L’UOMO NEL TEMPO
E NELL’ETERNITA’
Introduzione
Questo breve studio biblico, come i precedenti, è frutto
di un lavoro spontaneo e frettoloso cioè è stato gettato giù, in pochi giorni,
per appagare una richiesta giunta da diverse parti.
Nonostante però la brevità del tempo, entro il quale è
stato ultimato, ha conosciuto una cura particolare e cioè quella di renderlo
accessibile e comprensibile a tutti. Forse questa cura lo ha reso "troppo
semplice" in alcune espressioni, o "troppo puerile" in alcuni
concetti, ma noi crediamo che nell’assieme lo studio se ne sia avvantaggiato a
beneficio di una larga categoria di credenti non preparati alla difficile
terminologia teologica.
Qualche volta è stato necessario esprimere un concetto,
una definizione con parole di uso non comune, ma il concetto e la definizione
sono stati poi ripetuti con parole facilmente comprensibili.
La fretta con la quale è stato compiuto scusa molte delle
lacune di questo lavoro; la profondità dell’argomento ne scusa molte altre, ma
noi speriamo che nonostante lacune e difetti questo studio possa interessare un
numero elevato di credenti e possa anche accendere in essi un desiderio sempre
più vivo, sempre più intenso per gli studi biblici.
Questo studio ha, soprattutto, uno scopo: esaminare l’uomo
nel suo aspetto di "creatura di Dio", quindi nel suo aspetto più
profondo, più importante. Noi speriamo che questo esame possa rappresentare un
raggio, sia pur debole, di luce, per una conoscenza più intiera dell’uomo, la
più meravigliosa fra le creature di Dio.
L’UOMO CREATURA DI DIO
Chi è l’uomo?
Uno sconosciuto, ha risposto un famoso scrittore
straniero. Veramente l’uomo è uno sconosciuto o almeno una creatura misteriosa
che ci rivela sempre nuovi aspetti della sua personalità. Noi però non possiamo
accontentarci di questa risposta e dobbiamo cercare di dare una risposta più
ampia e più precisa alla domanda.
Dobbiamo soprattutto cercare la risposta nelle pagine
della Bibbia, ma possiamo anche servirci di tutti gli altri mezzi che ci aiutano
a comprendere l’uomo.
Ci dichiara anche che è stato formato all’immagine di Dio
e quindi che è la più perfetta fra tutte le creature, ed infine ci dichiara che
è l’unica creatura che viva una vita abbondante, anzi una vita totale (Genesi 1:26;
2:7, 17, 20, 22; 1 Corinzi 11:7).
Questa dichiarazione biblica ci dice che l’uomo è stato
formato di materia e di spirito, perché Dio fece l’uomo con la polvere della
terra, che già esisteva, e poi gli alitò un fiato vitale cioè un soffio di
vita. All’uomo è stata data la supremazia del creato perché è stato fatto la
più eccelsa delle creature. Tutte le creature di Dio sono perfette perché tutto
quello che Iddio ha fatto "è buono",
ma l’uomo è la più perfetta delle creature di Dio.
Dobbiamo spiegare questa dichiarazione apparentemente
assurda: ogni animale, ogni pianta, ogni cosa che è stata creata da Dio è
perfetta rispetto a se stessa; per esempio un cane, come cane è perfetto, una
rosa come rosa è perfetta. Tutte queste cose però sono imperfette rispetto a
Dio; per esempio una rosa non ha tutta la bellezza di Dio, il cielo non ha
tutta la grandezza di Dio, il sole non ha tutto lo splendore di Dio.
Quando mettiamo tutte le creature di Dio a confronto con
loro stesse troviamo che tutte sono perfette, ma quando le mettiamo a confronto
con Dio troviamo che l’uomo è la più perfetta perché è l’unica che è stata
fatta all’immagine di Dio.
La vita nell’uomo
L’uomo, abbiamo anche detto, è l’unica creatura che viva
una vita completa. Le creature viventi generalmente vivono la vita vegetativa
oppure la vita sensitiva e la vivono soltanto per un periodo di tempo; l’uomo
invece vive la vita vegetativa, la vita sensitiva e la vita morale e vive
nell’eternità. Quindi la vita dell’uomo è la più abbondante; l’unica veramente
completa.
Vogliamo spiegare il significato dei termini "vegetativa", "sensitiva", "morale".
La vita vegetativa è quel genere di vita che hanno quasi
tutte le piante e alcune specie di animali inferiori e che consiste nella
capacità di afferrare e assimilare le sostanze nutritive per vivere,
svilupparsi e riprodursi. Prendiamo l’esempio di una pianta che assorbe dal
terreno sostanze e umidità e dall’aria quelle particelle chimiche necessarie
alla propria respirazione. Essa cresce, si sviluppa, produce il seme, muore e
poi, a mezzo de seme, si riproduce.
La vita sensitiva invece è quel genere di vita che
permette di servirsi dei sensi per afferrare il significato esteriore delle
cose. Prendiamo l’esempio di un cane; esso vede, ode, riconosce i sapori, sente
le carezze o avverte le percosse e riconosce gli odori. Il cane non soltanto si
nutrisce, cresce, si riproduce, ma vive anche a contatto delle realtà fisiche
del mondo a mezzo dei suoi sensi cioè dell’odorato, della vista, del palato…
La vita morale, infine, è quel genere di vita che permette
di servirsi dell’intelletto e dei moti interiori, cioè della coscienza per
regolare la propria condotta di fronte all’uomo e di fronte a Dio; di fronte al
tempo e di fronte all’eternità. Per questo genere di vita non possiamo prendere
esempi all’infuori dell’uomo, perché soltanto questa creatura meravigliosamente
formata da Dio, oltre a nutrirsi, svilupparsi, riprodursi e oltre ad avere
contatto col mondo fisico a mezzo dei suoi sensi, può fare uso della ragione e
della coscienza per vivere una vita che lo eleva sopra del mondo fisico; una
vita superiore, una vita piena.
L’uomo non è ab-eterno, cioè non è sempre esistito, ma dal
giorno che è stato creato. Gli è stata data l’immortalità e perciò anche per
questo dobbiamo dire che la vita dell’uomo è l’unica vita totale. Una pianta,
un animale, possono vivere il tempo che durano, ma l’uomo vive il tempo che
dura nel mondo e vive fuori del mondo nell’eternità.
Quindi l’insegnamento biblico ci dice chiaramente la
medesima cosa che gli studiosi di teologia esprimono in maniera più complicata
quando ci dicono che "l’uomo è un
essere razionale composto di materia fisica e materia spirituale; che è
composto cioè di organismo fisico che è, a sua volta, un composto chimico
fornito di apparati e sistemi e una psiche spirituale".
Tutte queste parole servono semplicemente per dirci che
l’uomo è un essere materiale e spirituale e che possiede una mente capace di
ragionare e quindi capace di controllare e dirigere la propria vita fisica e la
propria vita interiore.
La teologia e la Bibbia sono perciò d’accordo nel dirci
che l’uomo è la più perfetta delle creature e che è l’unica che ha in se stessa
l’immagine di Dio.
L’uomo nel pensiero materialista
Chi non è d’accordo con queste dichiarazioni è il "materialismo".
Il materialismo è quel pensiero scientifico che cerca di
negare la vita spirituale e che perciò vuole affermare che tutto è materia e
soltanto materia.
Il materialismo dice che l’uomo non è un essere spirituale
e materiale, ma soltanto materiale.
Il materialismo nega l’esistenza di Dio e quindi nega
anche che l’uomo possa avere o possa essere l’immagine di Dio.
I materialisti spiegano la superiorità dell’uomo sulle
altre creature con la teoria dell’evoluzione. Essi dicono che l’uomo in
origine non era come oggi; era semplicemente una scimmia senza favella cioè
senza parola e quindi con un intelletto limitato, simile a quello delle scimmie
che noi conosciamo.
Questa scimmia si sarebbe venuta a trovare in circostanze
particolari di vita che l’avrebbero obbligata a fare uso dei suoni della
propria gola.
Forse per difendersi dalle bestie feroci avrebbe imparato
a lanciare un grido speciale che fosse servito a chiamare in aiuto le altre
scimmie; forse per unirsi alle proprie compagne per raggiungere i torrenti,
avrebbe imparato un altro grido che fosse stato subito riconosciuto come un
segnale; forse per avvertire che aveva trovato cibo per tutti avrebbe imparato
ed usato un altro grido…
Questi gridi sarebbero state le prime parole che sono poi
aumentate e che si sono perfezionate. Con l’uso delle parole sarebbe nato e si
sarebbe sviluppato anche l’uso del ragionamento e con l’uso del ragionamento
sarebbe iniziato il perfezionamento della scimmia, che ha incominciato a
lasciare la vita bestiale per cercare una vita più elevata che lentamente e
lentamente l’ha condotta ad un genere di vita superiore.
Se domandate ai materialisti: “Ma questa scimmia da dove è venuta”? Essi vi diranno: “Anche la scimmia è venuta da una specie
inferiore ad essa e questa specie inferiore è venuta a sa volta da una specie
inferiore fino a che si arriva all’organismo composto di una sola cellula
invisibile. L’organismo di una sola cellula è venuto da processo biologico
primitivo e poi…non sappiamo nulla”.
Insomma i materialisti non possono spiegare l’origine
della vita, però vogliono affermare che da quando la vita è incominciata si è
continuamente perfezionata per un processo di evoluzione materiale. Così da un
piccolo insetto, lentamente, lentamente è venuto un animale imperfetto; da
quell’animale imperfetto, lentamente è venuto un animale più perfetto; da
quell’animale più perfetto è venuta la scimmia e dalla scimmia, attraverso
decine e centinaia di millenni, è venuto l’uomo.
Noi non possiamo accettare questo ragionamento non
soltanto perché è in contrasto con la Bibbia, ma anche perché è incompleto e
perché è contro la logica e l’esperienza.
I materialisti, per pretendere di essere accettati,
dovrebbero prima spiegarci l’origine della vita e poi dovrebbero anche dirci
perché la vita degli animali è sempre la stessa attraverso i millenni e quella
dell’uomo è in continuo progresso e in costante movimento.
Gli animali si adattano, ma non si evolvono; l’uomo si
evolve e non si adatta e questo perché gli animali non hanno una vita razionale
cioè pensante ed una vita morale mentre l’uomo ha l’una e l’altra.
I gatti di seimila anni fa vivevano come i gatti di oggi;
le rondini di allora facevano gli stessi nidi che costruiscono le rondini di
oggi, ed i lupi e le volpi di millenni addietro avevano precisamente le
medesime tane. Se questi animali, oltre agli istinti, avessero avuta la
ragione, avrebbero imparato, come l’uomo, a perfezionarsi con la propria
volontà, invece sono rimasti nella stessa condizione del passato.
E’ vero, i gatti sono divenuti domestici, le galline hanno
perduta la capacità di volare, i cani si sono sottomessi all’uomo, i cavalli,
le vacche sono entrati a servizio della società…, ma questo non è evoluzione,
non è progresso, ma è adattamento a nuove condizioni di vita che sono state
imposte.
Quindi l’uomo non viene da una specie inferiore, perché
fra gli animali e l’uomo c’è una separazione che sempre rimane e mai può essere
colmata; una separazione che dimostra che l’uomo è la più perfetta creatura di
Dio perché è l’unica che porta la Sua immagine, l’unica che ha la ragione,
l’unica che ha una personalità materiale e spirituale; l’unica che è immortale.
Il nome dell’uomo
Per approfondire ancora di più la questione, forse è
opportuno servirci di un’altra dichiarazione della Bibbia e cioè quella che
viene dallo studio dei nomi dell’uomo.
Nella Bibbia generalmente, il nome indica, ed illustra la
personalità dell’individuo e quindi il nome dell’uomo può aiutarci a
comprendere la personalità dell’uomo; può aiutarci cioè a conoscere più
chiaramente chi è l’uomo.
Nella Bibbia troviamo quattro nomi principali relativi
all’uomo; essi sono Adamo, Ish, Gheber e Anthropos.
I primi tre sono di origine ebraica e quindi ci vengono
dal Vecchio Testamento e l’ultimo è di origine greca e perciò si trova nel
Nuovo Testamento.
