Una
questione sempre aperta
CHIESA ROMANA
E L’AUTORITÀ
Per rinnovare e rinvigorire l’impegno evangelistico nei confronti del mondo cattolico in genere,
è quanto mai necessario conoscerne la realtà e soprattutto la persistente
esistenza al suo interno di dottrine che palesemente deviano dall’insegnamento
biblico. Le riflessioni che seguono, tratte da uno studio preparato in modo
specifico per giovani figli di credenti spesso poco informati su questa realtà,
costituiscono, anche là dove possono apparire scontate, un utile strumento per
comprendere che, nella sostanza, nulla è cambiato “al di là del Tevere”.
L’autorità: una questione di
fondamentale importanza
Recentemente ho avuto modo di consultare un libro di religione cattolica per le scuole medie, a mio giudizio ben fatto e riccamente illustrato.
Nel testo era condensata tutta la storia biblica, dalla Genesi all’Apocalisse.
Belli e centrati i commenti all’Antico Testamento dove veniva evidenziata l’autorità e la sovranità di Dio, ma, giunto alle pagine che riguardavano il Nuovo Testamento, ho avuto la netta impressione di avere a che fare con un “altro Dio”: un Dio che aveva delegato tutta la sua autorità al nuovo organismo voluto da Gesù: la Chiesa.
Inutile dire che, per i
cristiani, la questione dell’autorità è di fondamentale importanza. La Chiesa
cattolica non ha mai rinunciato all’idea di avocarla a sé stessa e non ha mai
smesso di proteggere questa idea e di inculcarla in milioni di cattolici.
Ancora oggi si erge quale Mater et Magistra (Madre e Maestra)
sui popoli.
Noi evangelici crediamo con fermezza che la Bibbia, quale Parola di Dio, sia la sola autorità in materia di fede. Unica fonte della dottrina in tutte le branche della teologia è la rivelazione di Dio completa e definitiva. Tutto ciò che Dio ha voluto farci conoscere per la nostra salvezza e il nostro bene spirituale, e non solo, lo possiamo conoscere attraverso la Bibbia. Non è la Chiesa, sia ben chiaro, che conferisce autorità alla Bibbia, idea cara al cattolicesimo, ma la Chiesa riconosce l’autorità che la Bibbia ha in sé stessa.
L’esempio perfetto di Gesù e le
testimonianze degli apostoli
Gesù è stato, senza dubbio, l’esempio perfetto nel riconoscere l’assoluta autorità delle Scritture e di sottomissione ad esse.
I riferimenti e i richiami all’Antico Testamento nel suo insegnamento erano pressoché una costante: “Voi errate perché non conoscete le Scritture” (Matteo 22:9 e Marco 12:24) – disse ai Sadducei che non credevano alla resurrezione.
“Investigate le Scritture” (Giovanni 5:39) – disse ai Giudei increduli.
“Spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (Luca 24:27) – disse ai due disorientati discepoli sulla via di Emmaus.
“Sta scritto!” (Matteo 4:4, Luca 4:4) dirà ancora opponendosi alle subdole tentazioni del maligno.
Anche nel libro degli Atti troviamo tante citazioni delle Scritture a dimostrazione che gli straordinari eventi avvenuti a Gerusalemme subito dopo l’ascensione di Gesù, non erano fatti imprevisti e inspiegabili, ma precisi adempimenti delle Scritture (Atti 1:20, 21:17-21, 2:25-28, 2:34-35, 2:22-23).
Anche per le epistole del Nuovo
Testamento gli apostoli scelti da Gesù, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo (Atti
2:2-4) iniziarono a spandere la buona notizia, fondare chiese e produrre
scritti (le epistole, appunto) che dovevano circolare per le chiese e che erano
riconosciuti come ispirati da Dio andando a formare il canone del Nuovo
Testamento.
Il canone: un autentico
miracolo!
Non possiamo qui parlare della
formazione del canone, ma in estrema sintesi possiamo affermare un principio di
fondamentale importanza: lo Spirito Santo ha agito in modo tale da sottrarre
il riconoscimento del canone all’autorità dell’uomo (le chiese).
Non è mai esistito nella storia della Chiesa un concilio che abbia stabilito
il canone. Le chiese non hanno stabilito, ma riconosciuto l’azione sovrana
dello Spirito Santo.
È questo un miracolo?
