“STO PER
SPOSARMI CON QUALCUNO
CHE NON HA FATTO
ESPERIENZA
CRISTIANA.
COSA AFFERMA
A QUESTO
PROPOSITO?”
Prima di tutto la frase “sto per sposarmi” è segno che si è
giunti già a prendere una decisione.
Questo interrogativo bisognava porlo molto
tempo prima.
Il matrimonio non è certo un esperimento che può essere
prodotto per tentativi.
Chi ha fatto una esperienza
profonda con Cristo si pone questi problemi appena sorgono, perché un cristiano
non può divertirsi con i propri sentimenti né calpestare quelli altrui.
Al sorgere di simpatie, di affinità
ed infine di affetto, ognuno dovrebbe sondare il proprio cuore, in vista delle
scelte e delle responsabilità che ne conseguono.
Alla domanda specifica: “Cosa dice
CHI SONO I CREDENTI
Nella Bibbia il termine “credente” non è usato nel senso generico e comune che ha assunto
nel nostro linguaggio corrente.
Per “credente”,
oggi, s’intende generalmente chi crede in qualcuno o in qualcosa, magari in una
forma di religione, anche se non la segue e non ne è
un perfido professante.
Per “non credente”
si intende invece il miscredente, l’indifferente, chi
afferma di non credere e di essere ateo.
Tutti gli altri, anche se professano una religione, sono
considerati “increduli”.
Gesù stesso definì i Suoi contemporanei religiosi: “O generazione incredula e perversa”
(Matteo 17:17).
Cristo è “l’Iddio
vivente…, il Salvatore di tutti gli uomini, principalmente dei credenti” (1
Timoteo 4:10).
Questo testo esprime tre verità fondamentali della fede
cristiana: la divinità di Gesù Cristo: Egli “è l’Iddio vivente”:
Chiarito questo punto importante dal punto
di vista biblico, vengono a cadere tutte le interpretazioni e le opinioni “permissive” sull’argomento.
Molti “esperti”
fanno delle differenze tra matrimonio “intercomunitario”,
“interconfessionale” e “misto”.
Per matrimonio
intercomunitario si intende quello contratto tra
due membri della stesa chiesa o di chiese consorelle.
In questo caso, purtroppo, il fattore fede ed esperienza
con Cristo vengono dati per scontati, ma talvolta
questa “superficialità” crea profonde
crisi spirituali ed esistenziali in conseguenza della mancanza di coerenza
manifestata da uno dei coniugi tra vita pratica e fede professata. In ultima
analisi, si manifesta un “errore di
persona”, nel senso che uno dei coniugi ha creduto di unirsi per la vita ad
un “nato di nuovo” ed invece si trova
accanto qualcuno che ha accettato soltanto
teoricamente determinati principi biblici, ma non è mai giunto ad una vera
conversione a Cristo, oppure, dopo una fugace esperienza con Gesù, se ne è
praticamente allontanato.
Per matrimonio
interconfessionale, invece, ci si riferisce al legame contratto da due
persone che, pur appartenendo a chiese diverse, dichiarano di possedere una
fede religiosa e di volerla seguire.
Questo è il caso del matrimonio tra evangelici e cattolici
romani.
Anche se i coniugi si sono precedentemente
impegnati al rispetto della rispettiva fede religiosa, secondo la propria
libertà individuale, esistono da parte cattolica “impedimenti”, “cauzioni”
e sono necessarie delle “dispense”.
L’impedimento
consiste
nel fatto che ad una persona che professa la religione cattolico-romana non è lecito celebrare le proprie nozze con un evangelico, in una
chiesa evangelica, se prima non ottiene una dispensa dall’autorità
ecclesiastica.
Le cauzioni,
invece, sono dei veri e propri impegni che la parte cattolica deve prendere per
quanto riguarda il battesimo e l’educazione dei figli che potranno nascere dal
matrimonio da affidare alla chiesa romana.
Ne consegue che, già prima del matrimonio, la parte
evangelica si trova in uno stato di grave disagio e d’inferiorità, condizione
che, necessariamente, si ripercuoterà sui futuri rapporti tra i coniugi.
Abbiamo parlato di questo caso specifico perché è il più
comune nel nostro Paese, ma la stessa cosa potrebbe dirsi di altre
confessioni religiose non evangeliche.