Qual è il significato di questi nomi?
Che ci dicono essi dell’uomo?
Andiamo per ordine: Adamo ha un’origine molto incerta e
molto discussa e perciò secondo alcuni studiosi avrebbe un significato e
secondo altri un significato diverso.
Alcuni hanno detto che Adamo deriva da una parola che vuol
dire "rosso" e perciò Adamo significherebbe il rosso. Altri
invece hanno sostenuto che questo nome è nato da una parola che potrebbe farlo
interpretare "nato di terra". Altri hanno detto che potrebbe
essere interpretato, per la sua origine, "fare o produrre"; ed
infine altri studiosi, non meno valenti dei precedenti, hanno sostenuto che
l’origine del nome Adamo può farlo interpretare "famiglia o stirpe" o piuttosto "umanità" cioè uomo in senso collettivo.
Da queste molteplici interpretazioni riesce difficile dire
che cosa esprima il nome Adamo e dobbiamo perciò seguire ed ascoltare le varie
idee degli studiosi.
Coloro che dicono che Adamo può essere interpretato "il rosso" sostengono che
probabilmente questo nome indica il colore della terra usata da Dio per formare
l’uomo o indica il colore della pelle del primo uomo.
Coloro che danno la seconda interpretazione sostengono che
il nome esprime semplicemente la natura e l’origine dell’uomo che è realmente
il "nato dalla terra" (Ecclesiaste
6:10; 12:9).
Coloro che difendono la terza interpretazione sostengono
che Adamo vuol dire "produzione di Dio od opera di Dio". Gli
ultimi infine dichiarano che Adamo vuol dire semplicemente "capo di una
stirpe" oppure "umanità".
Noi non accettiamo completamente nessuna di queste
interpretazioni, ma non le rigettiamo, perché tutte ci dicono qualche cosa
intorno all’uomo.
Adamo è il nome dell’uomo che è usato anche nel Nuovo
Testamento per indicare il genere umano. Quando nel N.T. troviamo questo nome
sappiamo che esso esprime umanità, origine di una stirpe ed infatti troviamo
menzionato vicino all’Adamo dell’Eden, cioè al "primo Adamo"
anche l’Adamo del Golgota, cioè il "secondo od ultimo Adamo":
Gesù Cristo. Dall’uno e dall’altro sono nate le stirpi dell’umanità. I due
Adami hanno generato le due grandi famiglie dell’intera umanità.
Il secondo nome dell’uomo è Ish,ma questo più che un nome
può essere considerato un aggettivo perché Ish vuol dire semplicemente maschio
come Ishak vuol dire femmina; il genere umano perciò si distingue in Ish e
Ishak come anche il mondo animale (e in certi casi anche il mondo vegetale) si
divide in ish e ishak.
Questo nome perciò non è usato soltanto per l’uomo e per
la donna, ma anche per il maschio e per la femmina dell’animale.
Comunque è interessante osservare che Iddio ha chiamato
l’uomo maschio e la donna femmina perché questo ci dice che l’uomo ha una vita
sessuale cioè una "vita di fusione" (i due diverranno una
medesima carne) la quale si realizza mediante l’attrazione di due organismi che
si completano e di due affetti che s’incontrano.
L’uomo quindi porta anche in questo nome il segno
dell’opera di Dio e del piano di Dio che ha voluto suggellare nella sua
creatura la legge dell’amore e della comunione.
Quando noi facciamo un’opera, ci serviamo sempre dei
modelli che possediamo; per esempio se eseguiamo una pittura, noi raffiguriamo
alberi, monti, cieli…, cioè tutte cose che vediamo, ma Iddio nel creare l’uomo
ha fatto una cosa assolutamente nuova cioè non si è servitp di nessun modello e
lo ha fatto maschio e femmina, ossia completamente differente dagli angeli che
non hanno sesso (Luca 20:35-36).
Quindi noi crediamo che Ish voglia dire "colui nel quale Dio ha messo la legge
dell’amore e della comunione e al quale ha insegnato la perfetta unione
spirituale col cielo". Non dimentichiamoci infatti che l’unione
dell’uomo con la donna rappresenta un’immagine, un’anticipazione dell’unione
del credente con Dio, della chiesa con Cristo.
Veniamo ora al terzo nome dell’uomo: Gheber.
Anche Gheber è un aggettivo e vuol dire "forte". E’ un aggettivo che non è
dato a tutto il genere umano, ma soltanto al maschio che è stato costituito per
disegno divino "il forte",
cioè il dominatore del creato ed il conduttore di quella parte del genere umano
che è definito "sesso debole"
(1 Pietro 3:7).
Questo nome ci dice che l’uomo è "il forte"
anche di fronte ai più forti perché anche i leoni o gli elefanti sono dominati
dall’uomo, e ci dice altresì che anche sotto questo aspetto Iddio ha messo in
effetto un piano di saggezza infinita. Egli ha diviso il genere umano in sesso
forte e in sesso debole affinché, nell’equilibrio di questi due opposti, si
potesse raggiungere l’armonia.
Oggi gli evoluzionisti negano che la donna sia nata "sesso debole" e l’uomo "sesso forte".
Essi sostengono che la donna si è adattata ad essere sesso
debole in conseguenza soprattutto della sua missione materna che la obbliga ad
una vita di difesa nell’intimità della casa. La Bibbia invece ci dichiara che
sin da principio Iddio ha fatto l’uomo maschio e femmina perché l’uno fosse
forte e l’altra debole, così come nell’unione spirituale fra Dio e l’uomo,
Iddio sia il forte e l’uomo il debole, Iddio il conduttore e l’uomo il
subordinato, il sottomesso.
Veniamo ora all’ultimo dei nomi dell’uomo, quello del
Nuovo Testamento "Anthropos". Questo nome viene tradotto comunemente
uomo, ma la sua origine permette un’interpretazione più chiara: Anthropos si è
formato con l’unione di diverse particelle linguistiche che potrebbero essere
tradotte "Colui che guarda in alto".
E’ un nome meraviglioso che ci dice chiaramente chi è
l’uomo: colui che guarda al cielo, che parla con il cielo, che ha comunione con
il cielo.
Sembra quasi che il Nuovo Testamento ci dia una luce più
chiara, una rivelazione più precisa dell’uomo; egli non è soltanto il nato di
terra, il forte, ma è soprattutto colui che ha intimità con Dio.
Per chiudere questo argomento vogliamo ricordare che i
latini, infine hanno chiamato l’uomo homo, dalla radice linguistica humus che
vuol dire terra ed anche questa definizione torna a ricordarci della debolezza
e della corruzione della natura umana.
La Bibbia, adunque, afferma che l’uomo è l’immagine di Dio
ed è una creatura razionale composta di spirito e materia, che può vivere una
vita piena nell’immortalità. Egli che è stato formato dalla polvere nel suo
involucro esterno, ha ricevuto un soffio vitale da Dio e può vivere guardando a
Dio e anelando Dio.
Egli è il dominatore del creato, ed è, fra tutte le
creature di Dio, quella che possiede i privilegi più elevati. Naturalmente è
anche quella che ha le più grandi responsabilità di fronte a se stessa, di
fronte alla creazione e di fronte a Dio, perché è l’unica creatura capace di
vivere una vita razionale e morale.
Gli evoluzionisti negano anche quest’ultima affermazione e
sostengono che anche gli animali posseggono il senso morale; si servono, per
dimostrarlo, dell’esempio del gatto che ruba in cucina e si nasconde o del cane
che rovina un oggetto di casa e fugge spaventato. Noi accettiamo il principio
che anche gli animali possano andare oltre gli istinti e sentirne la reazione,
ed esserne anche colpevoli di fronte ad una legge rudimentale che riguarda
loro, ma escludiamo che questo fenomeno naturale possa essere definito vita
morale ed intellettuale e quindi neghiamo l’eventualità che la morale dell’uomo
sia il perfezionamento delle reazioni della bestia. L’uomo è la creatura dei
privilegi e la creatura della responsabilità o almeno dei privilegi e delle
responsabilità in misura totale.
Gli animali, come la creazione, possono portare certe
conseguenze (Genesi 9:5; Romani 8:22), ma soltanto l’uomo è pienamente
responsabile di fronte a Dio (2 Samuele 24:17; Romani 8:17; Salmo 8:4-8) perché
ha ricevuto i più grandi privilegi da Dio (Genesi 1:28).
IL CORPO DELL’UOMO
Nel capitolo precedente abbiamo detto che l’uomo è una
creatura razionale, cioè che ragiona, composta di materia e spirito; ora
vogliamo vedere più chiaramente che cosa vuol dire "composta di materia e spirito".
La Bibbia ci dice che l’uomo è anima, corpo e spirito 1
Tessalonicesi 5:23 e sembra quasi avvertirci che è difficile scoprire tutti i
segreti del corpo e comprendere chiaramente la distinzione fra l’anima e lo
spirito Ebrei (4:12).
E’ necessario che questi due riferimenti biblici siano
letti e considerati perché in essi non soltanto è affermata chiaramente la
trinità dell’uomo, ma è anche detto della difficoltà di questo problema.
Veramente il problema è molto profondo perché se è chiara
la differenza fra la materia e lo spirito, cioè fra il corpo dell’uomo che è la
materia e la parte spirituale dell’uomo, sembra che non sia altrettanto chiara
la differenza o la distinzione fra l’anima e lo spirito che rappresentano
appunto la parte spirituale. Per questa ragione il problema è stato risolto
nelle più diverse maniere, e gli uni hanno detto che c’è soltanto il corpo ed
un’anima spirituale, ed altri hanno detto che c’è soltanto il corpo e lo
spirito, che quando sono uniti hanno la vita e perciò l’anima è soltanto la
vita. I materialisti poi negano l’anima e lo spirito e dicono che c’è soltanto
il corpo.
Il problema è veramente difficile e noi non pensiamo di
risolverlo facilmente e completamente, ma vogliamo almeno affrontarlo
accettando come basi i termini posti dalla Bibbia. Per noi quindi l’uomo è una
trinità composta di corpo, anima e spirito; oltre ai passi citati troviamo
l’esistenza del corpo, dell’anima e dello spirito e questi termini si trovano
separati e distinti in quasi ogni pagina del libro di Dio.
L’esame accurato di queste tre realtà che compongono e
formano l’uomo potrà aiutarci a comprendere meglio il problema e potrà aiutarci
ad andare verso la soluzione.
Il corpo come composto
Esaminiamo immediatamente l’aspetto materiale dell’uomo,
cioè esaminiamo il suo corpo. Il corpo dell’uomo è un composto chimico, cioè è
l’unione di diverse sostanze chimiche che coesistono assieme. La parte più
abbondante del corpo è l’acqua che nel neonato rappresenta il 70% del suo peso
e nel vecchio il 60%. Immaginatevi un bambino appena nato dal peso di 4 kg,
ebbene, egli ha un corpo composto per kg 2800 di acqua. Immaginatevi un vecchio
dal peso di kg 70, 42 kg del suo corpo sono di acqua.
Anche l’acqua è un composto chimico che si può dividere in
idrogeno ed ossigeno e perciò il corpo umano è composto di queste materie
chimiche alle quali si aggiungono carbone, ferro, fosforo, grassi, ecc. Tutte
queste sostanze chimiche sono legate strettamente assieme e danno vita al corpo
o vivono nel corpo; quando il corpo cessa la propria funzione queste sostanze
chimiche si separano e rientrano tutte nella natura. L’uomo cioè ritorna alla
terra e il corpo si decompone; prima era composto e poi si decompone o, come
diciamo comunemente, si corrompe.
Tutte queste sostanze chimiche però non formano il corpo
in un modo confuso e disordinato, anzi l’unione avviene in una maniera
meravigliosamente ordinata per costituire un organismo.
L’organismo può essere assomigliato ad una perfetta
fabbrica moderna ove tutto il lavoro si svolge in modo armonico e
sincronizzato, cioè in una unione precisa di tutte le macchine e di tutti gli
uomini che concorrono al lavoro.
