Tema: ...«Fratelli, che dobbiamo fare?» (Atti 2:37)
LA SANTIFICAZIONE
INTRODUZIONE
La
santificazione è uno degli aspetti fondamentali della salvezza.
Essa
riguarda sia la nostra natura che la nostra condotta, essendo una condizione
del cuore (Matteo 15:18), che si manifesta nel modo d essere (1 Pietro 1:15).
In questo modo la santificazione diventa uno straordinario mezzo di
testimonianza (1 Pietro 2:11, 12).
Testimoniare
o annunziare l’Evangelo senza santificazione significa non essere altro che “un
rame risonante o uno squillante cembalo”e basta! La corruzione della natura
umana, originata dal peccato dei nostri progenitori, ha prodotto in tutti gli
esseri umani l’inclinazione al peccato, come una forza irresistibile alla quale
è umanamente impossibile sottrarsi.
Questo
studio si preoccuperà di considerare gli aspetti pratici di quest’opera, con
particolare riguardo alla parte che spetta ad ogni sincero credente che
desidera piacere al Signore in considerazione di quello che l’apostolo Paolo
scrive ai credenti di Filippi:”...adoperatevi al compimento della vostra
salvezza con timore e tremore” (Filippesi 2:12).
Se
viviamo gli ultimi giorni della pazienza del Signore riveste una importanza
particolare l’esortazione della Parola del Signore rivolta a tutti i credenti:”Chi
è ingiusto continui a praticare l’ingiustizia; chi è impuro continui a
essere impuro; e chi è giusto continui a praticare la giustizia, e chi è santo
si santifichi ancora” (Apocalisse 22:11).
La
santificazione implica separazione dal peccato in ogni sua forma ed
espressione, consacrazione e dedizione al Signore e alla Sua causa (Giovanni
17:16; 1 Giovanni 2:15).
1.
LA
SANTIFICAZIONE: I SUOI ASPETTI
I
termini ”santificare, santificazione, santo, ecc.” sono presenti nella
Parola del Signore, sia nell’A.T. che nel N.T., riferiti al servizio e al culto
che vanno resi a Dio.
Sia
il termine ebraico dell’A.T. che il termine greco del N.T. esprimono,
fondamentalmente, il concetto di “separazione, consacrazione, dedicazione,
purificazione”.
Essi
indicavano sia un’azione, che una condizione.
·
La santificazione riguardava le persone (Levitico 11:44; Numeri
11:18; 2 Cronache 29:5; Esoso 22:31). In particolare i sacerdoti dovevano
vivere in questa condizione (Levitico 21:7, 8). In questo caso essa riguardava
la loro condizione morale. La santificazione indicava una condizione di purezza
e di consacrazione perseguita e mantenuta nel tempo.
·
La santificazione poteva riguardare anche cose ed oggetti.
a. Un
determinato giorno poteva essere “santificato” (Genesi 2:3);
b. Una
costruzione, come il Tabernacolo poteva essere “santificata” (Esodo 29:44; Numeri
7:1);
c.
La dimora di un Israelita poteva essere
“santificata o consacrata” (Levitico 27:14);
d. Anche
il Sinai venne “consacrato” al Signore (Esodo 19:23).
È chiaro che in questi
casi la”santificazione” non riguarda l’aspetto morale, in quanto
delle cose e degli oggetti non possono peccare, ma la loro dedicazione ad un
uso particolare ed esclusivo, ossia il servizio a Dio!
·
Anche Gesù usa il termine”santificare” riguardo
alla Sua Persona e al Suo ministerio (Giovanni 17:19), riferendosi
alla Sua totale dedizione alla missione per la quale era venuto.
2.
LA
SANTIFICAZIONE: I SUOI MOMENTI
Come
altri aspetti della salvezza, anche la santificazione ha dato adito nel corso
della storia del cristianesimo, a interpretazioni, spiegazioni e formulazioni
diverse. Sovente si confondono i modi e i termini della santificazione relativi
alla posizione con quelli che riguardano la condotta.
Vediamo
cosa afferma la Scrittura:
1. Per
quanto riguarda la nostra posizione, la santificazione è un’opera assoluta,
realizzata mediante il sacrificio di Cristo, una volta per sempre (Ebrei 10:10,
14). Questo momento appartiene alla prescienza di Dio (1 Pietro 1:2; Geremia
1:5). Questa azione divina riguarda tutti i credenti, indipendentemente dalla
loro maturità, come per i credenti di Corinto (1 Corinzi 1:1, 2; 6:11). In
quest’opera è in azione la Trinità:
·
Il Padre che “santifica” ossia “dedica, consacra” il
Figlio per l’opera della redenzione (Giovanni 10:36);
·
il Figlio, con la Sua morte vicaria (Efesini 5:25, 26), mediante
lo spargimento del Suo Sangue (Ebrei 13:12; 10:10);
·
Lo Spirito Santo che inizia con la convinzione di peccato
(Giovanni 16:8), e prosegue con la Sua dimora in ogni credente (2 Tessalonicesi
2:13).
