte in Galati
5:19-21: “fornicazione, impurità., dissolutezza, idolatria, stregoneria,
inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie,
ubriachezze, orge” . Tutto ciò non ha nulla a che vedere con le sane passioni che anche un credente può
provare nei confronti di qualcosa che lo colpisce nel profondo, a livello
spirituale, affettivo o emotivo.
E’, per esempio, la
passione per l’Evangelo che ancora oggi motiva uomini e donne di Dio a
intraprendere grandi opere per il regno dei cieli.
E’ la passione per le anime che spinge uomini e donne sulla via
missionaria.
Non voglio sembrare un
romantico idealista, ma credo che
il regno di Dio chiami uomini e donne che sappiano provare delle grandi
passioni e che sappiano fare delle grandi rinunce. Solo chi è mosso da una grande passione può dire,
come l’apostolo Paolo: “Non faccio nessun conto della mia vita, come se mi
fosse preziosa, pur di condurre a termine con gioia la mia corsa e il servizio
affida torni dal Signore Gesù, cioè di testimoniare del Vangelo della grazia di
Dio” (Atti 20:24).
La passione che può
animare un credente può essere una grande risorsa quando è orientata verso un
fine secondo la volontà di Dio, ma è un pericolo quando si trasforma in un
veicolo che porta a qualche forma di idolatria, come per esempio una passione
esagerata per le cose di questo mondo.
La Parola ci mette in
guardia proprio nei confronti di questo aspetto, quando dice: “Ogni cosa mi
è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò
dominare da nulla” (1 Corinzi 6:12).
Le emozioni di Gesù
Il Signore Gesù,
attraverso la Sua vita terrena, ci dà un ottimo insegnamento sulle emozioni e
sui sentimenti.
Nella rivelazione
biblica non possiamo considerare soltanto il Gesù-Dio,
prescindendo dal Gesù-uomo. La coesistenza in Cristo
della natura umana e di quella divina è infatti un aspetto fondamentale per il
nostro rapporto con Dio, perché Dio ha scelto quel modo per avvicinarsi
all’uomo, entrando nella Storia, e ha permesso così all’uomo di entrare in
contatto con il Dio fattosi carne.
Perciò, gettare uno
sguardo sulla vita emotiva del Signore Gesù ci aiuta a sentire Dio ancora più vicino all’uomo. Ci aiuta a capire quanto Dio — in Cristo —
si sia identificato con gli uomini, in modo che “non abbiamo un Sommo
Sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché
Egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Ebrei
4:15).
Infatti, dalla
Scrittura vediamo che Gesù provò una vasta gamma di emozioni. Tuttavia non ci è
dato di sapere fino a che unto la Sua natura
divina influenzò la gestione di quelle emozioni della Sua natura umana, così da non farle mai
diventare peccaminose. Questo è infatti un soggetto che ha sempre suscitato
accesi dibattiti teologici.
Egli manifestò:
· la compassione (Matteo
· la pietà (Matteo
· l’amore (Marco
· l’indignazione (Marco
· la tristezza (Marco 3:5b; Matteo 26:37; Giovanni 11:35);
· il turbamento (Giovanni
· lo spavento (Marco 14:33);
· l’angoscia (Matteo 26:38; Marco 14:33-34; Luca 22:44).
In tutte queste
emozioni, però, Gesù non travalicò mai il limite del peccato. Egli seppe
gestirle contemplando il Padre e ubbidendo alla Sua Volontà.
Il Suo agire ci insegna
a fare altrettanto.
Non possiamo impedire alle
emozioni di agitarci, ma dobbiamo imparare a controllarle per impedire che ci
facciano cadere nel peccato o che blocchino quelle risorse che potremmo invece
investire per il regno di Dio.