Per matrimonio
misto si intende quello contratto tra una persona credente
ed una che non professa alcuna religione oppure si dichiara agnostica o atea.
In questo caso, la parte credente spera che con la propria testimonianza di
fede possa condurre il coniuge incredulo alla fede viva
in Gesù Cristo.
Anche se il sentimento è
lodevole, non bisogna dimenticare il grave rischio che si corre.
Non è, come qualcuno vorrebbe far
credere, “il metodo biblico per
evangelizzare”.
Troppo spesso, il credente, per la continua pressione
spirituale a cui è sottoposto, cede dinanzi alla costante incomprensione del
non credente.
Talvolta, per avallare determinate “scelte matrimoniali” si ricorre ad alcuni esempi biblici presentati
come se fossero positivi.
Ma è proprio vero?
GLI ESEMPI BIBLICI NEGATIVI
Nei i tanti casi biblici,
tra i più noti troviamo quelli che seguono.
Considerati obiettivamente.
· Sansone, il giudice, che volle prendere per moglie una pagana e
poi fu atrocemente tradito, affrontando le esperienze più umilianti;
· Salomone, il re d’Israele, che sposò la figlia di Faraone fu condotto all’idolatria e allo sviamento. Di lui è
stato detto: “Salomone, re d’Israele, non peccò egli forse appunto in questo? E
certo fra le molti nazioni, non ci fu re simile a lui;
era amato dal suo Dio, e Dio l’aveva fatto re di tutto Israele; nondimeno, le
donne straniere fecero peccare anche lui”(Nehemia 13:26).
· Achab, re d’Israele, che
prese per moglie Izebel, figlia del re dei Sidoni e “andò a servire Baal, a
prostrarsi dinanzi a lui” (1 Re 16:31). Fu così spinto
alla corruzione che giunse ad edificare un tempio agli idoli di Baal e di Astarte;
· Iehoram, re di Giuda, che aveva preso per moglie Athalia,
figlia di Izebel. Dopo la morte del marito e del
figlio, fece un colpo di stato, distrusse tutta la famiglia reale, pur di
mantenere l’idolatria a Gerusalemme;
· Ruth, la moabita, unico caso positivo
sui matrimoni tra credenti e non credenti. Pagana, aveva sposato un ebreo e,
dopo la prematura morte del marito, si decise ad
abbandonare l’idolatria per seguire l’unico vero Dio: Yahweh;
· Ester, l’ebrea, che sposò Assuero, sovrano pagano
di Persia. Il suo matrimonio fu un successo soltanto dal punto di vista
politico, perchè gli ebrei ottennero giustizia e libertà nell’ambito
dell’impero, ma ella non riuscì a convertire alla fede
nell’unico vero Dio il proprio augusto marito;
· I reduci di Babilonia, gli ebrei che avevano infranto in molti aspetti la legge dell’Eterno a
causa di matrimoni contratti con donne pagane. Per le molteplici conseguenze di
carattere morale, spirituale e religioso nell’ambito della società ebraica
dell’epoca, furono aspramente censurati da Nehemia con la solenne promessa che
non sarebbero stati più “infedeli al nostro Dio, prendendo mogli stranieri” (Nehemia 13:27).
Questi esempi
dimostrano quali gravissimi rischi corre un credente
che contrae matrimonio con un non credente.
COSA AFFERMA
Ecco alcuni testi
fondamentali:
· “Non prenderai come moglie per il mio
figliolo alcune delle figlie de’ Cananei
(pagani),… ma andrai alla casa di mio
padre” (Genesi 24:37);
· “Non prender moglie tra le figliuole
di Canaan” (Genesi 28:6);
· “Guardati dal far lega con gli abitanti del
paese… non avvenga che… (tu) prenda
delle loro figliuole per i tuoi figliuoli, e le loro
figliuole… inducano i tuoi figliuoli a prostituirsi ai loro dei” (Esodo 34:15,16);
· “Non t’imparenterai con loro (i pagani), non darai le tue figliuole
ai loro figliuoli e non prenderai le loro figliuole per i tuoi figliuoli,
perché stornerebbero i tuoi figliuoli dal seguir Me (l’Eterno) per farli servire a dei stranieri” (Deuteronomio
7:3-4);
· “…Voi avete commesso una infedeltà,
sposando donne straniere, e avete accresciuta la colpa d’Israele” (Esodo
10:10);
· “E s’avrà egli a dir di voi che commettete
questo gran male, che siete infedeli al nostro Dio, prendendo mogli straniere?”
