Tendenza alla degenerazione
Perciò, siccome per mezzo di un sol uomo il peccato
è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato v'è entrata la morte, e in questo
modo la morte è passata su tutti gli uomini, perchè tutti hanno peccato... (Romani 5:12)
La tendenza al peccato non è
l'immoralità o un agire malvagio, ma è la tendenza all'autoaffermazione - io
sono il Dio di me stesso.
Essa può elaborarsi in una
decorosa moralità o in una immoralità indecorosa, ma la base è quella, è la
pretesa di essere io l'unico ad avere dei diritti su me stesso. Quando Gesù si
trovava di fronte ad uomini in cui risiedevano tutte le forze del male, e ad
altri che conducevano una vita retta, morale e onesta, non si curava della
degradazione morale degli uni o dell'alto livello morale degli altri, ma
guardava a qualche cosa che a noi è impossibile vedere, e cioè alla tendenza
che essi avevano, alla loro disposizione interiore.
Io sono nato col peccato e
non posso farci nulla; ma Dio, con la redenzione, lo può. Nell'opera della
croce compiutasi in Gesù Cristo, Iddio ha redento l'intera razza umana dalla
possibilità della dannazione che grava su di lei per l'eredità del peccato. Dio
non ha mai dichiarato l'uomo responsabile per questa eredità.
La condanna non mi colpisce
perchè sono nato col peccato; ma avendo saputo che Gesù Cristo è venuto per
liberarmene, se mi rifiuto di farmi liberare avviene che nel preciso momento
del mio rifiuto il suggello della condanna comincia ad imprimersi su di me. "E il giudizio (il momento critico) è questo: che la luce è venuta
nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce".
Tratto
dal libro: "L'impegno per l'Altissimo" di Oswald Chambers edizioni GBU