Gesù è la
Vita
Riepilogo
Durante l’ultima cena, fra le
memorabili parole pronunciate dal Signore Gesù e che ci sono riportate dai
vangeli, c’è quella che dice: "Io sono la via, la verità e la
vita" (Gv. 14 :6). E’ un’affermazione stupefacente questa, il cui
significato abbiamo cercato di sondare nelle nostre due ultime riflessioni.
Abbiamo compreso come Gesù sia
l’unica via che porta a Dio, perché solo Gesù è Dio che viene nel fango del
nostro mondo per tirarcene fuori, facendoci percorrere la strada sicura che
Egli ha completamente tracciato.
Abbiamo compreso come Gesù sia,
nel nostro mondo di menzogne, Colui che era ed è, coerentemente, verità fatta
carne, concretezza, vita, e come sia possibile vivere e lottare per la verità.
Non ci rimane che la nostra terza
ed ultima definizione dell’essenza del Signore Gesù è la vita. E’ il
tema dominante della Bibbia. Che cosa significa e come ne possiamo fare
esperienza oggi?
Una delusione?
Credo che sia importante
"ritornare" ora nello scenario dell’ultima cena, dove queste parole
di Gesù sono state pronunziate e cercare -se possibile- di rivivere lo stato
d’animo dei discepoli di Gesù in quell’occasione.
L’atmosfera, quella sera, in
effetti, l'abbiamo già notato nelle nostre precedenti riflessioni, non era
quella che avrebbe dovuto essere: la gioia di chi celebrava la Pasqua ebraica,
la festa della liberazione, la celebrazione dell’amore e della grazia di Dio
verso il Suo popolo.
Gesù, in quell’occasione, aveva di
nuovo annunciato che presto sarebbe stato tolto da loro, sarebbe stato
arrestato, torturato, ucciso... Questo nuovo annuncio aveva reso i discepoli di
Gesù sconvolti, amareggiati, confusi, spaventati... Erano stati così bene con
Gesù: il Signore Gesù aveva trasformato la loro vita e riempita di una luce
vivissima, aveva dato alla loro vita un senso e una prospettiva, avevano udito
da Lui parole meravigliose, avevano assistito a miracoli sconvolgenti, avevano
avuto la viva speranza di un prossimo riscatto nazionale... "Noi
speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele, invece..." (Lu.
24: 21), avrebbero detto tre giorni dopo la morte di Gesù due di loro che se ne
tornavano sconsolati a casa sulla via per Emmaus.
"Noi credevamo, noi
speravamo...": è
indubbiamente il linguaggio della disillusione, un linguaggio per noi
famigliare quando facciamo l’amara esperienza delle promesse che il nostro
mondo regolarmente non mantiene e che ci fa cadere nello scetticismo e
nell’indifferenza di fronte ad ogni nuova proposta che udiamo.
Forse che anche Gesù è un’altra
bolla di sapone, un’ingenuità senza fondamento, o peggio un inganno? "Io
sono la vita...", diceva: che senso potevano avere ora quelle parole
di fronte ad un annuncio di morte, di sconfitta, di fallimento?
Quella sera Gesù avrebbe
confortato i Suoi discepoli esortandoli a continuare ciononostante ad aver
fiducia in Lui, che la situazione era sotto controllo, che Lui sapeva quello
che stava facendo.
Dopo la Sua risurrezione dai
morti, ai due discepoli che tristemente ritornavano a casa sulla via di Emmaus,
avrebbe però detto: "O insensati e lenti di cuore a credere a
tutte le cose che i profeti hanno detto! Non doveva il Cristo soffrire tutto
ciò ed entrare nella sua gloria?" (Lu. 24: 25,26). Si, "possibile
che ancora non capite?
Non è forse vero che le antiche
Scritture avevano predetto che il sacrificio di Cristo non sarebbe stato
inutile, ma avrebbe avuto un significato, una valenza, di portata universale? E
poi, non vi rammentate dei potenti segni miracolosi che Gesù aveva operato su
uomini, donne, bambini, e sulla natura stessa, per rivelarvi la Sua identità e
missione?
Un gesto esemplare
Non ricordate, per esempio, che
cosa fece e disse Gesù quando fece risorgere Lazzaro di Betania?
Era il fratello di Maria e di
Marta, una famiglia con la quale Gesù era particolarmente legato da legami
d'amicizia. Lazzaro s'era ammalato gravemente ed avevano mandato a chiamare
Gesù affinché lo guarisse, come sapevano e credevano che poteva fare. Ma Gesù
aveva ritardato e Lazzaro era morto.