2. Per
quanto riguarda la nostra condotta, la santificazione è il risultato di una
continua, progressiva e costante ricerca da parte di ogni credente (Ebrei
12:14; Romani 6:19) e che riguarda l’intero essere nostro (1
Tessalonicesi 5:23).
3.
LA
SANTIFICAZIONE: I SUOI STIMOLI
a. Il
desiderio di ubbidire al Signore (1 Tessalonicesi 4:3). Qui la
Parola del Signore è di una chiarezza disarmante! Santificarsi è nella volontà
del Signore! A questo siamo stati chiamati (1 Tessalonicesi 4:7).
·
L’ubbidienza è un atto fondamentale nell’economia della
redenzione! Se non ci fosse stata l’ubbidienza di Gesù, non ci sarebbe
stata alcuna salvezza! (Ebrei 10:5-7);
·
La disubbidienza sarà una caratteristica degli ultimi
giorni (2 Timoteo 3:1, 2);
·
L’ubbidienza per manifestarsi concretamente e in maniera
completa ed efficace necessita di:
·
Convinzione interiore, basata sulla
consapevolezza della nostra natura corrotta (Salmo 51:5), della nostra continua
esposizione alla tentazione (1 Pietro 5:8) e della assoluta impossibilità di
migliorasi umanamente (Geremia 13:23). Solo se i principi dottrinali, etici e
morali espressi dalla Parola del Signore sono profondamente radicati nel nostro
cuore potremo rispondere ad ogni induzione al compromesso e al peccato come Tamar: ”...questo non si fa in Israele (2 Samuele
13:12; Salmo 119:11).
·
Determinazione, come fecero Daniele e i suoi amici a
Babilonia (Daniele 1:8, 9); il Signore non farà mai quello che dobbiamo fare
noi!
·
Azione. La santificazione non può rimanere a livello di pia
intenzione (2 Corinzi 7:1; 2 Timoteo 2:21). Essa prevede una decisa azione di
purificazione! (2 Cronache 29:3-5, 16).
b. Il
desiderio di vedere il Signore (Ebrei 12:14).
·
Vedere il Signore è la speranza della chiesa (Tito 2:12, 13), come
di ogni devoto credente (Giobbe 19:23-27, Filippesi 1:21-24);
·
Il desiderio del Suo ritorno come incentivo (1 Giovanni 3:1-3);
come rafforzare questo incentivo?
·
Con la comunione con il Signore (2 Corinzi 3:18);
·
Con il timore del Signore (Esodo 20:20; Geremia
32:40), che è considerato il principio della sapienza (Salmo 111:10), una
barriera al peccato (Proverbi 8:13) e il tratto distintivo del Suo popolo
(Salmo 147:11);
·
Con la disciplina personale (2 Pietro 1:3-11;
Colossesi 3:1-3), manifestata con la pratica della devozione cristiana:
preghiera, sottomissione alla Parola, comunione fraterna, ecc.
c.
Il desiderio di ”assomigliare” al
Signore (1 Pietro 1:15, 16; Matteo 5:48).
·
Il modello del credente è chiaramente indicato dalla
Parola del Signore (Matteo 11:29; 1 Corinzi 11:1; Efesini 5:1; Filippesi 2:5);
·
visto anche come un traguardo da raggiungere (Filippesi
3:12);
·
Questo significa una condotta e un modo di agire che siano
inequivocabilmente e inconfondibilmente riconducibili all’Opera e alla Persona
di Cristo (Atti 4:13; 11:26; 2 Corinzi 3:18).
CONCLUSIONE
Voglia
il Signore che le parole dell’apostolo Paolo “Se dunque uno è in Cristo,
egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate
nuove” (2 Corinzi 5:17), non rimangano un lodevole proposito, ma siano
l’evidenza di una vita cristiana vissuta pienamente e intensamente, secondo il
proponimento di Gesù:
“Io son venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Giovanni
10:10).
Giuseppe Tilenni
XXXIV Incontro Nazionale Giovanile delle chiese A.D.I. tenutosi a Fiuggi (FR)
dal 30/10 al 2/11/2009