L’IDOLO DI MENG
Meng-Ta-Sao viveva in
un paesino della Mongolia. Ella aveva ereditato da suo padre la statua di un
orribile demone che ispirava un timore superstizioso a tutti gli abitanti della
regione. Con la statura di un uomo, un’orribile smorfia sul viso ed un grosso
ventre, quell’idolo era di terracotta, interamente vuoto. Nel dorso aveva
un’apertura accuratamente nascosta, che dava accesso all’interno. Meng era
ricca. Quando annunciavano l’arrivo di una banda di predatori, il che non era
raro, nascondeva in fretta tutti i suoi gioielli ne ventre della statua e
fuggiva sulle montagne con gli altri compaesani. Questo sistema funzionò
parecchie volte. Alla fine giunsero dalla Siberia i predoni chiamati “ i
diavoli dalla barba rossa “. Come al solito Meng nascose le sue ricchezze e
fuggì. Ma al suo ritorno trovò la sua cara statua in briciole e tutti i suoi
tesori erano scomparsi! Pazza di rabbia, si mise a calpestare i cocci e a
gridare: « Tu non sei un dio, non ha neppure potuto proteggere te stesso! ».in
un villaggio abitavano parecchie famiglie di agricoltori cristiani nelle cui
case avevano luogo riunioni per annunziare l’Evangelo. Meng, curiosa, tentava
di ascoltare da lontano, stupita di sentire parlare di un Dio invisibile che
ama tutti gli uomini. La donna rimase a lungo diffidente, ma, senza
scoraggiarsi, i cristiani la visitarono: ascoltò l’Evangelo fino al giorno in
cui Gesù diventò anche il suo Salvatore.
Tratto dal calendario “IL BUON SEME”
edizioni “il Messaggero Cristiano”
Via santuario, 26
15048 Valenza (AL)