La rinunzia… e poi?
Io ho...compiuta l'opera che Tu mi hai data a fare (Giovanni 17:4)
La rinunzia non è intesa
aver per oggetto solo la vita esteriore, ma anche e soprattutto la nostra
volontà. Quando si è fatta questa rinunzia della volontà, tutto è fatto. Ci
sono pochi momenti cruciali nella vita, ma il più importante e quello della
rinunzia alla volontà. Dio non costringe né implora mai nessuno perchè rinunzi
alla volontà, ma attende fino a che gliela si consegni spontaneamente. Questa è
una battaglia che si combatte una volta per sempre.
Rinunzia per essere
liberati. "Venite a Me, ed Io vi darò riposo". Dopo aver cominciato e
sperimentato i significati impliciti nella salvezza, allora, e per aver riposo,
consegniamo la nostra volontà a Gesù. Ogni ragione di perplessità per il cuore
e per la mente è un appello alla volontà:"Venite a Me". Bisogna
andare a Lui volontariamente.
Rinunzia per devozione.
"Se uno vuol venire dietro a Me, rinunzi a se stesso". Qui la
rinunzia consiste nell'abbandono di me stesso a Gesù, nella rinunzia del mio io
che ha al suo centro il riposo di Cristo. "Se volete essere Miei
discepoli, lasciate a Me ogni diritto su di voi". E dopo questo, ciò che
rimane della nostra vita non è che la manifestazione di tale rinunzia. Quando
essa è compiuta, noi non abbiamo più bisogno di soppesare le nostre azioni o di
fare congetture sul loro risultato; non dobbiamo più preoccuparci per le
circostanze in cui ci troviamo; Gesù basta.
Rinunzia per morire.
Giovanni 21:18-19:"...un altro ti cingerà". Hai mai provato che
cosa significhi essere "cinti" per morire? Stai attento quando ti
abbandoni a Dio in un'estasi; in quei casi la tendenza è di ritornare sui
propri passi. Bisogna invece essere uniti a Gesù nella Sua morte, fino al punto
di non sentire più nessun richiamo che non sia tale anche per Lui.
La rinunzia...e poi? Tutta
la vita dopo la rinunzia è un'aspirazione alla comunione continua con Dio.
Tratto
dal libro: "L'impegno per l'Altissimo" di Oswald Chambers edizioni
GBU