Essere discepoli

(Giovanni 13:15,17)

 

In molti paesi, chi ha appena ottenuto la patente di guida deve, per un certo tempo, attaccare sul retro della sua auto una grande lettera per informare gli altri di essere un giovane automobilista.

In Italia, si tratta di una P (principiante).

Il credente resta sempre, in un certo senso, un principiante, o meglio un apprendista; in altre parole, un discepolo.

Siamo invitati a fare dei progressi per conoscere meglio Dio e Gesù Cristo, a progredire verso lo stato di adulti, ma senza dimenticare mai che, durante tutta la vita, avremo sempre da imparare, dovremo essere ricettivi a ciò che il Signore ci mostrerà perché la condotta rifletta la realtà della nostra fede.

Essere discepolo di Cristo significa seguire i Suoi insegnamenti, ubbidire alla Sua Parola, mettere la propria fiducia in Lui.

Questo è molto concreto.

Quando, tramite un versetto della Bibbia, in un’occasione particolare, abbiamo la percezione di ciò che Dio si aspetta da noi, il nostro dovere è passare all’azione.

Se non lo facciamo, perderemo la luce e la forza per le circostanze che seguiranno.

Non faremo bene a paragonarci agli altri, né tanto meno a giudicarli; questo non sarebbe altro che una scappatoia per non agire.

Dobbiamo essere coerenti con quello che abbiamo capito dell’insegnamento di Cristo.

L’opposto del discepolo è il disertore che lascia il suo posto.

Ci sono molti modi di disertare, di non rispondere a ciò che il Signore si aspetta da noi, di allontanarci da Lui.

Ciò che ci preserverà da questo è realizzare nella nostra vita le parole di Pietro: “Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna” (Giovanni 6:68).

 

 

Tratto dal calendario “IL BUON SEME”

Edizioni “il Messaggero Cristiano”

Via Santuario, 26

15048 Valenza (AL)