PERCHE’ SENTO PREDICARE TANTO
RARAMENTE SULLE PENE ETERNE?
COSA AFFERMA
Noi
predichiamo Cristo crocifisso, diceva Paolo. Anche se la verità sulla sorte
dell’uomo comprende anche la sofferenza eterna, per un cristiano predicatore la
buona novella significa presentare la positività del messaggio della salvezza e
la sua totalità.
Mentre Karl Barth,
il notissimo teologo protestante, nel 1963 si trovava negli Stati Uniti per un
giro di conferenze, un famoso teologo fondamentalista
gli pose la seguente domanda: “Credete all’inferno?”. Il teologo svizzero
rispose: “No, non credo all’inferno, credo in Gesù Cristo”.
OPINIONI DIVERSE
Rispetto alle pene eterne vi sono opinioni diverse che
potrebbero riassumersi come segue.
Alcuni affermano che non esistono le pene eterne perché
tutta l’umanità, come a suo tempo fu di Cristo, sarà eventualmente riassorbita
nell’eterno humus dove andranno a finire tutti gli esseri viventi.
Altri pongono la propria fiducia nell’idea che alla fine
dei tempi l’amore dissolverà tutto il Male.
Un altro “studioso” parla vagamente dell’infinito trionfo
oltre la storia umana.
Ancora, vi sono di quelli che accettano il compromesso
contenuto nella teoria dell’annullamento di tutti coloro che non sono stati
redenti.
Certamente nessuno si rallegra all’idea di uomini e donne
sottoposti alle pene eterne e questo sentimento è rimasto una caratteristica
costante attraverso i secoli.
D’altra parte, come cristiani che credono ed annunciano
l’Evangelo e manifestano il proprio amore per i perduti, non abbiamo interesse
per la dottrina della punizione eterna, piuttosto invece per l’annuncio della
salvezza in Gesù Cristo l’unico divino Salvatore e Signore.
Secondo
Tuttavia, perfino la pazienza, la benignità e la
longanimità divine spesso non hanno successo dinanzi alle scelte dell’uomo,
poiché è scritto: “Tu invece, seguendo la
tua durezza e il tuo cuore impenitente, t’accumuli un tesoro d’ira per il
giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio” (Romani
2:5).
L’AFFERMAZIONE DI GESU’
Tutte le opinioni più rispettabili di studiosi, teologi e
filosofi non potranno mai farci sottovalutare le affermazioni categoriche di
Gesù Cristo, il Divino Salvatore, su un problema tanto importante come il
destino eterno dell’uomo.
La Sua autorità è definitiva ed incontrovertibile. Come
semplici credenti che nutrono completa fiducia nella Sua autorevole ed
ineffabile Parola, preferiamo Gesù Cristo a tutti gli argomenti e le teorie
opinabili degli uomini. Anteponiamo la Sua autorità alle poco obiettive ed interessate
opinioni umani. Se Cristo Gesù è veramente “il Signore”, non c’è alcun dubbio
su quello che dobbiamo credere.
Le Sue parole sull’argomento delle pene eterne sono
esplicite; infatti Egli stesso afferma: “…Andate
via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi
angeli… E questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna” (Matteo
25:41,46).
“L’ora
viene in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la sua voce e ne
verranno fuori: quelli che hanno operato bene in resurrezione di vita; e quelli
che hanno operato male in resurrezion di giudizio” (Giovanni 5:28,29).
Nel Nuovo Testamento il concetto è espresso chiaramente: “…il Signore Gesù apparirà dal cielo con gli
angeli della sua potenza; in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro
che non conoscono Iddio, e di coloro che non ubbidiscono al Vangelo del nostro
Signor Gesù. I quali saranno puniti di eterna distruzione, respinti dalla
presenza del Signore e dalla gloria della Sua potenza” (2 Tessalonicesi
1:7-9).
ALCUNI TERMINI EQUIVOCANTI
“Il
diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove
sono anche la bestia e il falso profeta; e saran
tormentati, nei secoli dei secoli” (Apocalisse 20:10).
“… Berrà
anch’egli del vino dell’ira di Dio mesciuto puro nel calice della sua ira: e
sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto
dell’Agnello. E il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli; e non
hanno requie né giorno né notte…” (Apocalisse 14:10-11).
Nei testi biblici citati almeno tre termini hanno creato
diverse opinioni e teorie.
Il primo è l’aggettivo “eterno” che significa “senza
fine”, talvolta è sostituito dall’espressione “nei secoli dei secoli”, ma
ugualmente usato nel senso di eternità, tanto è vero che la stessa frase è
impiegata per indicare il trono di Dio. “Il
tuo trono, o Dio, è ne’ secoli dei secoli....” (Ebrei 1:18).
È fuor di dubbio che eterno significhi “senza fine” e non
si può per un atto di mero sentimentalismo affermare qualcosa di diverso.
Un’altra parola equivocata è “distruzione”. Infatti, il
termine biblico non vuole mai significare annullamento o annichilimento, ma
soltanto “rovina”, “devastazione”. Altrimenti la frase “distruzione eterna” di 2 Tessalonicesi 1:9 sarebbe soltanto un
“eufemismo”, ma purtroppo non può essere interpretato soltanto come un
artificio divino allo scopo di incutere timore nell’uomo per fargli evitare il
peggio, perché il testo continua “respinti
dalla presenza del Signore”, o come afferma Gesù stesso: “a punizione eterna” (Matteo 25:46).