Ricordate come Gesù avesse
ritardato appositamente, non per insensibilità, ma per manifestare la Sua
gloria? Gesù finalmente era arrivato a Betania, ma erano passati ben quattro
giorni dalla sepoltura di Lazzaro. Ricordate il pianto e la disperazione di
quella gente, e le loro speranze deluse in Gesù? "Signore, se tu fossi
stato qui, mio fratello non sarebbe morto" (Gv. 11: 21), gli aveva
detto Marta, che vedeva la morte come un male irreparabile e al di là persino
della capacità di Gesù a farci qualcosa?
Gesù però le aveva detto: "Tuo
fratello risusciterà", ma Marta pensava alla risurrezione finale degli
ultimi giorni in coincidenza con il giudizio universale. Gesù di fatto parlava
di una risurrezione qui ed ora, segno che in Gesù c’è la potenza creativa di
Dio stesso. E cosa disse Gesù in quell’occasione: "Io sono la
risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive
e crede in me, non morirà mai" (Gv. 11:26).
Ricordate poi la domanda che Gesù
fece a Maria: "Credi tu questo?" e la risposta di Maria: "Si,
Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel
mondo" (Gv. 11:27). Ecco, vedete, Maria, in quell’occasione aveva
dimostrato d’essere la credente che Dio gradisce. Maria aveva riconosciuto in
Gesù il Messia, il Salvatore, l’incarnazione della Parola creatrice di Dio, la
sola che potesse dare vita a questo mondo di morte. E poi cos’è successo?
Riporto le parole dei testimoni:
Gesù disse: "Togliete la pietra!" Marta, la sorella
del morto, gli disse: "Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto
giorno". Gesù le disse: "Non ti ho detto che se credi, vedrai la
gloria di Dio?" Tolsero dunque la pietra, e Gesù, alzati gli occhi al
cielo, disse: "Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. Io sapevo bene
che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi
circonda, affinché credano che tu mi hai mandato". Detto questo, gridò ad
alta voce: "Lazzaro, vieni fuori!". Il morto uscì, con i piedi e le
mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro:
"Scioglietelo e lasciatelo andare". Perciò molti Giudei, che erano
venuti da Maria e avevano visto le cose fatte da Gesù, credettero in lui (Gv. 11: 39-45).
Potenza di vita
Si, ai Suoi discepoli di allora e
a noi Gesù apre loro gli occhi per vedere chi Egli sia, quali segni Egli abbia
operato per manifestare la Sua gloria, quali corpi malati egli abbia sanato,
quali menti Egli abbia restituito all’equilibrio, a quante vite rotte e
disperate Egli abbia portato senso e prospettiva eterna.
Gesù non è un "venditore di
fumo": Egli continua a operare ancora oggi autentici miracoli di
conversione, di guarigione di menti, corpi, anime a quanti si affidano a Lui.
Perché? Perché Egli è esattamente che cosa disse di essere: la vita che in
mille modi vuole donarsi. Egli realizza esattamente ciò che promette di fare
ancora oggi.
Egli non è un vuoto imbonitore
televisivo che vende inganno e delusione, un mistico santone che nasconde solo
porcherie, un maestro di concetti astratti e generali... Egli non esorta a fare
e ad essere ciò che nessuno avrebbe comunque la capacità di fare come i
discorsi che si sentono da certi pulpiti: ...fate la pace, ...operate
giustizia, ...siate buoni, ...siate onesti, ma poi tutto questo rimane lettera
morta perché il cuore umano è corrotto e non ha la capacità né la volontà di
"fare il bravo"...
Gesù converte e trasforma il cuore
umano, Gesù guarisce e apre la persona che a Lui si affida a prospettive di
eternità. Gesù dona vita, vita vera, autentica. Questa è la missione per la
quale Egli è venuto.
In mezzo ad un mondo di ladri
di vita, pieno di sfruttatori della credulità popolare, il cui unico scopo
è la soddisfazione dei propri privati interessi, il Signore Gesù disse: "Il
ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto
perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza" (Gv. 10:10) e lo
disse a ragion veduta, difatti, il prologo dell’Evangelo secondo Giovanni, a
proposito dell’eterna Parola di Dio che si è fatta uomo in Cristo, afferma: "In
lei era la vita e la vita era la luce degli uomini" (Gv. 1:4).
