Gesù è la
verità
Riepilogo
Queste
nostre riflessioni sono come un viaggio nel tempo. Ieri abbiamo visitato due
momenti e due luoghi: la terribile collina del Golgota, fuori dalle mura di Gerusalemme
poco prima che Gesù morisse ed abbiamo udito le Sue ultime parole: "E'
compiuto", quel fatale venerdì pomeriggio. Poi siamo tornati
indietro, il giorno prima, nel cenacolo, il giovedì sera, dove Gesù e i Suoi
discepoli stavano celebrando la loro ultima cena pasquale. Là abbiamo udito
Gesù che pronunciava quelle sorprendenti e magnifiche parole: "Io sono
la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre, se non per mezzo di
me" (Gv. 14:6). Fare questo "viaggio" non è stato per noi un
gioco o una semplice commemorazione storica. Con l'aiuto dello Spirito Santo
abbiamo compreso come quegli avvenimenti fossero di portata universale e come
ci tocchino personalmente. Abbiamo scoperto come il Signore Gesù davvero sia la
via, la sola via, che conduce a Dio e ad ogni bene. Egli infatti non è
semplicemente un uomo che ci indica e percorre una via verso Dio, ma Egli è Dio
che dall'alto è sceso verso di noi e ci ha percorso la via che conduce nel
nostro fango di quaggiù.
Lo
scenario d'oggi
Oggi
ancora avremo due punti di riferimento: la scena dell'ultima cena, quel giovedì
sera, perché in queste nostre riflessioni ci interessano particolarmente le
parole di Gesù che dicono: "Io sono la via, la verità e la vita;
nessuno viene al Padre, se non per mezzo di me" (Gv. 14:6), e poi il
momento in cui Gesù viene interrogato dal governatore della Palestina, Ponzio
Pilato, nel pretorio di Gerusalemme, il venerdì mattina.
La
Palestina a quel tempo era una provincia dell'Impero romano conquistata a
forza. Il dominio di Roma era garantito tramite le sue forze di occupazione e
un procuratore che risiedeva a Cesarea. A Gerusalemme il procuratore romano,
quando vi giungeva per qualche occasione speciale e per salvaguardare l'ordine
nella capitale, risiedeva nella Torre Antonia, sede del presidio militare
romano, nella spianata del Tempio. Governatore romano della Giudea era allora
Ponzio Pilato: suo compito era quello di amministratore, ma rappresentava anche
la suprema autorità militare e giudiziaria. Ci spieghiamo così perché per il
processo di Gesù egli si trovasse a Gerusalemme e perché Gesù fosse condotto al
suo tribunale. I nemici di Gesù miravano alla Sua condanna a morte e questa,
per le leggi di occupazione, poteva soltanto competenza dei romani.
Trascinano
dunque Gesù davanti a Ponzio Pilato: deve essere giudicato come un malfattore.
Secondo i Giudei Gesù è un bestemmiatore di prim'ordine: assume per Sé stesso
prerogative divine, disprezza la legge e le autorità religiose costituite, con
il Suo anticonformismo attenta all'autorità della tradizione, il Suo
insegnamento e le Sue opere sono pericolosamente destabilizzanti... Tutte
queste cose, però, sono solo "questioni religiose" per Pilato,
questioni che non gli interessano e che non sono di sua competenza. "Prendetelo
voi e giudicatelo secondo la vostra legge" (18:31) gli dicono. I suoi
avversari però lo vogliono morto: il problema è che non possono condannare a
morte nessuno. Che fare? Insinuano così che Gesù avrebbe mire di sovversione
politica, che attenterebbe al potere di Roma, che Lui pretenderebbe di essere
Re dei Giudei. Forse di queste cose Pilato sarà interessato, non è vero?