(Nehemia 13:27);
· “(Una
cristiana) è libera di maritarsi a chi
vuole, purché sia nel Signore” (1 Corinzi 7:39);
· “Non vi mettete con gli infedeli sotto un
giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e
l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre?
E quale armonia fra Cristo e Beliar?
O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele?” (2 Corinzi 6:14-16).
LE OBIEZIONI
Non è anche scritto: “Se un fratello ha una moglie non credente ed
ella è contenta di abitar con lui, non la lasci; e la
donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitar con lei, non
lasci il marito… perché, o moglie, che sai tu se salverai il marito? Ovvero, tu
marito, che sai tu se salverai la moglie?” (1
Corinzi 7:12,13,16).
Basta leggere il contesto per notare che si parla di persone che si sono
convertite a Cristo dopo essersi sposate.
Non si parla di
credenti che si uniscono in matrimonio con non credenti.
La seconda obiezione è
che i testi biblici riflettono una situazione sociale e religiosa molto diversa
da quella attuale.
Oggi, tutti sono
nominalmente cristiani e quindi non possono essere considerati
pagani ed infedeli?
Abbiamo
già visto come
Questi non è chi è nato
in una famiglia di credenti o che abbia ricevuto un’educazione cristiana, ma è
soltanto chi, con scelta libera e consapevole, ha accettato Cristo Gesù come Salvatore e Signore, e segue le indicazioni
dell’Evangelo.
Tutti gli altri,
religiosi e non, sono persone degne di stima, ma non possono essere considerati cristiani, in senso biblico.
Altra obiezione è che
questo tipo di norme bibliche, se applicate oggi, appaiono “razziste” ed antisociali, perché
rappresentano soltanto dei tabù, dei divieti immotivati, che impongono gravi
limitazioni ai credenti inseriti nella società moderna.
Dobbiamo notare che
queste norme bibliche sono di origine divina, e Dio
spiega le ragioni poste a fondamento delle regole che consiglia di seguire.
Prima di tutto, bisogna
considerare l’aspetto divino del matrimonio.
Secondo Dio la vita
coniugale deve essere una unione ideale, come quella
di Cristo con
A questo proposito
basta leggere un famoso brano della lettera di Paolo agli Efesini (5:21-31).
Poi l’aspetto sociale.
Dio si
interessa anche della vita matrimoniale dal punto di vita pratico.
È una relazione che
richiede tanto amore, comprensione ed adattamento. Due individui che in
precedenza hanno vissuto una esperienza propria, ora
conducono vita in comune anche dal punto di vista spirituale e di fede, e senza
quei necessari presupposti presto o tardi si atrofizzerà il colloquio, ed il
dialogo ben presto diventerà un monologo penoso.
La frattura si aggraverà progressivamente, ed allora ciascuno dei coniugi si
rifugerà nel proprio “mondo”,
creando quelle incompatibilità pratiche capaci di mettere in crisi il focolare
domestico.
Rimarrà soltanto
l’apparenza dell’unione, per tentare di salvare almeno i valori morali della
famiglia, ma virtualmente il matrimonio avrà fatto naufragio.
CHE FARE ALLORA?
Ciascuno
esamini se stesso alla luce della Parola di Dio, evitando “esperimenti pericolosi”.
Il proprio “partner” può avere una personalità
piacevole, può essere attraente e perfino mostrare un
sincero interesse per la fede, ma se non ha fatto una vera e profonda
esperienza con Cristo, mediante la conversione, e non possiede uno zelo
persistente per la causa dell’Evangelo, nel matrimonio sorgeranno senza dubbio
delle difficoltà.
Oltre alla attrazione fisica deve esservi l’unione spirituale.
I coniugi uniti nel
Signore “sono eredi… della Grazia della
vita… le (loro) preghiere non
(saranno) interrotte” (1 Pietro 3:7).
Essi saranno “sale della terra” e “luce del mondo”, in quanto ciascuno ha
udito le parole di Gesù “e le mette in
pratica” e la propria casa è edificata “sopra la roccia. E la pioggia è caduta, e son venuti i torrenti, e i
venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma ella
non è caduta, perché era fondata sulla roccia” (Matteo 7:24,25).
Tratto da “A DOMANDA RISPONDE.
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