OMOSESSUALITÀ:
Il relativismo
ormai dilagante, in campo religioso, culturale e morale rende sempre più
difficile testimoniare gli insegnamenti della Parola di Dio, che pure deve
continuare ad essere, per il credente in Cristo, l’unica autorità di
riferimento in qualunque materia. La lettura biblica dell’omosessualità ci
offre un panorama di drammatica decadenza morale.
Caro fratello,
(...) nell’anno
passato i mass media hanno mantenuto i loro riflettori su due eventi che hanno
catturato l’interesse del grande pubblico: il Giubileo della chiesa cattolica e
le manifestazioni del World Gay Pride, sul cosiddetto
orgoglio omosessuale. (...) I nostri figli stanno crescendo con un
atteggiamento sempre più confuso perché oggi l’omosessualità viene spesso
presentata come una cosa normale, che deve essere tollerata in nome della
libertà di espressione.
E’ dunque solo un fatto
culturale oppure, come credenti, dobbiamo condannare l’omosessualità?
Spesso, sul lavoro o a
scuola, noi credenti veniamo criticati per le idee giudicate “superate”. (...)
Cosa dobbiamo pensare e
come dobbiamo comportarci di fronte a questo problema?
Lettera firmata
Prima di tutto, caro
fratello, capisco il tuo senso di frustrazione, però, in quanto credenti, non
dobbiamo scordarci una cosa: chi vuole rimanere fedele alla Bibbia deve
mettere in conto le varie forme di sofferenza procurate dalla coerenza dei suoi
pensieri e della sua condotta.
La derisione e le accuse di essere troppo condizionati dalla Scrittura
sono all’ordine del giorno per chi desidera ubbidire al Signore.
Il coraggio di andare controcorrente
Veniamo ora al
problema.
La scorsa estate si è
davvero parlato e scritto molto degli omosessuali e dei loro diritti.
Il polverone che è
stato sollevato e amplificato dai media non ha fatto altro che proporre
polemiche, dibattiti, giudizi...
Ognuno ha fornito il
suo punto di vista, il suo pensiero, le sue proposte.
Gli omosessuali hanno
parlato di discriminazione; la
cultura ha parlato di tolleranza;
il Vaticano ha parlato di castità.
Il diverso orientamento
culturale dei vari schieramenti ha voluto dare le proprie coordinate per
valutare il fenomeno che sta crescendo così velocemente in tutto il mondo.
Pochi, però, hanno
avuto il coraggio di andare controcorrente e considerare l’omosessualità alla
luce di ciò che è scritto nella Parola di Dio.
Troppi si sono lasciati
influenzare dall’ansia di tolleranza e di apertura, che cerca di appianare le
differenze per creare una nuova società appiattita dal relativismo e senza
più alcun punto di riferimento assoluto.
Il problema, infatti, è
stato analizzato soprattutto dal punto di vista politico e giuridico, ma non
da quello morale e spirituale.
Il coro dei politici ha
sottolineato la libertà di espressione ed ha auspicato una regolamentazione
legislativa che tenga conto dei nuovi modelli di unione matrimoniale che
stanno affiancando quello della famiglia tradizionale, costituita da un uomo e
una donna, con dei figli propri.
Nei dibattiti
televisivi, i pochi ospiti che hanno cercato di riportare il discorso sulla
questione morale sono stati tacciati di oscurantismo e di grettezza
culturale.
Sono stati accusati di
non tenere conto dell’evoluzione dei costumi.
Politici, attori e
persino alcuni teologi hanno giustificato e a volte approvato lo stile di vita
omosessuale, considerandolo solo un modo alternativo di esprimere sé stessi.
Questa è la
dimostrazione che la cultura di oggi è sempre più portata a tollerare le
devianze sessuali e rifiuta i valori morali cristiani.
C’è un vago sentore profetico in tutto ciò.
L’apostolo Paolo
scriveva: “Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che
fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano
chi le commette” (Romani:32).
Oggi si accetta
volentieri di legalizzare le varie forme di decadenza dei costumi, ma si
attacca invece chi vuole difendere i principi etici del cristianesimo.
E’ dunque una falsa
tolleranza perché è unilaterale!
Solo un fatto culturale?
Spesso il rapporto
sessuale tra un uomo e una donna era vissuto solo come una necessità ai fini
della procreazione.
Certamente non tutti
avevano un comportamento omosessuale, ma nel mondo pagano questo sovente veniva
visto come segno di una mente
raffinata.
Questa impostazione
morale pagana sta condizionando ancora la mentalità di oggi.
Molti accusano il
cristianesimo, affermando che è a causa di esso se sono state gettate ombre
sull’omosessualità, considerandola immorale, peccaminosa e perciò sotto il
giudizio di Dio.