All'insegna
della menzogna
Il
cosiddetto processo di Gesù è dunque all'insegna della menzogna: è cosa sordida
e sporca. Gli avversari di Gesù giocano sull'equivoco, la menzogna, l'inganno,
la manipolazione dei fatti e della verità. Nel loro cuore c'è invidia, gelosia,
interesse privato, miope conservatorismo, grettezza: tutto questo li spinge
senza scrupoli persino all'omicidio. Con quale coscienza, potreste dire, fanno
tutto questo? Beh, non siamo ingenui, è facile mettere a tacere la propria
coscienza, non è vero?
Una volta Gesù aveva detto loro: "Voi
cercate di uccidermi, perché vi ho detta la verità che ho udita da Dio... Se
Dio fosse vostro Padre mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio...
Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia
parola. Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i
desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è
attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla
di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. A me, perché io
dico la verità, voi non credete. Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la
verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per
questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio" (Gv. 8:40-47).
Già, la
verità il più delle volte offende, e Gesù ben sapeva che cosa c'è nel cuore
dell'uomo: le Sue parole e la Sua stessa presenza erano tali da denunciarlo
sempre, da metterlo allo scoperto. L'ipocrisia non impressionava Gesù: pensate
quanto possa impressionare Dio oggi la nostra! Possiamo ingannare altri, ma non
possiamo ingannare Dio: ci sono degli ingenui anche oggi che pensano di
"tenersi buono Dio" con l'esteriorità, i riti religiosi, il
perbenismo ipocrita, misere e patetiche giustificazioni... Dio ben conosce che
cosa c'è nel nostro cuore e sa di che cosa è contaminato. Egli disse un giorno:
"E' quello che esce dall'uomo che
contamina l'uomo; perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che
escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie,
malvagità, frode, lascivia, sguardo invidioso, calunnia, superbia, stoltezza.
Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l'uomo" (Mr. 7: 20-23).
Gesù è
venuto per purificare il cuore dell'uomo e per volgerlo a Dio e la Sua parola
ancora oggi è "scottante", scomoda, spesso impopolare perché ti tocca
sul vivo come fa il dentista quando ti tocca il dente malato, il nervo
scoperto. Molti non vogliono andare dal dentista, hanno paura perché fa male.
Preferiscono prendere qualche pastiglia che calmi il dolore, ma le pastiglie
non risolvono il problema. Il dentista, però, non ti fa del male perché sia
sadico, ma perché te ne vuole curare. Anche se fa male è meglio andare dal
dentista e farsi fare una cura radicale. Lo stesso vale per il nostro cuore
spirituale. La Scrittura dice:
"La Parola di Dio è vivente ed
efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a
dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i
sentimenti ed i pensieri del cuore. E non v'è nessuna creatura che possa
nascondersi davanti a Lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli
occhi di colui davanti al quale dobbiamo rendere conto" (Eb. 4: 12,13).
Vi
sorprende così perché quella gente abbia voluto fare fuori Gesù, toglierselo di
torno? Lo stesso vale anche oggi: quanti oggi in qualche modo si disfano di
Gesù, non vogliono neanche prenderlo in considerazione.... forse non perché sia
"antiquato", ma perché continua ad essere scomodo!
Ponzio
Pilato
E
Ponzio Pilato? Pilato è un politico, un amministratore, un servo del sistema.
La sua ambizione politica l'ha portato a conquistarsi una sede importante,
anche se preferirebbe stare a Roma. Cerca di "tenersi buono" e di
compiacere l'imperatore, senza però disdegnare di arricchirsi con guadagni
illeciti e corruzione. Non ha scrupoli di usare la forza bruta per sedare
ribellioni ed usa senza risparmio la crocifissione per dare delle "lezioni
esemplari" ai Giudei e reprimere ogni loro ambizione nazionalista.
"Chissà," avranno pensato i nemici di Gesù, "magari riusciamo a
fare in modo che con qualche pretesto, sia proprio lui, Pilato, a toglierci dai
piedi questo Gesù".