Gestire le emozioni
In senso generale, ogni
individuo cerca di gestire le sue emozioni in base al suo vissuto personale e a
seconda di come nel passato certe emozioni l’hanno fatto soffrire o meno. Per
esempio, chi ha subito certi traumi continuati nell’infanzia a causa di un
genitore irascibile e violento, anche nella vita adulta potrebbe avere
difficoltà a relazionarsi con chi alza la voce facilmente.
La paura di rivivere
certe esperienze negative del passato può infatti influenzare una giusta e
obiettiva percezione del presente.
Le emozioni, però, non
possono essere soppresse.
Non si deve pensare di
arrivare all’abulia e all’atarassia dei filosofi Stoici.
Il problema non è
dunque quello di sopprimere le proprie emozioni, ma di gestirle e
incanalarle verso qualcosa di costruttivo.
Per un credente, il
modo migliore per gestire le sue emozioni è quello di comprendere pienamente
l’opera di trasformazione e di rigenerazione dello Spirito Santo.
Ecco un sintetico
schema che illustra molto succintamente questo processo.
E’ importante avere
molto chiari in mente i seguenti concetti biblici:
·
“Se perseverate nella Mia Parola, siete veramente Miei
discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (...) Se dunque il
Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:31-32, 36).
La predicazione e lo studio della Parola di Dio
costituiscono il fondamento di una vera
libertà interiore, perché in Essa ci viene presentata la causa delle nostre paure e dei nostri fallimenti (il peccato) e
ci viene offerta la soluzione.
Oltre a ciò,
Questo ci fa comprendere il valore del rapporto
personale che possiamo stabilire con Lui, che è tutt’altra
cosa che professare una sterile religione.
La Bibbia parla ampiamente anche dell’Amore di Dio per l’uomo e del Suo desiderio di liberarlo dalla
condizione di schiavitù (spirituale, emotiva e intellettuale) in cui il peccato
lo vuole tenere prigioniero.
·
“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le
cose vecchie sono passate: ecco, son diventate nuove”
(2
Corinzi 5:17).
Questa è un’affermazione molto profonda, che ci presenta
la più grande possibilità della nostra vita: ricominciare daccapo!
Ciò significa che Cristo ci offre di ricostruire la nostra identità interiore.
A livello spirituale la “nuova nascita” ha effetto
immediato; da quando ci ravvediamo e chiediamo perdono al Signore, diventiamo
infatti spiritualmente “nuove creature”, cioè “figli di Dio”.
La nostra identità spirituale davanti a Dio viene
reintegrata in un attimo.
A livello psicologico-emotivo, invece, il processo può
essere più lungo. La nostra identità psichica ha bisogno di più tempo per essere “riprogrammata” dall’azione dello
Spirito.
·
“Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia
via la paura (...) In questo è l’amore: che camminiamo secondo i Suoi comandamenti”
(1 Giovanni
Essere certi dell’amore di Dio verso di noi,
indipendentemente dalle circostanze in cui veniamo a trovarci, ci aiuta ad
affrontare i momenti di scoraggiamento e di paura. Nello stesso modo, se ci
impegniamo a coltivare il nostro amore per il Signore e cresciamo nella
relazione “affettiva” con Lui,
mediante l’osservanza della Sua Parola, allora anche le nostre emozioni vengono
sostenute dalla pace che il Signore
ci mette nel cuore.
·
“Voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in
Dio” (Colossesi
3:3).
La consapevolezza di questa realtà spirituale, cioè che la
nostra vita è “nascosta” con Cristo in Dio (cioè protetta nel luogo più
sicuro che esista) e che niente e nessuno ci può rapire dalla Sua mano
(Giovanni 10:28), ci dà grande consolazione e sicurezza interiore. Ciò ci
permette di affrontare e gestire le nostre emozioni negative (paura,
scoramento, ansia, colpa, ecc.) con una prospettiva diversa: la prospettiva
celeste.
Certamente non bastano queste scarne indicazioni per imparare a gestire le
proprie emozioni, ma credo che ogni lettore possa approfondire per conto suo il
discorso, attraverso un sistematico esame delle Scritture e con l’ausilio di
qualche buon libro cristiano sull’argomento.