Gesù ti rende vivente davvero,
rigenera il tuo corpo, la tua mente e la tua anima. Ecco, per esempio, la
conversazione avvenuta fra due fratelli poco tempo fa.
"Non è meraviglioso essere
vivi?" disse Alberto a suo fratello Piero, "guarda come muovo le
braccia, le gambe, i piedi e le mani! Posso vedere, udire, sentire con il
tatto. E’ veramente bello essere vivi, soprattutto quando tu sei tutto vivo
e nessuna parte di te è morta".
"Come? Nessuna parte di te
morta?" disse Piero, "Chi ha mai sentito di qualcuno che fosse in
parte vivo, in parte morto?".
"Eppure," rispose
Alberto, proprio io ne ho fatto l’esperienza. La migliore parte di me stesso
era proprio morta, e quel ch’era peggio era che io non me ne rendevo
conto!".
"Ma che parte di te era
morta, Alberto?".
"La mia anima era morta
rispetto a Dio. Quando Dio mi parlava, io non udivo la Sua voce; quando mi
invitava a guardarlo, io non Lo vedevo, e quando mi diceva di amarlo, io non lo
potevo fare".
"E poi come sei arrivato a
vivere?".
"Beh, Piero, è stato Gesù che
ha fatto tutto per me. Egli ha mandato il Suo Spirito benedetto nel mio cuore
per mostrarmi come di fatto la mia anima fosse morta e che non avrei mai potuto
essere davvero felice, e certamente mai andare in paradiso, se la mia anima non
fosse prima tornata a vivere. Così ho pregato che io potessi veramente vivere,
Egli ha udito la mia preghiera, e mi ha reso così felice!"
Vorrei chiedere ora a voi: Voi
vivete, vivete davvero? Uno scrittore ha osservato: "Vivere è la cosa più
rara del mondo: Molta gente esiste: ecco tutto" (Oscar Wilde). Conoscete
la differenza fra esistere e vivere, fra trascinare la vostra vita stancamente
e vivere con la prospettiva e l’energia che solo Gesù vi può dare? Alla donna
samaritana incontrata presso un pozzo ad attingere acqua, Gesù dice: "Se
tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa
gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva" (Gv.
4:10).
Ecco la testimonianza di due
cristiani di oggi. Il primo disse: "L’uomo, fatto ad immagine di Dio, ha
uno scopo nella sua vita: essere in rapporto con il Dio che è là. Dimenticando
e lasciando da parte Dio l’uomo dimentica lo scopo stesso della sua vita e
quindi dimentica chi lui sia e che cosa la vita significhi" (Francis
Schaeffer).
E il secondo disse: "La vita
può essere veramente goduta quando si acquisisce una vera prospettiva sulla
vita e sulla morte, e sul vero scopo della vita" (Spiros Zodhiates), e
questo scopo può essere solo trovato negli originali progetti creativi per la
creatura umana, in comunione con Lui ed al Suo servizio.
Una prospettiva di
risurrezione
La fede nella potenza di Gesù di
dare vita eterna, vita di risurrezione non ha solo a che fare con l’al di là.
La Scrittura afferma: "Se
lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che
ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali
per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Ro. 8:11), e ancora: "Dio,
come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la sua
potenza" (1 Co. 6:14).
Siete voi stati risuscitati dai
morti? Nella Bibbia, e particolarmente in questi brani, la morte non si riferisce
solo alla morte fisica, ma ad uno stato dell’essere. La risurrezione del corpo
verrà poi. Ora Dio vuole che noi camminiamo "in novità di vita" (Ro.
6:4), nella novità di una vita rigenerata moralmente e spiritualmente dallo
Spirito Santo. Se non abbiamo mai fatto l’esperienza di questa "novità di
vita", siamo in uno stato di morte.
L’uomo naturale trascina la sua
esistenza sporco e contaminato da quello che la Bibbia chiama peccato, lontano
da Dio e colpevole trasgressore della Sua legge. Vivere lontani da Dio
significa vivere nelle tenebre, le tenebre della morte, le tenebre di
un’esistenza assurda e vuota, destinata solo alla corruzione ed al fallimento.
Quando entriamo in rapporto con
Gesù, però, la luce di Dio riappare nella nostra vita e scaccia le tenebre. Ci
fa prendere coscienza del fallimento della nostra vita, ci fa cadere in
ginocchio davanti a Dio per confessare il nostro peccato ed abbandonarlo per
vivere sotto la luce, in conformità alla Sua vita luminosa. La Bibbia dice: "Tutte
le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste, poiché tutto
ciò che è manifesto, è luce" (Ef. 5:13).
