HO PARTECIPATO AD UNA VOSTRA RIUNIONE DI CULTO,
SONO STATO COLPITO DALLA VOSTRA FEDE, MA MI HA STUPITO IL VOSTRO MODO DI
PREGARE.
E’ TUTTO QUESTO BIBLICO?
PERCHE’ NON PREGATE IN SILENZIO?
Il
credente non è uno spettatore silenzioso, ma partecipa attivamente
all’adorazione “in Spirito e Verità”, esprimendo liberamente i propri
sentimenti verso il Signore che sente vicino, vivente e reale, per
l’edificazione personale e dell’intera comunità.
In questa dichiarazione vengono usate le stesse parole che
sono riportate in Atti 2:12,13 pronunciate da quanti erano testimoni della
prima riunione pubblica della Chiesa Cristiana.
“Tutti
stupivano ed erano perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo?
Ma altri beffandosi dicevano son pieni di vin dolce”.
INCOMUNICABILITA’
Ci troviamo in una società che vive all’insegna della
incomunicabilità, perché in generale si è incapaci di trovare un accordo
ideologico e sentimentale con chi ci sta vicino.
Il timore di trovarsi in contrasto con il prossimo e la
paura di una reazione violenta spinge l’individuo a non comunicare, ad
incupirsi nei propri problemi ed a non esternare le proprie idee ed i propri
sentimenti.
Per rendersi conto della tristissima piaga
dell’incomunicabilità, basta guardarsi intorno quando si viaggia sui mezzi
pubblici, oppure notare il viso severo e scuro della maggior parte delle
persone alla guida delle automobili, chiusi nelle loro gabbie di metallo più o
meno grandi, pronti a reagire in modo improprio nei confronti dei colleghi o
dei passanti.
Questa “malattia” diviene ancora più evidente nel rapporto
di carattere religioso. Oggi, la maggior parte dei fedeli, anche i più
osservanti, non partecipano alle funzioni religiose, ma sono soltanto
spettatori silenziosi e talvolta perfino indifferenti.
Per questo, la fede diviene un fatto personale che non
deve essere minimamente espresso, ma rimanere soltanto nell’ambito personale ed
intimo.
EMOTIVITA’
È questa la vera fede cristiana o piuttosto nel tempo si è
trasformata, tanto da divenire una forma religiosa vuota, che deve far tacere
ogni manifestazione spontanea ed emotiva perché altrimenti si corre il rischio
di cadere in una forma di pericoloso fanatismo?
Gli estremi erano sempre perniciosi. Se è vero che delle
feste religiose popolari spesso esprimono con un eccesso di emotività soltanto
delle pratiche superstiziose, non bisogna dimenticare che la componente emotiva
dell’animo umano non può essere represso quando si esprime un moto affettivo.
Nella Chiesa Cristiana dell’era apostolica troviamo questa
partecipazione attiva di tutti i credenti al culto “in Spirito e Verità”. La
vera adorazione a Dio per mezzo di Gesù Cristo, Unico Mediatore tra Dio e gli
uomini, non può avvenire senza questo “moto intenso dell’animo umano che si
eleva al di sopra delle situazioni contingenti” ed esprime liberamente i propri
sentimenti verso il Signore che sente vicino, vivente e reale.
Certamente ogni cosa deve essere “fatta con decoro e con
ordine” (1 Corinzi 14:40), ma questo non vuol dire che debbano essere soffocati
completamente i sentimenti di lode e di adorazione sincera verso Dio. Il
termine biblico tradotto “decoro” denota non soltanto un modo conveniente che
rispetti la dignità d’ognuno, ma anche qualcosa di onesto che esprime grazia.
Alcuni pensano che il decoro consista nel dignitoso silenzio. Altri
nell’espressione gioiosa delle azioni di grazia e di lode verso Gesù Cristo,
degno di ogni espressione di gratitudine.
L’ordine di cui parla il testo non è la statica serie di
elementi tutti uguali; il termine originale è tradotto altrove nel Nuovo
Testamento anche con la parola “modestia”. Quindi, senza vanità o vanagloria,
ma con umiltà.