L’amore: un sentimento per crescere
L’amore è uno di quei
sentimenti che si arricchisce anche di mille emozioni.
Quando si è innamorati
non si capisce più nulla e tutto ci appare diverso. Ci sentiamo invasi da
piacevoli sensazioni e dal desiderio di stare sempre con la persona amata.
A volte c’è qualcosa di inspiegabile nell’innamoramento:
può capitare infatti di innamorarci di una persona che, a livello razionale,
non presenta alcunché di attraente. Eppure, senza sapere perché, ne veniamo
attratti.
Questa è una fase delicata, perché bisognerebbe non
lasciarsi trascinare dalle ondate di emozioni che si provano. L’innamoramento, molte volte, è infatti un subire queste emozioni, piuttosto che
la loro gestione attraverso un sentimento amoroso più maturo.
Molti giovani che si trovano in questa situazione chiedono: “Come faccio a
sapere se è la persona giusta per me?”
In questa fase è molto
importante imparare a gestire questi forti sentimenti, per non lasciarsi
travolgere dalle emozioni connesse e prendere decisioni affrettate.
Non voglio assolutamente negare
l’importanza ed il valore dei sentimenti. Secondo me, innamorarsi è una delle
più belle e significative esperienze per un individuo. Tuttavia è saggio,
soprattutto per i giovani, consigliarsi con qualcuno più maturo nella fede e
nella vita, prima di fare delle scelte
incaute.
Troppo spesso ci
scontriamo con dei veri e propri drammi familiari, dove giovani sposi si
separano dopo poco tempo per la loro presunta incompatibilità.
Può darsi che in quei
casi i forti sentimenti abbiano offuscato certi altri aspetti più importanti
per una relazione sentimentale.
Il dialogo, la
compatibilità reciproca, gli interessi comuni, la fede, la visione della vita,
le aspettative, gli ideali, i valori, sono tutti aspetti che hanno un grande
peso in un rapporto tra due persone. Lasciare eccessivo spazio alle emozioni e
ai sentimenti potrebbe impedire una crescita equilibrata della relazione. Non è
sempre vero, infatti, che l’amore coprirà tutte le lacune tra due persone.
All’inizio, eventuali incompatibilità potrebbero non costituire un problema. Ma
più avanti — quando le emozioni non rappresenteranno più la totalità del
rapporto — esse potrebbero invece causare dei seri problemi di relazione.
Ecco dunque
l’importanza di coltivare e far crescere
l’amore, per farlo diventare un sentimento maturo e duraturo. Esso diventa
tale quando segue il modello biblico. L’amore, infatti, non è passività, ma è
qualcosa di straordinariamente attivo.
Il passo biblico per
eccellenza al riguardo è 1 Corinzi 13:4-7: “L’amore è paziente, è benevolo;
l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in
modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si inasprisce, non
addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre
ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”.
Come si può vedere,
ogni caratteristica del vero amore esprime qualcosa di attivo. Ci vuole infatti
un atto della volontà per non
invidiare, per non inasprirsi, per sopportare, ecc.
L’amore è dunque un
sentimento bellissimo, un sentimento che ci fa volare tra le nuvole, ma deve
essere educato per crescere e dare il meglio di sé.
Ragione, volontà e sentimento
L’essere umano è
costituito sia da emotività che da razionalità.
Cuore e cervello.
Platone parlava di una
biga trainata da due cavalli che vogliono andare in due direzioni diverse. Se a
entrambi i cavalli si consente di fare ciò che vogliono, la biga si sfascerebbe
in un momento. E’ perciò compito di chi la guida far sì che i cavalli seguano i
suoi comandi, in modo da arrivare alla giusta destinazione.