Dio non ci promette solo di farci
risuscitare fisicamente dalla morte, ma vuole far avvenire fin da ora
una risurrezione nel nostro spirito. Affidando la nostra vita a Cristo, la
Vita, cioè la vita di risurrezione di suo Figlio, ci viene comunicata per farci
risorgere dalla morte delle nostre esperienze quotidiane. Quando affidiamo
consapevolmente la nostra vita a Cristo, quello è il momento in cui la luce
entra nelle nostre tenebre.
Come afferma la Bibbia, sulla
croce Cristo: "erano le nostre malattie che egli portava, erano i
nostri dolori quelli di cui si era caricato... Egli è stato trafitto a causa
delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il
castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui, e grazie alle sue ferite noi
siamo stati guariti" (Is. 53: 4,5).
Quando affidiamo la nostra vita a
Cristo, Egli ci libera dalla pena che il nostro peccato merita e comincia a ripulire
la nostra vita da tutto ciò che la guasta e la sporca, facendoci assomigliare
gradualmente alla vita pura e santa di Cristo. Ecco che significa essere resi
conformi all’immagine di Suo Figlio.
Non c’erano tenebre morali e
spirituali nella vita del Figlio di Dio. La morte è il salario del peccato, per
questo la morte non poteva avere presa permanente su di Lui. Aveva servito Suo
Padre con devozione indivisa. Egli desidera lo stesso per noi. Dio vuole
scacciare tutto ciò che è morte dalla nostra vita, Egli vuole riempire con la
Sua luce ogni angolo della nostra vita.
Egli darà vita al nostro corpo
mortale. Egli ci darà vita per rimpiazzare la morte che regna su di noi. Tutto
ciò che Dio rimuove dalla nostra vita viene sostituito da qualcos’altro. Quando
perdiamo il buio, noi guadagnamo la luce. Quando usciremo dalle nostre tombe,
sarà perché Egli ci ha impartito la Sua vita.
Dove trovare una vita
veramente soddisfacente?
Il Signore Gesù ha già dato vita
al vostro corpo mortale? Se non lo ha ancora fatto, ascoltate la Sua voce
mentre vi dice: "Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e
Cristo ti inonderà di luce" (Ef. 5:14).
La maggior parte dei nostri
contemporanei sa di vivere una vita vuota e insulsa. "Questa non è
vita", dicono, cercando consolazione nei piaceri che pensano di trovare
nel mondo: alla fin fine, però, rimangono sempre delusi e a bocca asciutta. La
vita è così insulsa è vuota che oggi sempre di più si vive in funzione delle
prossime vacanze... Le agenzie turistiche fanno affari d’oro per far spostare
per il mondo uomini e donne insoddisfatti in cerca di qualcosa che dia un po’
di gusto alla loro vita. Lo trovano? "Forse quest’anno le mie vacanze sono
state così così ...ma il prossimo anno andrò ...in Polinesia, in Nuova Zelanda,
nella Terra del Fuoco, nelle Isole Vergini, in fondo al mare, al polo nord,
...e poi sulla Luna, su Marte... Li si che troverò soddisfazione per la mia
vita!
Il prossimo anno qui, il prossimo
anno là, il prossimo anno ...la morte, dopo una vita vissuta all’insegna della
morte e dell’insoddisfazione cronica. A tutta questa gente ed anche a noi, Gesù
però dice: "IO sono la vita", la vita vera, significativa,
eterna...". "No, no, questa roba no..." dicono tanti, rimanendo
poi delusi per l’eternità.
Un proverbio arabo dice:
"Quando nascesti, tutti erano contenti, e tu piangevi. Vivi in modo che
quando morirai, tutti piangano e tu sia felice", si, vivi in modo tale che
quando lascerai questo mondo, tu potrai dire: ho trovato salvezza in Cristo, ho
vissuto in modo significativo, ed ora, per grazia di Dio, io mi apro
all’eternità, con il mio Signore.
La Scrittura afferma: "Questa
è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai
mandato: Gesù Cristo" (Gv. 17:3). Conoscete voi colui che è "la
vita"?
[Paolo
Castellina. Tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono
tratte dalla versione "Nuova Riveduta", Società Biblica di Ginevra,
1994].