Il credente è fatalista?
(Salmo 145:18-19;
Proverbi 19:21)
Il fatalismo, ci dice il dizionario, considera tutti gli
avvenimenti come irrevocabilmente fissati in anticipo da una causa unica e
soprannaturale.
L’uomo fatalista si convince che tutti i dettagli della
propria vita sono stabiliti in anticipo dal destino, e che egli non può
cambiare nulla. Di conseguenza, accetta passivamente tutto ciò che gli accade.
Questo modo di pensare conduce a questo genere di
riflessione: “Se Dio vuole salvarmi, lo
sarò in ogni modo”.
Certamente, diversi passi della Parola di Dio sottolineano
la sovranità divina, ad esempio: “Chi mai
dice una cosa che si avveri, se il Signore non l’ha comandato?”
(Lamentazioni di Geremia 3:37).
Tuttavia, il credente non subisce passivamente la volontà
di Dio, padrone delle circostanze; ma, per fede, intrattiene con Lui delle relazioni viventi e attive.
Il
credente confida nel Signore con
felicità e certezza.
Egli sa sempre trovare presso di Lui una risposta ai suoi
bisogni e un aiuto nelle circostanze che attraversa.
Si
sottomette alla volontà del Padre
che talvolta gli manda una prova, perché sa che questo Dio d’amore desidera
solo il suo bene (Ebrei 12:11).
Agisce. La Parola di Dio ci
invita a vivere quello che essa insegna. Gedeone, giudice del popolo d’Israele,
ricevette quest’ordine dal Signore: “Va’
con questa tua forza… Non sono Io che ti mando?... Io sarò con te… Sta’ in pace”
(Giudici 6:14-23).
Ringrazia Dio per tutte le dimostrazioni della Sua bontà. Non si
attacca alle benedizioni, ma a Colui che le accorda.
Tratto dal calendario “IL BUON SEME”
Edizioni “il Messaggero Cristiano”
Via Santuario, 26
15048 Valenza (AL)