L’organismo è formato di apparati e sistemi; per esempio,
l’apparato digerente, l’apparato respiratorio, il sistema nervoso, il sistema
cardiovascolare…
Tutti agiscono in armonia e tutti contribuiscono alla vita
del corpo. Il sistema nervoso rappresenta la direzione di questa grande
fabbrica e da esso partono tutti gli ordini e ad esso arrivano tutte le
impressioni.
La mano che si muove, l’occhio che si chiude, la gamba che
si distende, tutto, tutto ubbidisce al sistema nervoso che ha il proprio
inizio, potremmo dire la propria sede o la propria centrale, nel cervello. E
così l’immagine che appare davanti ai nostri occhi, il suono che viene raccolto
dal nostro orecchio o il sapore gustato dal nostro palato…, tutto viene
raccolto dal sistema nervoso e viene condotto alla propria sede cioè al
cervello.
La vita del corpo
Il corpo, quindi, non è soltanto pelle, tessuti, muscoli,
ossa, ma è sistemi, apparati in continua attività, in continuo movimento.
L’uomo col suo corpo può vivere naturalmente una vita istintiva ed una vita
sensitiva, perché questo meraviglioso organismo è dotato di cinque istinti e di
cinque sensi.
I sensi che si trovano nel corpo dell’uomo sono vista, per
vedere le immagini; udito, per udire i suoni; palato per gustare i sapori;
olfatto per odorare e tatto per avvertire le qualità esterne degli oggetti.
Quattro dei cinque sensi sono localizzati in un organo del
corpo: la vista nell’occhio, l’udito nell’orecchio, il palato nella bocca,
l’olfatto nel naso. Il quinto invece è diffuso in tutto il corpo, ma è
particolarmente sensibile nei polpastrelli delle dita; il corpo ha tatto in
qualsiasi parte, ma in un modo particolare sulla punta interna delle dita.
Con questi sensi l’uomo ha contatto con il mondo; essi
sono come finestre aperte sul mondo fisico nel quale l’uomo vive con il suo
corpo.
Gli istinti invece fanno partecipare attivamente e
totalmente alla vita fisica. Come abbiamo già detto, anche gli istinti sono
cinque e cioè: di nutrizione, di conservazione, di riproduzione, di acquisto e
di dominio.
Gli istinti, come i sensi, fanno parte dell’organismo,
cioè sono una produzione di quella meravigliosa fabbrica che è il corpo umano.
Il bambino che viene alla luce è capace, sin dalle prime
ore della sua vita, a poppare magistralmente; nessuno gli ha impartito lezioni,
ma egli sa provvedere alla propria nutrizione perché possiede un istinto che lo
muove, che lo fa agire.
Se un individuo qualsiasi inciampa e cade, prima ancora
che riesca a rendersi conto di quel che sta avvenendo, mette le mani avanti per
difendere le parti più delicate del corpo. Se un oggetto viene lanciato
violentemente verso il viso di una persona, questa, prima di rendersi conto della
circostanza, chiude gli occhi.
Che cosa agisce quando vengono messe le mani avanti e
vengono chiusi rapidamente gli occhi?
L’istinto di conservazione.
Quindi l’istinto di nutrizione guida l’individuo verso la
ricerca dell’alimento indispensabile al proprio organismo; l’istinto di
conservazione compie la difesa dell’organismo; l’istinto di riproduzione
conduce alla continuazione della specie mediante la prolificazione; l’istinto
di acquisto produce il lavoro, ed infine l’istinto di dominio guida l’uomo ad
esercitare il proprio compito di signore e dominatore della creazione.
Come abbiamo notato in
un altro scritto, gli istinti rappresentano una guida naturale perfetta. L’uomo
nell’Eden viveva una vita istintiva nei suoi rapporti col mondo fisico e
in quella vita rispettava l’armonia posta da Dio nella natura. Il peccato ha
prodotto l’alterazione degli istinti, o piuttosto l’alterazione degli istinti
ha prodotto il peccato che è sempre azione contro gli
istinti o , come si dice comunemente, è azione generata da istinti bassi.
L’alterazione dell’istinto di nutrizione produce la gola,
le ghiottonerie; l’alterazione dell’istinto di conservazione produce le risse,
la guerra; l’alterazione dell’istinto di riproduzione produce l’adulterio, la
fornicazione, l’onanesimo; l’alterazione dell’istinto di acquisto produce
l’avarizia, l’egoismo, e l’alterazione dell’istinto di dominio produce
l’orgoglio, la superbia.
Il corpo in relazione all’anima
Il corpo dunque ha in se stesso una sensibilità perfetta,
una legge naturale armonica, una vita organica equilibrata, ma ha questa vita
soltanto quando ospita l’elemento spirituale che è veramente l’elemento
vita. Un corpo privo dell’elemento spirituale non ha sensi e non ha istinti.
Osserviamo un cadavere: esso è esanime, accomodato sopra
il cataletto funebre, ha, organicamente, tutto quello che aveva mentre, pochi
minuti prima, era in vita. La sua pelle, i suoi tessuti, i suoi muscoli, le sue
ossa, i suoi apparati, i suoi sistemi: tutto è lì, precisamente come prima, nella
stessa quantità, nello stesso ordine. Ma esso non si muove; è inerte,
insensibile.
Possiamo vedere chiaramente che qualche cosa manca;
qualche cosa non c’è più e quel che manca ha spento i sensi e gli istinti, cioè
ha spento la vita.
Quindi i sensi dell’uomo e gli istinti naturali dell’uomo
abitano nel corpo, ma vengono messi in azione soltanto a mezzo dell’elemento
spirituale; il corpo perciò ci viene presentato, da questa logica conclusione,
come lo strumento dell’anima.
L’anima usa il corpo, muove il corpo, si serve del corpo.
Naturalmente l’anima usa e può usare soltanto le parti sane dl corpo, cioè
quelle che ubbidiscono alle leggi dell’armonia naturale. Prendiamo infatti
l’esempio di un individuo a cui sia stato amputato il braccio destro; egli non
ha più una parte del suo corpo e perciò quella parte non può più essere usata
dall’anima. Prendiamo ora l’esempio di un individuo che abbia persa la ragione;
l’anima non si può servire di un corpo nel quale è stata devastata la direzione
e perciò in quel corpo rimane l’elemento spirituale, come elemento vita, ma non
come elemento azione. L’anima in quel corpo pensiamo che non abbia la
responsabilità delle azioni del corpo stesso.
Il corpo, ripetiamo, è lo strumento dell’anima,
l’esecutivo dell’anima, cioè colui che eseguisce la volontà dell’anima. Infatti
l’apostolo Paolo quando parla dell’uomo parla non del corpo, ma di Colui che
sta dentro al corpo. (2 Corinzi 5:9-10).
La Scrittura assomiglia il corpo ad una tenda, ad un
tempio, ad un vaso, cioè lo assomiglia sempre ad "un contenente"
ossia a qualche cosa che accoglie dentro di sé il "contenuto" (1 Corinti 6:19; 2 Corinti 5:1; 2 Timoteo 2:21).
In altre parole la Bibbia ci dichiara che il corpo è un
astuccio, che accoglie l’uomo e con l’uomo le benedizioni che l’uomo riceve dal
cielo o il male che riceve dall’inferno.
Pensiamo brevemente alle definizioni della Bibbia: una
tenda, un tempio, un vaso. Una tenda ci suggerisce l’idea di un viandante che
compie un pellegrinaggio; egli per non riparare allo scoperto, pianta la sua
tenda e trascorre in essa le sue ore. Ma un giorno, finalmente, raggiunge la
sua città ed allora arrotola definitivamente i teli della sua tenda e prende
dimora stabile nella sua casa.
Un tempio invece ci parla di un luogo necessario al culto,
all’adorazione; un luogo aperto per accogliere la presenza di Dio. Anche per
questo verrà il giorno finale e cioè quando Iddio manifesterà la Sua presenza
non più in un tempio di terra, di creta, ma nella gloria del cielo.
Un vaso infine ci dice di un recipiente preparato, secondo
l’uso orientale, per essere colmato di fiori, o di oli profumati, o di gemme
preziose. Anche del vaso però possiamo vedere la fine "quando sarà
fiaccato sopra la cisterna" (Ecclesiaste 12:8), mentre delle gemme
possiamo contemplare il destino eterno nei tesori del Signore.
Il corpo è un contenente, l’essenza spirituale è il
contenuto, e, poiché i credenti partecipano le promesse divine nella loro
anima, il corpo diviene, nel cristiano, il tempio della presenza di Dio, il
vaso ripieno della benedizione celeste, traboccante della gloria della grazia
celeste.
La nascita del corpo
Come nasce e da chi nasce il corpo dell’uomo?
Se osserviamo attentamente la Scrittura possiamo notare
che il corpo è definito frequentemente "la carne" ed è
definito in questo modo per suggerire l’idea della discendenza umana, della
natura umana e della debolezza umana.
Il corpo quindi, cioè la carne, discende dall’uomo, ha la
natura dell’uomo e trascina le debolezze dell’uomo, perciò la carne viene
dall’uomo, nasce dall’uomo.
Ogni cosa che ha vita è composta di due parti e cioè
dell’involucro materiale, fisico, visibile, e dall’interno che è l’elemento
vita, l’elemento invisibile. Il corpo dell’uomo è l’involucro esterno e questo
involucro nasce dagli involucri che sono stati prima di lui e che si sono
riprodotti.
Come la pianta offre il seme alla terra per riprodurre se
stessa, così l’uomo offre il seme alla matrice per riprodurre se stesso. Come
la pianta può soltanto dare l’involucro esterno e deve aspettare che Dio metta
la vita nel seme, così l’uomo può offrire soltanto "la carne" e deve
sottomettersi all’intervento di Dio per l’immissione dell’anima. Come i sensi e
gli istinti esistono soltanto con la presenza dell’anima, così la fecondazione
e la nascita avvengono soltanto con la presenza dell’elemento vita. (1 Corinzi 3:6;
15:37-38).
Quindi il corpo nasce per un processo naturale di
fecondazione del seme umano che riproduce l’uomo; l’uomo carnale nasce
dall’uomo carnale; l’involucro nasce dall’involucro.
Il corpo con la nascita è legato da una relazione col
corpo che lo ha generato: ha la stessa natura, la medesima debolezza.
Un nero produce un nero, un giallo riproduce un giallo, un
nano riproduce un nano, un gigante riproduce un gigante. Perciò c’è sempre una
relazione d’involucro fra colui che genera e colui che è generato. A causa di
questa relazione tutti i corpi discendono da Adamo e in Adamo e per Adamo tutti
i corpi hanno perduta quella perfezione, quella salute e quella potenza che
esistevano prima della caduta.
Gli uomini nascono simili a figli di tubercolosi; quando
nascono non hanno la tubercolosi nell’interno, non hanno i microbi nel sangue o
nei polmoni, però hanno la tubercolosi all’esterno perché nascono deboli,
gracili, poveri alla resistenza. La debolezza e l’ambiente li rendono
inevitabilmente e in poco tempo tubercolosi perché l’involucro era pronto per
accogliere la tubercolosi.
Il corpo, ripetiamo, nasce per un processo di fecondazione
naturale: l’ovulo materno viene fecondato dal seme paterno e la carne riproduce
la carne stabilendo, secondo la carne, un legame d’unione. Iddio interviene in
quest’opera immettendo l’anima, cioè l’elemento spirituale, l’elemento
spirituale che, quindi, come vedremo più chiaramente in seguito, non viene
dall’uomo, ma da Dio e che perciò non ha relazioni dirette con l’uomo, ma ha
soltanto relazione con Dio.
L’ANIMA DELL’UOMO
Eccoci giunti alla parte centrale e fondamentale del
nostro studio, quella che affronta l’indagine relativa all’anima.
L’uomo, abbiamo già detto, è una trinità e in questa
trinità il corpo rappresenta soltanto l’involucro esterno.
Nel corpo c’è l’anima e lo spirito, cioè la sostanza
spirituale dell’uomo.
Il nome dell’anima
Incominciamo con l’esaminare il problema dell’anima con
l’aiuto che ci viene dalla Scrittura. Nella Bibbia si parla dell’anima
continuamente; il Vecchio Testamento ripete questa parola decine e decine di
volte, dal libro della Genesi in poi e il Nuovo Testamento è ugualmente ricco
di questa parola.
