La Pigrizia nella Bibbia.
Un membro di una Chiesa
di Milano, mi ha chiesto, tempo fa, uno studio sulla pigrizia.
Devo dire che la cosa
lì per lì mi ha divertito per la particolarità dell'argomento, ma poi mi sono
appassionato allo studio, che porta a fare delle riflessioni profonde, come
potrete constatare leggendo questo studio.
Ringrazio sentitamente
il fratello in Cristo per aver posto alla mia attenzione questa tematica che
spero interessi anche a voi.
Indubbiamente la
pigrizia non è un argomento particolarmente trattato nella Bibbia, e questo non
è un caso perché nella Bibbia si parla soprattutto dell’azione di Dio a favore
dell’essere umano, e della risposta di questo (o di quella che dovrebbe essere
la risposta), nei confronti di Dio.
Il termine pigrizia –
pigro, compare così solo 27 volte; solo 3 volte nelle Scritture Cristiane,
questi riferimenti, però sono accidentali, nel senso che non trattano della
pigrizia in sé e per sé.
E’ soprattutto nel
libro dei Proverbi che il riferimento alla pigrizia si fa più consistente, ben
19 volte, ed anche questo non è un caso visto che il libro dei Proverbi,
riporta anche la saggezza popolare che si è formata sugli eventi della vita
quotidiana.
Abbandoniamo però la
statistica e vediamo cosa dice la Bibbia della pigrizia.
La prima volta che
compare questo termine è in Esodo 5, 8, un ordine dato dal faraone agli
ispettori del popolo ed ai sorveglianti che controllavano il lavoro degli ebrei
che consisteva nel fabbricare mattoni: <<Imponete loro la stessa quantità di mattoni di prima, senza
diminuzione; perché sono dei pigri; perciò gridano, dicendo: "Andiamo a
offrire sacrifici al nostro Dio!”>>.
L’ordine era nato come
reazione alla richiesta di Mosè ed Aronne di lasciare andare gli Ebrei nel
deserto per rendere una festa al Dio d’Israele.
Che cos’è dunque la
pigrizia?
Il faraone dice che gli
ebrei sono pigri, ma rendere culto a Dio, dedicare del tempo per onorare Dio
non è tempo perso, infatti da qui scaturirà la liberazione degli Ebrei dalla
schiavitù egiziana.
Dedicare tempo a Dio
significa perciò riscoprire la propria dignità, dignità di uomini e donne
liberi, non è un fatto di pigrizia perché l’essere umano non deve confondersi
con il lavoro o gli impegni che ha, l’essere umano è tale in quanto la sua vita
è fatta di relazioni, con Dio e con il proprio prossimo.
Una cosa sulla quale
riflettere visto che la nostra società non dedica più tempo a Dio perché Lo
vede come una perdita di tempo, un atto di pigrizia.
Come avevo accennato, è
soprattutto nel libro dei proverbi che troviamo il maggior numero dei
riferimenti alla pigrizia.
Molti di questi
proverbi dovevano avere, in origine, un carattere profano, ma così come sono
raccolti esortano a vivere la comunione con Dio: "Il timore del Signore è il principio della scienza; gli stolti
disprezzano la saggezza e l’istruzione" (1,7).
La pigrizia quindi, è
un atto di irriverenza nei confronti di Dio, che chiama invece all’operosità;
un’irriverenza di cui si diventa le prime vittime: la pigrizia, infatti, è
sempre contrapposta all’operosità.
Nel capitolo 6,
versetti da 6 a 9, ad esempio, si ammonisce il pigro a considerare la
laboriosità della formica che previdente immagazzina il cibo nel tempo
dell’abbondanza, nel tempo della mietitura, mentre il pigro dormendo e riposando
troverà ad aspettarlo solo la povertà descritta, in questo caso, come un uomo
armato.
La pigrizia, dunque
porta alla povertà, alla fame, ad accumulare desideri che non potranno mai
essere soddisfatti a causa dell’inoperosità (13, 4), alla viltà ed alla
incapacità d’affrontare i pericoli (22, 13 e 26, 13) ad una sciocca pretesa di
saggezza (26, 16).
Nelle Scritture
cristiane, come ho scritto in precedenza, il termine compare solo 3 volte.
In Romani 12:11 Paolo
esorta a non essere pigri nello zelo.
Nella 2 Pietro 1:8 si
afferma che se le virtù cristiane risiedono in noi, non saremo pigri e sterili
nella conoscenza di Gesù Cristo.
In questi brani si
riprende il concetto espresso nei libro dei Proverbi, la conoscenza di Dio
porta all’operosità, non alla pigrizia che è invece la negazione della
conoscenza di Dio.
Tito 1:12,13 contiene
una frecciata nei confronti dei Cretesi che sono bugiardi, male bestie e ventri
pigri come dice un profeta cretese non ben precisato. Anche in questo caso c’è
di mezzo la conoscenza della verità perché alcuni cretesi vanno dietro a favole
giudaiche (v. 14).
A questo punto si
potrebbe dire: "Gesù non parla mai
della pigrizia?".
No, almeno non in
maniera diretta, forse l’unico riferimento lo si può trovare nella parabola dei
due figli Matteo 21:28 e seguenti, nella quale un padre chiede ai suo figli di
andare a lavorare nella vigna. Il primo dice subito di sì, ma poi non ci va,
mentre il secondo, che in un primo momento risponde di non averne voglia, si
pente e ci và.
La domanda di Gesù è
chi abbia fatto la volontà del padre, naturalmente la risposta non poteva che
essere l’ultimo.
Gesù dunque si pone
sulla linea dell’insegnamento che ci viene dalla Bibbia, l’operosità porta alla
conoscenza ed al rispetto del Padre celeste in quanto porta a compiere la Sua
volontà.
Una cosa che ad esempio
non ha compreso, almeno inizialmente, il figliol prodigo (Luca 15), un errore
che pagherà amaramente sulla sua pelle; lo stesso vale per il servo che aveva
ricevuto un talento (Matteo 25:14-30) che pone il denaro sotto terra per non
correre rischi e per questo viene condannato dal suo Padrone e additato come
servo malvagio e fannullone.
La pigrizia, viene
descritta dalla Bibbia come un fatto negativo, come mancanza della conoscenza
di Dio, una mancanza che ha come conseguenza la mancanza di rispetto per Dio, e
di conseguenza anche per sé stesso.
Questo però non
significa che la Bibbia non conosca il riposo, il sabato è un giorno solenne di
riposo (Esodo 16:23), ed un segno del patto che sussiste tra Dio ed il Suo
popolo (Esodo 31, 13).
Il giorno da dedicare a
Dio è un giorno di riposo, ci si astiene dal lavoro, per meditare su sé stessi,
sulla propria vita, su quello che si sta facendo, sul rapporto che abbiamo con
il nostro prossimo e con Dio: in poche parole è un giorno che si dedica a sé
stessi.
La Bibbia ci invita ad
essere operosi e non pigri, ma ad essere operosi rivolgendoci a Dio, infatti
negare il tempo del riposo da dedicare a Dio, significa negare il tempo a sé
stessi, significa perdere quella dignità e quella libertà a cui Dio ci chiama,
quando però questo tempo di riposo si estende e si trasforma in pigrizia, si
cade nell’inoperosità che diventa un atto di disprezzo nei confronti di Dio che
ci chiama invece ad operare a compiere la Sua volontà per il bene di noi stessi
e della società nella quale viviamo.