Dicono che essa debba
invece venir vissuta come scelta di libertà sessuale.
Dicono che sia
legittimo sperimentare le molteplici sfumature della propria sessualità, senza
chiudersi nello schema “riduttivo”
uomo-donna.
Eppure, questi “falsi
dottori” non considerano che è proprio
Possiamo dunque dire
che si tratta solo di un fatto di cultura?
Assolutamente no!
L’omosessualità non deve
essere vista con gli occhi del relativismo culturale, ma deve essere compresa
secondo i canoni spirituali di Dio.
Il modo in cui viene considerata l’omosessualità ha un
impatto molto profondo sulla società intera: quando uno Stato tollera e legalizza comportamenti
immorali, perde completamente di vista il senso del peccato e educa le nuove
generazioni all’insegna del permissivismo e dell’anarchia morale.
Questo è un fatto di
cui tutti noi possiamo renderci conto.
E’ dunque importante tenere alto il valore della Scrittura, perché è l’unica a
darci le giuste coordinate per avere una corretta percezione del problema, in
quanto ogni ambito della nostra personalità e della nostra affettività sono
l’oggetto dell’azione redentrice di Gesù Cristo.
Solo Colui che ci ha
creati può infatti dire qualcosa di definitivo e di assoluto su di noi.
Una ferma condanna, ma...
A volte, i credenti provano un certo imbarazzo nel
trattare con un omosessuale.
Da una parte sanno che
E allora, se possono,
evitano il problema.
Tuttavia, i dati
statistici all’interno delle chiese non sono confortanti: secondo
La differenza sta nel
fatto che alcuni possono essere attratti da persone dello stesso sesso, senza
tuttavia avere rapporti sessuali con esse.
La maggior parte dei cristiani non è preparata ad
affrontare l’argomento.
Far finta di niente o
manifestare una ipocrita apertura mentale non serve a nulla.
Neanche giudicare a
priori è una cosa buona.
È indispensabile perciò
ricorrere a quanto ci dice il Signore nella Sua Parola.
Fin dagli albori della
rivelazione di Dio, il comportamento omosessuale ha avuto una ferma condanna.
Non avrai con un uomo
relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole. (...) Non vi
contaminate con nessuna di queste cose; poiché con tutte queste cose si sono
contaminate le nazioni che Io sto per cacciare davanti a voi. Il paese ne è
stato contaminato; per questo Io punirò
la sua iniquità; (...) poiché tutte queste cose abominevoli le ha
commesse la gente che vi era prima di voi, e il paese ne è stato contaminato” (Levitico
18:22,24-25,27).
Anche il Nuovo Testamento
mantiene lo stesso tenore nel giudizio: “L’ira di Dio si rivela dal cielo
contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con
l’ingiustizia; (...) per questo Dio li ha abbandonati all’impurità,
secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro
corpi; (...) infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in
quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto
naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli
altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la
meritata ricompensa del proprio traviamento” (Romani 1:18,24,26-27).
Perciò, secondo
Questi passi esprimono la gravità del peccato del comportamento
omosessuale:
è una “cosa abominevole”, è una
“contaminazione interiore”, è
un “atto infame” ed è causa dell’esclusione dal regno di Dio.
Sulla testa di coloro
che si abbandonano ad atti sessuali contro natura pesa perciò un fermo giudizio.
E tale giudizio grava
sul peccato in modo assoluto, cioè non dipende da ciò che noi riteniamo giusto
o sbagliato. Le nostre valutazioni infatti sono sempre relative ed
insufficienti, perché nascono da un cuore peccaminoso, mentre i decreti di Dio
sono l’espressione della giustizia perfetta.
Sofferenza e disagio
Il peccato lascia
sempre dietro di sé una scia di sofferenza enorme.
Chi ha a che fare con
la consulenza e la cura d’anime, sa quanti drammi si nascondono dietro le molte
maschere che indossano uomini e donne.
Spesso, anche gli
omosessuali, nonostante le provocazioni e l’apparenza di soddisfatta
trasgressione, hanno molte ferite emotive ed affettive; provano dolore e disagio per la loro
situazione, perché si rendono conto che lo sviluppo di relazioni affettive
durature è molto difficile.
La devianza sessuale
altera l’equilibrio dei pensieri e spesso sposta il fulcro dell’intimità
affettiva sul piano esclusivamente fisico.
Un pensiero comune è
che gli omosessuali siano più fini, educati e sensibili degli eterosessuali.
Questo non è sempre
vero: basta entrare un po’ di più nel loro mondo per rendersi conto della solitudine e della sofferenza morale e psicologica
che molto spesso vivono.