Nel Vecchio Testamento originale, cioè nei manoscritti
ebraici, l’anima è indicata col nome "néphes".
Nel Nuovo Testamento, che, come sappiamo è stato scritto
nella lingua greca, l’anima è indicata col termine "psiche".
Cerchiamo di penetrare nel significato di queste parole
per poter comprendere meglio il problema dell’anima.
Néphes può essere tradotto "respiro che passa per
la gola" cioè respiro che dà vita.
Se noi osserviamo un morente, notiamo che i movimenti
della sua gola si fanno sempre più deboli e sempre più rari, fino a tanto che
si arrestano, cioè fino a tanto che non passa più aria attraverso la gola.
Néphes quindi indica la vita che sta nell’uomo; la vita
invisibile che viene assomigliata all’aria.
Psiche invece può essere tradotto "io"
cioè essere sensibile e razionale.
Sembra che anche su questo soggetto, dal Vecchio
Testamento al Nuovo Testamento, la rivelazione si sia allargata e la luce si
sia diffusa. L’anima è presentata soltanto come un soffio di vita nel Vecchio
Testamento e diventa un "ego",
cioè un "io", nel Nuovo
Testamento.
Questa constatazione è molto importante perché ci dimostra
che lo Spirito di Dio ha voluto dirci qualche cosa di più profondo intorno
all’anima. Se Iddio non avesse voluto darci questa rivelazione, invece della
parola psiche, che vuol dire "io",
avrebbe fatta usare una parola simile alla parola usata nel Vecchio Testamento,
cioè alla parola néphes. Nella lingua greca infatti c’è anche la parola "ànemos"
che può essere tradotta anima e che vuol dire "soffio, vento".
Queste osservazioni linguistiche possono essere
considerate da alcuni ardite o, addirittura, puerili, ma per noi non è tanto
importante far trionfare tutta l’osservazione quanto è importante sottolineare
la conclusione che è semplicemente questa: i due termini per designare l’anima,
cioè quello del Vecchio Testamento e quello del Nuovo Testamento, non dicono la
medesima cosa ed appare chiaro che nel N.T. il concetto dell’anima è stato più
chiaramente e più profondamente precisato.
Néphes ed ànemos sono simili, mentre néphes e psiche sono
differenti. Perché Dio ha fatto usare nel Vecchio Testamento la parola néphes
che vuol dire "soffio…" e
non ha fatto usare nel Nuovo Testamento la parola ànemos che vuol dire pure
"soffio", ma anzi, al posto
di questa, ha fatto usare la parola psiche che vuol dire "io sensibile e razionale"?
Certamente per farci comprendere chiaramente che l’anima
non è un principio di vita "senza ragione", ma è una persona
razionale; è, come dicono i teologi, il "principio vitale staticamente
ed intrinsecamente considerato fino all’individualizzazione; sede delle
passioni e dei moti concupiscibili".
Definizione teologica dell’anima
Questa definizione è per i teologi e perciò è espressa in
maniera complicata, ma non è difficile chiarirla sostituendo alcune parole con
altre più semplici. Possiamo quindi dire che i teologi affermano: "L’anima è la vita, perché ha la vita ferma
in sé stessa, fino al punto che l’anima è un io, una persona. Nell’uomo l’anima
rappresenta l’albergo delle passioni, dei desideri, delle concupiscenze e dei
sentimenti".
Naturalmente non tutti i teologi dicono questo, ma
soltanto quelli che riconoscono l’esistenza dell’anima come una realtà separata
dal corpo ed esistente, quindi indipendentemente dal corpo.
Vogliamo anche far notare che quando diciamo "l’anima
è la sede delle passioni e dei sentimenti", noi non diciamo che cos’è
l’anima, ma diciamo semplicemente che cosa alberga nell’anima o diciamo qual è
l’azione dell’anima. Infatti anche quando diciamo che il corpo è la sede dei
sensi e degli istinti noi non diciamo che cos’è il corpo, ma dichiariamo che
cosa c’è nel corpo.
Perciò il punto fondamentale della questione è risolto con
l’affermazione che "l’anima è un’entità in sé stessa perché possiede una
propria individualità". Risolta questa questione possiamo anche accettare
una diversa definizione teologica che ci aiuta a considerare il problema da un
altro punto di vista. Ecco la definizione: "L’anima è una sostanza
spirituale che insieme col corpo costituisce l’uomo".
Questa definizione teologica afferma che l’uomo è un
composto di sostanza fisica e spirituale; l’unione di queste sostanze forma la
personalità umana.
Noi abbiamo accettato questo concetto sin dal principio di
questo studio, però abbiamo precisato che la sostanza spirituale dell’uomo è
rappresentata dall’anima e dallo spirito. Ora però è giunto il momento di dire
che abbiamo accettato il concetto che l’uomo è un composto di corpo, anima e
spirito, perché parliamo dell’uomo che vive; dell’uomo che vive nel mondo,
nello spazio, nel tempo. Parliamo cioè dell’uomo che vive la sua vita, per un
certo numero di anni, su questa terra di polvere, anzi di fango.
Immaginiamoci, per breve tempo, di parlare dell’uomo fuori
del mondo e fuori della vita; di parlare cioè dell’uomo nell’eternità…
”Noi non diciamo più
che l’uomo è un composto di sostanza chimica e di sostanza spirituale, perché
le realtà eterne sono soltanto spirituali; noi diciamo che l’uomo è una
personalità spirituale e parlando dell’anima diciamo che l’anima è l’uomo"
(Genesi 2:7).
Abbiamo fatto questo piccolo giro di parole non per
allontanarci dal soggetto, ma per approfondirci maggiormente in esso.
Continuiamo a parlare dell’anima per dimostrare che
realmente in questa vita, nel tempo, nel mondo, essa rappresenta la sostanza
spirituale che unita al corpo forma l’uomo, ma fuori di questa vita,
nell’eternità, l’anima è l’uomo.
Il corpo è soltanto l’astuccio dell’anima, cioè l’astuccio
o la tenda dell’uomo; quando l’astuccio sarà posto nella terra, sarà
abbandonato alla corruzione, l’uomo continuerà ad essere perché l’anima, che è
essenza spirituale, quindi essenza incorruttibile, continuerà a vivere.
L’anima nella definizione della Bibbia
E’ vero perciò che l’anima è la vita, perché l’anima è
l’uomo e perciò la ragione; i sentimenti, i desideri si trovano nell’uomo
vivente.
Se leggiamo anche pochi fra i molti passi della Bibbia che
illustrano l’azione dell’anima, noi vediamo chiaramente che dall’anima sorgono
i sentimenti, i pensieri, cioè vediamo chiaramente, come già detto, che l’anima
è l’uomo e che l’uomo, di fronte a Dio, è semplicemente "un’anima"
(1 Samuele 18:1; Salmo 42:1-2; Ebrei 10:39; 1 Pietro 2:11).
La Bibbia è molto precisa nel dichiararci che l’anima è
un’entità separata dal corpo e nel dirci anche, ripetiamo, che è la sola entità
che davanti a Dio rappresenta l’uomo. L’anima è quella che accetta o che
respinge Dio; l’anima è quella che decide di operare il bene o di operare il
male. Perciò l’anima, e l’anima soltanto, ha una responsabilità di fronte a
Dio. (Ebrei 4:12; Matteo 10:28; Ezechiele 18:4; 2 Corinzi 5:10).
Per concludere questa prima parte del soggetto diciamo più
chiaramente: L’anima è l’uomo. L’anima è una persona che rappresenta, in modo
preciso, la personalità dell’uomo.
Nel mondo l’anima vive a mezzo dell’unione con due altri
elementi chiamati corpo e spirito. Questi due elementi non hanno una
personalità propria, come l’anima, ma l’acquistano nell’unione con l’anima.
L’anima in relazione al corpo
Con un esempio semplice possiamo spiegare il significato
di quest’ultima dichiarazione. Il pane che l’uomo mangia non è l’uomo, ma è un
alimento che si unisce all’uomo. Quando però l’uomo lo mangia e lo assimila il
pane entra nell’uomo e si confonde con l’uomo e si confonde con la personalità
dell’uomo; diventa sangue, nervi, ossa nell’uomo, acquista cioè una personalità
nella personalità dell’uomo.
Il corpo, rispetto all’anima, ha una posizione quasi
uguale a quella del pane rispetto all’uomo. Tutte le parti chimiche che
compongono un corpo non hanno una personalità umana, ma esse si uniscono
all’anima, si confondono con l’anima e acquistano una personalità dall’anima.
L’esempio riguarda soltanto il corpo, ma nel capitolo
successivo chiariremo in modo più prolungato le relazioni anima-spirito.
Vogliamo anche aggiungere che il corpo e lo spirito sono
essenze che possono modificarsi sostanzialmente nell’uomo, mentre l’anima è
essenza che può modificare soltanto idealmente. Per essere più chiari precisiamo:
il corpo umano si modifica continuamente; dalla nascita alla morte, attraverso
l’infanzia, la fanciullezza, la giovinezza, la maturità e la vecchiaia è una
continua trasformazione di cellule, di tessuti, di caratteri esteriori e
organici.
Lo spirito (come vedremo meglio in seguito) può essere di
natura celeste o di natura infernale; può essere di sfere elevate e può essere
di sfere sotterranee e quindi anche quello che chiamiamo "spirito naturale" dell’uomo conosce
i più diversi cambiamenti in rapporto alla posizione dell’uomo.
L’anima invece non si cambia mai nella sostanza; essa non
ha un’infanzia, una giovinezza, una vecchiaia; l’anima è e rimane sempre quel
che è.
L’anima del fanciullo è come l’anima dell’adulto e la
differenza delle opere fra il fanciullo e l’adulto vengono soltanto dal fatto,
come è stato già detto, che l’anima può usare il corpo così come esso è.
Il corpo di un neonato rappresenta un organismo
rudimentale che non risponde pienamente alla volontà dell’anima ed è per questo
motivo che l’anima del fanciullo è considerata "innocente" cioè priva di "colpa volontaria".
Anche il neonato però vive; l’istinto di nutrizione, per
esempio, è attivo in esso e il neonato sa poppare meravigliosamente. L’istinto
è il risultato della vita e, nell’uomo, la vita risiede nell’anima.
Tutte le cose che il bambino riesce a compiere, a misura
che i suoi organi fisici si sviluppano, dimostrano che la sua anima è già
adulta.
Guardiamo quei fanciulli precoci che vengono definiti
"prodigi"; essi compiono
delle cose che riempiono di stupore. Da dove deriva la loro eccezionale
capacità?
Semplicemente da un anticipato sviluppo dei loro organi,
particolarmente del loro cervello; l’anima ha in questi casi la possibilità di
servirsi di strumenti pronti per l’uso.
Il solo sviluppo del cervello non potrebbe chiarire il
fenomeno dei "fanciulli prodigio"
o anche quello degli "scienziati"
e degli "artisti"; può
forse il cervello mettere in azione se stesso?
No! Ma l’anima riflette sopra esso le proprie reazioni e
manifesta attraverso esso le proprie azioni.
Quindi non è necessario ricorrere all’ereditarietà del
psichismo dei teosofi per spiegare le meraviglie dei neonati e dei bambini;
non è vero che essi sanno compiere gli atti che compiono perché hanno vissuto
molte vite precedenti a mezzo della reincarnazione, ma è assolutamente vero che
essi possono compiere tutti gli atti che il corpo è capace di compiere in
ubbidienza alla loro anima adulta, alla loro anima che non cambia.
L’unico cambiamento che l’anima può subire è un
cambiamento ideale, è quel cambiamento cioè che deriva dalla scelta del proprio
ideale. L’anima che rigetta il peccato ed accetta Dio rimane sostanzialmente la
stessa, cioè rimane sempre un’essenza spirituale identica a prima, ma viene trasformata
agli occhi di Dio.
La nascita dell’anima
L’anima è l’uomo, l’anima è spirituale, l’anima è
immortale…, ma quando nasce l’anima?
L’anima è eterna come Dio, cioè è sempre stata e sempre
sarà?
