OSAMA BIN LADEN
I
SUOI PUNTI DI APPOGGIO DELL'ISLAM
LA RADICE DEL
TERRORISMO E' NELLA DOTTRINA ISLAMICA?
I terroristi islamici
commettono i loro atti sempre per motivi religiosi?
Gli
estremisti islamici considerano i loro misfatti come parte della "guerra
santa". Stando alle considerazioni attuali, ciò si può applicare anche ai
terroristi autori degli attentati di New York e Washington, e senz'altro agli
innumerevoli atti di violenza degli ultimi anni. Fra questi, per esempio, le
prese in ostaggio e gli assassini compiuti dal gruppo Abu
Sayyaf e i massacri di cristiani e di altri parti
della popolazione il Indonesia, in Sudan ed in Nigeria.
Sono
questi atti approvati nell'Islam avendo conferma nel Corano e negli Ahadith (sentenze e prescrizioni scritte anch'esse da
Maometto)?
Ecco
il parere dell'esperto dell'Islam Ulrich Neuenhausen, docente alla scuola biblica dalla Missione di Wiedenest, una delle maggiori della Germania.
Per
l'estremista cresciuto nell'Arabia Saudita, il fattore scatenante dell'aggressione
è l'alleanza della sua patria con gli Stati Uniti nella guerra del Golfo contro
il dittatore iracheno Saddam Hussein.
Il fatto che degli "infedeli" abbiano potuto muovere guerra a dei
musulmani dal paese più santo per l'Islam (La Mecca e Medina si trovano in
Arabia Saudita) sarebbe stata non solo un'enorme provocazione, ma anche
un'umiliazione incredibile.
Bin Laden
motiva i suoi atti terroristici con una sorta di legittima difesa: contro un
criminale ci si può difendere anche con il terrorismo.
"Ci
derubano della nostra ricchezza, delle nostre risorse e del nostro petrolio. La
nostra terra viene attaccata. Uccidono i nostri fratelli, ci offendono nel
nostro onore e nella nostra dignità. E se osiamo dire anche una sola parola di
protesta contro la loro ingiustizia, ci chiamano terroristi" (Bin Laden, 1998).
SONO UN SERVITORE DI ALLAH
Secondo
Bin Laden, l'occidente è
stato manipolato dal sionismo per opprimere il mondo islamico. Questi sarebbe
una vittima del terrorismo internazionale degli americani, su incarico
d'Israele.
Bin Laden dà
alla sua lotta un carattere religioso, una guerra santa:"Sono un servitore
di Allah ed obbedisco ai suoi ordini. Un suo ordine è quello di lottare per la
di Allah e lottare fino a che gli Americani verranno cacciati da ogni paese
islamico. Noi siamo sicuri che, per la grazia di Allah, riporteremo la vittoria
sugli ebrei e su quelli che combattono al loro fianco. Secondo una tradizione
profetica autentica, il messaggero di Allah, Maometto, ci ha promesso che l'ora
della resurrezione non verrà prima che i musulmani abbiano abbattuto gli ebrei,
i quali si nasconderanno dietro gli alberi e dietro le rocce"
La
guerra santa (jihad) è un tema importante nella
teologia islamica, la quale suddivide il mondo in paesi con un governo islamico
(Dar-ul-Islam, Casa dell'Islam) e paesi nei quali
l'Islam non regna (Dar-ul-Harab, Casa della Guerra).
Questi ultimi devono diventare, prima o poi, paesi islamici, perché il Corano
rivendica il diritto di sovranità su tutti i popoli.
LOTTA, NON PAZIENZA!
Dopo
la fuga di Maometto a Medina, nel VII secolo, ebbe inizio il proponimento della
guerra condotta in nome di Allah. Maometto viveva, fra l'altro, degli assalti
alle carovane della Mecca. Ciò a portato a diverse battaglie contro La Mecca,
che egli vinse per la maggior parte. Inizialmente però i suoi seguaci, fuggiti
con lui dalla Mecca, non erano convinti di dover seguire il loro capo in guerra
per l'indottrinamento delle vicine nazioni. Maometto fu costretto a trovare
delle valide motivazioni. Improvvisamente risuonò il motto:"Allah non
vuole pazienza, ma lotta".
In
fondo, il Corano dice che chi partecipa alla guerra santa viene ricompensato
generosamente nell'aldilà. La Sura 9:20-22
dice:" Coloro che credono, che sono emigrati e che lottano sul sentiero di
Allah con i loro beni e le loro vite, hanno i più alti gradi presso Allah. Essi
sono i vincenti. Il loro signore annuncia loro la sua misericordia ed il suo
compiacimento e i Giardini in cui avranno delizia durevole, in cui rimarranno
per sempre".
SE L'IMAM ORDINA DI ANDARE IN BATTAGLIA.....
I
seguaci di Maometto credettero alla sua teologia
della guerra santa: la ricompensa per la quale consiste il bottino in questo
mondo e nel paradiso dell'aldilà. Con grande dinamismo e velocità incredibile,
essi, dopo la morte di Maometto, conquistarono ampie zone del Medio Oriente ed
in seguito si spinsero sino in Spagna ed a Costantinopoli (oggi Istanbul). Per
due volte furono sul punto di conquistare tutta l'Europa meridionale. La
motivazione di morire per la fede di entrare subito in paradiso, conferiva ai
guerrieri una forza straordinaria, e mentre quelli morivano, i loro capi, come
avveniva ed avviene anche nelle altre realtà militari, ne raccoglievano
profitti ed onori terreni. "Giuro su Allah che voglio essere ucciso sul
suo sentiero, richiamato in vita e nuovamente ucciso, in modo sa ottenere ogni
volta nuovi meriti", e "Combattere per il sentiero di Allah o essere
deciso a farlo, è un dovere divino. Se il tuo Imam
(capo religioso) ti ordina di andare il battaglia, obbediscigli". Questi
alcuni Ahadith (tradizioni scritti fuori dal Corano)
per incitare alla guerra santa.