PARTECIPAZIONE
È stato già detto che nel Nuovo Testamento le riunioni di
culto richiedevano la partecipazione di tutti i credenti. Infatti, l’Apostolo
Paolo ispirato dallo Spirito Santo, parlando dell’ordine del culto non insegna
ai cristiani ad assistere alle “funzioni religiose” ma li invita a contribuire
in modo ordinato alla elevazione della comunità, evitando tutto quello che può
edificare se stessi senza tenere conto del bene comune.
“… Poiché
siete bramosi dei beni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione
della chiesa… Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un
insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, facciasi ogni cosa per l’edificazione” (1 Corinzi 14:12,26).
Questi consigli pratici rivelano quanto appare evidente da
una lettura senza preconcetti del libro degli Atti degli Apostoli,
particolarmente dei testi relativi alle riunioni di culto delle comunità
cristiane di allora.
Si può notare l’intervento spontaneo di tutta la comunità,
nella guida dello Spirito Santo.
Una testimonianza di questa adesione comune si ritrova
ancora oggi nella liturgia ecclesiastica, ad esempio nel “responsorio”, un
canto liturgico alternato tra solista e coro, o nelle preghiere liturgiche
nelle quali si alterna la preghiera del ministro alla risposta dell’uditorio.
Soltanto quando l’immediatezza e la spontaneità del culto
cristiano venne perduta per la mancanza di una profonda esperienza spirituale
da parte di coloro che si convertivano, fu necessario instaurare forme
liturgiche ben precise che sollecitavano l’uditorio ad una partecipazione
formale ma passiva.
Un ritorno alla forma originale del culto cristiano “in ispirito e verità” si manifestò nei vari risvegli religiosi
di ogni epoca fino a quello attuale dal quale sono sorte le nostre comunità
evangeliche.
UDIBILE
La preghiera comunitaria con la partecipazione diretta di
tutti è una peculiarità del nostro culto cristiano e si fonda su questi
elementi.
- È biblica: la Sacra Scrittura è ricolma di
testimonianze, sia nell’Antico come nel Nuovo Testamento, che rivelano
l’adorazione corale a Dio.
- È pratica: non
soltanto per l’aspetto psicologico, ma ogni volta che i credenti si esprimono
ad alta voce fanno “prigione ogni
pensiero traendolo all’ubbidienza di Cristo…” (2 Corinzi 10:5). Ogni volta
che un pensiero si esprime con parole la mente è obbligata a non distrarsi,
mentre se l’attività intellettuale rimane a livello di pensiero facilmente
viene distolta.
- È edificante: perché
chi è testimone di questo atto spontaneo di pietà potrà anche inizialmente
rimanere perplesso, ma alla fine dovrà convenire di trovarsi di fronte a
persone sincere che credono fermamente in quello che professano.
L’EQUILIBRIO
È possibile talvolta eccedere e dimenticare la regola
evangelica: “Ogni cosa sia fatta con
decoro e con ordine” (1 Corinzi 14:40), andare all’altro estremo, cioè
“soffocare lo Spirito” ed impedire ogni partecipazione spontanea della comunità
all’adorazione seguendo una liturgia precostituita; è un rischio reale.
L’equilibrio è provveduto dal Signore stesso che ha donato
alla Chiesa i ministeri, se chi presiede la riunione, nella guida dello Spirito
Santo, attuerà il principio biblico: “chi
presiede, lo faccia con diligenza” (Romani 12:8).
Allora a nessuno sarà tolto il privilegio della
comunicabilità e della spontaneità, ma in quella libertà data dallo Spirito del
Signore ognuno potrà esprimere i propri sentimenti nella preghiera e nella lode
per l’edificazione comune e se “entra
qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato
da tutti, i segreti del suo cuore sono palesati; e così, gettandosi giù con la
faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi” (1
Corinzi 14:24,25).
F. Toppi
Tratto da “A DOMANDA RISPONDE.
Volume I”