Oppure l’anima ha un’origine precisa?
E se ha un’origine ha anche una fine?
Nei primi secoli del cristianesimo questo problema fu
posto al centro di discussioni lunghe e infuocate e, naturalmente, fu risolto
nelle maniere più diverse e, spesso, più strane. Comunque sin dal principio fu
accettato il punto fondamentale della dottrina che può essere definito in
questo modo: "L’anima non è ab-eterna, ma ha un’origine e cioè viene in
essere quando viene creata, però benché abbia un’origine l’anima è
immortale".
L’anima dunque viene creata per non morire più.
Questa definizione apre altri problemi, ma serve però a
precisare il punto di partenza dell’esame relativo all’origine dell’anima.
Nella chiesa antica infatti circolarono molte eresie su questo punto e senza
parlare di tutte basta ricordare quella sostenuta da Origene, grande dottore
alessandrino vissuto fra il II e il III secolo, il quale sosteneva che le anime
erano tutte esistenti avanti i secoli; esse erano le "Intelligenze pure" che servivano Dio.
Queste Intelligenze però furono trascinate dal diavolo,
che era anche un’Intelligenza, a peccare di ribellione contro Dio e perciò
caddero a causa del peccato. Quelle che peccarono molto diventarono demoni,
mentre quelle che peccarono leggermente diventarono angeli, arcangeli…, secondo
il grado del loro "peccato leggero".
Rimasero le Intelligenze che non avevano "peccato tanto" da diventare demoni,
ma non avevano neanche "peccato poco"
da diventare angeli. Le intelligenze cioè che avevano commesso un peccato che
stava a metà fra quello dei demoni e quello degli angeli; queste furono le
anime scelte da Dio per essere poste nei corpi. Iddio creò quindi il mondo
presente nel quale noi viviamo e legò ogni Intelligenza decaduta cioè ogni
anima ad un corpo.
Quest’unione rappresenterebbe un castigo divino, una specie
di "primo giudizio" al
quale verrebbero sottoposte le anime esistenti prima della loro nascita in
questa terra.
Come vediamo, Origene, il grande dottore d’Alessandria, ha
cercato di risolvere tutti insieme molti problemi di dottrina. La sua
conclusione è molto interessante e rispecchia il pensiero della filosofia greca
e più da lontano, alcuni concetti religiosi dell’India, ma non può essere
accettato da noi, come non è stato accettato dalla chiesa cristiana dei secoli
che sono stati avanti di noi.
Noi affermiamo che l’anima esiste dall’istante che viene
creata da Dio e affermiamo che questa creazione avviene ora e non è avvenuta
prima dei secoli.
Infine affermiamo che l’anima vive nel corpo fisico una
sola volta.
Tutte queste affermazioni però non hanno ancora risolto il
problema che è contenuto nella domanda: Come nasce l’anima e quando nasce
l’anima?
Veramente questo problema è un problema molto difficile da
risolversi in modo completo e convincente, ma noi possiamo però servirci degli
studi e delle conclusioni di coloro che lo hanno esaminato prima di noi e con
capacità molto maggiori di quelle che noi abbiamo.
Questo problema è stato affrontato con grande abilità da
uomini valenti ed ha avuto diverse conclusioni. Non possiamo elencare tutte
queste conclusioni, ma vogliamo ricordare tre di esse e cioè le tre conclusioni
che possono darci un’idea precisa dei ragionamenti profondi che sono stati
fatti intorno a quest’argomento.
LA CONCLUSIONE DI TERTULLIANO, il grande avvocato e
difensore del cristianesimo, vissuto fra il II e il III secolo. Egli afferma
che l’anima dei figli deriva dai genitori cioè dal "seme corporeo" dell’uomo.
Quest’affermazione di Tertulliano fu chiamata "traducianismo corporale" perché
nella lingua latina la parola "tradux"
indica il tralcio della vite che viene piegato in terra e viene sotterrato
perché produca una nuova vite.
La conclusione di Tertulliano però è molto confusa: non si
riesce a comprendere se l’anima è materia o se è spirito; se è spirito non si
riesce a comprendere in che modo la materia possa generare lo spirito. Tutti
sappiamo infatti che ogni cosa può generare soltanto una cosa uguale e non una
cosa opposta.
LA CONCLUSIONE DI AGOSTINO, il grande dottore della chiesa
vissuto fra il IV e il V secolo. Egli respinge il traducianismo corporale di
Tertulliano ed afferma il suo "traducianismo
spirituale".
Anche per Agostino le anime dei figli vengono dai
genitori, ma non dai corpi dei genitori, bensì dalle anime dei genitori. Quindi
le anime non nascono dal seme dell’uomo, ma dall’anima dell’uomo, come la luce
nasce dalla luce.
Anche questa conclusione è molto confusa e forse era
confusa per lo stesso Agostino che era stato obbligato a darla per difendere la
dottrina del "peccato originale".
Il grande dottore voleva dimostrare che il peccato, che si
trova nell’anima dei genitori, viene trasmesso all’anima dei figli, perché
l’anima dei figli è generata dall’anima dei genitori come luce, da luce.
Che voleva dire il grande Agostino con questo giuoco di
parole?
Possiamo immaginarlo e possiamo chiarirlo con un esempio.
Pensiamo a due stanze intercomunicanti fra loro, separate
cioè da una porta chiusa.
In una di queste due stanze c’è una lampada accesa,
nell’altra stanza c’è il buio completo. Improvvisamente apriamo la porta di
comunicazione fra le due stanze e la stanza buia viene inondata dalla luce
della stanza illuminata: luce, da luce!
La stanza illuminata è il corpo dei genitori con l’anima,
la stanza buia è il corpo del figlio che deve nascere: viene improvvisamente
aperta una relazione e l’anima dei genitori produce quella del figlio.
Se Agostino voleva dire questo, dimostrava una grande
superficialità perché tutti sappiamo che l’anima come sostanza spirituale, non
può dividersi e non può rigenerarsi come neanche la luce può dividersi o
rigenerarsi.
Pensiamo di nuovo all’esempio delle due camere.
La camera buia è stata illuminata dalla camera luminosa;
ma quelle luci sono due luci separate e distinte?
No! Quella luce è una sola luce e se noi chiudiamo di nuovo
la porta la camera buia ritorna nell’oscurità perché non ha una luce propria,
ma soltanto il riflesso di un’unica luce.
Quindi, non soltanto dobbiamo rigettare il traducianismo
corporale di Tertulliano, ma dobbiamo rifiutare anche il traducianismo spirituale
di Agostino. L’anima non può essere generata dal seme corporeo dei genitori e
non può neppure essere generata dall’anima dei genitori.
Rimane quindi la terza conclusione, quella sostenuta
contemporaneamente da diversi grandi uomini del cristianesimo e quindi, per
questo motivo, rimasta senza il nome di alcun uomo. Ci riferiamo alla
conclusione conosciuta sotto il nome di "Creazianismo"; essa asserisce che "ogni singola anima
viene creata direttamente da Dio e viene infusa nel corpo quando questo è nel
seno materno".
Iddio non ha creata soltanto la prima anima cioè Adamo, ma
ha creata ogni anima che è venuta in essere dal principio del mondo.
Questa conclusione, a nostro parere, ha tutto l’appoggio
della Bibbia. Se noi osserviamo attentamente i molti passi della Bibbia che si
riferiscono alla creazione dell’anima, non soltanto ci accorgiamo che essa
sostiene il creazianismo, ma ci accorgiamo anche che la Bibbia sostiene che
l’anima viene infusa da Dio nel seme umano affinché questo possa produrre la
fecondazione.
In altre parole, la prolificazione umana rappresenta un
atto di collaborazione con Dio; l’uomo compie la parte umana, cioè offre il
seme, Dio compie la parte divina e cioè mette la vita nel seme: l’anima.
Se Iddio non mette la vita, il seme non viene fecondato e
perciò la vita non viene dall’uomo, ma da Dio sin dal primo istante della
fecondazione.
Per questo motivo troviamo scritto: "Ho acquistato
un uomo con l’aiuto dell’Eterno" (Genesi 4:1); Oppure: "Iddio
mi ha dato un altro figliuolo" (Genesi
4:25); od anche: "Tengo io il luogo
di Dio che t’ha negato d’essere feconda?" (Genesi 30:2).
La fecondazione è possibile soltanto con Dio e in Dio e
perciò benché troviamo scritto "crescete e moltiplicate" (Genesi
1:28), troviamo anche scritto: "…i figliuoli sono un’eredità che viene
dall’Eterno…" (Salmo
127:3).
Questi e molti altri passi biblici, che potrebbero essere
citati, ci parlano chiaramente della nascita dell’anima. Essi ci dicono che
l’anima non nasce dai genitori, ma viene creata da Dio e viene creata nel
momento stesso della fecondazione che rappresenta perciò, ripetiamo, un atto di
collaborazione che unisce l’uomo a Dio e Dio all’uomo. Perciò la Bibbia
respinge la conclusione di Tertulliano, quella di Agostino e tutte le altre conclusioni
che affermano che l’anima nasce dalla materia o che le anime dei genitori
generano le anime dei figli. Respinge tutte queste idee ed afferma solennemente
che ogni anima rappresenta l’opera creatrice di Dio.
L’esistenza dell’anima
Per concludere questo capitolo, dobbiamo parlare anche
dell’esistenza dell’anima. Può sembrare strano che questo argomento venga
trattato alla fine, invece che al principio del capitolo, ma vogliamo chiarire
che per noi quest’argomento è…fuori argomento.
Noi non abbiamo bisogno di parlare dell’esistenza
dell’anima perché ci sembra di parlare dell’esistenza di noi stessi, perché noi
"siamo l’anima"; quindi se
parliamo dell’esistenza dell’anima lo facciamo esclusivamente per aiutare
coloro che non credono all’essenza spirituale dell’uomo; per aiutare cioè
coloro i quali pensano che l’uomo è soltanto materia, soltanto corpo.
Essi dicono che il corpo è un organismo fisico, a mezzo
dei centri nervosi e del cervello, nascono i pensieri, i sentimenti, le azioni.
Quando questo organismo s’invecchia, s’ammala e muore,
anche i pensieri e i sentimenti finiscono. Naturalmente coloro che negano
l’anima negano anche Dio e negano tutte le realtà spirituali perché credono
soltanto nell’esistenza della materia.
A noi sembra che l’esistenza dell’anima possa facilmente
essere provata anche con la ragione. Noi credenti ci fondiamo soprattutto sopra
la fede, ma riteniamo che anche il ragionamento conduca alla conclusione
positiva, cioè affermativa, dell’esistenza dell’anima.
Ecco alcune osservazioni che vengono dalla ragione: “Gli scienziati affermano e dimostrano che un
organismo umano si rinnova continuamente in "tutte" le
parti che lo compongono. Durante ogni breve periodo tutte le
"cellule" di un organismo vengono sostituite da cellule, cioè da
parti nuove. Quindi in ogni breve periodo l’organismo umano è rinnovato "totalmente".
Noi non siamo oggi come organismo, quelli che eravamo anni addietro: la pelle
non è più la stessa, i tessuti non sono più gli stessi, la materia celebrale
non è più la stessa…siamo completamente rinnovati”.
Se i pensieri, i sentimenti, il carattere, le azioni
venissero tutte dall’organismo, non potrebbero essere sempre le stesse, ma
dovrebbero cambiare continuamente e l’individuo dovrebbe avere, ogni volta che
le sue cellule si rinnovano, una nuova vita. Egli non potrebbe più ricordare i
pensieri che sono venuti dalle cellule che non sono più e non potrebbe
ricordare le opere portate a termine da un organismo che non esiste più.
Invece noi notiamo che l’organismo fisico si rinnova
continuamente, ma che nell’individuo c’è qualche cosa che rimane sempre
immutabile. L’organismo muore e rinasce ogni giorno nelle sue parti. Le cellule
di ieri scompaiono e sorgono quelle di oggi, ma il pensiero dell’individuo, il
carattere dell’individuo, i sentimenti dell’individuo rimangono estranei al
rinnovarsi del suo organismo. Quindi l’individuo non è soltanto organismo, ma è
anche, come dicono gli scienziati di problemi spirituali, psichismo, non è
soltanto corpo, ma è anche anima; quell’anima che non cambia e non si trasforma
con la materia perché è essenza spirituale, immutabile.