In ogni
caso quei Giudei per lui sono solo dei fanatici religiosi, dei
"piantagrane". Non era amato da loro, che varie volte protestarono
contro di lui perché aveva preso il denaro del Tempio per far costruire un
acquedotto e perché aveva fatto portare a Gerusalemme gli stendardi con le
insegne dell'impero, che i Giudei consideravano come immagini idolatriche. In
queste occasioni Pilato si era mostrato severo e aveva resistito con minacce, ma
in seguito alla fermissima resistenza dei Giudei, pronti a morire piuttosto che
tollerare profanazione, cedette.
Di
carattere debole ed opportunista, si rivela nell'episodio del processo a Gesù,
in cui egli, pur riconoscendo l'innocenza del Signore, cede alle pressioni
della folla agitata dai sacerdoti, per non essere compromesso da una denuncia a
Roma.
Pilato
è colto, rende omaggio agli dei di Roma, non perché creda in loro, ma per ciò
che rappresentano per la sua nazione. In ogni caso è cosciente della congerie
di religioni, sette e filosofie contrastanti che si agitano nell'impero, e
questo lo rende cinico e scettico di ogni religione. Certo lui non è un
"tipo religioso": bada solo ai suoi interessi ed è pronto a rendere
omaggio alla "religione" se questo gli conviene, però, le
"questioni religiose" gli ispirano noia e repulsione. Un
atteggiamento comune anche oggi, non è vero?
Pilato
così, che ora è una pedina nelle mani degli avversari di Gesù, è intrappolato
fra la debole voce della sua coscienza e la forte voce del pragmatismo che gli
suggerisce come la colpevolezza possa essere eliminata lavandosene le mani in
un catino con la sicurezza del suo lavoro garantita. Esasperato dalle strettoie
in cui l’hanno messo, egli chiede a Gesù: "Sei tu il re dei Giudei?"
(18: 33). Gesù però, che ben conosce il soggetto che gli sta davanti, risponde
con un'altra domanda: "Dici questo di tuo, oppure altri te l'hanno
detto di me?" (18: 34), in altre parole: "E’ questa la tua
convinzione personale o che altro?". Gesù qui tenta di introdursi nel
"santuario" del cuore di Pilato e di sondare la sua coscienza, le sue
motivazioni profonde, i suoi veri sentimenti. Pilato se ne accorge, non glielo
permette e risponde: "Ma che ne so io, io non sono un giudeo, queste
questioni non mi interessano, è la tua gente che ti ha messo nelle mie mani.
Non ho alcuna intenzione di farmi coinvolgere in queste cose".
Pilato
sa benissimo (è perfettamente informato di tutto ciò che accade nella sfera
pubblica), che Gesù non ha nulla a che fare con i sovversivi, i terroristi, gli
agitatori politici del suo tempo: è solo un "predicatore di
religione" e di queste cose non ne vuole sapere: è solo una
"grana" in più dalla quale non gliene viene in tasca. Gesù lo
conferma quando gli dice: "Il mio regno non è di questo mondo; se il
mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non
fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui"
(18: 36). Benché abbia indubbiamente conseguenze politiche, il regno che Gesù
vuole stabilire non ha nulla a che fare con i partiti, le manovre e gli
intrighi della politica, e nemmeno con armi e con violenza. Pietro ci aveva
provato nel Getsemani a difendere Gesù con la forza delle armi, ma Gesù
gliel’aveva impedito. I Suoi metodi sono diversi.
"Non
farmi prediche ora," pare dire infastidito Pilato, "qual è il tuo
crimine, sei un re oppure no? Queste disquisizioni religiose non le voglio
sentire. Per me ‘re’ ha un solo significato, e se sei un re, la questione la
possiamo risolvere. Chi comanda qui è Roma e nessun altro, salvo permettere
qualche re fantoccio: per questo c’è già Erode: sei forse un concorrente di
Erode?".
