Il riposo nella preghiera

 

Bisogna vivere in circostanze tranquille per gustare il riposo? Non necessariamente, e questo è un paradosso. Il riposo dipende soprattutto dal nostro stato interiore. Proprio quando era circondato dai nemici, il re Davide poteva scrivere: “Solo in Dio trova riposo l’anima mia” (Salmo 62:1).

Talvolta siamo preoccupati e stressati perché non ci prendiamo il tempo per rivolgerci al Signore in preghiera con un atteggiamento sincero e fiducioso. Per resistere alla paura e all’abbattimento, bisogna abbandonarsi alla bontà di Dio. È un atto di fede, di semplice fiducia nel Signore. Ma questo atto è facilitato se, per mezzo della preghiera, ci avviciniamo a lui regolarmente. L’attitudine alla preghiera ci dà una profonda serenità; essa è la prova che la Parola di Dio dimora nel nostro cuore. Come poter gustare la bontà del Signore senza avvicinarsi a lui?

L’istigazione al male non conosce sosta; che anche la nostra preghiera sia continua! Impariamo a perseverare nella supplica! Dobbiamo farlo personalmente, ma anche con i nostri fratelli. Quanti credenti, oppressi dai problemi, si sono recati a una riunione di preghiera e sono tornati a casa con il cuore sollevato! Le circostanze della vita restano ugualmente difficili, ma il cuore acquista nuova forza e fiducia - anche nella lode - e le cose vengono considerate in modo diverso. Lo Spirito Santo ha compiuto la sua opera segreta, e così noi sentiamo una pace interiore, la “pace di Dio”, che “supera ogni intelligenza” (Filippesi 4:7).

 

Tratto dal calendario “IL BUON SEME”

edizioni “il Messaggero Cristiano”

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