Direi di sì. È un fatto che ha indiscutibilmente una dimensione sovrannaturale.
Oggi, per quanto riguarda l’accettazione del canone del Nuovo Testamento non c’è alcuna controversia, la cosa è chiara e perfettamente stabilita per tutte le chiese.
I problemi nascono, però, come sappiamo, sul modo di porsi davanti a tali scritti e sul modo di valutare la loro autorità. Per noi evangelici le Scritture sono l’unica definitiva autorità. Per la chiesa cattolica le cose non stanno così.
Qualche tempo fa ho avuto alcuni incontri di studio biblico con un giovane non
convertito della mia città. In uno di questi ho potuto spiegare il concetto
neotestamentario di sacerdozio universale di tutti i credenti, facendo notare
come nel Nuovo Testamento non esista traccia di gerarchia clericale e neppure
di sacerdozio inteso secondo la dottrina cattolica.
Il giovane rimase colpito da quanto gli avevo detto e il giorno seguente si recò da un prete che conosceva e gli riferì con franchezza: “Lo sa che nel Nuovo Testamento non ci sono preti?”.
“Certo – rispose il prete – a quel tempo non c’erano neppure gli ingegneri, oggi invece sì”.
Una risposta sciocca, senza dubbio, che però ci fa capire che cosa pensa e accetta un cattolico in fatto di rivelazione.
Una concezione errata
Per i cattolici, pur non
rinnegando la Bibbia, la rivelazione è un divenire, cioè un qualcosa che
continua attraverso il magistero della Chiesa che produce documenti, come
quelli che escono dai concili, dalle encicliche del papa, da catechismi vari,
considerati come ispirati e la cui autorità è equiparata a quella delle
Scritture.
In pratica, la Chiesa cattolica, si dice erede di quell’autorità
che fu degli apostoli.
Se il mondo cambia, la storia si evolve, le condizioni sociali, i costumi, la morale, sono elementi soggettivi e mutevoli, anche la rivelazione di Dio deve adeguarsi a questa evoluzione e questa Chiesa è sensibile a questo.
Un ragionamento che potrebbe sembrare giusto ma in realtà è profondamente sbagliato: Dio è sovrano e non è la rivelazione che deve adeguarsi alla mutevolezza umana ma è l’uomo che deve adeguarsi all’immutabilità di Dio.
La concezione cattolica è
terribile perché non solo confonde l’idea della sovranità e dell’immutabilità
di Dio, che sono pilastri fondamentali per la stabilità e la certezza di ogni
cristiano, ma mostra, anche se lo nega a parole, di non aver capito nulla del
bisogno fondamentale dell’uomo. Per ogni uomo, che si sposti a dorso di un
asino o a bordo di un jet supersonico, i bisogni spirituali primari sono
sempre gli stessi: essere perdonato, essere giustificato, riconciliato con
Dio, vivificato nello spirito e in questo solo le Scritture ci indicano la via
in modo perfetto e infallibile... Cristo Gesù. Al di fuori di questo fondamento
non c’è dottrina sociale o religiosa che regga.
L’apostolo Giuda ci esorta a “...combattere strenuamente per la fede che è
stata una volta per sempre tramandata ai santi” (Giuda 3).
La rivelazione di Dio è unica
e compiuta e si identifica con la Bibbia.
Questa è una condizione
imprescindibile che caratterizza la vera Chiesa di Cristo.
Se dicessimo ad un cattolico: “Dove sono contenute le verità che Dio ha rivelate?”, la risposta sarebbe: “Nella Bibbia e nella tradizione”, dove, con la parola tradizione, si intende oltre ai documenti dei concili e le encicliche papali anche gli insegnamenti di Gesù e degli Apostoli trasmessi oralmente senza alterazione.
Dio meno saggio degli uomini?!?
È chiaro, così, che solo la chiesa sarebbe custode e depositaria di questi insegnamenti che non compaiono nella Scrittura.
Uno di questi insegnamenti misteriosi riguarderebbe il matrimonio “elevato a dignità di sacramento dal nostro Signore Gesù Cristo” (così recita il catechismo cattolico).
Neppure il più sprovveduto tra gli uomini penserebbe di trasmettere e diffondere un insegnamento orale e sperare che rimanga inalterato, figuriamoci se lo ha fatto Dio. è chiaro che alla base di tutto ciò c’è da parte cattolica la volontà di arrogarsi una autorità fondata sull’ignoranza della Parola di Dio.