Ed ecco
la risposta lapidaria di Gesù: "Io sono re; io sono nato per questo, e
per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è
dalla verità ascolta la mia voce" (18: 37). "Io sono la
verità" aveva pure detto Gesù ai Suoi discepoli nel cenacolo.
Il
regno di Gesù Cristo apparteneva alla sfera della verità: era il regno della
coscienza limpida ed immacolata, il regno della sincerità e dell’altruismo, il
regno della donazione completa di sé stessi, il regno dell’amore e dell’armonia
con l’unico e vero Dio. Il regno di cui Gesù è re è il regno delle cose vere,
di tutte le cose onorevoli, di tutte le cose giuste, di tutte le cose pure, di
tutte le cose amabili, di tutte le cose di buona fama, quelle in cui vi è
qualche virtù e qualche lode.
Indubbiamente
questo non era il regno su cui regnavano Pilato e gli avversari di Gesù.
Indubbiamente quello di Gesù non era il regno di quel mondo, come non è il
regno del nostro tipo di mondo. Forse Pilato se ne avvede anche se chiede
sconsolato: "Che cos’è la verità?" (18:38), e cerca di
"salvare" in qualche modo quell’"ingenuo" Gesù. Riconosce
che Gesù è un "puro", una "vittima". Vorrebbe che il mondo
fosse come dice Lui, ma non è così... "Questo mondo non si può salvare...
Non possiamo uscire dal fango in cui sguazziamo... ma in fondo esiste poi quel
mondo di cui parla Gesù? Non esistono altri "mondi", questo è il
migliore dei mondi possibili, in cui ci si deve arrangiare, in cui si deve
sopravvivere arraffando il più possibile anche a costo di calpestare gli
altri". Pilato non vuole uscire da questo mondo, perché ogni altro tipo di
mondo è un’illusione effimera. Non la pensano così tanti oggi?
Pilato
per compassione cerca di "salvare" Gesù, ma fino ad un certo punto.
Di Gesù "me ne lavo le mani": arrangiatevi un po’ voi che me l’avete
portato... Pilato così passa "la patata bollente" ad altri. E’ già
stato fin troppo a sentire che cosa Gesù avesse da dire, ora deve occuparsi di
ben altre "rogne"...
E’
possibile la verità?
Nel
mondo corrotto di Ponzio Pilato non c’era spazio per la verità e nemmeno per
Gesù. Nemmeno oggi nel fango di questo mondo, non molto diverso da allora, non
c’è spazio né per la verità né per Gesù, semmai, c’è spazio per l’ipocrisia e
per la religione di comodo, c’è spazio per una "verità travestita" e
illusoria.
In
questo mondo ci è comodo dire "la verità non esiste", "è tutto
relativo". Ci esortano eternamente a "cercare la verità", ma si
fa di tutto per non trovarla, perché non ci conviene trovarla: la verità è
troppo impegnativa, troppo coinvolgente, la verità costa troppo. Tutti cercano
la verità come un ago in un pagliaio, ma l’ago "punge", e se qualcuno
lo trova, lo mette da parte e fa finta di non averlo trovato... Molto meglio
passare la vita a cercare fra la paglia, ...è senz’altro più comodo. La verità
è sovversiva, è destabilizzante, il mondo crollerebbe se a qualcuno venisse in
mente di dire e praticare la verità.
Il
mondo di Pilato e degli avversari di Gesù è il nostro mondo, avviluppato negli
inganni e nella menzogna: le menzogne delle cattedre dei professori, le
menzogne sullo schermo, le menzogne della retorica politica, le menzogne delle
false religioni, le menzogne delle utopie promesse, le menzogne di impegni che
non si aveva fin dall’inizio nessuna intenzione di onorare. La lista è infinita
e forse, la più grande menzogna fra tutte è che, in qualche modo, se Dio avesse
dato a noi maggiori prove ed evidenze, se solo avesse voluto trasformare le
pietre in pane, più gente l’avrebbe seguito.