Passiamo ora ad una seconda osservazione: “Gli scienziati dicono che l’organismo umano
è dotato di molti centri reagenti e un centro ricevente. I centri reagenti sono
i sensi: vista, udito, gusto, olfatto e tatto, il centro ricevente è il
cervello. I centri reagenti vengono colpiti dal mondo fisico e conducono le
reazioni al cervello che le riceve; perciò i suoni, le immagini, i sapori, gli
odori, il colore…tutto viene afferrato dai sensi e condotto al cervello. Quindi
è col cervello che l’organismo riceve le impressioni della vita. Il cervello
può essere perciò assomigliato ad uno specchio che riceve e riflette tutto
quello che viene portato dai sensi dell’organismo”.
Supponiamo che il ragionamento dell’uomo, il pensiero
dell’uomo venissero, come dicono i materialisti, dall’organismo dell’uomo, cioè
dal cervello dell’uomo; supponiamo quindi che l’uomo sia costituito soltanto
dal corpo e che anche la sua ragione abbia esclusivamente un’origine fisica.
Con questa supposizione abbiamo concluso che il cervello dell’uomo può essere,
nello stesso tempo, centro reagente e centro ricevente, cioè che il cervello
può essere uno specchio che riflette la sua immagine in se stesso.
Questa conclusione è assurda ed allora dobbiamo ammettere,
per conclusione logica, che come il cervello riflette l’immagine portata
dall’occhio o come riflette il suono portato dall’orecchio, così riflette il
pensiero portato dall’anima. La presenza dell’anima è tanto evidente come è
evidente quella dell’occhio nell’organismo perché come il cervello non può
vedere senza l’occhio o come il cervello non può udire senza l’orecchio, così
non può ragionare senza l’anima.
Ed ora vogliamo concludere con una terza ed ultima
osservazione: “Gli scienziati affermano
che tutto l’universo è mosso ed equilibrato da una legge di causa ed effetto ed
in questa legge esiste una regola precisa e senza eccezioni: una causa produce sempre un effetto della stessa natura.
L’uomo produce l’uomo, la pianta produce la pianta, l’elettricità produce
l’elettricità…il materiale produce il materiale”.
Se l’uomo è soltanto un organismo fisico cioè un corpo,
come può produrre un effetto spirituale?
Se l’uomo è soltanto materia, come può concepire l’idea di
Dio, l’idea dello spirito che rappresentano effetti opposti alla causa?
Eppure la storia c’insegna che tutti gli uomini, in tutti
i secoli, in tutti i luoghi hanno avuta chiara l’idea di Dio. Il loro pensiero
ha sempre concepito realtà spirituali, realtà infinite fuori del mondo della
materia.
Queste idee, queste concezioni non potevano essere gli
effetti di una causa materiale, perché il materiale non può produrre lo
spirituale e quindi dobbiamo concludere che erano e sono soltanto gli effetti
spontanei dell’essenza spirituale che è nell’uomo, anzi che è l’uomo: l’anima.
L’anima dell’uomo ha sempre prodotto gli effetti della sua essenza, cioè ha
sempre prodotto pensieri spirituali e si è sempre volta verso Dio, come attratta
da una affinità, da una somiglianza di essenza.
La sete interiore dell’uomo, i suoi pensieri elevati
all’infinito, all’eterno, le sue concezioni, anche imperfette di Dio sono una
dimostrazione logica, convincente dell’esistenza dell’anima. Possiamo quindi
applicare a questa osservazione la frase di Agostino: - Dio, Tu ci hai creati
per te e l’anima nostra non trova requie fino a tanto che non torna a Te.
LO SPIRITO DELL’UOMO
Se con il capitolo precedente abbiamo parlato della parte
centrale dell’argomento, abbiamo parlato cioè dell’uomo considerato soprattutto
come "anima vivente", in
questo capitolo parliamo della parte più complicata nello studio della
personalità umana, e cioè dello spirito.
Lo studio relativo allo spirito dell’uomo si presenta
difficile soprattutto perché non sempre il termine "spirito", viene usato nella Bibbia, per esprimere il concetto
distintivo del composto umano.
Noi troviamo il termine "spirito" usato come un contrapposto del termine "carne" (Romani 8:5, 6, 9); troviamo
il termine "spirito" usato
per definire l’essenza spirituale dell’uomo (Luca 24:39) e troviamo anche il
termine "spirito"usato per
esprimere i sentimenti interiori dell’uomo (Luca 9:55).
In questi casi la parola "spirito" non indica mai quella parte della personalità umana
che è associata al corpo e all’anima, ma è usata per esprimere concetti
assolutamente diversi.
Quindi lo studio di questa parte del nostro argomento è
complicato dalla difficoltà che esiste nel trovare il significato della parola
"spirito" ogni volta che essa è usata nella Bibbia.
In alcuni passi della Scrittura, comunque, possiamo
facilmente riconoscere che questa parola è usata per distinguere il composto
umano e in questi casi il termine "spirito"
esprime una parte dell personalità umana. Possiamo leggere, per esempio, "…il
vostro spirito e l’anima e il corpo…" (1 Tessalonicesi 5:23).
Oppure: "…la divisione dell’anima e dello
spirito…" (Ebrei 4:12);
Od anche: “…farò orazione con lo spirito, ma la farò
ancora con la mente…” (cioè
con l’uomo razionale - 1 Corinzi 14:15).
Il problema si presenta veramente complicato, ma non
mancano possibilità per esaminarlo e per raggiungere almeno quelle conclusioni
che sono accessibili alla nostra povera mente umana. Molte conclusioni
appartengono soltanto a Dio ed Egli ce le rivelerà quando saremo nella gloria,
ma alcune possono essere raggiunte anche da noi, a mezzo dell’aiuto divino, ed
è utile che le raggiungiamo.
Il nome dello spirito.
Incominciamo con l’esaminare il nome dello spirito.
Nel Vecchio Testamento lo spirito è indicato con il
termine "ruàh" e nel Nuovo Testamento con il nome "pneuma".
Ambedue questi nomi possono essere tradotti "aria", "soffio".
Dal Vecchio al Nuovo Testamento non è avvenuto nessun
cambiamento; lo spirito viene presentato dal principio come "aria" e attraverso tutte le pagine
della Bibbia continua ad apparire figurato nella medesima maniera.
Lo spirito è l’aria.
Questa immagine ci permette di fare un confronto: l’anima
è l’io, cioè l’uomo; il corpo è l’involucro dell’io, cioè il rivestimento
dell’uomo; lo spirito è l’aria dell’io, cioè il respiro dell’uomo.
In altre parole, come l’aria nel senso fisico è il primo
alimento, possiamo dire la vita stessa del corpo, così lo spirito è l’aria
dell’anima cioè l’alimento invisibile dell’anima.
Se togliamo l’aria al corpo, provochiamo la morte del
corpo; se togliamo lo spirito all’anima provochiamo l’immobilità dell’anima.
L’aria è il dinamismo del corpo, lo spirito è il dinamismo cioè il movimento e
l’azione dell’anima.
Questo concetto non ci viene suggerito soltanto dal
significato linguistico del nome spirito, ma ci viene anche suggerito dai passi
della Bibbia che illustrano la funzione dello spirito nell’uomo. Troviamo
scritto, per esempio:
·
"…la
polvere ritorni in terra…e lo spirito ritorni a Dio…" (Ecclesiaste 12:9).
·
"Padre, Io
rimetto lo spirito Mio nelle Tue mani…" (Luca 23:46).
·
"il suo
spirito ritornò in lei, ed ella si levò prontamente…" (Luca 8:55).
·
"…Signor
Gesù, ricevi il mio spirito…" (Atti 7:59).
Questi sono soltanto alcuni dei molti versi biblici che ci
parlano dello spirito assomigliandolo all’aria che dà vita. L’ultimo alito di
vita, rappresenta l’ultimo respiro del corpo e l’ultima manifestazione dello
spirito, rappresenta l’ultima attività terrena dell’anima. Quindi lo spirito ci
viene presentato dal suo stesso nome e da molti passi della Bibbia come
l’elemento che produce il moto, l’azione, la vita dell’uomo.
Con questo aspetto dello spirito concorda anche una
definizione teologica molto importante che così si esprime: "Lo spirito
è il principio vitale dinamicamente procedente da Dio, è la sede degli impulsi
attivi".
Questa definizione teologica è importante per tre ragioni:
perché è il risultato di un accurato studio teologico compiuto alla luce della
Bibbia; perché esprime l’individualità dello spirito in un modo magistrale ed
infine perché è stata data dalla chiesa cattolica, che nega l’individualità
dello spirito e che invece, attraverso lo studio delle Scritture, è stata
obbligata a fornire questa definizione.
Naturalmente anche questa definizione ha bisogno di essere
chiarita o almeno riportata in parole più semplici, più comprensibili. Essa
dichiara che "lo spirito è il
principio di vita che procede da Dio e che si muove per andare da Dio all’anima
e renderla attiva".
Forse un esempio può chiarire meglio il concetto:
immaginiamoci che l’anima sia una lampada elettrica e immaginiamoci che lo
spirito sia la corrente elettrica.
La lampada ha una individualità e la corrente ha una
individualità. La lampada sta ferma, la corrente si muove, cioè "procede dalla sua causa ai suoi effetti".
Senza essere obbligati ad immaginare tutto il problema
dell’elettricità pensiamo semplicemente ad una lampada elettrica della nostra
casa.
Essa è lì, completa, perfetta: ha il suo involucro di
vetro, ha i suoi filamenti di metallo, ma è spenta.
Se noi giriamo l’interruttore che chiude il circuito, cioè
il percorso dell’energia elettrica, allora la corrente passa liberamente e
"procede dall’interruttore alla lampada"
e la lampada si accende.
Quando la lampada è accesa noi non distinguiamo più le due
individualità: lampada – elettricità, perché vediamo soltanto una lampada
accesa, ma se giriamo nuovamente l’interruttore e spegniamo la lampada, noi
constatiamo che la luce era il risultato dell’unione di due individualità.
Ci sembra che l’esempio dato dal nome stesso dello spirito
e l’esempio suggerito dalla definizione teologica dello spirito siano efficaci
per farci comprendere almeno l’aspetto superficiale di questo profondo soggetto
spirituale.
Lo spirito nella personalità umana
Lo spirito quindi appare come un’individualità, ma non
come una personalità razionale a se stante; esso è un parte dell’uomo, ma non è
l’uomo. In altre parole l’uomo è composto di un involucro che è soltanto la
"sua scatola"; è composto
di uno spirito che è soltanto la "sua
aria" il "suo principio di vita" ed è composto di un’anima
che è la sua reale personalità immortale e immutabile.
Il corpo non è l’uomo perché è destinato alla corruzione
ed anche nella resurrezione non sarà più quello che è stato, perché il
materiale sarà sostituito dallo spirituale (1 Corinzi 15:43).
Lo spirito non è l’uomo perché è soltanto un principio di
vita che "procede da Dio all’uomo"
e che quindi non sarà più necessario quando fra Dio e l’uomo non ci sarà più
spazio cioè non sarà più necessario quando l’uomo si troverà in un mondo
spirituale nel quale egli stesso sarà purissimo spirito (Ebrei 12:23; 1 Giovanni
3:2).
L’anima invece è l’uomo nel senso più completo di questa
parola ed essa sarà nell’eternità con la sua stessa, precisa personalità che
già possiede nel tempo e nella vita.
Questa considerazione ci spiega perché, frequentemente, la
Bibbia stessa, invece di chiarirci l’argomento, sembra complicarlo alla nostra
mente.
E’ difficilissimo, forse impossibile, scorgere le diverse
individualità di una lampada accesa e così è difficilissimo dividere
razionalmente le diverse individualità dell’uomo vivente.
Con questo ragionamento però non abbiamo voluto affermare
che lo spirito sia un’essenza estranea all’uomo, indipendente dall’uomo;
abbiamo voluto semplicemente dichiarare che lo spirito sta all’anima, come
l’aria sta al corpo.