Questa immagine presa
in prestito dalla filosofia ci permette di capire un fatto:
entrambi i cavalli hanno una loro specifica potenzialità, ma se non vengono
guidati nella stessa direzione, tutta la loro forza è inutile. Così è per i
sentimenti: essi hanno un gran valore, ma il Signore ci chiama ad esercitare
l’autocontrollo, poiché “chi ha autocontrollo vale più di chi espugna città”
(Proverbi 16:32).
L’ardore del sentimento, associato ad una volontà esercitata dalla ragione,
invece di essere una contraddizione diventa un potenziale enorme per un
credente.
La potenza dei
sentimenti e la guida del discernimento, uniti in equilibrio dalla saggezza
della Parola. Sia il cuore che il cervello al servizio di Dio!
Gesù ordina di amare
Dio “con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tuo,
e con tutta la forza tua” (Marco 12:30).
Se noi amassimo Dio
solo col cuore, il nostro sarebbe un amore emotivo.
Se l’amassimo solo con
la mente, sarebbe un amore sterile e accademico.
Cuore e mente uniti
rappresentano invece l’insieme della nostra interiorità.
Anche l’apostolo Paolo
esprime un concetto analogo riguardo la preghiera e la lode: “pregherò con
lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma
salmeggerò anche con l’intelligenza” (1 Corinzi 14:15).
Sentimenti e volontà di Dio
Uno degli ambiti in cui
i sentimenti giocano spesso un ruolo determinante è nella ricerca della volontà
di Dio per la nostra vita.
Sappiamo che c’è una
volontà generale di Dio (espressa dalla Bibbia), che riguarda tutti i
credenti: santificazione, evangelizzazione, preghiera, crescita, ecc.
Oltre a questa, c’è poi
una volontà personale, che riguarda
solo l’individuo: scelta del partner, lavoro, spostamenti, ecc.
La prima è facile da
capire, mentre la seconda presenta qualche difficoltà in più.
Anche in questo caso,
bisogna imparare a non lasciarsi fuorviare dai sentimenti.
“Confida nel Signore
con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento... Non ti stimare
saggio da te stesso” (Proverbi 3:5,7).
Spesso capita che
decidiamo di fare una determinata scelta perché “sentiamo” che quella è la volontà di Dio.
Credo che questo modo
di procedere, se si limita a ciò che “sentiamo”,
non sia biblico.
Infatti, se noi
facessimo solo ciò che ci sentiamo di fare, molto presto le nostre attività
diminuirebbero drasticamente.
Quante volte abbiamo
fatto delle scelte avventate solo perché ci siamo auto-convinti che era la
volontà di Dio, mentre invece stavamo solo seguendo i nostri desideri?
Quante volte abbiamo interpretato
qualche piccolo segnale — magari molto aleatorio e ambiguo, che poteva venire
interpretato in mille modi diversi — come una conferma di Dio ai nostri
progetti?
Dobbiamo fare
attenzione ai sentimenti.
Dobbiamo sottoporre le
nostre scelte al vaglio della Scrittura e affidarci ai criteri biblici.
In ogni scelta personale ci sono infatti degli elementi soggettivi (la nostra volontà, i nostri pensieri, i nostri
sentimenti, i nostri desideri) e degli elementi oggettivi (la Parola di
Dio, le circostanze in cui ci troviamo, le conseguenze di una scelta, ecc.).
Nelle nostre scelte di credenti, non possiamo andare “dove ci porta il
cuore”, ma gli elementi soggettivi devono essere confermati da quelli
oggettivi.
Potremmo indicare una
procedura biblica per le scelte personali.
·
Di fronte a qualunque scelta dovremmo prima di tutto analizzare le motivazioni del nostro
cuore.
Chiediamoci: “Perché desidero fare questo o quest’altro? Quali sono i veri motivi che mi spingono a
fare questa scelta piuttosto che un’altra?” Dobbiamo essere onesti con noi
stessi e con Dio.
·
Per avere una giusta percezione delle motivazioni del
nostro cuore, dobbiamo verificare quali sono le nostre condizioni spirituali.