Un
giorno chiesero al filosofo Bertrand Russell che cosa avrebbe fatto come ateo
professante se avesse scoperto dopo la sua morte che, dopo tutto c’era un Dio.
Russell disse: "Gli direi che non mi aveva mai dato abbastanza prove per
credergli". Nonostante l’arroganza teatrale di Russell, la Bibbia
considera questa pretesa un’illusione delle più grosse. La Scrittura ci ricorda
che il problema dell’uomo non è l’assenza di prove, ma la conveniente
soppressione delle prove. Gesù ci insegna che senza la verità, di cui Egli era
suprema espressione, la vita ed il destino umano diventa sporca, vuota, banale,
volgare, priva di significato, come, di fatto, è diventata da quando Adamo ed
Eva avevano dato retta a Satana: "Non credete a Dio: trasgredite le sue
stupide leggi, siate Dio e legge a voi stessi!". E qual è stato il
risultato? La rovina dell’essere umano, la sua decadenza dallo stato in cui
originalmente era stato creato.
La
verità irrompe nel mondo
Certo,
la verità non appartiene a questo mondo, allo stesso modo in cui Dio è stato
estromesso da questo mondo da un’umanità ribelle. Dio però in Cristo ha fatto
irruzione in questo mondo ed ha preteso la Sua legittima signoria su di esso.
La verità irrompe in questo mondo e giustamente "rompe le scatole".
La verità in Cristo è stata proclamata: ha offeso, ha scandalizzato, ha
sovvertito, ha destabilizzato, ha convertito: e questo il mondo non l’ha potuto
sopportare. La verità è venuta in questo mondo di menzogne e hanno preferito
metterla in croce.
Le
menzogne però non hanno vinto: Cristo è risorto dai morti. Il germe
della divina sovversione è stato piantato e uomini e donne, diventando
discepoli di Cristo e seguendo il Suo modo di pensare e di vivere, hanno
cominciato a vivere secondo i principi di Cristo, denunciando e contraddicendo
l’andazzo di questo mondo, vivendo e proclamando con forza "la verità
che è in Cristo Gesù", costi quel che costi.
Si
tratta di uomini e donne che hanno imparato, per quanto concerne la loro
condotta di prima, a spogliarsi dall’uomo vecchio che si corrompe
seguendo le passioni ingannatrici; ad essere invece rinnovati nello spirito
della loro mente, e a rivestire l’uomo nuovo che è creato ad immagine di
Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità. Per questo
la Scrittura così esorta quegli uomini e quelle donne che Cristo ha rigenerato:
"Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo,
perché siamo membra gli uni degli altri" (Ef. 4: 25).
Si,
perché Gesù ci rammenta che la verità non è fatta solo di parole, ma com’è
personificata in Dio ed in Sé stesso, essa anche in noi deve diventare "stile
di vita". Gesù diceva ai Suoi discepoli: Siate conosciuti per la veracità
di fondo del vostro essere: "Il vostro parlare sia: si quand’è si, e no
quand’è no; poiché il di più viene dal maligno" (Mt. 5:37). L’Evangelo
secondo Giovanni inizia dicendo: "Nel principio era la Parola ... e la
Parola era Dio ... piena di grazia e di verità" (Gv. 1: 1,14).
In
chiara distinzione da ogni altra ideologia e sistema, il Cristianesimo si
staglia unico nel suo genere. Il mondo delle religioni è fatto di luoghi comuni,
generalità e vie da percorrere: le Scritture indicano la persona di Cristo: in
Lui solo c’è la verità fatta carne. Così nel cercare una base solida su cui
poggiare i piedi della nostra esistenza, noi ci affidiamo non semplicemente ad
un ammaestramento, ma al Maestro; non solo ad una salvezza, ma ad un Salvatore,
non solo ad un sentiero da percorrere, ma ad Uno che ci accompagna, non solo a
delle istruzioni, ma alla Guida che è Dio stesso, perché è solo in rapporto a
Lui che noi comprendiamo la realtà.