Chi
muore nella guerra santa diventa un martire. Al contrario dell'accezione
cristiana di questo termine, che esprime la perdita della vita a causa della
professione di fede in Gesù Cristo, il martire islamico è di solito qualcuno
che muore in battaglia.
La
battaglia non è motivata solo dalla speranza di andare in paradiso, ma anche
dall'offesa che nella fattispecie gli Stati Uniti avrebbe recato ai musulmani
per la sua presenza nella "terra santa" (l'Arabia Saudita), fatto che
serve anche da copertura per il vero motivo di astio, nei confronti sempre
degli Stati Uniti, che è l'appoggio palese verso Israele.
Le
persone che, alla fine, sono realmente capaci di simili attentati, vivono in
situazioni psicologiche particolari: di solito non hanno alcuna possibilità di
sentire un'altra opinione e sono state indottrinate per anni con uno schema
estremamente semplificato, che divide il mondo in amici e nemici. In altro modo
non ci si può spiegare che tale forma di terrorismo venga praticata, sebbene
essa trasgredisca persino alcune regole islamiche: l'uccisione di civili, in
particolare di donne non combattenti, è proibita da diversi Ahadith.
I vili attacchi terroristici in Israele e negli USA hanno poco a che fare con
la guerra santa dell'Islam primitivo, che veniva essenzialmente portata avanti
sul campo di battaglia aperto.
LA CONQUISTA DI PAESI NON ISLAMICI E' UNA FORMA DI MISSIONE
La
conquista di paesi non islamici è una forma di missione islamica. Dagli Ahadith:"Se i non credenti, dopo aver ricevuto la
chiamata alla fede, non la seguono e si rifiutano di pagare il testatico, è
dovere dei musulmani invocare l'aiuto di Allah e di fare guerra ai non
credenti, perché Allah aiuta coloro che lo servono e distrugge i suoi nemici, i
non credenti. I musulmani devono attaccare i non credenti con tutte le macchine
da guerra disponibili, dare alle fiamme le loro case, inondarli d'acqua, devastare
i loro campi e distruggere i cereali, perché ciò indebolisce i nemici e il loro
potere viene spezzato. Tutti questi provvedimenti sono perciò santificati dalla
legge".
GLI ATTI TERRORISTICI SI POSSONO MOTIVARE CON LA TEOLOGIA ISLAMICA
Nonostante
il divieto di uccidere i civili, gli atti terroristici si potrebbero
giustificare sulla base del Corano e degli Ahadith
come conseguenza inevitabile di episodi implicati nella guerra santa. Come è
riportato in alcuni Ahadith:"Se un musulmano
attacca dei non credenti, senza prima chiamarli alla fede, è un aggressore,
perché ciò è proibito. Ma se lo fa egualmente e li uccide e li deruba dei loro
averi, egli non è comunque tenuto a versare un indennizzo né risarcimento dei
danni, perché ciò che li proteggerebbe (cioè l'Islam) non esiste presso di loro
e la sola trasgressione di un comandamento non giustifica né l'indennizzo né il
risarcimento dei danni. Allo stesso modo, è vietata l'uccisione di donne e
bambini di non credenti, ma non ne consegue l'imposizione di un
indennizzo".
PER GLI ESTREMISTI ESISTE SOLO LA JIHAD
Nella
dogmatica islamica ci sono stati periodi in cui si pensava di fare della guerra
santa la sesta colonna dell'Islam, dopo la professione di fede, il digiuno, la
preghiera, le elemosine ed il pellegrinaggio. Per i musulmani estremisti, a
lungo termine non c'è nessun altra strada se non la guerra santa, tutto il
resto è un tradimento nei confronti della religione islamica, come dimostra
l'articolo 13 dello statuto del Movimento di Resistenza Islamico:"Iniziative
politiche e cosiddette soluzioni pacifiche e conferenze internazionali per la
soluzione della questione palestinese sono in contrasto con le convinzioni di
fede del MRI... non c'è una soluzione della questione palestinese al di fuori
della jihad".
La
pace con musulmani di tale orientamento non è immaginabile, a meno di volersi
piegare al dominio islamico. Tali estremisti sono certo in minoranza, però,
come dimostrano gli avvenimenti negli USA e in Israele, è sufficiente una
minoranza a turbare durevolmente la pace.
Ciononostante,
i cristiani non dovrebbero lasciarsi paralizzare dalla paura dello spettro
della guerra santa, ma allacciare i rapporti con qualcuno di quei tanti milioni
di musulmani che non sono disposti a commettere atti di violenza. Nel momento
in cui ci fa vivere nella paura e ci priva dell'amore per gli abitanti islamici
del nostro paese, il terrorismo ha raggiunto davvero il suo obbiettivo
diabolico.
Approfondisci
l'argomento con il libro "Luce nell'ombra
della Jihad".
Tratto da ETHOS 1/2002 Schwengeler Verlag
AG, Bernek-CH