Chiediamoci: “Quanto tempo dedico alla preghiera? E
alla lettura della Bibbia? Quanto curo la mia relazione con Dio?”
·
Dobbiamo poi verificare se siamo disposti ad accettare la
volontà di Dio nelle nostre scelte personali. A volte dobbiamo imparare a fare
delle cose che non ci piacciono (cfr. le parole di
Gesù a Pietro in Giovanni 21:18).
·
Dio si rivela progressivamente anche sulla base di come
gli rispondiamo (Luca
·
In Romani 12:2 leggiamo che possiamo comprendere la
volontà di Dio “per esperienza”, cioè camminando con Lui e mettendo
in pratica i Suoi insegnamenti.
Non possiamo pretendere di capire la volontà particolare
di Dio se non stiamo vicini a Lui. Dobbiamo camminare in modo intelligente,
chiedendo al Signore la saggezza (Giacomo 1:5-8) e in modo spirituale (Galati 5:16).
·
Dobbiamo porci delle domande
specifiche, riguardo a una determinata scelta o decisione.
“E lecito? Mi è utile? (1 Corinzi
Ricordiamoci che la nostra priorità di credenti è quella
di onorare e glorificare Dio con la nostra vita.
·
Infine, dobbiamo maturare un atteggiamento di pazienza (Salmo 37:7-8; Isaia 8:17).
Non dobbiamo essere precipitosi né lasciarci schiacciare
dalle nostre ansie. Anche se in certe circostanze può essere difficile,
dobbiamo imparare ad aver sempre fiducia in Dio.
Conclusione
Dio ci ha creati in
modo ricco e stupendo, perciò i sentimenti e le emozioni sono una componente
molto importante di ogni essere umano.
Non si possono e non si
devono reprimere, perché rischieremmo di diventare degli individui aridi.
Anche le passioni sono
una forte motivazione all’agire, quasi una spinta che ci porta a fare delle
cose che normalmente non faremmo, mettendo in gioco notevoli risorse.
Tuttavia, le emozioni e
i sentimenti da soli potrebbero
diventare pericolosi, se non sono guidati dalla ragione e dalla volontà. Quest’ultima può essere fortificata grazie all’autocontrollo datoci dallo Spirito
Santo (uno degli aspetti del frutto dello Spirito è proprio questo, Galati 5:22).
“La mia bocca dirà
parole sagge, il mio cuore mediterà pensieri intelligenti” (Salmo 49:3).
Nella vita di fede dobbiamo
basarci sulla verità biblica e non sull’altalena delle nostre
emozioni e dei nostri sentimenti.
Il fondamento della
nostra crescita cristiana è la Parola di Dio, non le eventuali esperienze
emotive che possiamo fare.
Una fede che si nutre
di emotività è una fede debole che ha continuamente bisogno di nuovi stimoli,
mentre invece una fede che si ciba della Parola del Signore è una fede stabile,
perché le parole di Cristo non passeranno (Matteo 24:35).
Nella vita di relazione occorre imparare a gestire i
sentimenti e non a lasciarci guidare da essi. Li possiamo vivere con un “ardore equilibrato”, valutandone le
giuste priorità e orientandoli verso la costruzione di sane relazioni sociali,
per una testimonianza concreta e coerente.
Nelle scelte essi costituiscono un elemento soggettivo valido solo se
si accorda con gli elementi oggettivi che li possono confermare o meno.
Il nostro cuore deve
dunque essere continuamente trasformato dallo Spirito e motivato dal desiderio
di piacere al Signore, così che i nostri sentimenti siano resi puri e coerenti
con il nostro stato di nuove creature. In quel caso potrebbe valere anche per
noi la seguente preghiera: “Ti dia Egli quel che il tuo cuore desidera,
faccia riuscire ogni tuo progetto” (Salmo 20:4).
Marco Distort
Tratto
con permesso da «IL CRISTIANO» luglio
e agosto 2002 www.ilcristiano.it