Inoltre, che la condanna alle pene eterne non sia
annullamento è evidente dal confronto tra Apocalisse 19:20 e Apocalisse 20:10.
Se dopo mille anni, nello “stagno di fuoco e di zolfo”
L’altra espressione equivocata è “lo stagno di fuoco e di zolfo”. L’idea fa sorridere alcuni e
terrorizza altri.
La concezione di un inferno o di un fantastico
“purgatorio” con vere fiamme di fuoco, immagini tanto care alle descrizioni
medievali. Questa idea sfruttata da predicatori astuti ma poco seri, ormai
riesce a terrorizzare soltanto qualche pia vecchietta, che si vede già ardere
per l’eternità.
D’altro canto i cosiddetti benpensanti sorridono
increduli, sostenendo che tutto nelle Scritture è simbolico ed è parabola, ma
alla fine l’amore prevarrà.
È evidente che il purgatorio sia un’invasione del
medioevo, un abuso astuto per carpire la buona fede e qualcos’altro ai
semplici. Non possiamo, però, togliere dalla Bibbia, la ispirata parola di Dio,
quello che essa contiene. D’altronde è chiaramente scritto: “Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio
aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro; e se alcuno teglie
qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell’albero della vita e della città
santa, delle cose scritte in questo libro” (Apocalisse 22:18,19).
Esiste però una differenza tra la forma parabolica e la
spiegazione simbolica. In questo ultimo caso tutto deve essere espresso in
senso mitico, quasi che la descrizione sia soltanto una fiaba ed una leggenda
alle quali non bisogna dare eccessivo peso.
La forma parabolica, invece, parla di una realtà espressa
in modo umanamente comprensibile e che corrisponde ad un fatto proiettato
nell’eterno habitat futuro. Il fuoco e lo zolfo potranno non essere esattamente
il fuoco e lo zolfo incandescente che conosciamo quaggiù, ma la sofferenza
purtroppo è, almeno, simile a quella prodotta dal fuoco e dallo zolfo ardente!
Infatti si parla di “tormento” eterno e: “non hanno requie”, mai.
TRE FASI DEL MANDATO
La domanda: “perché sento predicare tanto raramente sulle
pene eterne” ha dunque una risposta ovvia. Come è stato già accennato, il
grande mandato di Gesù è: “Andate in
tutto il mondo e predicate l’Evangelo ad ogni creatura” (Marco 16:15),
questa è la prima fase, quella dell’annuncio della Buona Notizia a tutti gli
uomini, i quali sono già impauriti e si sentono perduti.
La seconda fase del mandato è: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli…” (Matteo 29:19).
L’ammaestramento è l’istruzione basilare sulla via della salvezza, dal
ravvedimento e del conseguente battesimo in acqua nel nome del Padre, del
Figliuolo e dello Spirito Santo come testimonianza dell’avvenuta conversione.
La terza fase: “Insegnando
loro d’osservare tutte quante le cose che v’ho comandate” (Matteo 28:20) si
riferisce al mandato dato ai ministri dell’Evangelo di insegnare “tutte quante
le cose” che Gesù ha comandato.
In questa fase rientra la dottrina delle pene eterne che è
collegata alla condanna dei reprobi.
L’obiezione comune tra gli evangelici a questo tipo di
predicazione è che i grandi revivalismi del passato predicavano sulle pene
eterne con tale potenza che gli astanti erano tentati di aggrapparsi alle
colonne delle chiese, perché avevano quasi la sensazione di essere inghiottiti
dal giudizio a causa dei loro peccati. I grandi risvegli collegati ai nomi di Wesley, Finney, Whitefield, ecc., si manifestavano non tanto come
evangelizzazione verso coloro che non avevano sentito mai parlare di Gesù
Cristo così come ci viene rappresentato dai vangeli, ma piuttosto come un
richiamo alla fede degli sviati e dei retrogradi. A costoro l’insegnamento
della realtà delle pene eterne doveva essere dato in modo autorevole
nell’unzione dello Spirito santo.
UN RICHIAMO
Un notissimo scrittore evangelico si esprime così: “Non
c’è dottrina che vorrei più di tutte le altre, fosse tolta dal Cristianesimo
che questa (delle pene eterne); ma ha il completo sostegno della Scrittura e
specialmente nelle parole stesse del Signore; è stata sempre affermata dal
Cristianesimo che ha anche il sostegno della ragione”.
Ai “buoni pagani” che sono nati e cresciuti all’ombra di
una chiesa cristiana, e che senza una vera esperienza della rigenerazione in
Cristo pensano di esprimere le proprie opinioni sull’eternità in contrasto con
la Bibbia, occorre ricordare che tutti gli argomenti pro e contro questa
dottrina non potranno mai sostituire l’autorevole ed esplicita affermazione
della Parola di Dio. Se Gesù Cristo è divenuto veramente il Signore della
nostra vita, come cristiani crediamo ed accettiamo fermamente
F. Toppi
Tratto da “A DOMANDA RISPONDE.
Volume I”