Non volò più!
Soren Kierkgaard fu il
teologo e filosofo Danese che raccontò la storia di un’anitra che tornò a casa
volando verso il Nord dell’Europa.
Sulla via di casa
l’anitra si fermò nel cortile di una fattoria in un paese straniero. Mentre si
guardava intorno l’anitra pensò dentro di sé: “Questa sembra proprio una buona sistemazione, il contadino mi fornirà
mais e acqua fresca ogni giorno. Cosa posso chiedere di meglio?”.
L’anitra selvatica fece
presto amicizia anche con le anitre domestiche della fattoria. L’ambiente
provveduto era così confortevole, che essa stette per un giorno, poi per un
altro (senza nessun costo d’albergo di cui preoccuparsi) e presto, si sarebbe
fermata per l’intera settimana.
Una volta trascorsa la
settimana, non fu una decisione poi così difficile fermarsi per un mese.
Prima di rendersene
conto, era trascorsa l’intera estate.
In autunno, quando la
sua famiglia stava volando verso i paesi del sud pensò: “Dovrei unirmi a loro”. Iniziò a sbattere le ali per volare, ma non
riuscì ad arrivare più in alto del cornicione del granaio. Così disse a sé
stessa: “Penso che passerò l’inverno
qui!” ...e in questo modo fece.
La primavera
successiva, quando le anitre volavano di nuovo a nord, un sentimento,
un’emozione le si mosse dentro e pensò di nuovo: “Lo so, devo unirmi a loro”.
Questa volta, però
batté solo le ali senza muoversi.
L’anno successivo,
quando tornarono, non era rimasto nessun entusiasmo, nessuna emozione nel suo
petto: semplicemente ritornò nel cortile della fattoria per mangiare quel mais
che l’aveva resa così grassa”.
Prima o poi ogni
cristiano sperimenta la tentazione di quell’anitra.
Siamo tentati a
rinunciare e adattarci al confortevole stile di vita di coloro che sono intorno
a noi.
Siamo stanchi di
spiccare il volo, stanche della battaglia.
Cresciamo, stanchi
delle tentazioni, e diciamo: “Ne ho
abbastanza e voglio riposarmi nel mondo”.
L’apostolo Paolo rivela
un’attitudine piuttosto differente alla fine della sua vita. In 2 Timoteo 4
racconta quello che appare essere il suo ultimo messaggio al suo figlio
spirituale Timoteo. Sapeva del martirio che lo aspettava, e guardando indietro
alla sua vita, scrisse con fiducia: «Ho
combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede» (2
Timoteo 4:7).
Poi guardò avanti con
una chiara nota di trionfo: «Per il resto mi è riservata la corona di giustizia
che il Signore, il Giusto Giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a
me, ma anche a quelli che hanno amato la sua apparizione» (2 Timoteo 4:8).
Tratto da «SOLI DEO GLORIA»