L’aria non è estranea al corpo, indipendente dal corpo,
anzi il corpo vive nell’aria e l’aria circola nel corpo; ogni corpo vive
nell’aria, ogni corpo ha la propria aria. Somigliantemente lo spirito non è
estraneo all’anima perché ogni anima vive nello spirito e lo spirito circola in
ogni anima; ogni anima dunque ha il proprio spirito.
L’individualità dello spirito nell’uomo
Se vogliamo comprendere la differenza intrinseca dello
spirito fra un uomo e l’altro; se vogliamo cioè comprendere perché lo spirito
di ogni uomo è differente, dobbiamo continuare a servirci dell’esempio già
usato, precedentemente: quello dell’aria.
L’aria che circola nell’atmosfera è composta di ossigeno,
azoto ed argon, ma a questo composto si mescolano altre decine e decine di
particelle fisiche; per esempio anidride carbonica, vapore acqueo, ozono, ammoniaca,
nitrati, acido solfidrico, pulviscolo atmosferico ecc.
Ovunque noi troviamo i tre elementi principali in
proporzione equilibrata, cioè ovunque troviamo ossigeno, azoto ed argon, ma non
dappertutto troviamo le altre particelle nella medesima quantità. L’aria di
città è diversa dall’aria di paese; l’aria di montagna è diversa dall’aria di
pianura.
Anche in un medesimo luogo l’aria di un individuo è
diversa dall’aria di un altro individuo, rispetto alla loro statura, perché, da
un livello all’altro, possono avvenire mutamenti radicali del contenuto
dell’aria. Quindi la personalità fisica dell’individuo si modifica secondo
l’aria che respira e l’aria che l’individuo respira è diversa dall’aria che gli
altri respirano: ognuno quindi ha la "propria
aria".
Immaginiamoci ora questa immensa atmosfera spirituale che
procede da Dio come "principio di
vita"; essa è intorno al mondo delle anime che vivono nel tempo e nei
corpi; essa è lo spirito che mette in azione la vita.
A questa immensa atmosfera naturale si mescolano però
decine e decine di particelle estranee: alcune benefiche, alcune malefiche.
Negli strati più bassi di questa atmosfera, queste particelle sono costituiti
dai detriti dell’inferno, dal pulviscolo del male, dai vapori del peccato.
Negli strati più alti queste particelle sono costituite dalle irradiazioni del
bene, dalle emanazioni della verità.
Ogni uomo ha il suo spirito; quello spirito nel quale si
trova la sua anima, quello spirito che circola nella sua anima. Lo spirito
genera impulsi in ragione della sua essenza come l’aria modifica la personalità
dell’individuo in ragione della sua composizione.
L’uomo può "cambiare
aria" ed anche l’anima può "rinnovare
lo spirito" (Salmo 51:10).
L’uomo non esce mai dall’aria e l’aria è sempre nell’uomo,
ma l’uomo può spostarsi in montagna o in pianura ed aggiungere elementi
benefici o malefici al composto naturale dell’aria e così l’anima non esce mai
dallo spirito e lo spirito non esce mai dall’anima, ma l’anima può aggiungere
allo spirito naturali elementi elevati od elementi bassi in ragione della
posizione che assume.
L’uomo perciò ha lo spirito naturale che è lo spirito
dell’uomo, lo spirito proprio (1 Corinzi 2:1; Romani 8:16) ma egli può
aggiungere a questo spirito gli elementi del cielo o gli elementi dell’inferno
(Giovanni 13:27; Atti 2:4).
Il ragionamento ha confermato la conclusione già data in
anticipo: lo spirito non è in se stesso "una personalità razionale", ma è soltanto un "principio di vita" che acquista una
personalità nell’unione che realizza con l’anima, precisamente come l’aria
nell’uomo o come la corrente elettrica nella lampada.
La personalità dello spirito
Se lo spirito avesse una propria personalità razionale,
dovremmo concludere, infatti, che l’uomo avrebbe in se stesso una doppia
personalità: quella dell’anima e quella dello spirito: alla morte dell’omo
quindi ci sarebbero due uomini distinti e separati.
Se invece lo spirito seguisse sempre l’anima e quindi alla
morte dell’uomo rimanesse unito all’anima come una parte essenziale dell’anima,
dovremmo concludere che lo spirito non esisterebbe come individualità, ma
sarebbe soltanto un aspetto, una caratteristica dell’anima cioè parte integrale
(e non integrante) dell’anima.
No! L’esame della Bibbia ci dichiara e la ragione ci
conferma, che lo spirito il principio dinamico dell’anima, come il corpo è il
mezzo di comunicazione dell’anima.
Con il corpo, l’anima ha, soprattutto, comunicazione con
il mondo fisico e per lo spirito, l’anima ha i suoi impulsi attivi. Quindi, per
concludere, noi vediamo l’uomo nell’anima mentre nel corpo e nello spirito
vediamo due elementi contrapposti che, nelle loro particolari caratteristiche,
si fondono con l’anima per integrare la personalità umana nella vita e nel
tempo. L’uomo è un composto trino nel tempo, nella vita terrena, ma diviene un
"corpo puro", "incomposto", fuori dal tempo, nella
gloria dell’eternità.
In altre parole l’uomo è formato nella vita terrena di
corpo, anima e spirito; involucro materiale, personalità di essenza spirituale
e principio dinamico di vita di essenza spirituale.
Nel cielo l’uomo avrà un corpo "spirituale" e sarà una "personalità spirituale" quindi sarà un "tutto spirituale" privo di reali
distinzioni di individualità o di parti che lo compongono.
Non pensiamo, naturalmente di aver esaurito il problema e
di aver chiarito ogni concetto e non presumiamo neanche di aver convinto ogni
lettore, ma pensiamo, o almeno speriamo di aver avviato il ragionamento in
maniera da aiutare ed incoraggiare lo studio di questo fondamentale soggetto
dottrinale.
Vogliamo ripetere, ad evitare ogni eventuale malinteso,
che noi abbiamo una concezione tricotomica dell’uomo nel senso che noi crediamo
che in questa vita, ove l’uomo vive assente dal Signore (2 Corinzi 5:6) e a
contatto con un mondo fisico, la personalità umana è composta da un elemento
del mondo fisico: il corpo; da un elemento procedente da Dio: lo spirito e da
un elemento stabile in sé stesso: l’anima.
Fuori di questa vita il problema assume un altro aspetto,
sia perché l’uomo esce dal mondo fisico e sia perché l’uomo muta totalmente la
sua posizione rispetto a Dio. Abbiamo accennato anche al mutamento del
problema, cioè alla personalità dell’uomo fuori della vita e del mondo fisico,
ma abbiamo voluto soprattutto esporre il nostro punto di vista in relazione al
problema che veramente c’interessa da vicino, che c’interessa oggi: la
personalità dell’uomo in questa vita.
L’UOMO E DIO
Perché è stato creato l’uomo
L’uomo è stato creato in adempimento di un piano preparato
da Dio.
L’Eterno, come savio architetto, aveva preparato un
progetto di amore e di sapienza e in questo progetto aveva incluso la creazione
dell’uomo; anzi la creazione dell’uomo rappresentava nel progetto di Dio il
particolare più importante, il particolare centrale.
Iddio serbò per ultimo la creazione dell’uomo appunto
perché essa rappresentava il coronamento dell’opera onnipotente dello Spirito.
L’Eterno riconobbe che era buono quel che rea stato creato il primo giorno, che
era buono quel che era stato creato il secondo, il terzo, il quarto e il quinto
giorno; ma vide che era "molto buono"
quel che era stato creato al compimento del suo progetto e cioè alla fine del
sesto giorno che aveva visto finalmente l’apparizione dell’uomo.
Dopo l’uomo viene il riposo, anzi l’uomo è legato al
riposo, come un giorno è legato al giorno che segue.
Iddio che si "riposa
dalle Sue opere" dopo la creazione dell’uomo, ci suggerisce
chiaramente l’idea dell’Architetto che vede compiuto, ultimato perfettamente il
suo progetto. L’uomo quindi è il compimento assoluto dell’opera di Dio.
Iddio ha, con la creazione dell’uomo, la sua immagine nel
mondo; una creatura che assomiglia a Lui, che può parlare con Lui, che può
ascoltare la Sua voce.
A questa creatura Iddio conferisce autorità e capacità
onde renderla sovrana nel mondo nello stesso modo che Egli è sovrano nel cielo.
La somiglianza fra l’uomo e Dio viene resa ancora più
perfetta. Ambedue si muovono nell’universo come dominatori: Iddio nell’alto dei
cieli, l’uomo, in proporzioni ridotte, sul creato in questa terra.
Ma certamente il piano di Dio non si conclude nel fare una
specie di ritratto di se stesso; non ha neanche lo scopo di creare
semplicemente una creatura che differisca dagli angeli. Il piano di Dio è più profondo,
più vasto, più glorioso. Le parole di Paolo ai Colossesi squarciano, in parte,
il velo di questo mistero divino.
"…Tutte le cose sono state create per mezzo di lui
(Gesù Cristo) e in vista di Lui…" (Colossesi 1:16).
Da queste parole veniamo a sapere che non soltanto ogni
cosa è stata creata per mezzo di Cristo, (Giovanni 1:4) ma anche che ogni cosa
è stata creata in "vista di Cristo"
cioè che ogni cosa è stata creata per accogliere Cristo, per preparare l’opera
di Cristo, per permettere il ministero di Cristo, per cooperare all’esaltazione
di Cristo.
Iddio quindi ha creato l’uomo per compiere un piano che
doveva servire allo sviluppo di un altro piano. Anche qui serviamoci un poco
dell’immaginazione per comprendere meglio attraverso l’esempio.
L’architetto ha preparato un progetto accurato per
costruire "le fondamenta"
di un edificio; egli segue i lavori con attenzione e con interesse e quando li
vede ultimati, si riposa soddisfatto. Ma quel lavoro non è la conclusione di
quanto egli ha in mente o in programma di costruire, anzi quel lavoro è
soltanto la preparazione del vero lavoro; del lavoro che dovrà mostrare
visibilmente e per sempre il suo talento.
L’uomo è stato creato perché Iddio voleva, doveva
manifestare Cristo, la Parola che era nell’eternità; quindi la creazione
dell’uomo compie il progetto di Dio non soltanto perché l’uomo è la più
perfetta fra le creature, ma perché con l’uomo è ultimato il piano necessario
alla manifestazione e all’esaltazione della Parola.
Se la creazione è stata compiuta per Cristo e in vista di
Cristo e se nella creazione l’uomo è stato collocato da Dio nel posto più
elevato, è chiaro che l’uomo ha un compito centrale nel progetto di Dio; egli
deve servire direttamente a manifestare Cristo e far esaltare Cristo, quindi
l’uomo è stato creato affinché Cristo venga sovranamente e vittoriosamente
glorificato.
La glorificazione di Cristo però non è un piano relativo
all’uomo o relativo al tempo, ma è un piano relativo al cielo stesso e quindi
relativo all’eternità. I
n altre parole l’uomo non è stato creato perché Cristo
fosse glorificato soltanto di fronte all’uomo, nella vita dell’uomo, ma
affinché Cristo fosse glorificato di fronte a tutti nell’eternità.
La Bibbia c’insegna infatti che Cristo è stato "sovranamente
innalzato" ed ha ricevuto un "nome che è sopra ogni nome;
acciocché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature celesti,
terrestri e sotterranee; e che ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il
Signore…" (Filippesi 2:9-11).
Or noi sappiamo che la gloria di Cristo viene dopo la Sua
incarnazione, cioè il Suo annichilimento; sappiamo anche che la vittoria di
Cristo viene dopo la sua battaglia attraverso la quale Egli riduce al niente
"ogni signoria, ed ogni podestà e potenza…" (1 Corinzi 15:24).
Perciò noi possiamo concludere che l’esaltazione di Cristo
poteva venire soltanto con la vittoria definitiva sopra le potenze del male, ma
che la battaglia contro il male, personificato in Lucifero, poteva essere
combattuta soltanto con la creazione dell’uomo.