Il
coraggio di una sfida
Il
mondo di menzogne ha bisogno di uomini e donne che si affidano anima e corpo
alla verità fattasi uomo e da Lui rigenerati, annunciando e vivendo la Sua
Parola, costi quel che costi, testimoniano che questo mondo di menzogne, con tutti
coloro che lo promuovono verrà spazzato via nella sua arroganza.
Il
mondo non ha bisogno di Pilati che "se ne lavano le mani", ma di
gente davvero con le mani pulite che perseguono ciò che è buono, giusto e vero,
con coraggio e costi quel che costi.
Mi
viene in mente ciò che è avvenuto quasi cinque secoli fa nel 1517 quando un
giovane monaco, riconoscendo chiaramente il bisogno del momento che stava
vivendo, affisse 95 tesi sulla porta della chiesa del castello di Wittemberg.
Le prime linee di questo proclama affermano: "Per amore e zelo di
elucidare la verità le tesi sottoscritte saranno discusse a Wittemberg".
Un uomo infiammato di passione per la verità non negoziabile della Parola di
Dio, Martin Lutero, aveva sfidato l’intero mondo. "Il mondo intero ti è
contro", gli disse un amico. "Mi dispiace deluderlo, ma allora
io sono contro l’intero mondo". Quattro anni dopo l’intera nazione era
in grande aspettativa che i poteri imperiali, che erano giunti con tutta il
loro sfarzo intimidatorio, riuscissero a far piegare e ritrattare quel monaco.
La sua risposta passò alla storia: "La mia coscienza è prigioniera
della Parola di Dio. Non posso e non voglio ritrattare alcunché, perché andare
contro la propria coscienza non è né giusto né sano. Dio mi aiuti. Amen".
Lo disse prima in tedesco e poi in latino. I primi resoconti di questi
avvenimenti riportavano ancora queste parole: "Questa è la mia
posizione, e non posso fare altrimenti". Il resto è storia -il mondo
era stato cambiato.
Gesù
disse: "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non
passeranno" (Mt. 24:35). Passano le mode, le filosofie, le
generazioni, ma chi affida la sua vita a Colui che disse: "Io sono la
via, la verità e la vita", non sarà mai deluso. Che dicano tutto ciò
che vogliono, che ridano, si arrabbino, si scandalizzino, scatenino
persecuzioni, passino alla tortura o all’omicidio, non importa: questa è la
nostra posizione e da qui non ci muoveremo. La Scrittura dice: "Sia Dio
riconosciuto veritiero e ogni uomo bugiardo" (Ro. 3:4).
Rischi
da non correre
Il
mondo è pieno di inganni, e quanti sono coloro che cascano alle loro lusinghe.
Un giorno, però, verrà il Principe degli ingannatori, per pubblicare la sua
menzogna finale, la più grande, la più audace. Verrà, e si farà passare per
Cristo stesso ritornato sulla terra. Quanti lo seguiranno? Ascoltate che cosa
dice la Scrittura:
"E allora sarà manifestato l’empio,
che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con
l’apparizione della sua venuta. La venuta di quell’empio avrà luogo, per
l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di
prodigi bugiardi, con ogni tipo di inganno e di iniquità a danno di quelli che
periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati.
Perciò Dio manda loro una potenza di errore perché credano alla menzogna;
affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti
nell’iniquità, siano giudicati. Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi,
fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a
salvezza mediante la santificazione dello Spirito e la fede nella verità. A
questo egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro vangelo, affinché
otteniate la gloria del Signore nostro Gesù Cristo" (2 Ts. 2: 8-14).
Per questo io prego il Signore affinché Egli vi dia di aprire il vostro cuore all’amore della verità per essere salvati in Cristo Gesù.