Il Concilio ecumenico Vaticano II del 1965 ha esteso il senso dell’espressione “Parola di Dio” oltre che alla Bibbia anche ai documenti della tradizione e al magistero della Chiesa equiparando così l’autorità della Bibbia a quella della Chiesa.
Quindi, la Bibbia, sarebbe solo una parte della rivelazione ed anche nei confronti di questa parte la Chiesa ha una posizione particolare: si dichiara la sola vera interprete della Scrittura.
Dio, quindi, non si rivelerebbe all’uomo attraverso la Bibbia, ma attraverso la vera interpretazione che ne dà la Chiesa. L’autorità dunque non è neppure parzialmente rimossa dalla Chiesa.
Espressioni ingannatrici
La lettura della Bibbia era
formalmente proibita fino al sopraddetto Concilio e in quel contesto si è
detto: “La lettura della Bibbia è utile e raccomandata ma non necessaria per
tutti i cristiani, perché la Chiesa provvede alla loro istruzione”.
Particolare attenzione era rivolta comunque alla traduzione della Bibbia che “doveva
essere approvata dalla Chiesa con adeguate note interpretative, perché la
Chiesa è custode della fede e depositaria della verità”.
Sono queste due espressioni devianti e terribilmente ingannatrici. Se dovessimo andare a cercare la verità nella vita di una Chiesa probabilmente ne troveremmo ben poca, se invece chiedessimo ad una vera Chiesa di Cristo la via della verità, saprebbe indicarcela con precisione e con gioia: Cristo e la Sua Parola.
La Chiesa è dunque testimone della verità ma non depositaria e questa è la sua precisa funzione verso il mondo.
C’è un altro particolare che
potrebbe crearci qualche incertezza se ci trovassimo a testimoniare della
nostra fede con un cattolico. Dice la chiesa romana:
“L’autorità della Scrittura si fonda su quella della Chiesa perché il Nuovo
Testamento è stato scritto e redatto quando la Chiesa già esisteva”.
In base a questa affermazione gli scrittori avrebbero espresso l’autorità della Chiesa, la quale sarebbe al di sopra della Scrittura e la Bibbia nascerebbe dalla Chiesa e non il contrario.
Che il Nuovo Testamento si sia formato e sia stato redatto dopo la nascita della Chiesa è un fatto incontestabile, ma questo non deve indurci a considerazioni errate.
Come stanno in realtà le cose?
Vediamo brevemente come stanno le
cose. Per quando riguarda la produzione dell’Antico Testamento la Chiesa non
c’entra nulla, come pure con il riconoscimento del canone. Paolo lo dice
chiaramente: “A loro (agli Ebrei) furono affidate le rivelazioni di
Dio”. Quindi sono stati gli Ebrei a riconoscere ed accettare il canone
dell’Antico Testamento. Gesù, gli Apostoli e i primi cristiani hanno accettato
la loro autorità.
Le Chiese come nascevano?
Nascevano dalla predicazione della Parola di Dio da parte degli Apostoli e dal loro insegnamento (Atti 2:22-36, 8:25, 10:34-48, 11:19, 13:2-3).
Questi insegnamenti sono stati certamente raccolti e conservati dalla Chiesa ma questo non le dà il diritto di sentirsi madre degli stessi, piuttosto figlia.
Il Nuovo Testamento è una voce esterna alla Chiesa, che la ordina, la riprende, la corregge, l’incoraggia, denuncia le deviazioni dottrinali, le situazioni immorali... è la Parola di Dio per la Chiesa.
Il fatto che la Chiesa abbia riconosciuto il canone del Nuovo Testamento non le dà autorità sullo stesso. Come un giudice non ha autorità sulla legge che deve interpretare ed applicare, perché non è un legislatore, così è della Chiesa verso il Nuovo Testamento.
La Chiesa dunque nasce dalla predicazione
di uomini ispirati da Dio (gli apostoli) che annunciavano la Parola di Dio e
che si erano formati non dalle chiese ma da Gesù stesso.
Quindi quell’autorità che la chiesa cattolica
rivendica sulla Scrittura è in realtà una falsità e una arroganza ingiustificabile.
Giorgio Biagini
Tratto
con permesso da «IL CRISTIANO»
gennaio 2008 www.ilcristiano.it