Basta entrare in
qualche locale per gay per constatarlo, o leggere i tanti espliciti messaggi —
con relativi recapiti telefonici — sparsi nelle toilettes
delle stazioni di servizio lungo le autostrade, per capire quanti gay sono alla
ricerca spasmodica di un incontro sessuale mercenario ed occasionale.
I costumi, i lustrini
ed i sorrisi nascondono molte volte una realtà fatta di meschinità, di
abusi, di dipendenze e di totale miseria morale.
Questa è l’altra faccia della medaglia.
Non si tratta dunque di
discriminazioni sulla libertà sessuale, ma di peccato!
La soluzione non sta
nel modificare la legislazione matrimoniale, ma nello stabilire una relazione
personale con Dio!
Non è un giudizio
esclusivo contro gli omosessuali, perché anche gli eterosessuali, che magari
disapprovano e condannano i gay ma che poi loro stessi si abbandonano alla
fornicazione, hanno bisogno della redenzione di Cristo.
Quando si ha
un’attività sessuale illecita ed impura, omosessuale o eterosessuale che sia,
il giudizio di Dio pesa su entrambi!
La speranza annunciata
Il giudizio di Dio non
è tuttavia fine a sé stesso, ma è strettamente collegato alla proposta di
redenzione e di perdono.
Il giudizio presuppone la condanna e la pena, ma l’alternativa di Dio è sempre a portata di mano: la grazia
di Cristo!
La potenza di Dio può
rigenerare completamente una persona, dandole un nuovo futuro e dei nuovi
obiettivi.
“Io so i pensieri che
medito per voi, dice il Signore: pensieri di pace e non di male, per darvi un
avvenire e una speranza” (Geremia 29:11).
L’omosessuale che si
ravvede dal suo modo di vivere è carico
di sensi di colpa e spesso davanti
al Signore si sente
irrimediabilmente “sporco”.
Ma Dio, a testimonianza
della Sua grazia, afferma: “Venite e discutiamo, dice il Signore. Anche se i
vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche
se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana” (Isaia 1:18).
Se, invece, è già
credente colui (o colei) che scopre di avere un orientamento omosessuale,
allora può entrare in una crisi profonda
che influenza il suo stesso rapporto con Dio e con gli altri.
Ma anche per lui (o lei) c’è la speranza di
una piena redenzione in Cristo pure nella sfera sessuale.
Tuttavia, bisogna ricordare che chi soffre il disagio di questa devianza non
può lottare da solo, perché una persona indebolita dalla concupiscenza dei
desideri sessuali non può pretendere di farvi fronte con le proprie forze.
Ha bisogno di essere
aiutato/a perché le tentazioni e i sensi di colpa saranno sempre più pesanti.
Deborah Carter, della
già citata Missione Exodus, dice che “per chi
lotta con l’omosessualità, i conflitti sono reali. Il desiderio di amare Dio si
oppone al desiderio di essere amati da una persona del proprio sesso in un modo
che Dio proibisce. Il desiderio di una vita sessuale normale si scontra con il
desiderio di soddisfare desideri anormali. Il desiderio di essere trasparenti
si oppone al desiderio di evitare il dolore del fraintendimento. Ma ci sono
anche delle soluzioni reali, un aiuto efficace, anche se non istantaneo, per
ricostruire l’integrità sessuale e progredire nella vita cristiana”.
Un aiuto spirituale
Chi soffre di questo
stato deve perciò rivolgersi a qualcuno di cui si fida e che abbia la giusta
competenza e maturità spirituale per aiutarlo e guidano nella guarigione con affetto fraterno e riservatezza. Deve
rivolgersi ad una persona che abbia una chiara chiamata dal Signore per
questo tipo di cura pastorale.
Spesso capita invece
che ci si affidi più volentieri a qualche psicologo non credente solo per la
paura di venire giudicati da chi opera nella chiesa.
E’ importante allora
ricordare che Dio condanna il peccato, ma vuole redimere il peccatore.
Un fratello o una
sorella qualificati dal Signore
per questo tipo di ministerio non avranno mai un atteggiamento di giudizio,
perché devono essere strumenti di riconciliazione con Dio.
La condanna
dell’omosessualità, come di qualunque altro peccato, non esclude dunque che la
grazia di Dio possa capovolgere completamente la situazione, sulla base di un
sincero ravvedimento del cuore. Essa ci riscatta e ci permette di
reimpostare la nostra vita su basi completamente nuove, costituite dall’opera di Gesù
Cristo, l’Unico che “può salvare perfettamente quelli che per mezzo di Lui
si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro” (Ebrei
7:25).
Marco Distort
Tratto
con permesso da «IL CRISTIANO» marzo
2001 www.ilcristiano.it