La Bibbia ci sa ragione in questa conclusione e non
soltanto ci dice "…per questo è apparito il Figliolo di Dio, acciocché
disfaccia le opere del diavolo" (1
Giovanni 3:8).
Ma ci dice anche più chiaramente: "…Egli (Gesù
Cristo) somigliantemente ha partecipate le medesime cose; acciocché per la
morte distruggesse colui che ha l’imperio della morte, cioè il diavolo"
(Ebrei 2:14).
Il piano di Dio rimane in misura notevole nascosto agli
occhi nostri; avvolto nel mistero, ma alcuni particolari ci vengono chiaramente
dichiarati dalla Scrittura. La ragione della creazione dell’uomo rappresenta
uno di questi particolari: Dio ha creato l’uomo a compimento di un piano che
doveva essere la base di un piano successivo di vittoria e di esaltazione.
La caduta dell’uomo
Ma l’uomo, creato da Dio, alla Sua stessa immagine, ha
assecondato il piano divino oppure lo ha rovinato?
La domanda è complicata ed è pericolosa.
Una risposta troppo precipitosa o troppo superficiale
potrebbe far concludere che Dio ha creato l’uomo per farlo cadere, oppure che
l’uomo ha modificato o ritardato il piano di Dio.
Tutte queste conclusioni suonano offensive alla giustizia
di Dio, alla potenza di Dio, alla saggezza di Dio.
Cerchiamo perciò di trovare la risposta che è contenuta
nella Bibbia.
La prima cosa che la Bibbia ci dichiara senza equivoci,
riguarda la responsabilità dell’uomo nella sua caduta.
La trasgressione di Adamo viene addebitata ad Adamo: egli
è colpevole di fronte a Dio e Dio lo giudica e lo condanna. Adamo non ha nessuna
scusa, nessuna attenuante: ha disubbidito volontariamente benché abbia ricevuto
capacità per ubbidire. Non può nascondersi nella sua debolezza, nella sua
ignoranza perché egli non è debole e non è ignorante.
Iddio non è partecipe del peccato di Adamo; non lo ha
preparato, non lo ha voluto…
Dobbiamo ammettere, però, che Egli lo ha preconosciuto
perché l’onniscienza divina si realizza fuori del tempo e tutto è chiaro e
presente davanti a Dio senza che per Lui esista passato o futuro.
La preconoscenza però non è partecipazione, non è
responsabilità; tutto al più la preconoscenza è un elemento utilizzabile nello
sviluppo di un piano. Iddio quindi può aver concepito il Suo piano tenendo
presente la caduta dell’uomo e certamente ha preparato il piano della vittoria
e dell’esaltazione usando anche la tragica caduta di Adamo.
Quindi Adamo non ha volontariamente assecondato il piano
di Dio, ma con la sua caduta non lo ha ostacolato, perché il pano divino "era" prima della sua caduta ed era
stato concepito tenendo presente la sua caduta. Il piano divino rimane quello
che è, e in esso vengono incluse tutte le circostanze preconosciute da Dio.
L’Eterno, come abbiamo scritto in un’altra circostanza,
agisce come un abile condottiero d’eserciti e compie i suoi piani di vittoria
utilizzando anche quelle mosse belliche che apparentemente sembrano negative.
La caduta dell’uomo però appare come il crollo rovinoso di
un edificio artisticamente edificato: la sconfitta nella tentazione,
l’espulsione dall’Eden, il lavoro faticoso, il sovvertimento dell’armonia del
creato e poi, sempre più in basso, le ribellioni, le guerre, le superbie…
Sembra veramente di vedere, come diceva un grande
letterato, "un masso che dal vertice
di una rupe, viene precipitato a valle da una frana ruinosa, che lo fa rotolare
rumorosamente, per la china scheggiata".
Eppure anche questa caduta, questa rovina, quest’armonia
turbata si trovano incluse nel piano divino. Iddio ha preconosciuto la rovina e
si è servito anche di questa per sviluppare il suo disegno di vittoria.
Da queste rovine si formano le razze, nascono i popoli,
sorgono le lingue.
Da queste rovine scaturiscono i mestieri, le arti, la
scienza.
Soprattutto da queste rovine incomincia il vittorioso
contrattacco della battaglia di Dio.
Sembra quasi che anche nella caduta dell’uomo Iddio abbia
voluto stabilire un rapporto fra la Sua creatura e Sé stesso.
Egli incomincia l’opera concepita in Cristo
nell’annichilimento di Cristo. Il Figliolo scende fino ai luoghi più bassi per
poi iniziare l’ascesa fino alle vette più alte.
L’uomo scende e scende sempre più in basso, perché possa
poi essere elevato in alto nella vittoria di Cristo.
Se l’uomo non fosse arrivato fino al fondo della valle,
Cristo non avrebbe potuto compiere il proprio annichilimento, perché Cristo è
sceso dal cielo fino all’uomo e se Cristo non avesse potuto compiere il proprio
annichilimento la vittoria di Cristo non sarebbe stata completa.
L’uomo, in altre parole, precipita in basso fino
all’ultimo livello della caduta e Cristo va fino all’uomo e riporta la vittoria
sulle potenze che sono in tutti i livelli del mondo spirituale, principiando
dal più basso ed elevandosi come un trionfatore fino al cielo (Colossesi 2:15;
Efesini 4:10).
Tutti gli eserciti, tutte le potenze, tutte le autorità
sono frantumate dalla vittoria di Cristo; da quella vittoria alla quale,
inconsapevolmente, ha partecipato l’uomo con la sua rovinosa caduta usata da
Dio come un elemento di battaglia.
La salvezza dell’uomo
La vittoria di Cristo è la vittoria di Dio, ma diviene
anche la vittoria dell’uomo.
Cristo vince per adempiere il piano di Dio, Cristo vince
per acquistare un nome che è sopra ogni nome, ma Cristo vince anche, ed anzi
soprattutto, diciamo noi, per salvare l’uomo, per redimere l’uomo.
Il primo Adamo è caduto, ma la sua caduta ha permesso
l’apparizione del secondo Adamo, dell’ultimo Adamo: l’uomo è salvo.
Non possiamo in questo studio particolare indugiarci ad
esaminare la dottrina della salvezza. Speriamo di poter affrontare, in uno studio
successivo, l’analisi delle varie fasi dell’opera meravigliosa della redenzione
onde vedere da vicino, alla luce delle Scritture, il meccanismo spirituale del
perdono, della giustificazione, della rigenerazione, della santificazione,
della glorificazione. Ma anche senza entrare profondamente nell’argomento
possiamo dichiarare: - L’uomo è salvo; è salvo in Cristo e mediante
l’annichilimento di Cristo.
Iddio ha compiuta l’opera della vittoria e ha compiuta
l’opera della salvezza. La prescienza Gli ha fatto vedere la caduta dell’uomo,
e Gli ha fatto preparare e compiere la salvezza dell’uomo. L’uomo quindi è
salvato anticipatamente in Dio e perciò un Dio che crea un uomo che Egli
preconosce infedele, non è un Dio crudele, ma un Dio amoroso. Dio accetta l’infedeltà
dell’uomo, volge quell’infedeltà al compimento dei Suoi piani e provvede alla
salvezza dell’uomo.
L’uomo però non è salvato soltanto in questo piano
universale di redenzione, cioè l’anticipata opera di misericordia non riguarda
soltanto l’intera umanità, ma l’uomo, anche individualmente, è partecipe del
risultato dell’opera della redenzione.
Desideriamo essere estremamente chiari per non essere
fraintesi.
Noi non crediamo alla predestinazione nel senso che Dio
voglia creare alcuni uomini per il cielo e alcuni uomini per la perdizione, ma
crediamo però che Dio conosce tutti gli uomini prima ancora della loro nascita
(Galati 1:15; Geremia 1:5).
Iddio conosce "ogni"
uomo; Iddio ama "ogni"
uomo; (Giovanni 3:16 1 Timoteo 2:4) Iddio chiama "ogni" uomo; Iddio salva "ogni" uomo; Iddio glorifica "ogni" uomo.
Nel piano di Dio c’è conoscenza, amore, chiamata, salvezza
e glorificazione per ogni uomo. Questo non vuol dire che "tutti" gli uomini vengono salvati,
(Marco 16:16) perché gli uomini sono stati creati da Dio assolutamente liberi
di scegliere la bandiera sotto la quale desiderano arruolarsi.
La perdizione degli impenitenti, che pur sono stati
conosciuti da Dio, amati da Dio, chiamati da Dio e salvati e glorificati nelle
intenzioni di Dio, non sarà una sconfitta per il nome di Dio, perché essi
risulteranno arruolati nell’esercito perdente capitanato dal diavolo.
L’uomo nell’eternità
L’uomo è salvato in Cristo e con Cristo, cioè partecipa la
vittoria di Cristo perché si lega a Cristo per la fede nella sua vittoria.
La vittoria di Cristo diviene per l’uomo elevazione; egli
viene condotto in alto assieme a Cristo; (Giovanni 12:32) più in alto del
livello del primo Adamo e più in alto degli angeli celesti: (Ebrei 2:7). L’uomo
viene posto nel piano gerarchico di Dio, immediatamente dopo Cristo (Apocalisse
3:21) quasi ad occupare quel posto reso vacante dalla ribellione di Lucifero
(Ezechiele 28:14).
Il diavolo aveva turbata l’armonia della terra e l’armonia
del cielo, ma Iddio, nella vittoria di Cristo, ha ristabilito l’armonia del
cielo e l’armonia della terra (Colossesi 1:20) e l’uomo è stato incluso a
cooperare e poi a partecipare le conclusioni gloriose di questo piano.
Lucifero è avvilito, è vinto: Iddio ha dimostrato la
potenza della vittoria in cielo e in terra. L’angelo della superbia non
soltanto è stato rovesciato dal cielo, ma è stato anche avvilito in terra; non
soltanto è stato sconfitto da Dio nello spirito, ma è stato anche abbattuto da
Dio incarnato.
Nel cielo Dio ha voluto intorno a sé e contro Lucifero gli
angeli fedeli e ha vinto; in terra Dio si è servito di quegli stessi uomini che
il diavolo credeva di aver vinto per sempre.
Ormai l’uomo che ha cooperato inconsapevolmente
all’adempimento del piano della misericordia, della sapienza e della potenza di
Dio, è glorificato con Dio; entra nella vita intima di Dio ed entra così
profondamente che solo un’immagine umana molto viva, molto cruda, può aiutare a
cogliere questo elevato concetto: l’uomo diviene "una stessa carne con Cristo" (Efesini 5:31-32).
Da Adamo nell’Eden alla Sposa dell’Agnello nel cielo è
tutto un poema che parla dell’amore di Dio e della potenza di Dio.
In questo poema si odono sovente gli accenti dolorosi
delle rovine umane, ma essi non possono coprire le melodie infinite ed eterne
di Colui che ci ha creati e ci ha salvati "non per farci perire, ma per darci la vita e la gloria in eterno"
(2 Pietro 3:9).
Questo piano luminoso di potenza e di misericordia esprime
gli accenti più alti dell’amore di Dio. Egli ci ha creati, ci ha salvati per
darci il luogo di gloria più elevato e farci regnare nell’eternità a fianco al
Suo Figliolo, ma questo piano, ci spiega altresì l’odio infernale del diavolo
verso l’uomo, contro l’uomo.
Lucifero vede nell’uomo l’odiata immagine di Dio; Lucifero
vede nell’uomo lo strumento usato da Dio contro di lui e, soprattutto, Lucifero
vede nell’uomo la creatura preparata da Dio per ristabilire l’equilibrio dei
luoghi celesti; la creatura cioè che, in un certo senso, è stata eletta a
sostituire il più eccelso e il più risplendente fra gli angeli di Dio.
Il destino eterno dell’uomo è chiuso dentro questa
sintesi: “Creato per amore, perdonato per amore, salvato per amore,
glorificato nell’alto dei cieli per amore; l’uomo è l’oggetto dell’amore di Dio
nel senso più completo della parola ed è in questa manifestazione di amore
infinito che il piano di Dio si compie e che Cristo è esaltato nei secoli dei
secoli: Amen! “.
ROBERTO BRACCO